Come ricorderemo il 2019 della Juventus4 min di lettura

Che anno intenso che è stato!


di Davide Terruzzi

Il 2019 ci insegna come si debba proporre un calcio funzionale ai giocatori a disposizione, come l’operato della società debba assecondare le idee dell’allenatore puntando sempre sull’eccellenza, come sia fondamentale avere uno scheletro, una idea di calcio che tenga assieme la squadra e dia sostanza alla stessa. Serve più coraggio, aumentare l’intensità e i ritmi, credere con convinzione in quelll che si fa.


di Andrea Lapegna

Il 2019 è stato inevitabilmente un anno di rottura. Un anno di grandi delusioni (come l’eliminazione in Champions per mano dell’Ajax) ma anche di enorme stress per la telenovela allenatore. No, non glielo perdono alla Juventus quel mese di nulla in cui noi tifosi eravamo in preda all’ansia da social, in cui siamo diventati esperti di finanza per capire il nome del nuovo tecnico dalle fluttuazioni del titolo in borsa, in cui abbiamo creduto a chiunque avesse dimostrato un minimo di affidabilità, e in cui per poco non ci siamo affidati a sciamani e stregoni. O forse sì, chissà.

Ciononostante, la rottura si è consumata, non senza strascichi, non senza difficoltà. Il nuovo percorso della Juventus è meno lineare e meno diretto di quanto ci si potesse aspettare, ma rimango convinto che sia la strada giusta e che possa darà i suoi frutti anche quest’anno. E se così non sarà, ogni tanto bisogna fare un passo indietro per poterne fare poi due in avanti.


di Jacopo Azzolini

Il 2019 è un anno che apre un nuovo ciclo di cui questa squadra aveva dannatamente bisogno. Penso che, a prescindere da chi stia in panchina, il calcio ad alti livelli stia andando in una direzione. Non vuol certo dire che tutti i top coach giochino allo stesso modo, d’altronde lo stesso Sarri ha le sue peculiarità tattiche. Tuttavia, il nuovo allenatore altro non fa che proporre macro-principi e concetti ampiamente condivisi dai principali club d’Europa, e che quasi tutti i tecnici adotterebbero se venissero alla Juve. Penso che la società in sede di mercato debba compiere un nuovo step in fase di pianificazione, acquistando giocatori più funzionali con una determinata idea di calcio, consentendo così all’allenatore (qualsiasi esso sia) di poter lavorare nel migliore dei modi. Altrimenti ogni anno saremo punto e a capo nelle analisi.


di Massimo Maccarrone

Il 2019 si è chiuso, purtroppo per noi, con una sconfitta nella finale di Supercoppa italiana, ma con tutto il rispetto è sicuramente la cosa meno importante successa in questo ultimo anno. È stato un anno ancora una volta contraddistinto da trofei, la supercoppa italiana 2018 e lo scudetto 2019, l’ottavo consecutivo dell’era Andrea Agnelli, solo tra qualche anno capiremo e realizzeremo la grandezza di questa impresa sportiva. Il 2019 lo ricorderemo per l’addio ad uno dei più vincenti allenatori della storia juventina, 11 trofei in 5 stagioni e due finali di Champions League, non finiremo mai di ringraziarlo.

Il 2019 lo ricorderemo infine per la scelta forte del suo sostituto, Maurizio Sarri, il grande nemico, l’allenatore che con il suo Napoli, nel 2017/18, è stato il più vicino a strappare alla Juventus la leadership sportiva in Italia. Sarri rappresenta certamente un cambio notevole di mentalità, che non passa inosservato, ma quello che gli si chiede non è diverso da quello chiesto ai suoi predecessori, condurre la Juventus alla vittoria, la speranza e l’augurio e che nel 2020 sia ricordato per qualcosa di bello e importante.


di Kantor

Il 2019 da tifoso e commentatore della Juventus è stato un anno interessante; e se si crede alla maledizione (apocrifa) cinese i tempi interessanti vanno evitati come la peste.

Scherzi a parte, il cambiamento è stato grosso e, come tutti ben sanno, in una direzione che non mi ha fatto felice per nulla. Però io sono un uomo pratico e alla fine contano i risultati e del resto il peggior torto che puoi fare ad un uomo come Allegri è diventare un fanatico di Allegri (che è la triste sorte che è toccata a molti che conosco, alcuni neanche stupidi).

Cosa ricorderò del 2019? Sicuramente le lunghissime discussioni di redazione nel finale dell’anno scorso e la telenovela Guardiola di questa estate. Dal punto di vista sportivo ovviamente il ritorno con l’Atlético Madrid e l’intero girone di CL di questo inverno. Ma non è stato un anno memorabile, troppe contraddizioni, troppe cose a metà, troppe aspettative deluse. Spero francamente di commentare l’anno prossimo con maggiore entusiasmo di quello che provo adesso.


di Luca Rossi

Il 2019 segna la fine di un glorioso ciclo e l’inizio di un altro con principi tattici molto diversi rispetto al precedente. Sono tante le indicazioni che quest’anno ha fornito, due in particoalre: da un lato l’identità che una squadra deve avere sul campo per sapere cosa fare, con convinzione, in momenti diversi di partite diverse tra loro; dall’altro la direzione che è essenziale debba prendere il mercato prendendo giocatori funzionali al progetto dell’allenatore e andando a colmare le lacune in termini di caratteristiche che questa squadra ancora possiede.