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La Juventus di Sarri5 min lettura

Guardiola? Klopp? Pochettino? Sarri? Simone Inzaghi? Mihajlovic? Il nodo relativo alla scelta della prossima guida tecnica della Juventus, dopo il quinquennio vincente con Max Allegri, non è ancora stato sciolto.

I nomi usciti sui media tradizionali e sul web sono quasi tutti intriganti. Al netto di Guardiola, intorno al quale si sta svolgendo una vera e propria battaglia mediatica, il nome più intrigante del lotto ci sembra essere quello di Sarri.

Il grande nemico (ex?) durante l’epoca del suo passaggio al Napoli potrebbe così trovare una nuova casa a Torino, sponda bianconera. Reduce da una stagione positiva col Chelsea (qualificazione alla prossima Champions centrata e finale di Europa league conquistata), Sarri si ritroverebbe catapultato su una panchina importante come quella bianconera, dove gli sarebbe chiesto sì di portare il suo gioco ma anche di vincere.

Se, intorno a questa ipotesi, alcuni sono già pronti a costruire una narrativa poetica (parlando di ‘conquista del palazzo’), più prosaicamente sarebbe il caso di valutare cosa eventualmente potrebbe seguire all’ingaggio di Sarri da parte della Juve.

Prima di tutto, benché per certi versi questa vicenda potrebbe finire per somigliarle, non sarebbe un altro maledetto United. Rifacendoci al libro di David Peace, comunque una trasposizione romanzata di quello che veramente avvenne in quel lontano 1974 a Leeds, è inverosimile pensare che Sarri si presenti nello spogliatoio juventino accusando i giocatori di non aver vinto con merito gli ultimi titoli.

Sarri non verrebbe con la (inconscia?) volontà di trasformare l’etica del club e dei giocatori, come invece cercò di fare Brian Clough con lo United. Piuttosto, l’ex allenatore del Napoli cercherebbe di dimostrare all’esterno che il suo gioco è spettacolare ma può risultare anche vincente.

Il suo 4-3-3 troverebbe giocatori già pronti, mentre con altri il lavoro dovrebbe essere più profondo per adattarli al calcio predicato dal 60enne allenatore toscano. Tanto per cominciare, il sistema di Sarri (Sarri-ball, come lo hanno chiamato gli Inglesi) si discosta da quel calcio fluido praticato dalla Juventus dell’ultimo Allegri.

Il 4-3-3 sarriano è infatti più verticale. Al Chelsea poi, Sarri ha dimostrato di sapersi adattare la materiale a disposizione, avendo in squadra meno giocatori di sistema e più talenti abituati a ricevere palla fra i piedi che non ad attaccare lo spazio.

Alla Juve, il lavoro maggiore che Sarri dovrebbe fare sarebbe quello sulla difesa. Da anni abituata ad avere l’avversario come primo riferimento, la linea di Sarri utilizza invece una zona pura, dove il riferimento primario è il pallone. In questo senso, trovare in rosa un giocatore come Rugani potrebbe aiutare la transizione.

Messo da parte durante l’era di Allegri, con il suo antico mentore ad Empoli Rugani potrebbe trovare più spazio e fungere in qualche modo da guida per far apprendere velocemente agli altri difensori la fase difensiva che Sarri predilige. Da un certo punto di vista, anche Bonucci potrebbe trarre beneficio da questo cambiamento tattico. Più abituato a coprire lo spazio che a marcare, il no.19 bianconero si troverebbe appunto ad avere palla e spazio come riferimenti difensivi. Nel gioco di Sarri i centrali hanno fondamentale importanza anche in fase di costruzione visto che solitamente è uno di loro, dopo il play basso, il giocatore che in partita tocca più palloni nelle sue squadre.

Questo è il motivo per il quale le azioni del Napoli partivano spesso da Koulibaly o anche perché David Luiz è uno dei giocatori della Premier ad aver effettuato più passaggi nell’ultimo terzo di campo avversario.

Tutto questo senza contare la possibilità di arretrare definitivamente Emre Can in una posizione da difensore, centrale o anche esterno. Sempre sugli esterni poi, Sarri avrebbe a disposizione giocatori come Cancelo, Spinazzola e, se dovesse restare, Alex Sandro, tutti qualitativamente superiori a quelli utilizzati nelle precedenti esperienze di Empoli e Napoli.

A centrocampo il sistema di Sarri necessita di un Jorginho, vale a dire di un giocatore in grado di produrre una percentuale altissima di passaggi riusciti per aiutare la fase di costruzione dal basso e, a livelli più alti di campo, per collegare le due catene esterne. Gran parte della manovra del Napoli e di quella del Chelsea passava e passa dai piedi dell’italo-brasiliano. Un giocatore simile la Juve in rosa lo ha, pur con le differenze del caso. Si tratta di Pjanic, anche se al bosniaco verrebbe chiesto di aumentare ulteriormente la sua velocità di smistamento del pallone e di giocare più passaggi verticali . Nel caso in cui Sarri volesse invece utilizzare Pjanic come mezzala nel mezzo spazio, ecco allora che la Juventus dovrebbe fornire al nuovo allenatore un nuovo regista dalle caratteristiche simili a quelle di Jorgniho: un metronomo dai piedi buoni.

Per quanto concerne gli interni di centrocampo Bentancur, Ramsey e anche un Bernardeschi spostato centralmente sono in grado di garantire quello sviluppo per catene richiesto dalla fase di possesso del tecnico del Chelsea. Tutti e tre sarebbero un upgrado rispetto ai vari Mateo Kovacic e Ross Barkley per il ruolo di terzo centrocampista del triangolo di mezzo di Sarri. In Matuidi Sarri avrebbe poi un giocatore difensivo in grado di raccordare le due fasi della squadra e collegare centrocampo e attacco. In pratica, il francese giocherebbe in quel ruolo da centrocampista box-to-box ricoperto da N’Golo Kante al Chelsea e da Allan al Napoli.

In avanti poi la qualità dei bianconeri è talmente importante, sia a livello di singoli che di profondità della rosa, che Sarri potrebbe sbizzarrirsi nel trovare di volta in volta il tridente migliore. Appare poi intrigante l’idea di utilizzare Dybala alla Mertens. L’argentino avrebbe così, dopo i recenti patemi con Allegri, di giostrare più vicino alla porta, in una posizione a lui più gradita.

In generale, l’arrivo di Sarri rappresenterebbe una svolta non indifferente per il club torinese. Si tratterebbe infatti del passaggio da un allenatore reattivo ad uno proattivo, tanto in fase di possesso che in quella di non possesso.

Un cambiamento non soltanto tecnico ma anche ideologico che, certamente, potrebbe richiedere qualche tempo di adattamento da parte dell’ambiente e non solo della squadra. Tuttavia, un eventuale ingaggio di Sarri sarebbe in linea con quel processo di ‘europeizzazione’ tecnica della Juve cominciato un paio di stagioni fa.

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Michele Tossani

Classe 1978, prof. di storia e filosofia, scrive anche per Il Nuovo Calcio. È autore di diversi libri ed articoli di tattica, non necessariamente sulla Juventus.