La guerra mediatica attorno a Guardiola5 min di lettura

Quella che si sta scatenando attorno a Guardiola è una vera e propria guerra sulla quale sarà carino tornare alla conclusione della vicenda. La riassumo: da un lato ci sono soprattutto la stampa sportiva tradizionale e Sky che negano il raggiungimento di un accordo (es. Tuttosport) e in alcuni casi addirittura l’esistenza stessa di un interessamento Juve per il tecnico catalano (o meglio: del tecnico catalano per la Juve, es. Sky); dall’altro, c’è chi invece ritiene ancora possibile una conclusione dell’affare e arriva in alcuni casi addirittura a darlo per fatto: un’agenzia generalista, uno speaker radiofonico, uno showman televisivo.

La verità? No, non sono qui per alzare il braccio al vincitore: il tempo, come sempre, sarà l’unico giudice. Al momento, possiamo registrare una spaccatura tra chi finora ha sempre lavorato in modo tradizionale (telefonate ad agenti, ad informatori storici e poi, trovata una possibile pista, pubblicazione o avviso di pubblicazione della notizia in attesa di feedback dalla società. Ma la società Juve è la stessa di quando c’era Marotta? Comunica uguale?) e chi dice di avere anche fonti che bypassano la società stessa perché più in alto dei dirigenti, o più di lato. Per la prima volta nel linguaggio dei “mercatari” iniziamo a sentir parlare anche di banche, di istituti di credito, di ambienti dell’alta finanza. Con Ronaldo, d’altra parte, la Juve ha rotto la tradizione dell’acquisto “sostenibile” e si è buttata nel mercato, più ambizioso e complicato, dell’acquisto “da rendere sostenibile” (con l’aumento del fatturato).

Guardiola sarebbe, secondo chi ne racconta l’arrivo, un’operazione da studiare col commerciale e con istituti di credito, più che con Paratici e Nedved. Da smentire fino all’ultimo anche se fosse vera perché a muoversi dovrebbero essere diverse pedine, non solo sportive, e tutte insieme. E infatti la Juve ai giornalisti smentisce. O meglio: la linea ufficiale della comunicazione è “Non ci fate domande sul prossimo allenatore”, ma con un paio di telefonate in più la smentita arriva, anche decisa. Così decisa, evidentemente, da spingere in queste ore alcuni giornalisti “tradizionalisti” a fare veri e propri rant pubblici forti della tripletta di “è tutta un’invenzione” incassata da Branchini, dai dirigenti del City e – appunto – da quelli bianconeri.

Il City è andato oltre. Invece di smentire con un comunicato nel sito, ha mandato l’avvocato Galassi, membro del board, a fare il giro delle sette Chiese: prima in tv, da Sky, definita “l’unica televisione seria” (a differenza evidentemente di “altre”); poi, in radio, a Radio24, a ribadire lo stesso concetto (e a prendere le distanze da “altre” radio che hanno dato certe notizie). Una smentita delle fonti, più che delle notizie.

E oggi di Guardiola non vi è più traccia, sui giornali. “La Juve anti-Allegri (di Sarri)”, “La Joya di Sarri”, “La Juve con te (te inteso come Sarri)”: tutti sulla stessa notizia, tutti insieme, tutti su altro.

Eppure, ragiono tra me e me, se domani si presentasse a colloquio dal proprio bo$$ dicendo: “Scusate, non intendo più restare perché ho perso le motivazioni, non darei il 100% e ho voglia di cambiare” e rinunciasse ai soldi e alla parte residua di contratto, verrebbe con ottime probabilità liberato. Magari a seguito di una litigata, magari con annesse accuse di mancanza di professionalità, magari tra la delusione o la rabbia; oppure, al contrario, con spirito collaborativo e con la richiesta di aspettare qualche altro giorno per permettere al club di trovare un sostituto nell’ombra. Non lo so, ma immagino verrebbe liberato. Un grande club, se messo dinanzi ad un fatto del genere, non può fare altro che prenderne atto. Scordiamoci i De Laurentiis, i Lotito nostrani e il celodurismo: sono poraccerie da club di provincia.

Quindi perchè siamo ancora a sentire cosa dica Galassi (ovvio, smentisce), cosa dica Pep (oggi smentisce, ma domani? Sarebbe il primo a cambiare idea? La Juve l’ha appena fatto su Allegri, remember?), cosa dica la Consob (lol) o cosa dica la Juve (ufficialmente nulla)? Il punto è solo cosa voglia fare Guardiola, ammesso che il suo desiderio di allenare i bianconeri sia reale. È disposto a metterci la faccia e a “tradire” il contratto in essere col City e la gente che da lui è stata convinta a seguirlo in Inghilterra per chiedere una risoluzione anticipata? Sì? Allora la Juve può sperarci davvero – piano industriale alla mano – con buona pace di tutto il board. No? Allora niente da fare, se ne riparlerà magari in futuro, magari mai, magari abbiamo scherzato.

Lo sapremo a breve ma, nel frattempo, non vorrei la Juve sottovalutasse una cosa: non smentire in maniera netta e diretta un possibile interessamento per Guardiola (lo so, non sono tenuti formalmente a farlo), fissa l’asticella delle aspettative dei tifosi molto in alto. Nel caso in cui fosse tutta una bufala e la Juve non avesse comunque tra le mani un altro big, probabilmente troppo in alto. E sarebbe un peccato, perché il dolore di culo da caduta per terra sarebbe bello forte.

La vera guerra, qui, pare quella in atto tra i tifosi bianconeri lasciati in silenzio e all’oscuro e costretti a dividersi tra speranzosi, fatalisti e attendisti. Gli stessi tifosi che già erano spaccati su Allegri e sulla scelta di cambiare allenatore e che ora, a maggior ragione, cavalcano una fonte piuttosto che un’altra tra atti di fede e simpatici culti della personalità.

Sono momenti spiazzanti, non eravamo più abituati, stanno lavorando, lasciamoli fare. Io però ora – come Chiellini – un top me l’aspetto. Chiunque esso sia.


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