Precedenti, Juventus-Milan 1986

Juventus-Milan torna a mettere in palio un obiettivo importante, come non succedeva da anni. Quello di domenica è un vero e proprio spareggio, come lo era nel 1986 con i bianconeri a caccia dello Scudetto e i rossoneri in lotta per un posto in Uefa.


C’era una volta Juventus-Milan. Una supersfida che ha entusiasmato non solo in Italia ma anche in Europa. E che negli ultimi anni, complice soprattutto il vistoso calo rossonero, ha perso un po’ di smalto. Ma non certo il suo appeal.

In questo 2021, il match torna a essere decisivo. Un vero e proprio spareggio che mette in palio un posto per la prossima Champions League. Obiettivo che i milanesi avrebbero firmato col fuoco a inizio stagione. E che per i bianconeri ha invece il sapore amaro della fine di un ciclo forse irripetibile.

Quanti Juventus-Milan decisivi

Quanti Juventus-Milan hanno deciso i campionati in Italia. Ma non solo. Anche Coppe Italia, Supercoppe Italiane e pure una finale di Champions League. Quella del 2003 a Manchester che ancora oggi lascia gli incubi a tanti tifosi della Vecchia Signora.

Dal sapore di spareggio è stata anche una sfida passata poi alla storia: quella del 20 aprile 1986. Un Juventus-Milan che non può essere raccontato da solo, senza citare per forza un altro match entrato a forza negli annali: Roma-Lecce.

Un finale incredibile per una stagione incredibile. Quella 1985/86 che in casa bianconera è legata a tantissimi ricordi indelebili.

1985/86, fine di un ciclo

Se per la Juventus 2020/21 si può parlare di fine ciclo, per aver interrotto a 9 il computo degli Scudetti di fila, anche quella 1985/86 aveva gli stessi connotati. Ma per motivi diversi.

Dopo quasi un decennio indimenticabile, Giovanni Trapattoni annuncia di voler chiudere la sua esperienza a Torino. E provarne una nuova a Milano, ma questa volta nella sponda interista.

Ma prima ci sono tanti obiettivi da conquistare. Intanto riportare a casa lo Scudetto, al momento meritatamente sul petto del sorprendente Verona. Poi affrontare per la prima volta la Coppa dei Campioni con lo scettro di campione tra le mani. Infine cercare l’assalto alla Coppa Intercontinentale, l’ultimo trofeo ancora assente nella bacheca di madama.

L’aria di novità inizia a respirarsi fin dal mercato. Dopo la tragica serata di Bruxelles, nell’estate del 1985 salutano 3 baluardi quali Marco Tardelli, Paolo Rossi e Zibì Boniek, andati a rinforzare 3 avversarie quali rispettivamente Inter, Milan e Roma.

A Torino sbarcano Lionello Manfredonia (per anni simbolo della Lazio insieme a Bruno Giordano), Massimo Mauro, Michael Laudrup e Aldo Serena, quest’ultimo chiamato solo a passare dalla riva granata del Po a quella bianconera.

Mesi di autentico dominio

Chi teme aria di smobilitazione, deve subito ricredersi. Quella che sarà la ultima Juve del Trap ha gli stessi tratti della prima, datata 1976/77: in campionato è un rullo compressore. I bianconeri vincono le prime 8 (record assoluto per il periodo), cadono a Napoli per una pennellata di Maradona e risalgono subito in sella rifilando un tris alla Roma. La condizione fisica deve essere al top per inizio dicembre e le tabelle vengono rispettate.

L’8 dicembre c’è la finale di Intercontinentale a Tokyo contro l’Argentinos Juniors. Poco importa che ci vogliano i rigori (anche se pesa come un macigno il gol capolavoro annullato a Platini), l’obiettivo è centrato. Con il trofeo, la Juve entra definitivamente nella storia. Nessun club europeo aveva ancora conquistato tutte le competizioni internazionali. Giovanni Trapattoni diventa l’unico allenatore capace di compiere l’impresa, in neppure un decennio. Gaetano Scirea e Antonio Cabrini sono gli unici calciatori, per giunta con il surplus del trionfo Mondiale a Madrid.

Calo fisiologico e inarrestabile

Di ritorno dal Giappone, qualcuno avrà anche messo in preventivo un po’ di rilassamento. Ma non ha calcolato qual è la portata. Il gruppo regge alla grande fino al giorno di San Silvestro. L’ultimo giorno del 1985 c’è il recupero della gara con la Sampdoria, decisa da un gol di Platini. Il girone d’andata va in archivio con il titolo di Campione d’Inverno, ma soprattutto con un cospicuo vantaggio: +6 sul Napoli, +8 su Roma e Inter. Per molti il campionato è già chiuso.

Invece, appena si entra nel 1986 le cose cambiano di botto. La squadra fa fatica a tenere i ritmi dei mesi precedenti. Prima finisce l’avventura in Coppa Italia per mano del Como di quel Rino Marchesi destinato proprio a prendere le redini di Trapattoni. A marzo svanisce il sogno del bis in Europa, col Barcellona a vestire i panni del giustiziere.

