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Precedenti, Juventus-Napoli in Supercoppa

Bianconeri e partenopei si sono affrontati 3 volte con la Supercoppa Italiana in palio. E in 2 occasioni il trofeo è finito nella città del Vesuvio. L’unico trionfo juventino risale all’estate del 2012, a Pechino.

Juventus-Napoli, finale di Supercoppa Italiana. Non proprio una novità per la manifestazione. Il match di mercoledì sera a Reggio Emilia sarà il quarto della storia. Con il bilancio che pesa dalla parte dei partenopei, avanti 2-1.

Supercoppa, un po’ di storia

La sfida di quest’anno sarà la quarta tra bianconeri e partenopei. Diventa così tra le 3 più disputate di sempre, dopo Juventus-Lazio (5) e a pari merito con Inter-Roma.

La Juventus detiene un doppio primato in Supercoppa. Quello delle partecipazioni, ben 15 di cui le ultime 9 consecutive. E in quello dei successi, anche se lo scarto tra gli 8 trionfi e le 7 sconfitte è piuttosto risicato. Segno che spesso il trofeo ha lasciato l’amaro in bocca.

Numeri diversi per il Napoli. Curiosamente, gli azzurri hanno giocato solo 3 volte la finale di Supercoppa e sono proprio i 3 precedenti contro i bianconeri. Con un bilancio in attivo grazie ai successi del 1990 e del 2014 e la sconfitta del 2012.

Napoli, successi in salsa argentina

C’è tanta Argentina nella storia recente del Napoli. E anche nella storia dei successi in Supercoppa Italiana. I 2 trionfi datati 1990 e 2014 sono stati all’insegna di Diego Armando Maradona e Gonzalo Higuain.

C’è la firma del Pibe de Oro nel primo successo partenopeo nella competizione. È l’estate del 1990, a Napoli non è ancora finita la festa per il secondo Scudetto. In più, parte della tifoseria campana ha spinto l’Argentina anche nella semifinale del Mondiale, giocata al San Paolo contro l’Italia di Azeglio Vicini.

Il 1 settembre si apre la stagione 1990/91 e i Campioni d’Italia attendono la Juventus vincitrice pochi mesi prima della Coppa Italia. Ma di fronte ci sono una squadra e una società rivoluzionata. Non ci sono più Boniperti dietro la scrivania e Zoff in panchina. Spazio a Montezemolo e Maifredi. Ma soprattutto a Roberto Baggio, pronto ad affiancare Totò Schillaci quasi eroe di Italia ’90.

La rivoluzione è partita in estate e il test con il Napoli di Albertino Bigon arriva maledettamente presto. Ci sono dubbi su un cambio di filosofia così repentino. Leggenda vuole che capitan Tacconi lo faccia presente allo stesso Maifredi che non recede dalle sue idee.

I primi vagiti di zona sono un disastro al cubo. In un San Paolo stracolmo, Maradona deve solo alzare la testa mentre gli attaccanti partenopei entrano come lame nel burro. I padroni di casa bussano 4 volte nel primo tempo, 2 con Silenzi, una con Crippa e Careca. Roberto Baggio segna subito con la nuova maglia ma è un esordio da cancellare. Ancora Careca nella ripresa per un 5-1 che brucia tanto. La Supercoppa finisce meritatamente nelle mani di Diego Armando Maradona. Proprio nello stadio che 30 anni dopo prenderà il suo nome.

2014, Higuain rovina la festa ad Allegri

Il secondo e ultimo successo napoletano arriva 24 anni dopo. Questa volta sono cambiati i rapporti di forza: è la Juve Campione d’Italia, reduce dal terzo trionfo di fila e col record di 102 punti, mentre il Napoli ha vinto la Coppa Italia. Una delle edizioni più discusse, per la finale con la Fiorentina in una delle serate più umilianti per il calcio italiano. Messo in ostaggio da un manipolo di ultras partenopei guidati da Genny ‘a Carogna.

Il match di Supercoppa è in calendario a pochi giorni da Natale, il 22 dicembre, a Doha in Qatar. Per Massimiliano Allegri è il primo appuntamento per conquistare un trofeo. Nei primi mesi, la sua Juve non ha pagato lo scotto dell’addio di Antonio Conte e arriva da favorita al duello con il Napoli.

