Approfondimenti

Life after Paul Pogba

13 min lettura

di Alessandra Roversi


Pogba, Raiola, la Adidas e il Manchester United hanno messo in piedi la più grande campagna mediatica di sempre a supporto di un trasferimento. Riviviamola assieme tra tweet, Instagram, foto, slogan, video rap e blah blah blah.


MERCOLEDì 13 LUGLIO
Si parla già di un possibile passaggio di Pogba allo United, dopo che si era dato per fatto il suo trasferimento al Real Madrid. Lui, in vacanza, posta su Twitter un taglio di capelli “particolare”, con una evidente striscia bianconera.


Mercoledì 21 luglio

Mino Raiola scrive su Twitter: “Non c’è nessun accordo riguardo Paul Pogba. Tanti blah blah blah”, zittendo le varie voci.


Mercoledì 27 luglio

Nonostante l’apparente forte smentita di Raiola di una settimana prima, gli esperti di calciomercato annunciano all’unanimità che Paul Pogba sarà un calciatore del Manchester United, tutti convinti. Ma per l’ufficializzazione bisognerà attendere 48 ore per mettere a punto gli ultimi dettagli tecnici. Quello che allora tutti noi ignoravamo è che si trattasse di 48 ore rinnovabili, come quando un dipendente alle poste attacca fuori dalla porta il cartello ‘torno tra mezz’ora’ e torna dopo 3 ore , non avendo mai specificato da quando far partire quei 30 minuti. Da questo momento, comunque, inizia lo show.


Mercoledì 27 luglio, pomeriggio

È il turno di Adidas. Su Twitter ritroviamo i blah blah blah in un video dove Pogba dice “Non credete a tutto ciò che leggete sui giornali”.

Molti hanno concepito questa campagna come un messaggio di risposta esplicito e diretto alle voci dei giornali, ma in fondo è stato sin da subito sempre e solamente un battage mediatico. Infatti la cosa non si è più fermata, anzi.


Mercoledì 27 luglio, sera

Pogba su Instagram posta una foto da Miami, dove è in vacanza, in bianco e nero con dei particolari rossi (vale dire rosso Manchester United). L’ambiguità è voluta.


Giovedì 28 luglio

Ancora Adidas, su Twitter. Continua la campagna contro i blah blah blah. Questa volta il protagonista è José Mourinho, allenatore dei ‘Red Devils’; qualche ora dopo, il marchio tedesco pubblica un altro video con Pogba: più lungo e stavolta con un chiarissimo riferimento al Manchester United.


Venerdì 29 luglio

La Adidas, su Twitter, continua la campagna contro i blah blah blah proponendo le nuove terze maglie delle sue squadre tra anche la Juventus. E chi è il protagonista bianconero? Miralem Pjanic. Uhmmm…


Sabato 30 luglio

Finalmente, Adidas pubblica su Twitter la versione “finale” della campagna contro i blah blah blah.

Nel frattempo, dopo le ennesime 48 ore trascorse, i media assicurano che Pogba stia andando a Los Angeles a fare le visite mediche per poi firmare per lo United. Qualche ora dopo, però, Pogba trolla tutti: pubblica una foto dove compare all’ingresso di Universal Studios e scrive: “Breaking news: Pogba fa le visite mediche al parco Universal Studios”.

 

Fine? No. Più tardi gira infatti sui social una foto di Pogba che firma una maglia 2016-17 dello United con il 6 e il suo cognome a un tifoso del club di Manchester, casualmente lì e casualmente così vestito. Ed ecco che iniziano i sospetti: quali sono le probabilità che in un parco, piuttosto gigantesco come Universal Studios, Pogba possa incrociare un ragazzino, tifoso del Manchester United, che nella sua borsa avesse casualmente una maglia messa in vendita solo 8 giorni prima e con scritto POGBA 6? È vero, tutto può essere, ma la cosa inizia decisamente a puzzare. E, a proposito di puzza, il ragazzo rende privato il suo account Instagram il giorno dopo aver pubblicato tale foto. Vi traduco meglio: è sparito. Accontentavi di uno screenshot.

Pogba firma autografi "sospetti" ad Universal Studios.


