Kurzawa può essere una scommessa vincente?6 min di lettura

Molti ricorderanno il Kurzawa ragazzino che a Monaco e nelle giovanili francesi si impose all’attenzione mondiale come un possibile crack. Quel giocatore lì, che era pronto a fare il salto definitivo nel PSG e che sembrava destinato ad una grande carriera, si è purtroppo perso per strada a causa di qualche infortunio di troppo e di una testa che non sempre l’ha accompagnato. Può essere una scommessa vincente?


Da un paio di anni, Kurzawa ha perso di fatto il posto da titolare fisso. La passata stagione l’ha iniziata con una rognosa ernia al disco che l’ha costretto a stare fermo 3 mesi e a saltare una ventina di partite iniziali. Tuchel, l’allenatore del PSG, ha quindi scelto di utilizzare come titolare il nuovo arrivato Bernat in 29 partite su 33 tra Ligue-1 e Champions League. A Kurzawa sono rimaste le briciole, ovvero le gare in cui lo spagnolo era assente o a riposo, ed è stato se vogliamo così anche quest’anno (per lui 7 gare da titolare, 10 panchine e 5 tribune tra Campionato e Champions).

È probabilmente anche per questo che il giocatore è arrivato a 6 mesi dalla scadenza del contratto senza mai trovare l’accordo per il rinnovo, ed è sempre per questo che il PSG avrà deciso di puntare su una riserva come De Sciglio, forse più adatta – al netto degli infortuni – a fare da spalla a Bernat senza creare malumori (le speculazioni su un possibile arrivo di Allegri a Parigi l’anno prossimo, ovviamente, prendono consistenza).

Con Tuchel, Kurzawa ha fatto sia il terzino nella difesa a 4, sia – soprattutto l’anno scorso nella parte centrale della stagione – il fluidificante con una difesa a 3. Quest’anno, con il rientro di Neymar e con Tuchel che pare finalmente aver scelto un modulo fisso (diciamo due: il 442 e il 433) dopo i numerosi cambi della scorsa stagione, a Kurzawa, è stato spesso chiesto un compito prettamente difensivo, quindi per lui (vedremo dopo) limitante: soprattutto nelle gare più impegnative, ha dovuto tenere la posizione e raramente ha avuto la possibilità di superare la metà campo. Davanti a lui, d’altra parte, c’erano sia Mbappè (che ama partire largo) che Neymar (idem), oltre a Icardi e – spesso – Di Maria: 4 giocatori d’attacco piuttosto autosufficienti. Contro il Galatasaray, nella sua unica presenza stagionale in Champions, ha addirittura giocato a destra, dove però è palesemente fuori ruolo.

Kurzawa resta però un terzino sinistro offensivo che ha nella progressione nel lungo e nella tecnica palla al piede due delle sue caratteristiche principali. Utilizzato come terzino bloccato, oltre ad essere uno spreco, è proprio poco efficace. Ama invece potersi lanciare in avanti andando in sovrapposizione e giocare comunque alto, anche toccando un buon numero di palloni (50 a partita in Ligue-1).

Quando parte in progressione è ancora capace di saltare l’uomo anche virando verso la linea di fondo e merita quindi il massimo delle attenzioni possibili. Di seguito, l’azione del rigore che si è procurato 10 giorni fa contro il Monaco.

La Juve pare l’abbia chiesto perché, a differenza di De Sciglio, è un mancino naturale. Secondo me, oltre all’aspetto economico direi centrale nello scambio, c’è anche un altro aspetto sottovalutato: Alex Sandro, ormai, ha trovato la sua dimensione come terzino difensivo stretto vicino ai due centrali e tende ancora istintivamente a correre all’indietro piuttosto che in avanti; in fase d’attacco, è piuttosto bloccato e utile più nella costruzione dal basso e nella circolazione della palla che nell’attaccare gli spazi.

Questo, unito all’assenza prolungata di Douglas Costa e alla tendenza di Ronaldo a giocare a volte troppo palla al piede puntando l’uomo in uno contro uno più che liberandosi grazie a triangolazioni con i compagni, ha probabilmente frenato lo sviluppo del 433 e in generale ha condizionato l’efficacia offensiva del gioco a sinistra. Kurzawa, per caratteristiche, è molto più adatto di Sandro (del Sandro “allegrizzato”) a sfruttare gli ampi spazi che comunque Ronaldo ti regala e che ora non sfruttiamo quasi per niente (Allegri ci mandava Matuidi, lì: Sarri li ha sfruttati quando ha usato Danilo a sinistra, nonostante sia destro) e pare anche più adatto a lavorare assieme a Rabiot creando una catena Kurzawa-Rabiot-Ronado che per caratteristiche potrebbe funzionare molto bene.

La sua è infatti una presenza offensiva costante, con la capacità di occupare anche l’area senza palla (* si accendono tutte le luci del cellulare e del PC a festa *) andando a inserirsi per ricevere un passaggio. In qualche modo, potrebbe emulare quanto fatto per tanti anni da Marcelo sfruttando Ronaldo, nel Real.

La grande tecnica di cui è dotato è infatti più che altro funzionale ai dribbling e alle giocate offensive individuali che ai cross, dove non eccelle altrettanto. Ha però un’ottima capacità di calciare in porta, anche al volo e in acrobazia (vedi questo esempio, o quest’altro), sa rendersi molto pericoloso ed è molto forte anche nel colpo di testa.

Non è altrettanto forte invece “di testa” intesa come professionalità e maturità. E veniamo così al vero grande difetto di Kurzawa: a Parigi non ha esattamente fatto una vita da atleta e la sua possibile cessione (per De Sciglio, mica per Kimmich) ha fatto esultare molti tifosi parigini sui social. Le sue continue frequentazioni dei “bar à chicha” sono non solo note ma anche ben documentate e l’impressione che ha lasciato nei suoi 4 anni e mezzo trascorsi nella capitale è quella di un giocatore che non si sia mai allenato al massimo per sfruttare davvero le sue qualità, e questo con i tifosi lo paghi.

L’avesse fatto, probabilmente si sarebbe affermato per il potenziale che dimostrava di avere. Red flag? Sì, piuttosto grave soprattutto in una squadra guidata emotivamente da Cristiano Ronaldo, uno che da questo punto di vista ti scheda subito e si regola di conseguenza. Ma a Torino ritroverà comunque Buffon, Matuidi e Rabiot che lo conoscono e che potranno aiutarlo ad ambientarsi e a mettere la testa a posto.

Per rispondere quindi alla domanda iniziale, tanto anzi tantissimo passerà proprio dalla voglia del calciatore di rifarsi un’immagine e di salvare una carriera che finora è stata deludente rispetto alle aspettative e non per mancanza di talento. In teoria si tratta di un calciatore di ben altro livello rispetto al buon De Sciglio, ma trasformare la teoria in pratica è la sfida cui sarà, nuovamente e forse per l’ultima volta a grandi livelli, chiamato a rispondere.