C’è una sfida nella sfida, quella tra Carlos Tevez e Gonzalo Higuain. Una sfida a colpi di tango e di gol. L’Apache ne infila 2, il Pipita altrettanto. La finale si protrae fino ai calci di rigore, con qualche rimpianto campano per 2 pali colpiti. E qualche polemica in casa bianconera per il cambio di Andrea Pirlo, voluto da Allegri, dopo poco più di un’ora di gioco con i bianconeri avanti 1-0.

Dal dischetto, non bastano i 3 rigori parati da Buffon. Pereyra manca quello del ko e Padoin si fa fermare da Gabriel l’ultimo. Vince il Napoli per il suo secondo titolo nella manifestazione, quello che sfasa l’equilibrio tra le 2 rivali.

2012, si riparte con lo stesso copione

E sì, perché il ko del 1990 la Juventus l’ha cancellato nel 2012. A dire il vero, il club ha cominciato a collezionare anche le Supercoppe Italiane. Dopo quel primo tentativo fallito al San Paolo, arrivano 4 successi (il primo firmato Vialli nel gennaio 1996) e anche altri 2 ko. Tanto per ribadire qualche forma allergica alle finali anche al di qua dei confini internazionali.

Quella dell’estate 2012 ha un sapore particolare. È la prima dopo Calciopoli e anche la prima dopo il ritorno dello Scudetto a Torino. Anzi, la squadra di Antonio Conte ha anche sfiorato il double, perdendo la Coppa Italia proprio contro il Napoli. Dopo un campionato da imbattuta. Con un po’ di stanchezza affiorata dopo il traguardo e qualche episodio dubbio passato in cavalleria, vedi rigore piuttosto netto non fischiato a Marchisio.

La stagione 2011/12 si era chiusa con Juventus-Napoli. Quella 2012/13 si riapre con lo stesso copione, con le 2 rivali a giocarsi un altro trofeo.

Estate 2012, tra una furbata e l’altra

L’estate bianconera dovrebbe essere tranquilla rispetto alle ultime. Con l’obiettivo di migliorare una squadra rivelatasi subito vincente nelle mani di Conte. Ma senza rivoluzioni come gli ultimi anni. Invece accade di tutto.

Soprattutto al tecnico, inghiottito suo malgrado nella questione Calcioscommesse e squalificato insieme al suo storico vice Angelo Alessio. In più tutti i piani per preparare la nuova annata vengono mandati all’aria da Aurelio De Laurentiis, patron del Napoli.

A lui giocare la Supercoppa in Italia non piace, anche perché da regolamento dovrebbe essere a Torino, in casa dei Campioni d’Italia. Così spinge per tornare in Cina, dove un anno prima Milan e Inter avevano dato vita a un derby lontano migliaia di chilometri dalla Madunina. Le Lega dà il suo ok e anche la Juve, la cui scelta costa non poco. Anche dal punto di vista economico: cambio dei piani e addio alla tournée internazionale già programmata nei minimi dettagli.

Se non che, a pochi giorni dal match – in programma l’11 agosto -, ADL fa di nuovo marcia indietro. Troppi tifosi del Napoli hanno protestato. Per questioni logistiche e di costi, chi può andare in Cina? Così prova l’ennesimo colpo a sorpresa: coppa in 2 atti, andata e ritorno. E tante grazie al regolamento, come da tradizione.

Stavolta sul tavolo esce picche. Cina doveva essere e Cina sarà. Ma le scaramucce a distanza non finiscono qui. Con tanto di spy story casereccia e 2 uomini di Mazzarri beccati nello stadio Nazionale di Pechino durante la rifinitura dei bianconeri. Una figuraccia per il quale il ds Riccardo Bigon (figlio di Albertino) sarà costretto a scusarsi.

Sabato 11, in campo sotto il diluvio

Dopo tante (troppe) chiacchiere, ecco il momento della verità. Conte e Alessio squalificati, in panchina andrà Massimo Carrera. A Torino sono rimasti gli infortunati Caceres e Pepe, mentre Chiellini dà forfait alla vigilia. Tocca subito buttare dentro i 3 nuovi arrivati in estate: Lucio (che dopo essere stato perno dell’Inter di Mourinho non ingranerà mai con Conte), Asamoah e Sebastian Giovinco. Quest’ultimo rientrato nel club che l’ha tirato su fin dai suoi 6 anni.

