La Juve, Sarri e il valore del giocare bene3 min di lettura

Ben ritrovati a tutti.
“I Mondiali di calcio hanno scandito i tempi della nostra vita e scandiranno quelli che verranno”. Così, sapientemente, Federico Buffa ha descritto un’essenza, non l’unica, della massima competizione che ci accompagna, pandemie permettendo, ogni 4 anni. Lo stesso vale in generale per il calcio, la più grande fonte di distrazione di massa in Italia, un evento che riempie le nostre giornate e ci accompagna quotidianamente.
Così la Juventus è ritornata a essere la ragione per cui ti risvegli col sorriso o con la delusione il giorno dopo una sua partita. Lo è in un periodo in cui tradizionalmente mancherebbero alcuni giorni alla data della ripresa dell’attività, mentre le prossime tre settimane sono quelle decisive per la vittoria del campionato. Nessuno, nemmeno i diretti protagonisti, possono avere certezze sulla costanza di rendimento e prestazioni, a maggior ragione quando sei costretto a giocare alle 17 in piena estate.
Il contesto è questo ed è uguale per tutti. Nulla osta però a trarre elementi oggettivi dalle prestazioni delle squadre. Noi di Ateralbus, tradizionalmente, siamo sempre stati quelli dell’efficacia. Tra giochismo e risultatismo, siamo sempre stati dalla parte del giocare bene il proprio calcio. Ogni allenatore ha le sue idee e i suoi principi di gioco, ogni rosa è composta da calciatori con caratteristiche precise. Responsabilità del tecnico è quella di saper rendere il proprio calcio efficace vestendolo su misura. Compito della società è avere un pensiero forte nella costruzione della rosa per rendere maggiormente prestazionale il gioco dell’allenatore.
Sono quindi il giocare bene e l’efficacia gli unici due parametri per giudicare allenatore, calciatori e società. Il calcio è all’apparenza semplice, ma bisogna saper convivere in campo con tre fattori: tempo, spazio, velocità. La Juventus di Sarri è una squadra che vuole attaccare in spazi ristretti, facendo densità attorno al pallone, muovendo velocemente il pallone e muovendosi nei tempi giusti per smarcarsi. Senza pallone è invece una squadra che vuole riaggredire subito una volta perso il possesso, difendere con tanto campo alle spalle, mantenere un baricentro alto, avere come riferimento la posizione dei compagni e del pallone applicando una zona pura.
Ci è riuscita con continuità? No. La Juventus sta giocando bene? A volte. La Juventus è intensa? Non sempre. Il gioco è stato efficace? Così così. La rosa è pensata per un progetto tecnico preciso? No. Serve convinzione nel cambiamento? Sì. Ci sono giocatori che stanno crescendo? Sì, da Cuadrado come terzino, a Bentancur, a Dybala come 9 e mezzo. La Juventus è già di Sarri? Sì. I risultati ci sono? A oggi, sì. Io detesto le contrapposizioni, lo sguardo continuamente rivolto al passato, le rivendicazioni, l’innamoramento per le proprie idee. Esiste la realtà, esiste il campo. Sono stati smentiti i profeti della sventura, sono smentiti quelli della svolta per il bel gioco come ricerca fine a se stessa. La Juventus vuole unicamente vincere e sta provando a farlo intraprendendo una strada diversa.
Serve però sempre convinzione nel supportare pienamente il progetto tecnico. Certamente servono giocatori più abili negli smarcamenti, più continui negli inserimenti senza palla, più precisi e veloci nella trasmissione, più sani. La Juventus ha una potenza di fuoco cresciuta notevolmente, ma è ancora usata male. Nel corso degli anni si è preferito l’accumulo, ossessionati dalla profondità della rosa: spesso si è vissuto sulle opportunità, acquistando ottimi giocatori, ma mettendo in difficoltà l’allenatore. Così ora si vive grazie anche alle plusvalenza e si hanno in pancia troppi giocatori over 30. Ritorniamo alla parola chiave: efficacia. La rosa deve essere efficace per il progetto tecnico, le risorse devono essere investite in maniera efficace, i giocatori devono essere efficienti.
Non serve aggiungere altro. La Juventus ha scelto una strada. La sta abbracciando e la deve abbracciare. Non conta se quella strada piaccia di più o di meno, conta unicamente che questa strada porti a giocare bene il proprio calcio per vincere. È avvenuto nel passato, può e deve avvenire nel futuro.