Precedenti, Juventus-Inter 1989

Contro l’Inter, a Torino, la Juve ha sempre sfoderato prestazioni all’altezza anche in stagioni da dimenticare. Allo stesso tempo, i nerazzurri non hanno fatto bottino pieno in casa bianconera neppure in campionati dominati. Proprio come quello dei record vinto da Giovanni Trapattoni a fine anni ’80.


Prendere il quarto posto e strappare un posto nella prossima Champions League (Ceferin permettendo): per la Juventus di Andrea Pirlo è la “mission quasi impossible” per questi 180 minuti.

Una missione resa complicata dal fatto di non aver più il destino nelle proprie mani. E che obbliga i bianconeri a fare il pieno nelle 2 gare che restano e sperare poi in qualche scivolone di chi sta davanti.

Step 1: battere l’Inter neo Campione d’Italia e di sicuro non meno affamata, conoscendo bene chi sta in panchina. A provare ad alzare il livello dell’ottimismo, in vista della sfida di sabato pomeriggio, ci si mette di mezzo la storia dei confronti diretti.

Arriva l’Inter, esce l’orgoglio bianconero

L’arrivo a Torino dell’Inter ha spesso acceso i bianconeri. Per dirla con i luoghi comuni più abusati nel calcio “una di quelle partite che si preparano da sole” e che “non ci vuole un allenatore per stimolare la squadra”.

Sarà, ma di sicuro – lo dice la storia – anche in annate maledettamente difficili, la Juve si è presa la soddisfazione di far tornare a casa i nerazzurri con le pive nel sacco.

Qualche esempio? La squadra di Gigi Maifredi offrì una delle migliori prestazioni quando, nel primo storico Juve-Inter al Delle Alpi, ne rifilò 4 al collega Trap. A cui, per inciso, pochi mesi dopo avrebbe riconsegnato la panchina.

Stessa sorte nell’annata 2009/10. Passata alla storia per il Triplete nerazzurro, ma anche per il successo che da Ciro Ferrara inflisse a José Mourinho grazie a un gol capolavoro di Claudio Marchisio. Successo replicato nella stagione successiva da Gigi Delneri contro l’Inter di Leonardo grazie al guizzo del neo arrivato Alessandro Matri.

Torino tabù per l’Inter anche in annate speciali

Allo stesso modo, anche in stagioni dominate e chiuse con lo Scudetto, l’Inter non ha fatto bottino pieno sotto la Mole. Già detto del ko rimediato nella sua ultima apparizione da nerazzurro a Torino, ma Mourinho non aveva fatto preso i 3 punti neppure nell’annata precedente (beffato dal pari di Grygera a tempo scaduto).

Così come il suo predecessore Roberto Mancini (1-1 con gol di Camoranesi), che anzi finì per perdere al ritorno al Meazza nel primo confronto diretto a Milano dopo il ritorno dei bianconeri dall’inferno della B.

E stessa sorte capitò anche a Giovanni Trapattoni nel 1989. La sua Inter dominò e stravinse il campionato a passo di record. Ma al momento di tirare le somme solo un’avversaria seppe evitare il ko: proprio la Juventus di Dino Zoff. Due sfide, entrambe chiuse in parità sull’1-1.

1988/89, tempo di vacche magre

Nella stagione 1988/89, quando il calendario propone Juventus-Inter, i nerazzurri sono già lanciati verso il traguardo. Si gioca alla 27ª giornata di un campionato che, per via delle 18 squadre, si chiude alla 34ª. È ancora un torneo che assegna 2 punti a vittoria e il +13 dei rivali è sintomatico sulla differenza di valori mostrati in campo.

All’inizio dell’annata, la Juve ha provato a resettare. Finito in breve regno di Rino Marchesi e quello ancora più estemporaneo di Ian Rush. Per la panchina si fa ricorso alla storia. A guidare il gruppo una coppia di amici che non ha bisogno di presentazioni e di prove del dna per testare la loro juventinitià: Dino Zoff e Gaetano Scirea. Sul mercato si prova a sfruttare l’ingresso del terzo straniero. Al confermato Laudrup si aggiungono il quasi sconosciuto Rui Barros e il sovietico Alexander Zavarov che sbarca a Torino tra molta curiosità. Il minimo, visto che si parla del 1988 quando la Perestroika di Gorbaciov è già in atto ma nessuno può ancora immaginare cosa accadrà un anno e mezzo dopo a Berlino.

In attacco arriva uno che 6 anni prima era al Bernabeu a festeggiare il trionfo Mondiale: Alessandro “Spillo” Altobelli. In più 2 ragazzi pronti alla consacrazione come Roberto Galia e Giancarlo Marocchi.

Il compito di Zoff non è facile. Contrastare il Milan di Berlusconi e Sacchi, il Napoli di Maradona e Moggi e l’Inter del Trap e dei tedeschi. In più, da casa Fiat è arrivato un velato segnale di badare al risparmio dopo anni di vacche grasse (e gravide, pensando a Boniperti).