Il Napoli di Benitez non ha più Lavezzi, finito a Parigi. Invece ritrova Cavani. Il Matador è stato al centro di un caso quasi internazionale: al Napoli ha messo davanti la Nazionale uruguaiana e si è aggregato da fuori quota alla squadra olimpica impegnata nei Giochi di Londra. Per fortuna dei partenopei, la Celeste va fuori al primo turno. Facendo comunque meglio dell’Italia che neppure si è qualificata.

Lo stadio di Pechino, ribattezzato Nido d’Uccello, è pieno. Quasi come 4 anni prima quando la capitale cinese aveva ospitato quelle stesse Olimpiadi che adesso sono in corso di svolgimento in riva al Tamigi. Il clima invece ricorda quello inglese: diluvia fin dal calcio d’inizio e non è un particolare trascurabile.

In più c’è una novità regolamentare. Nelle competizioni italiane si gioca per la prima volta con i cosiddetti giudici di porta: 2 assistenti piazzati a ridosso delle porta chiamati ad aiutare il direttore di gara per i gol fantasma e per gli episodi in area. Una delle tante idee (partorita dopo il caso Muntari in Milan-Juve) finite presto in soffitta, soppiantate senza rimpianti dalla tecnologia. Prima dalla benedetta Goal Line Technology e poi dalla più discussa Var.

La gara. Dopo quasi mezz’ora di equilibrio, il risultato si sblocca d’improvviso. Proprio grazie a quel Cavani che, nei suoi piani, non avrebbe dovuto esserci (lo stesso giorno si gioca la finale per l’oro tra Brasile e Messico). El Matador parte con un uno contro nessuno da metà campo, Buffon evita di farsi saltare ma non può nulla sulla ribattuta, penalizzato da una scivolata di troppo a causa del terreno bagnato.

La reazione bianconera non si fa attendere e il pari è presto servito. Per merito di quello che è forse il protagonista meno atteso degli 11 mandati in campo da Conte/Carrera. Asamoah è arrivato da Udine non certo con le stigmate del fuoriclasse. Eppure il suo sinistro al volo dal limite è un concentrato di tecnica, potenza e coordinazione. Reso imparabile per De Sanctis dopo che ha preso ulteriore velocità schizzando sull’erba fradicia: 1-1.

Ma il primo tempo ha ancora un’emozione da regalare. Goran Pandev si conferma uomo dai gol quasi da applausi. A Buffon ne aveva fatto uno nel 2004, ai tempi della Lazio, scartando tutta la difesa bianconera. Stavolta il macedone si inventa un pregevole tocco sotto, dopo aver vinto il contrasto con Bonucci: 2-1 e tutti al riposo.

Conte non può incidere dalla panchina ma sa farlo durante gli intervalli. Così studia la prima mossa: dagli spogliatoi non uscirà più Matri e al suo posto ci sarà Mirko Vucinic. Mossa quanto mai azzeccata, di sicuro più di quella di Mazzarri che mette Federico Fernandez al posto di Paolo Cannavaro. Nell’azione chiave del match, poco prima della mezz’ora, il difensore argentino entra scomposto sulle gambe del montenegrino: Mazzoleni decreta il rigore che Vidal trasforma per il 2-2.

I partenopei iniziano a perdere la testa. Prima che giunga il triplice fischio che sancisce i supplementari, si fanno cacciare Pandev (una parola di troppo a un guardalinee), Zuniga (secondo giallo per un intervento killer su Giovinco) e Mazzarri, non nuovo alle sceneggiate dalla panchina.

Quando inizia l’overtime, la Juventus ha quindi 2 uomini in più in campo. E prima di arrivare al mini intervallo avrà anche 2 gol in più. Maggio mette dentro nella sua porta su una punizione velenosa di Pirlo. E lo stesso Vucinic infila il poker approfittando delle praterie lasciate dai partenopei.