Giovedì 2 agosto

Sono trascorsi quattro lunghi giorni prima di avere nuovamente notizie di Pogba, quando due ragazzi italoamericani di New York sostengono di averlo incrociato per strada. Gli chiedono se rimarrà alla Juventus e per ben due volte Paul risponde di sì. I ragazzi, che hanno un canale di calcio italiano su YouTube, pubblicano immediatamente il video del “casuale” incontro, dove si vede arrivare in albergo Pogba carico di sacchetti griffati Adidas e palloni Juve. Lo chiamano ‘product placement’ nel marketing, né più né meno.

Quasi contemporaneamente, un fan del Manchester United posta su Twitter una foto di tre magliette rosse con i nomi di Zlatan Ibrahimovic, Henrikh Mkhitaryan e Paul Pogba (tre rappresentati da Raiola, il padre del blah blah blah). Adidas risponde: “Sei pronto a rappresentare i ‘Red Devils’ in grande stile”. Gaffe? Svista? Naaah. Tutto organizzato.


Sabato 5 agosto

Pogba è a un concerto del rapper Drake, sempre a New York, al quale regala una maglietta della Juventus con il 10 e il suo nome e posta la foto su Instagram.


Finalmente, domenica 7 agosto arriva il primo comunicato dello United. Appena finita l’amichevole tra West Ham e Juventus, il club allenato da Mourinho annuncia l’ok della Juventus per le visite mediche di Pogba. L’ufficialità arriva solo la notte del 9 agosto, ovvero 48×6 ore dopo.

Per chiudere il tormentone dell’estate, Adidas finalmente festeggia il ritorno di Pogba in Inghilterra (prima dei comunicati ufficiali) con un ultimo video che vede protagonisti Pogba e il rapper Stormzy, con tanto di hashtag #POGBACK. Usando pezzi di un video dello scorso maggio e con un montaggio perfetto, l’effetto ottico riuscitissimo mostra Pogba che raccoglie la maglia dello United.


Insomma, la stampa ha detto tanti di quei blah blah blah durante l’estate, ma alla fine sono stati tutti giusti. Quello che alla fine è chiaro, comunque, è chi siano stati i veri vincitori di tutta questa telenovela, e non mi riferisco alla Juventus e ai €105 milioni (di quelli vi parlerà Benny, qui sotto). Vi lascio con l’ultimo update di Pogba che chiude il cerchio: la nuova pettinatura che riprende la precedente, ma con i colori aggiornati.


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di Benedetto Minerva


Cosa vuol dire, in termini economici, la cessione di Pogba? Un po’ di numeri per renderci conto di cosa abbia significato il trasferimento più oneroso della storia del calcio (anche rispetto all’acquisto di Higuain).


Il valore contabile netto di Pogba iscritto in bilancio al 31 dicembre 2015 era di € 5,49 milioni con un ammortamento semestrale di € 0,78 milioni. Il suo iniziale costo di acquisto di € 1,63 milioni (oneri inclusi), è difatti aumentato fino ad  € 8,16 milioni, dovuto ai circa € 6,5 milioni di commissioni agente capitalizzate (ammortizzate) in bilancio (€ 2 milioni nell’ultimo semestre).  L’uscita di scena del francese libera in bilancio un costo, comprensivo della quota relativa all’ammortamento annuo (€ 1,57 milioni) e del suo ingaggio lordo (€ 9 milioni), di circa 11 milioni.

La sua cessione per 105 milioni avrebbe (senza calcolare oneri ed altro) garantito, così, una plusvalenza di circa 100,3 milioni (€ 4,7 residuo al 30 giugno 2016). Dal comunicato ufficiale della Juventus diramato il 9 agosto, si parla di effetti economici positivi per 72,6 milioni al netto del contributo di solidarietà e degli oneri accessori.

Juventus Football Club S.p.A. comunica di aver perfezionato l’accordo con la società Manchester United FootballClub Limited per la cessione a titolo definitivo del diritto alle prestazioni sportive del calciatore Paul Labile Pogba per un importo di € 105 milioni pagabili in due anni. Il valore di acquisto potrà incrementarsi di € 5 milioni al verificarsi di determinate condizioni nel corso della durata contrattuale. Tale operazione genera un effetto economico positivo di circa € 72,6 milioni, al netto del contributo di solidarietà e degli oneri accessori.