I bianconeri ci mettono tanto orgoglio e tentano di dire la loro. In Coppa Italia l’avventura finisce presto per mano di rivali di rango inferiore. Va meglio oltre confine, in Coppa Uefa, dove il gruppo supera agevolmente 3 turni. Uno dei quali ha un sapore speciale, quell’Athletic Bilbao contro cui proprio Zoff e compagni vinsero la loro prima storica competizione internazionale nel 1977.

Ci sarebbero tutti i presupposti per tentare di arrivare fino in fondo. Ma prima l’urna regala la beffa di un derby tutto italiano con il Napoli. E poi una scellerata decisione della terna arbitrale tedesca nel match di ritorno del San Paolo: dopo il 2-0 dell’andata al Comunale, Laudrup segna un gol regolarissimo nei primi minuti, annullato per un fuorigioco inesistente. È l’inizio della fine: i partenopei prima la portano ai supplementari e poi la vincono a un passo dai rigori.

Resterebbe il campionato, ma lì davvero non c’è storia. Per nessuno. L’Inter del Trap viaggia a ritmi che neppure avversarie più attrezzate riescono a tenere. L’unico obiettivo aperto è la qualificazione alla Coppa Uefa e la Juve se la gioca con, guarda caso, Napoli, Milan e la sorprendente Atalanta di Emiliano Mondonico.

Un punto per l’Europa

Come detto, Juventus-Inter si gioca quasi nel finale di stagione. È domenica 7 maggio e a Torino c’è già clima estivo. Il Comunale è pieno come nelle grandi occasioni anche se in palio non c’è lo Scudetto, almeno non per i padroni di casa. In tribuna c’è anche l’Avvocato Agnelli che ha preferito il Derby d’Italia al Gran Premio di Montecarlo. In una stagione di Formula 1 in cui la Ferrari, proprio la sua Juve, sta recitando un ruolo da comprimario contro le McLaren di Senna e Prost.

C’è Agnelli e c’è naturalmente Boniperti. Ai quali gli ultras della curva Filadelfia mandano un messaggio neppure troppo da decifrare. Volantini fuori dallo stadio e uno striscione esposto prima della gara, non proprio una cosa che accade tutte le domeniche a casa di Madama. In sintesi, le vacche magre non piacciono e i tifosi hanno ancora voglia di vincere. E non si riferiscono alla sfida coi nerazzurri.

Zoff da tempo ha dovuto fare le nozze coi fichi secchi, anche per una serie di assenze. Da un paio di mesi il plotone dei senatori è ai box. Cabrini (agli ultimi mesi di una parentesi straordinaria) e Brio sono infortunati, Altobelli è appena rientrato per la sfida contro i suoi ex compagni ma parte dalla panchina. Insieme a Laudrup, anche lui non al meglio.

Trapattoni può invece contare sulla squadra al completo. Coi vari Zenga, Bergomi, Brehme, Berti, Mattheus, Diaz e l’ex Serena, già autore di un gol all’andata.

La partita vive di lampi. L’Inter parte forte e Tacconi deve mettere un paio di pezze. C’è tensione, soprattutto tra Pasquale Bruno e Serena, con il bomber che ci rimette un labbro. La Juve resiste e colpisce con la sua arma migliore: il contropiede. È la mezz’ora quando Rui Barros sguscia alla sua maniera e anticipa l’uscita di Zenga con un tocco che entra in porta al rallentatore.

Il vantaggio giunge fino all’intervallo e regge una decina di minuti nella ripresa. Quando Serena impatta prima di tutti di testa la piazza dove neppure Tacconi può prenderla. L’1-1 sembra accontentare tutti. L’Inter toglie un’altra giornata al computo finale (sarà Scudetto a fine mese), ai bianconeri può bastare la soddisfazione di non aver mai perso con la corazzata del Trap.

Alla fine è un punto che fa brodo e che al momento di tirare le somme sarà importante. Sarà quarto posto finale, con il Milan che trionferà in Coppa dei Campioni e libererà anche un altro posto.

Sono anni in cui l’Italia fa la voce grossa in Europa. Merito del rossoneri, che alzeranno la coppa dalle grandi orecchie anche la stagione successiva. Merito della Sampdoria, che per 2 anni di fila si prende la finale di Coppa delle Coppe, perdendo la prima col Barcellona e vincendo la seconda contro l’Anderlecht. Stesso dominio in Coppa Uefa con il Napoli di Maradona che trionferà in quella primavera del 1989. Proprio come, un anno dopo, saprà fare proprio la Juventus di Dino Zoff

Intanto, di finali di coppa si parla anche in quei giorni di maggio del 1989. Non per le prodezze sul campo però. A distanza di 4 anni, è tempo di processi per quanto accaduto in quella tragica notte del 1985 all’Heysel. Le assoluzioni delle autorità belga e dei papaveri della Uefa aggiunge ancora più amarezza a chi aspettava giustizia. Una giustizia che stiamo attendendo ancora oggi!

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Giornalista freelance e podcaster.