Sito di "cose juventine" diretto da Antonio Corsa. Potrete trovare opinioni, analisi delle partite, schede dei calciatori, approfondimenti e tributi sul mondo bianconero. Siamo presenti su Telegram con una community di 2.000+ persone e una chat redazionale ("Gold") pubblica (con Guido Vaciago di Tuttosport), abbiamo un podcast da 1.000.000+ ascolti totali e organizziamo periodicamente delle voice chat col pubblico su Telegram.

Precedenti: Napoli-Juventus 2015

Oggi si chiama Diego Armando Maradona, ma lo stadio di Napoli nasconde le stesse insidie di sempre. Solo dal 2015 per la Juventus è ripresa una tradizione favorevole sotto il Vesuvio.


Finalmente un match di campionato tra Napoli e Juventus. Con la gara d’andata ancora in attesa di una data (siamo già in una situazione da Guinness dei primati!), si prova con quella di ritorno. Bianconeri chiamati a giocare per la prima volta nello stadio partenopeo dopo il cambio di nome. Con quel “Diego Armando Maradona” che fa tornare alla memoria sfide epiche tra gli anni ’80 e inizio anni ’90.

Che si chiami Maradona o San Paolo, la casa del Napoli è stata  spesso difficile da espugnare. Con lunghi periodi, anche piuttosto recenti, in cui i bianconeri sono tornati a casa senza vittorie. Una tradizione che si è invertita a partire dal 2015, con Massimiliano Allegri diventato specialista nei successi sotto il Vesuvio.

Napoli-Juventus, un po’ di numeri

Quella di sabato alle 18 sarà la sfida numero 75 in Serie A, a Napoli. Bilancio quasi in perfetta parità, con i partenopei avanti 24 vittorie a 23 e 27 pareggi. Se non è equilibrio questo!

Una tendenza, come detto prima, tornata a invertirsi negli ultimi anni. Soprattutto quando sulla panchina bianconera è andato a sedersi Massimiliano Allegri.

Contando anche una parentesi piuttosto lunga in cui il confronto non si è disputato – dal 2001 al 2006 -, la Juventus ha avuto un periodo di astinenza di vittorie al San Paolo durato dal 2000 al 2015. Prima del tecnico livornese, l’ultimo che era riuscito nel colpaccio era stato Carlo Ancelotti. La sua Juve, alla prima giornata del campionato 2000/01 si impose in rimonta 2-1 grazie ai gol di Kovacevic e Del Piero.

Poi, tante delusioni. Più o meno cocenti. Con i vari allenatori passati negli anni, da Deschamps a Ranieri, da Zaccheroni a Delneri, fino ad arrivare ad Antonio Conte, a cui non è riuscito di vincere a Napoli neppure nei 3 campionati conquistati.

Max Allegri, l’uomo del San Paolo

La tradizione cambia improvvisamente con l’arrivo di Massimiliano Allegri nell’estate del 2014. Nel lustro del tecnico livornese, la Juventus ha vinto ben 3 volte (contro un pari e una sconfitta) in campionato. E si è preso la soddisfazione di eliminare i partenopei nella semifinale della Coppa Italia del 2017, ultima delle 4 di fila messe in bacheca.

E dire che l’avvio non era stato così dirompente. Al primo confronto diretto col Napoli, per Allegri giunge una delusione. Nella finale di Supercoppa giocata a fine dicembre 2014, a Doha, ai Campioni d’Italia non basta una doppietta di Carlitos Tevez. Higuain risponde con la stessa moneta e la squadra di Benitez vince il trofeo ai rigori.

Ma per la rivincita non c’è molto ad aspettare. In campionato, dove la Juventus sta continuando a comandare come negli ultimi anni, le 2 rivali non si sono ancora affrontate. La sfida è in calendario alla penultima giornata. Andata al San Paolo, domenica 11 gennaio.  

Tutti uniti per Pino Daniele

Domenica 11 gennaio, meno di 20 giorni dalla sfida di Doha. In mezzo c’è stato il Natale e la sosta. I partenopei non hanno più giocato davanti al loro pubblico e la sfida con la Juventus sarebbe il momento giusto per festeggiare il trofeo. Per giunta alzandolo “in faccia” ai rivali di sempre.

Invece nei primi giorni dell’anno accadono 2 eventi tragici. Il primo che tocca da vicino tutto il popolo di Napoli: domenica 4 è morto Pino Daniele, uno dei simboli della città nonché uno dei cantanti partenopei più conosciuti a livello mondiale. Seguita, il giorno dopo l’Epifania, da un attentato che sconvolge tutti. A Parigi, la redazione di Charlie Hebdo viene presa di mira da un attentato terroristico. Sono 12 i collaboratori del giornale satirico francese che perdono tragicamente la vita.

La sfida è in programma in posticipo, proprio alla fine di una giornata di lutto. A Parigi (2 milioni di persone in piazza!), ma anche in altre parti del mondo, è un susseguirsi di manifestazioni contro il terrorismo. Anche il mondo del calcio recita la sua piccola parte, con le squadre che scendono in campo con la scritta #jesuischarlie sulle maglie.

Ma il San Paolo è avvolto dalla tristezza soprattutto per Pino Daniele. Che viene ricordato con striscioni, canzoni trasmesse nel pre partita e una maglia celebrativa da consegnare ai familiari.

Una clima quasi disteso, lontano da quello vissuto in tanti Napoli-Juventus.

Operazione allungo

Il clima resta disteso fino a quando l’arbitro Tagliavento non accompagna le squadre sul terreno di gioco.