È tutto nero su bianco, non c’è da “fantasticare” con  tassazioni o alchimie varie. Al netto del contributo di solidarietà, da distribuirsi alle precedenti squadre del giocatore, per la differenza, si tratterebbe di “commissioni” (€ 25 milioni circa) per l’agente Mino Raiola già previste tra le clausole del contratto che quattro anni fa portò Pogba in quel di Torino e concordate con una percentuale relativa al prezzo di cessione.

Tra costi del cartellino, oneri di intermediazione ed ingaggi, l’operazione Pogba è senza dubbio, sul lato economico, la più costosa della storia del calcio. A fronte di un costo complessivo di € 110 milioni comprensivo di bonus e di uno stipendio da nababbi (si parla di oltre € 25 milioni lordi), Pogba inciderà come costi annui, nel bilancio 2017 dello United, per circa € 45 milioni, pari al 7,6% del fatturato atteso dagli amministratori dei Reds per il 2016 (€ 580/590 milioni) e il suo ingaggio inciderà sui costi del personale per circa l’8,6% (le attese per il 2016 sono di un incremento del costo del personale tra il 10/12% rispetto ai € 234,8 milioni di euro del 2015). Giusto per rendere meglio l’idea, Higuain (il calciatore più costoso della storia bianconera), inciderà come costi annui in bilancio per circa 32 milioni pari all’ 8,2% del fatturato Juve atteso per il 2016 (€ 380/390 milioni), mentre il suo ingaggio (€ 14 milioni lordi dato ufficioso) per il 6% del totale dei costi del personale attesi per il 2016 (€ 230 milioni circa). Il totale degli investimenti fatti per Lemina (€ 9,5 milioni), per l’acquisto di Pjanic (€ 32 milioni), per quello di Pjaca (€ 23 milioni), per il prestito di Benatia (€ 3 milioni) e per l’acquisto di Dani Alves, insieme, avrà un incidenza in bilancio pari a circa € 42 milioni annui (comprensivi di ammortamenti e ingaggi al lordo), inferiore a quello del solo Pogba per lo United. Miracoli economici determinati grazie alla capacità delle società inglesi di generare ricavi  pari a tre volte quelli delle nostre squadre.

Il bilancio 2016/17 della Juventus beneficerà, dunque, di una plusvalenza di circa € 73 milioni, che sommata alle ulteriori plus registrate nell’attuale finestra di mercato, porterà i ricavi 2017 a sfiorare la soglia dei € 500 milioni. Le plusvalenze però, purtroppo, sono ricavi “eccezionali”, non ricorrenti e, diversamente dai ricavi caratteristici quali sponsorizzazioni, diritti televisivi, merchandising, sponsor, ricavi da stadio ecc., assicurano un’impennata dei ricavi per il solo esercizio in cui vengono realizzate. Né, tantomeno è possibile dilazionarne gli effetti in più esercizi. Diversamente, e a fini unicamente fiscali, la plusvalenza concorrerà a realizzare la base imponibile e sarà possibile rateizzare il pagamento della relativa tassazione in massimo cinque esercizi, così come previsto nel Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR).


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di Davide Terruzzi


E ora? Cosa perdiamo? Come andare avanti?


In parte è colpa della scuola. Quando ci troviamo a studiare, avvertiamo l’esigenza di porre un po’ di ordine nel mare di informazioni cercando un sistema che ci aiuti a metabolizzare la varietà; per questo ci piacciono le categorie, i movimenti artistici-filosofici-letterari: ci consentono di porre sotto un’unica voce diverse personalità. Questa stessa necessità l’avvertiamo quando conosciamo qualche nuovo artista, scrittore o sportivo e siamo subito portati a ipotizzare un modello di riferimento o a qualcuno con caratteristiche simili. Lo stesso è successo con Paul Pogba nei suoi primi anni alla Juventus: i continui accostamenti a Vieira, Zidane, Yaya Tourè e Rijkaard non hanno consentito a molti di rendersi conto che quel giovane francese arrivato da Manchester era nel frattempo diventato un giocatore unico. I quattro anni di permanenza a Torino hanno rappresentato il periodo della continua evoluzione e della definitiva affermazione; arrivato come centrocampista estremamente tecnico, forte fisicamente, ottimo recuperatore di palloni e abile nelle conclusioni, le sue caratteristiche risultavano ideali per giocare come mediano davanti la difesa. In una delle sue prime apparizioni pubbliche con la maglia della Juventus, nel classico vernissage di Villar Perosa, colpì per la personalità con la quale dominava la scena; Paul era un ragazzino di 19 anni, ma voleva ricevere la palla dai compagni anche se pressato. La prima partita ufficiale disputata fu contro il Chievo a fine settembre. Giocò al posto di Pirlo, e quindi da regista, riuscendo a smistare bene il pallone con aperture apprezzabili, offrendo una buona protezione alla difesa: debutto senza far rimpiangere il Maestro come biglietto da visita. L’epifania giunse inaspettata il 20 ottobre nello scontro col Napoli: quel gol fu un capolavoro tecnico e coordinativo, un fulmine che rese maestosi i contorni del giocatore.

