Perché la Juve attacca al centro?6 min di lettura

Perché dal centro passa la strada più veloce per arrivare alla porta.


È forse uno dei temi più dibattuti dell’attuale stagione, una domanda che spesso chi ha visto la Juve di Sarri quest’anno si è fatto: come mai la Juve attacca spesso al centro? Perché, nonostante le avversarie di turno, in maniera ormai sistematica, tendono a coprire la famosa zona 14, la Juve continua a preferire quella regione di campo per lo sviluppo della sua manovra offensiva? La risposta, che potrà sembrare banale, è abbastanza scontata: al centro, dietro la zona 14, c’è la porta. Dietro a questo concetto apparentemente comune c’è chiaramente una spiegazione, o ancora meglio una filosofia.

Come e dove recuperare la palla?

Tutto nasce dal recupero della palla, come già detto più volte, Sarri ha dei principi ben definiti e tra questi uno dei più importanti è il recupero alto del possesso. In un sistema di gioco che prevede il recupero alto della palla, solitamente gli allenatori predispongono delle zone di recupero o trappole, situazioni strategicamente pensate per favorire il recupero del possesso nel modo che loro ritengono o più semplice o più fruttuoso. Nel caso più semplice, il recupero è effettuato in fascia laterale, il pressing viene esercitato ad arte per portare la palla verso una barriera fisica (la linea laterale), in modo da rendere il recupero più facile da eseguire, visto che l’avversario avrà un campo ridotto d’azione e un numero di soluzioni di passaggio limitato. Nei casi più fruttuosi invece, il recupero avviene per vie centrali. Questo tipo di situazione, ha come svantaggio di ampliare il campo di azione e le soluzioni per chi sta eseguendo l’uscita pressing, ma può risultare estremamente redditizio: una volta effettuato il recupero, infatti, la squadra offendente troverà di fronte a sé la porta con una difesa posizionata in modo approssimativo.

In questo attacco centrale, il Bologna temporaneamente tornato in possesso, la riperde subito, Ronaldo come un rapace approfitta dell’errore.

Il modo più redditizio di attaccare?

Quello che per molti è un accanimento, un non avere un piano B, per Sarri è ciò che lui ritiene più fruttuoso per attaccare un avversario. La filosofia di gioco di Sarri si basa su un concetto molto semplice, tanto più si è vicini alla porta e tanto più tempo si sta vicini alla porta, tanto più aumentano le possibilità di realizzare una rete. L’attacco per vie centrali è pensato, allenato ed eseguito in primis per portare l’attacco in sé, ma in secondo luogo, predisponendo marcature e scaglionamenti, affinché la ri-aggressione della palla persa, possa sfruttare gli scompensi che si vengono a creare nella difesa avversaria subito dopo l’immediata riconquista della palla. Il recupero in zona centrale favorisce l’attacco diretto della porta e dà pochissimo tempo all’avversario per riorganizzare la sua fase difensiva. Se eseguito bene, inoltre, l’attacco per vie centrali è quello che offre le migliori probabilità di realizzazione perché il più diretto e in grado di mettere l’attaccante più sovente fronte alla porta, libero da marcature e con nessuna contrapposizione tra sé e il portiere, la migliore situazione possibile.

Nel 2-0 di Ronaldo all’Udinese, più volte si prova ad attaccare la zona centrale, fino a che si apre il corridoio in cui Ronaldo abilmente si inserisce.

Come va eseguito un attacco centrale?

Per l’attacco centrale valgono i principi generali della tattica collettiva: scaglionamento, ampiezza, profondità, mobilità e imprevedibilità. Sembrerà strano, ma per essere ben fatto l’attacco centrale ha bisogno di sfruttare l’ampiezza del campo, contro una difesa schierata a copertura del centro, risulta fondamentale spostare la palla velocemente da un lato all’altro per creare dei varchi in zona centrale. Muovere la difesa avversaria, da destra a sinistra, è propedeutico per un attacco portato bene, grazie al giusto scaglionamento e agli smarcamenti che favorisco la ricerca della profondità. Le azioni offensive per essere efficaci dovranno rubare spazio e tempo agli avversari, risultando imprevedibili anche grazie alle combinazioni ad un tocco.

Il trattato di un attacco ad una difesa posizionale, circolazione da destra a sinistra, smarcamento, gioco a un tocco e attacco della profondità.

Come è andata sin qui?

Nonostante i margini di miglioramento siano ancora rilevanti, quello che è apparso evidente è che quando eseguito nel modo corretto, l’attacco in zona centrale ha sempre portato i frutti sperati, o per via diretta, conclusione dell’azione, o per via indiretta, conclusione in seguito a un recupero. Quando è stato eseguito correttamente, con la giusta circolazione di palla, la giusta velocità di trasmissione, i giusti smarcamenti e il giusto attacco della profondità, le difese avversarie non sono mai riuscite a trovare le contromisure. Il problema semmai è stata la continuità con cui quanto sopra detto è stato proposto.

Juve v Parma attacco posizionale.

In questo attacco posizionale contro il Parma sono le scelte finali che compromettono il lavoro di preparazione. Bonucci porta troppo la palla addosso al compagno, ed invece di scaricare su Matuidi scegli Ramsey. L’azione potrebbe svilupparsi in fascia per muovere ancora il Parma, ma il gallese si imbuca in uno spazio senza via di sbocco contro 3 avversari.

Bonucci sceglie la peggiore delle soluzioni di passaggio possibili tra le 3, mentre alle spalle della linea nessuno pensa ad attaccare la profondità.

L’obiettivo nel breve termine, a dispetto dei moduli e degli uomini in campo, sarà di migliorare gli aspetti caratterizzanti l’attacco ad una difesa posizionale, maggiore velocità di trasmissione, maggior numero di smarcamenti, maggior numero di attacchi della profondità.

L’imprevedibilità del dribbling di Dybala, dopo il possesso alla ricerca dello spazio e degli smarcamenti, è il gesto conclusivo che pone il giocatore davanti al portiere, perché Dybala è lì, al centro, al limite dell’area di rigore.

Si ringrazia Pagno72 per i video.