La sfida è di alta classifica, come da tradizione degli ultimi anni. Ma non ha il sapore da scontro diretto. Il Napoli di Benitez è staccato di 10 punti dalla vetta, nonostante 2 lunghezze recuperate nell’ultimo turno. Mentre i campani vincevano largamente a Cesena, la Juve era incappata nel pari casalingo con l’Inter.

Un pareggio di cui ha approfittato soprattutto la Roma che si è portata a -1. E nel pomeriggio ha anche operato l’aggancio pareggiando in rimonta il derby con la Lazio. Il famoso derby del gol con esultanza “selfie” di Francesco Totti.

Per Buffon e compagni c’è quindi l’occasione di allungare e di prendersi il titolo di Campioni d’Inverno con 90 minuti di anticipo.

Max Allegri ha quasi tutti a disposizione, manca solo Barzagli all’appello, sostituito da Martin Caceres. Si parte con una difesa a 4 che, oltre all’uruguaiano può contare su Bonucci, Chiellini ed Evra. Centrocampo al gran completo con Pirlo, Marchisio, Pogba e Vidal (quest’ultimo schierato più avanti, sulla tre quarti). Davanti la coppia Tevez-Llorente con Morata in panchina.

Benitez punta tutto su Gonzalo Higuain, mattatore in Supercoppa.

Parola al campo

L’avvio è di marca azzurra. I padroni di casa potrebbero passare ma, dopo un’azione rocambolesca davanti a Buffon, De Guzman manda alle stelle il pallone del vantaggio.

Chi invece non sbaglia è Pogba. In francese si scatena quando ha il Napoli di fronte. Nel 2012 e nel 2013 ha lasciato il segno con 2 prodezze balistiche, entrambe allo Stadium. Stavolta lo spettacolo è riservato ai campani: azione di Llorente, il pallone schizza alto dalle parti di Paul che apre il compasso e infila Rafael con un destro al volo.

È il gol che manda la squadra di Allegri avanti all’intervallo, nonostante un’altra grande occasione capitata sui piedi di Caceres.

Nella ripresa Benitez si gioca la carta Mertens. Il belga trova il modo di diventare protagonista pennellando un corner da sinistra, tutti i bianconeri si dimenticano di Britos che sbuca da dietro e batte Buffon con una volée: 1-1.

Ora ci si attende la spinta del San Paolo, ma la Juve sa reggere l’urto e 5 minuti dopo colpisce di nuovo. Questa volta la pennellata è di Pirlo da punizione laterale. Sul pallone non ci arriva di un soffio il turbante di Chiellini (ennesima cicatrice per il guerriero Giorgio!), ma dietro c’è il piede di Caceres che si fa perdonare l’occasione del primo tempo.

I padroni di casa perdono la testa quando qualcuno inizia a rivedere le immagini. Dal replay emerge una posizione leggermente avanzata di Martin. Roba di millimetri, che oggi non sfuggirebbe al Var. Ma che dà il pretesto, nel post gara, per un film già visto e rivisto.

A rendere ancora più incandescente l’ambiente c’è anche un gol annullato ai partenopei. Ma la spinta di Koulibaly su Buffon in uscita è di quelle impossibili da non vedere. Si resta 2-1.

Allegri manda nella mischia anche Morata per Llorente, ma il ko lo infligge Vidal. Il cronometro è già entrato nel recupero quando il cileno chiude alla perfezione in contropiede, con il Napoli tutto sbilanciato in avanti.

È il 3-1 finale. La Juventus torna ad assaporare una gioia che, da quelle parti, mancava da quasi 15 anni. Si prende una piccola rivincita per la Supercoppa, ma soprattutto il +3 sulla Roma che fa prenotare il primo posto al giro di boa.

Il titolo di Campione d’Inverno sarà ufficiale 7 giorni dopo e sarà ancora più bello. Col distacco portato a +5 dopo un poker rifilato al Verona e un altro pari dei giallorossi col Palermo.

Il solito film

Come detto, il gol di Caceres finisce per essere l’unico argomento di discussione. Il classico film già visto. Specialità della casa per chi con il cinema si è costruito una carriera di successo: Aurelio Da Laurentiis scatena l’ennesima crociata contro la Juve e contro il sistema.

Ma la sostanza non cambia. I bianconeri si prendono i punti e continuano spediti in una stagione che avrà altre soddisfazioni in serbo. A partire dalla Coppa Italia, in programma in settimana. Che per fortuna fa mettere subito la parola fine alle polemiche. Il 6-1 rifilato al Verona è il modo migliore per iniziare un cammino che porterà al tanto agognato decimo successo bianconero nella manifestazione.

Il tris d’oro di CR7

Se domenica 11 gennaio è stato un giorno da ricordare per la Juventus, lunedì 12 lo è per Cristiano Ronaldo. A quel tempo ancora trascinatore del Real Madrid, il portoghese vince il terzo dei suoi cinque Palloni d’Oro, il secondo consecutivo.

La premiazione si svolge a Zurigo. In un anno post Mondiale, il successo tedesco in Brasile porta sul podio il portiere Manuel Neuer, terzo e alle spalle di Lionel Messi. La bilancia pende dalla parte di CR7 che coi suoi gol ha trascinato le Merengues alla Champions League, la tanto attesa Decima. Vinta con un italiano in panchina. Quel Carlo Ancelotti che, per una volta, può accomunare e non dividere Juventus e Napoli.

--------------------------------------------------------------------------

Giornalista freelance e podcaster.