Antonio Conte, col passare delle partite, ha sfruttato sempre più Pogba come interno di centrocampo utilizzandolo come regista solamente nei casi in cui Pirlo dovesse rifiatare o fosse assente causa infortuni-squalifiche. Nel sistema di gioco dell’allenatore bianconero, la costruzione del gioco veniva deputata principalmente al rombo formato dai tre difensori e dal centrocampista centrale arretrato; gli interni si devono aprire sull’esterno per permettere le giocate dirette e verticali verso le punte e poi inserirsi negli spazi liberati dai movimenti degli attaccanti. In quell’organizzazione puntuale, Pogba effettuava meno passaggi e toccava un elevato numero di palloni in fascia; la sua dominante forza fisica lo ha reso sin da subito imprescindibile in campo grazie a una presenza che gli permetteva di rientrare più in volte in possesso della sfera e di mantenerne il controllo nelle situazioni più complicate.

Il secondo biennio bianconero è stato con Allegri in panchina, e con il nuovo allenatore sono cambiate la filosofia di gioco e le richieste tattiche: a tutti i centrocampisti, indipendentemente dal modulo adottato, veniva chiesto un contributo maggiore in fase di costruzione, così come non venivano disdegnate le giocate rischiose fondamentali per la creazione della superiorità numerica. Il primo anno vide il progressivo passaggio al 4312 con un set di movimenti pre-ordinato per la costruzione sicura della manovra: gli interni si aprivano sugli esterni, i terzini si alzavano con il chiaro intento di far trattare il pallone dai piedi più delicati; in questa maniera Pogba effettuava un maggior numero di passaggi, ma riceveva in zone troppe esterne con un numero ridotto di inserimenti nell’area avversaria.

La rivoluzione dell’estate 2015 ha rappresentato un punto di svolta per il centrocampista francese. Senza Pirlo e Vidal, la Juventus si aspettava da lui un maggior contributo in fase di costruzione e una presenza maggiormente continua in ogni aspetto del gioco e non solo in rifinitura e finalizzazione. L’inizio è stato uno dei peggiori e Pogba sembrava voler risolvere le partite da solo facendosi carico di tutte le difficoltà momentanee; cattive scelte e numero eccessivo di tiri rappresentavano la manifestazione di un passaggio cruciale. Fu dalla partita con l’Atalanta che Allegri iniziò a trovare una soluzione: la Juventus era schierata con un 4321, Pereyra si apriva sull’esterno e Pogba aveva spazio centrale da attaccare; dopo l’infortunio del centrocampista argentino, il tecnico accentuò questa situazione inserendo Asamoah e avanzando ulteriormente Paul. Fu in questa occasione che nacque l’asse centrale bianconero: il triangolo Pogba-Khedira-Dybala, ben protetto da Marchisio, permise alla Juventus di controllare il cuore del centrocampo anche col ritorno al 352; gli half-spaces venivano costantemente occupati dai due interni di centrocampo e da quella posizione potevano creare superiorità numerica con l’esterno, attaccare la profondità o ricercare la giocata alle spalle del centrocampo avversario.