In campionato iniziano a fioccare i pareggi, anche nelle gare che sulla carta sembrano segnate. Da dietro inizia sgomitare la Roma di Sven Goran Eriksson: i giallorossi rimontato punti e nello scontro diretto schiantano senza appello Platini e compagni.

Si arriva così a un finale che nessuno, solo a fine dicembre, avrebbe pronosticato. La Roma recupera 8 punti in 13 partite e le 2 rivali si trovano alla pari a 180 minuti dalla fine.

Finale già segnato?

A pari punti e con l’inerzia tutta dalla parte dei giallorossi: così scatta il countdown finale. Juve rimontata, in crisi di risultati e con voci di dissidi nello spogliatoio. In più anche il calendario lascia pensare al sorpasso: alla penultima, Juve al Comunale con un Milan a caccia di punti Uefa e Roma all’Olimpico contro un Lecce già retrocesso e troppe volte vittima sacrificale in un torneo dove non quasi mai dato prova di poter mantenere la categoria.

Per la sua ultima da tecnico della Juve al Comunale, Trapattoni si trova di fronte il suo passato. Un Milan che invece è già nel futuro: dal 20 febbraio il club è finito nelle mani di Silvio Berlusconi e già si preannuncia un ritorno ai fasti di un tempo. Anche se il presente è ancora incerto. Quando la qualificazione Uefa sembra in ghiaccio, la squadra guidata da Liedohlm si è fermata e si presenta a Torino con una striscia di 3 sconfitte di fila. Un motivo in più per rendere insidioso il match dei bianconeri.

Domenica 20 aprile, giorno del sorpasso?

Alle 15.30, quando a Torino e a Roma si inizia a giocare, la bilancia dei pronostici pesa dalla parte del sorpasso. E dopo 7 minuti arriva la conferma con Ciccio Graziani che porta avanti i giallorossi di casa. Ma quella che dovrebbe essere l’inizio di una goleada annunciata si tramuta nell’inizio di un’altra cosa: una delle sorprese più grandi di sempre nella storia dello sport.

Il Lecce non solo non ci sta a farsi sovrastare, ma reagisce e la Roma va in tilt. Di Chiara e Barbas firmano l’uno-due che vale il sorpasso a fine primo tempo. Proprio mentre a Torino la Juve non riesce a sfondare. Nonostante il Trap abbia schierato una squadra iper offensiva (Platini, Serena, Briaschi, Laudrup e Mauro), il Milan corre pochi rischi e ogni tanto si affaccia dalle parti di Tacconi.

Che l’impresa del Lecce possa arrivare al 90’ sono ancora in pochi a crederci quando iniziano i secondi tempi. Ma alla notizia della doppietta di Barbas, anche il Comunale alza i toni e spinge i suoi. Fino a quando non scocca il momento tanto atteso. Quando è da poco scattata l’ora di gioco, Briaschi porta a spasso mezza difesa rossonera e da sinistra centra basso per Laudrup che ha tempo di controllare e mettere dentro a porta vuota.

Trapattoni fa affidamento a tutta la sua esperienza e manda dentro prima Pioli e poi Pin per chiudere ogni spazio. La rete di Pruzzo non cambia la sostanza. Alla Roma, che per mesi ha vissuto rincorrendo, non riesce l’ultima rimonta. Finisce 2-3 a Roma e 1-0 a Torino: la Juve torna a +2 a 90 minuti dalla fine e per molti – giallorossi in primis – l’impressione è che sia davvero finita.

Da Cernobyl a Lecce

Sabato 26 aprile, in tutto il mondo giunge la notizia della tragedia di Chernobyl. Prima che la psicosi per le radiazioni nucleari si propaghi per l’Europa, in Italia si chiude al Serie A. Con ampio anticipo per dare spazio al Mondiale di Messico che l’Italia deve affrontare da detentrice.

Domenica 27 c’è l’ultimo atto. La Juve di scena proprio in casa di un Lecce che adesso merita una doppia dose di attenzione. La Roma chiamata all’impresa disperata: vincere a Como e sperare che i bianconeri commettano lo stesso errore di presunzione.

Il duello a distanza dura un minuto, il tempo che il Como stronchi sul nascere ogni velleità capitolina. L’1-0 non cambia più e i bianconeri completano l’opera con il tris firmato Mauro-Cabrini-Serena. La Juventus è campione d’Italia per la 22a volta. Giovanni Trapattoni saluta dopo aver messo la firma sugli ultimi 6 tricolori, oltre a tutti i trofei internazionali.

La Roma vede sfumare ancora una volta nel finale la possibilità di portare a casa un grande traguardo. Il Milan paga il finale disastroso e resta ancora fuori da quell’Europa che presto diventerà terreno di caccia.

Il Lecce torna in Serie B non prima di aver sperato in qualche colpo di coda della giustizia sportiva. Sì, perché proprio mentre il campionato sta per lasciare spazio al Mondiale, nei tribunali si discute di un nuovo caso di Toto-nero che coinvolge più di una società di A, Udinese e Napoli quelle accusate con più vigore. Ma alla fine la classifica non subisce più scossoni e i friulani pagheranno a caro prezzo un anno dopo un fardello di 9 punti di penalizzazione.

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Giornalista freelance e podcaster.