Il 4-2 è risultato finale. I bianconeri si prendono la rivincita per la Coppa Italia persa a Roma e mettono subito un trofeo in bacheca. Un trofeo da sollevare al cielo di Pechino senza la presenza in campo del Napoli. Con l’ultimo colpo di teatro, De Laurentiis richiama i suoi negli spogliatoi: nessun giocatore del Napoli riceverà sul campo la medaglia. Una brutta figura, fatta per altro a livello internazionale. Come scritto nei giorni successivi, le tradizionali beghe del cortile italico esportate senza vergogna. La degna conclusione di un brutto capitolo di politica sportiva.

Una brutta figura di cui, a onore del vero, si era macchiata anche la Juventus nel 1998. Quando, dopo un’altra finale di Supercoppa (giocata per giunta a Torino), solo pochi elementi della squadra resero omaggio alla Lazio di Nedved che vinse quel trofeo.

Questione di stile

Come prevedibile, le polemiche iniziate sul terreno di gioco non si fermano con la premiazione. Negli spogliatoi, dopo il suo primo successo da allenatore in panchina, Massimo Carrera punta il dito sulla caccia all’uomo perpetrata dai partenopei.

Marotta non da dubbi sulla dedica: un successo per Antonio Conte, per quello che ha vissuto negli ultimi giorni (e che vivrà anche dopo la fine della squalifica) e per come ha preparato la partita. E poi, tanto per ricordare agli smemorati, che dopo la finale di Coppa Italia nessun in casa Juve aveva sbandierato troppo il rigore negato a Marchisio. Questione di stile!

Ribadita anche da Andrea Agnelli il 17 giugno 2020 dopo il meritato successo del Napoli nella finale di Coppa Italia. Il suo essere a fianco di De Laurentiis durante la premiazione è immagine che dovrebbe conciliare. E che stride maledettamente con quello accaduto da ottobre in avanti.

E anche rimediare agli errori (come quello evidente del 1998) è questione di stile!

Prima le Olimpiadi

Fortunatamente le Olimpiadi annacquano un po’ le polemiche. O meglio, certi giornali sanno ordinare gli eventi in base all’importanza. Così Juventus-Napoli va in coda rispetto alla medaglia d’oro conquistata lo stesso giorno da Carlo Molfetta nel Taekwondo. O all’ennesimo record di Usain Bolt che spinge al successo anche la staffetta giamaicana. Oppure alla clamorosa sconfitta del Brasile nella finale del calcio per mano del Messico.

I Giochi Olimpici sono ormai agli sgoccioli. Domenica 12 agosto sarà l’ultimo giorno di gare. Che permetteranno all’Italia di entrare nella top 10 delle medaglie, con 8 ori. A trascinare la spedizione ancora una volta la scherma, il tiro a volo e il tiro con l’arco.

Derby italiano nel Community Shield

In Inghilterra, al centro dell’attenzione mondiale per l’Olimpiade, c’è un altro evento di richiamo. Ed è la loro Supercoppa, trofeo chiamato Community Shield e la cui tradizione non ha nulla a che vedere con quella di casa nostra. Ma per il 2012 il tricolore sventola insieme alla Union Jack. A guidare il Manchester City fresco Campione di Premier League è Roberto Mancini. Sulla panchina del Chelsea, reduce dall’accoppiata FA Cup e Champions League c’è Roberto Di Matteo. I 2 si sono sfiorati di un soffio ai tempi della Lazio e ora sono pronti a giocarsi il trofeo.

Per una volta non sarà Wembley a ospitare la gara (un altro evento a Londra, nel giorno di chiusura dei Giochi, forse sarebbe stato troppo) e si opta per Birmingham. Lo spettacolo però non sarà meno. Avranno la meglio i Cityzen per 3-2 e uno dei gol sarà messo a segno da Carlitos Tevez. Proprio lui che un anno dopo sbarcherà a Torino per indossare la maglia numero 10 che fu di Alessandro Del Piero.

Anche Roberto Di Matteo avrà presto modo di incrociare il proprio destino con quello della Juventus. Il Chelsea Campione d’Europa finirà nello stesso gruppo di Champions League dei bianconeri e ne uscirà con le ossa rotte: eliminazione ed esonero per il tecnico italiano, proprio all’indomani del 3-0 patito allo Stadium. Ad appena 6 mesi dal primo storico trionfo per il club. Alla faccia della riconoscenza…

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Giornalista freelance e podcaster.