La stagione 2015-2016 è stata quella dell’evoluzione per Pogba, quella in cui si è preso la Juventus diventando decisivo in ogni fase di gioco (costruzione compresa), toccando più palloni nella zona centrale del campo, offrendo continuità all’interno della partita con un maggior numero di inserimenti nell’area avversaria. Pogba ha semplicemente dominato il campionato italiano con una onnipotenza fisica e tecnica impressionante. In campo aperto è un treno in corsa; possiede velocità, rapidità, progressione, tecnica, vederlo correre palla al piede è un inno alla bellezza e all’eleganza. Deve ancora limare il numero di palloni persi a partite; si dice sia lezioso – in parte è vero -, ma troppi si aspettano da lui 1 gol e 1 assist a gara, qualcosa di altamente improbabile nonostante le potenzialità sterminate. La consapevolezza delle proprie qualità non deve trasformarsi mai in eccesso di sicurezza e nell’aumento dei rischi non necessari; Paul è comunque spesso in controllo del fisico e del pallone, riesce a mantenerne il dominio nonostante la pressione avversaria con una sorprendente tranquillità, quando lo perde è per leggerezza mentale, superficialità unite a cattive letture.

Pogba è un centrocampista che può giocare in qualsiasi zona del campo. Non è uno specialista: non è un regista, non è un interno, non è un trequartista. Non ci sono categorie, per lui. È tutto. Con una qualità spesso superiore agli specialisti dei ruoli. La completezza di Paul è decisamente sorprendente: fa quello che ogni centrocampista è chiamato a svolgere ma riesce a farlo con una pulizia impressionante. Alle qualità tecniche e fisiche unisce un’intelligenza tattica decisamente non banale: Pogba è uno dei migliori centrocampisti difensivi in circolazione; lo è non solo grazie al suo dominio atletico, ma grazie a un senso della posizione innato e affinato grazie alla scuola italiana. Paul può essere il regista che inizia la manovra, il mediano che protegge la difesa, l’interno che si inserisce nel cuore della difesa avversaria, il trequartista che realizza assist e rompe le partite con le progressioni palla al piede, l’attaccante dal tiro preciso e potente. È un miracolo della natura. Questo è il Pogba che lascia la Juventus: da giocatore di lampi e rotture a calciatore dominante, onnipotente e di governo. L’evoluzione è stata continua e si è completata nell’ultimo anno quando ha limato i suoi principali limiti; la sua condanna è legata ai suoi strabilianti mezzi: tutti si aspettano da lui giocate fenomenali sempre, ma l’eccezionalità di Pogba è saper fare tutto meglio della media dei vari specialisti. Per questo non può essere sistemato dentro una semplice categoria e i paragoni sono limitanti: Paul Pogba è semplicemente Paul Pogba, il calciatore che si avvicina maggiormente a quello che LeBron James è per il basket.

Come The King, e probabilmente ancora di più, necessita della qualità dei compagni e di un’organizzazione di gioco chiara; alla Juventus ha trovato la situazione ideale per maturare, l’ambiente perfetto per un lavoratore maniacale desideroso di diventare il migliore al mondo; con la Francia, invece, si è dovuto calare in una posizione che lo ha tagliato fuori dalla zona pericolosa e con pressioni esterne notevoli; a Manchester troverà inizialmente una squadra dalla non chiara fisionomia e potrebbe essere schierato nuovamente tra i due di centrocampo nel 4231 di Mourinho, lontano dalla trequarti avversaria: non gli basteranno, in quel caso, prestazioni come quelle di Francia 2016 per rispondere alle attese strabilianti.

La Juventus perde non solamente uno dei cardini della propria squadra, ma il calciatore dominante e onnipotente, autentico padrone del centrocampo. Non esiste un suo sostituto. Inutile cercare un giocatore fotocopia; la sua partenza comporta una diffusione maggiore del talento e della qualità tecnica e un progetto di gioco meno diretto e più basato sulla padronanza del palleggio. Allegri ha già a disposizione una batteria di centrocampisti abili in fase difensiva (Marchisio e Pjanic brillano per intercetti) con un solo giocatore potenzialmente straripante a livello fisico, quel Mario Lemina che ha mostrato qualche lampo nella prima stagione. La dirigenza bianconera ha così davanti tre diversi scenari che portano dritti ad altrettanti identikit: possono acquistare un equilibratore, à la van Bommel nel Milan, con Marchisio riportato nel ruolo d’interno; cercare un centrocampista dinamico, à la Vidal; portare a Torino un regista basso/alto. La certezza è che Allegri vorrà allenare un giocatore dotato tecnicamente.