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La Juventus e le scelte di fine ciclo

Ovvero perché la Juventus ha bruciato tutto il vantaggio e la necessità di avere un allenatore in grado di creare valore e dare certezze.

Sono un tifoso della Juventus.

Domenica stavo male. Mi veniva da piangere, perché perdere in casa col Benevento giocando così male è qualcosa che ti stringe il cuore.

Chiaramente è l’immagine della fine di un ciclo, almeno in Italia, perché in Europa fatichiamo tremendamente da tre anni, che si è tentato in tutti i modi di prolungare fino a quando è stato possibile. Nelle stagioni passate ci si domandava come avrebbe potuto la Juventus perdere quell’incredibile vantaggio che aveva meritatamente costruito; le risposte, perché non ne esiste solamente una, vanno ricercate e ritrovate nelle scelte compiute in questi mesi.

  1. La Juventus ha investito centinaia e centinaia di milioni nel corso degli anni. A partire dal 2016, come ricordato da Antonio Corsa nel suo ultimo articolo, la società è intervenuta pesantemente sul mercato, quasi con una ingordigia senza freni particolari. Vedere la sequenza di giocatori acquistati nel corso di questi anni desta particolare impressione, perché sono passati calciatori di qualità assoluta. La Juventus ha sempre avuto nettamente la squadra più forte, ha vissuto la propria epoca d’oro mentre le altre venivano gestite malamente, avevano allenatori modesti, giocatori di dubbio e scarso valore. Eppure, non ha mai costruito la squadra sulla base delle idee dell’allenatore di turno. Questo è stato un grande errore, perché qualsiasi “visione” tecnica deve passare per le convinzioni e le idee di chi siede in panchina. Direttore sportivo e allenatore devono lavorare in sintonia totale sulla base di un modo di giocare che viene scelto dalla società e per il quale viene scelto il professionista.
  2. L’allenatore, come detto giustamente da Massimiliano Allegri, è un valore aggiunto. Perfetto. Crea valore, aggiungo. Il ciclo della Juventus è iniziato con Antonio Conte che, per carità, ha i suoi mille difetti e sono tutti noti, ma è un incredibile ed eccezionale professionista. Conte ha rivoluzionato la mentalità della squadra, ha lavorato sui singoli, migliorandoli notevolmente, creando organizzazione e struttura. Ha dato certezze. Costruito leader tecnici (la BBC, per esempio, Marchisio e Vidal), plasmato giocatori. Tutto questo lo sta facendo all’Inter, perché Conte è bravissimo. Dopo quel triennio, fortunatamente la scelta è ricaduta su Massimiliano Allegri. Ai giocatori serviva un gestore, bravissimo a preparare le partite, a infondere tranquillità, consapevolezza, fiducia. Allegri, per usare una fortunata definizione di Kantor, è stato furbo e intelligente. Ha lavorato benissimo su quanto ha trovato, ha infuso tranquillità, ha costruito la squadra sulla difesa più forte in circolazione (la leggendaria BBBC creata da Conte). Una squadra di campioni che sapevano giocare bene a calcio, tanto da non dover insegnare a loro quasi nulla, come detto dallo stesso Allegri. Giusto fare questo? I risultati dicono di sì – e che risultati sono stati ottenuti -, ma i singoli sono stati migliorati? Si è lavorato in sintonia con la direzione sportiva? Mentre Marotta e Paratici continuavano a investire su giocatori di qualità e portatori di un gioco più offensivo, la Juventus era ancorata alle proprie certezze, una magistrale difesa posizionale che viveva grazie alla applicazione costante e feroce delle idee del proprio allenatore. Dani Alves, Higuain, Pjanić, Cristiano Ronaldo, Douglas Costa ecc non sono però i giocatori adatti per fare questo. Se prendi questi giocatori, scegli un altro allenatore. Perché il risultato è stato quello di salutare come un alieno bizzarro Dani Alves, vedere intristito e imbolsito Higuain (colpa sua, anche), avere Pjanić trasformato in buon regista, far segnare poco Cristiano Ronaldo. Il fuoriclasse portoghese è stato acquistato per vincere subito e per farlo in Europa: sembrava il matrimonio perfetto, quello tra l’allenatore vincente e il campione. Eppure non ha funzionato, perché Ronaldo ha bisogno di un contesto che è quello di una squadra offensiva, che macina occasioni da gol, che fa toccare a lui palloni in area: serviva una organizzazione diversa ed efficiente.
  3. Quello che la Juventus, intesa come società, poteva cogliere era la necessità di avere un allenatore più in linea con la propria visione? Capace di lavorare sui singoli? Parlano i fatti, perché dopo Allegri è stato scelto Sarri, dopo un’estate in cui si ventilava il nome di Guardiola. Ve lo immaginate a dover fare i conti della serva con Paratici? A sentirsi dire “i giocatori li scegliamo noi”? Sarri è certamente un eccellente allenatore di campo – per lui non parla solo il Napoli -, ma è stato un innesto sbagliato e quasi subito rigettato. Bisognava conoscere come Sarri vive lo spogliatoio, come si confronta con la società, come dialoga con i giocatori stessi. A maggior ragione se questi sono convinti e certi che si vinca in una determinata maniera. Non è facile andare da chi ha vinto 8 scudetti di seguito e dire che si può vincere tranquillamente in una altra maniera: bisogna sapersi porre, avere la giusta credibilità e autorevolezza, avere il supporto constante della società e della proprietà. Soprattutto, qui è il punto, serve apertura mentale, voglia di aprirsi a nuove certezze da parte dei giocatori.
  4. Poi arriva Pirlo. Ed è stata una scelta morattiana per eccellenza. La Juventus ha vissuto una stagione iniziata con l’entusiasmo, con la restaurazione stilistica, ma crollata pian piano di fronte alla mancanza di certezze, ordine. E il ciclo finisce nel momento in cui hai necessità di avere un allenatore di campo in grado di costruire, lavorare e migliorare i singoli, garantire loro una identità, forgiare i nuovi leader tecnici. La scelta di un allenatore esordiente assoluto, amico e conosciuto, sembra quasi il manifesto del “tanto abbiamo i giocatori più forti, vincono loro”. E invece no. No, perché nonostante la rosa più forte e con due fuoriclasse come De Ligt e Cristiano Ronaldo, l’Inter con Conte ha costruito quella organizzazione che dà loro fiducia e con diversi singoli migliorati (Bastoni e Barella, per esempio). Chi è migliorato dei nostri giocatori? Forse Chiesa che oggi è lo stesso di Firenze? Forse Kulusevski che rischia di confondersi e perdersi?

Cosa fare? Boh, un esempio è in casa. Non come la Ferrari, per esempio. Quanti tecnici e piloti di valore sono stati bruciati nell’ultimo decennio? Una ecatombe a ben pensarci. La Juventus deve ripartire collegando visione – uso termine di Paratici – societaria a competenza e merito. Cosa ci serve? Scegliamo come vogliamo giocare, prendiamo un allenatore bravo a costruire certezze vincendo subito, uno che crei valore, appunto. Spogliamoci completamente dal “si è sempre fatto così” che è il modo perfetto per finire male. Abbiamo bisogno di aprire porte e finestre, far entrare nuova aria, resettare e ripartire. Rimettiamo al centro competenza e merito, ovunque, a partire dal campo.

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Dà consigli. "Trust the process". Da tanti anni si diverte a parlare e scrivere di Juventus.