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L’Italia di Mancini mette al centro i giocatori

Siamo campioni d’Europa.

Grazie Roberto Mancini, grazie ragazzi.

Come spesso affermava e sostiene un suo predecessore, Antonio Conte, ricordiamoci da dove arriviamo, da una clamorosa qualificazione ai Mondiali 2018 mancata, cioè dal punto più basso della storia recente del nostro calcio.

Mancini, che come allenatore di club non aveva francamente impressionato, è con pieno merito nella storia dell’Italia del pallone, centrando record su record, macinando una lunga serie di risultati utili.

Dalla depressione arriviamo all’entusiasmo di questi giorni. In mezzo un grandissimo lavoro svolto dal ct e dal suo competente e ricco staff. Vi ricordate una delle prime mosse di Mancini? La convocazione di Zaniolo, un ragazzo che non aveva ancora fatto il proprio esordio nel calcio dei grandi. Ha cercato il talento ovunque, dando una opportunità a molti, aprendo le porte di Coverciano, richiamando poi chi meritava di far parte della Nazionale.

La sua Nazionale è la dimostrazione dell’efficacia di una organizzazione condivisa. Siamo una squadra fortissimi, una squadra in cui si vedono e toccano i principi di gioco del calcio moderno, uniti alla consapevolezza che una squadra matura e vincente è in grado di gestire i diversi momenti di una partita.

Non c’è alcuna contrapposizione tra il giocare bene e vincere. Non esiste una dicotomia tra divertirsi e godere per una vittoria. Giochismo e risultatismo sono etichette in cui si muovono anche i diretti protagonisti per cercare il consenso del proprio pubblico. L’Italia è un orologio curato nei minimi particolari, basato sulla qualità dei diretti protagonisti. I giocatori sono al centro, dalle loro caratteristiche si deve partire. Mancini può fare questo calcio perché ha Verratti-Jorginho-Locatelli-Pellegrini-Sensi-Barella-Zaniolo in mezzo al campo, ha Bonucci e Chiellini con Donnarumma, Spinazzola e Chiesa sulle fasce. Li ha scelti lui, alcuni li ha valorizzati credendoci per primo. Tutti sono convinti di poter giocare e vincere seguendo le idee del proprio allenatore.

Non esiste un modo giusto di vincere. Non esiste la vittoria giusta per 1-0, non esiste quella per 4-3. Contano la progettazione, la sapienza e la competenza, la condivisione delle proprie idee e la convinzione totale in quello che si fa. Ancora nel 2021 siamo convinti che si vinca solo con la difesa e col contropiede? Ancora convinti che si vinca solo tenendo il pallone? Il calcio giocato ha mille sfumature: devi saper dettare il tuo contesto ideale, lavorando incredibilmente su quello che fai, adattandoti agli avversari e ai momenti della partita. Devi saper costruire dal basso, superare il pressing rivale, recuperare palla e attaccare in campo aperto, difendere in transizione, soffrire quando sei chiuso nella tua metà campo, pressare in maniera efficacia.

Non esiste quindi un modo di giocare superiore. Ed è stupendo vedere Bonucci e Chiellini, leggendaria coppia difensiva, saper giocare in tutti i modi, credendo enormemente in quello che stavano facendo, perché al centro del villaggio non ci sta solo Chiesa, ma ci stanno sempre i giocatori. Ed è il grande merito, e la lezione principale di Mancini: è andato a cercarli, a prenderli, ha costruito l’abito adatto sulla base delle loro caratteristiche.

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Dà consigli. "Trust the process". Da tanti anni si diverte a parlare e scrivere di Juventus.