Analisi tattica

3a Champions League: Juventus-Sporting Lisbona 2-1

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di Davide Terruzzi


La Juventus, nel suo periodo tradizionalmente più complicato, riesce a vincere all’ultimo una delicata sfida con lo Sporting Lisbona.


Ripartire, sapendo che una stagione è sempre così, segnata anche da passi falsi, con in testa il solito obiettivo di essere in lotta per tutti i trofei a marzo. Come ogni anno, la Juventus vive a ottobre uno dei suoi periodi peggiori per qualità del gioco e condizione atletica, ma la partita con lo Sporting Lisbona arriva dopo la sconfitta con la Lazio ed è uno scontro diretto che determina il passaggio alla fase a eliminazione diretta; la qualificazione passa attraverso queste due gare con i lusitani, tanto che Chiellini lo ha paragonato a un sedicesimo di finale. Allegri, pertanto, s’affida ai giocatori che gli offrono le garanzie più assolute, presentando una formazione priva di nuovi acquisti, simile per nove undicesimi a quella scesa in campo nella Finale della scorsa Champions; si torna al 4-2-3-1, quindi, provando ad affidarsi alle solite certezze, ai giocatori che si conoscono maggiormente, per portare a casa i tre punti. L’usato garantito bianconero viene affrontato dallo Sporting Lisbona con uno schieramento simile, 4-2-3-1 anche per i portoghesi;l’ultima volta che Jorge Jesus si presentò a Torino, con il Benfica, eliminò i bianconeri negando loro la possibilità di giocare la Finale d’Europa League allo Stadium; quella squadra ha poco in comune con l’attuale Sporting, non capace di praticare un calcio riflessivo, ragionato, pronto a incendiarsi in un amen, ma è una formazione abile nel contropiede.

Le intenzioni dell’allenatore lusitano sono effettivamente poste chiaramente sul tavolo già nei primi minuti: lo Sporting si difende con un ordinato 4-4-2, con una pressione orientata sull’uomo, cercando di non abbassare troppo la linea difensiva, evitando di schiacciarsi; la punta Dost e il trequartista Bruno Fernandes, vecchia conoscenza del nostro calcio schermavano la linea di passaggio centrale cercando di oscurare Pjanić e Khedira, per poi aggredire la coppia di centrali difensivi ogni volta che veniva effettuato un passaggio all’indietro.

Il gioco della Juventus veniva così dirottato sulle corsie esterne, dove i portoghesi potevano provare a effettuare un pressing più efficace con l’ausilio della linea laterale: la coppia di centrocampisti riusciva ad accorciare aggredendo gli appoggi e orientandosi a uomo sui mediani bianconeri, ma la linea difensiva non sempre è stata in grado di assecondare la pressione collettiva restando più bassa, coi difensori centrali non sempre pronti a seguire il movimento a rientrare di Higuain e Dybala.

La Juventus, come si sta abituando a fare, prova a tenere la linea difensiva più alta, evitando fasi eccessive di difesa posizionale, alzando il pressing, chiedendo una maggiore aggressività alle due punte e ai centrocampisti; il 4-4-2, senza palla, bianconero si caratterizza come sempre per l’attenzione portata all’uomo, ma la fase difensiva bianconera risente pesantemente dei tanti errori tecnici compiuti col pallone e dalla scarsa reattività in alcune circostanze.

Lo sfortunato autorete di Alex Sandro ne è un esempio: da una banale rimessa per lo Sporting, la Juve si fa trovare impreparata e poco lucida, il terzino brasiliano compie uno sbaglio banale entrando con sufficienza sul pallone ed è poi incolpevole sul rimpallo.

Sotto di un gol, la Juventus vive una mini partita in cui è incapace di rendersi davvero pericolosa. La manovra è lenta, il movimento dei giocatori è poco efficace (specialmente quello di Dybala), la lucidità e la calma nella circolazione del pallone mancano; i bianconeri cercano di effettuare giocate complicate o sbagliate concettualmente, perdendo così spesso pallone e mettendosi nelle condizioni di subire contropiede, ben controllati da un monumentale Chiellini. La mancanza d’equilibrio nella trequarti offensiva è una delle note dolenti che la squadra d’Allegri si porta dietro da qualche anno, con una tendenza a produrre molto meno rispetto alla mole di gioco prodotta, per via di una frenesia nell’attaccare la porta che andrebbe sostituita a un veloce e paziente possesso per muovere il blocco difensivo. La circolazione bassa del pallone è poco ragionata, sebbene col passare dei minuti Allegri chieda a Sturaro di muoversi come terzo centrale di difesa, alzando maggiormente la posizione di Alex Sandro e Cuadrado, trovando in Chiellini uno degli sfoghi principali per portare avanti il gioco.

Sopra, due azioni in cui la Juventus gestisce con fretta e poca lucidità il pallone. Sotto, pur con qualche lentezza di troppo, lo fa e si trova a rompere facilmente il pressing e attaccare in campo aperto.

La Juventus attuale è pero questa: trova la rete grazie a una magia su punizione di Pjanić, vive il momento migliore della partita negli ultimi quindici minuti. La palla si muove con maggiore velocità, la reattività è più elevata, il pressing efficace: come spesso succede, la soddisfazione per un gol porta a giocare meglio.

Il secondo tempo riparte con Barzagli come unica novità in campo. La ripresa vede uno Sporting Lisbona sempre più rinculato nella propria metà campo, con un blocco difensivo all’altezza della trequarti difensiva; la Juventus prova a forzare i ritmi, ma si vede frenata dai suoi limiti attuali: la mancanza di lucidità, l’eccesso di frenesia, la ricerca di giocate risolutive senza avere quella calma e tranquillità che consentono di superare le difese. Fino al 70′, la formazione d’Allegri vive questo tipo di partita; per i dieci minuti successivi, l’intensità bianconera cala e lo Sporting riesce a rifiatare palleggiando: i bianconeri restano bassi e non riescono a partire in contropiede. È un match che può essere solamente sbloccato da una fiammata e da una giocata: Douglas Costa, entrato da qualche secondo, riceva palla sulla sinistra, salta l’uomo, mette la palla in area sul secondo palo dove Mandžukić si fa trovare pronto e con determinazione segna il gol del definitivo 2-1.  Al brasiliano basta così un pallone per risultare decisivo: sulla mancina, lato del proprio piede forte, è in grado di saltare gli avversari e di crossare in maniera perfetta.

C’è tempo per il brivido finale. La Juventus, che si è sistemata con Cuadrado terzino e Mandžukić esterno sulla destra, lascia una pericolosa occasione da rete allo Sporting con un pallone che attraversa l’area piccola senza che nessuno dei lusitani riesca a intervenire.

La partita finisce qui. Per i bianconeri sono tre punti d’oro. Nel commentare qualsiasi prestazione non bisogna dimenticare mai il contesto, specialmente quando si hanno anni alle spalle che dimostrano esattamente quello che sta accadendo in queste settimane: ottobre è il periodo peggiore per la squadra d’Allegri, quello in cui la brillantezza e la reattività non sono d’alto livello, e i punti vanno conquistati badando alla sostanza, alla cattiveria e alla determinazione. Un anno fa, di questi tempi, la Juventus giocò due volte col Lione e furono le gare peggiori della scorsa stagione; a Torino si pareggiò, a Lione si vinse grazie agli episodi e a un Buffon d’antologia. Nel 2015, invece, come non ricordare il doppio scontro col Borussia Mönchengladbach? Materiale sufficiente per inquadrare questa partita, e probabilmente le prossime, dentro un contesto in cui la brillantezza atletica e mentale è assai bassa e la squadra d’Allegri è in grado di giocare solamente a tratti. La stanchezza dei viaggi, come fatto notare dallo stesso tecnico, non fa che peggiorare la situazione. Quello che bisogna fare è evitare leggerezze, ridurre gli errori di superficialità, cercare di essere molto più pazienti e tranquilli. Non è questione di moduli, di giocatori da inserire o da togliere, ma d’atteggiamento e di stile di gioco: una squadra che prima della sosta aveva vissuto il suo momento più alto di questo inizio di stagione (gioco sul corto, circolazione veloce del pallone, difesa in avanti), ora è priva della brillantezza necessaria per giocare un buon calcio. Deve puntare a essere efficace, affidandosi alle qualità, notevoli, dei propri giocatori. Il peso della condizione atletica si trova nella prestazione di Higuain: pronto a lottare sui palloni, reattivo, capace di fare da sponda e poi da centravanti d’area, riuscendo a liberarsi per il tiro.Infine, considerazione su Mandžukić. Il croato è risultato ancora decisivo, ma anche lui non è al massimo delle condizioni; regna però ancora la confusione sulla sua posizione e sul ruolo con le consuete critiche ad Allegri. Mario è l’esterno senza palla, gioca spesso da centravanti, sulla stesa linea o più avanzato di Higuain, lasciando spazio per le avanzate di Alex Sandro. Spesso funziona, ma può essere che più avanti si vedranno anche altre soluzioni, specialmente se la Juventus avrà bisogno di giocatori più bravi nello stretto.

Davide Terruzzi

Allenatore di calcio nel settore giovanile. Blogger per diletto.