Juventus, Real Madrid e Barcellona: bilanci a confronto6 min di lettura

Lo scorso 2 dicembre è partito l’aumento di capitale che alla sua conclusione, il 18 dicembre, porterà nelle casse della Juve liquidità per circa 300 milioni di euro. Sui motivi si è già parlato più volte nei nostri podcast e articoli, ma l’uscita del prospetto informativo relativo all’aumento di capitale e la pubblicazione dei dati del primo trimestre per l’esercizio 2019/20, rendono doveroso un supplemento.

I primi 3 mesi dell’esercizio corrente hanno registrato un incremento dei ricavi, al netto dei proventi da gestione diritti calciatori, di 5.6 milioni di euro e un incremento dei costi più ammortamenti di 11.2 milioni di euro. In virtù delle plusvalenze generate, 63.7 milioni (21.7 in più rispetto al trimestre relativo all’esercizio precedente), la perdita operativa di 12.8 milioni è in miglioramento di 6.9 milioni rispetto allo stesso trimestre nel 18/19. Il debito è cresciuto di 110,4 milioni, raggiungendo il valore record di 573.9 milioni. L’aumento del debito è essenzialmente giustificato dal fatto che, in questo momento storico, non avendo disponibilità dai flussi di cassa (gli ultimi due bilanci si sono chiusi in negativo), le ultime e dispendiose campagne trasferimenti sono state finanziate emettendone di nuovo.

L’incremento del debito unito all’incremento dei costi è stata una scelta evidentemente voluta per continuare nella campagna di rafforzamento della squadra e quindi del brand a livello globale ma come evidenziato nel prospetto relativo all’aumento di capitale, alla data del documento di registrazione, Juventus presenta una situazione di tensione finanziaria non disponendo di capitale circolante sufficiente a far fronte al proprio fabbisogno finanziario complessivo, stimato in 148 milioni di euro.

Il prospetto informativo è chiaramente un documento che tiene conto degli scenari peggiori e deve mettere gli investitori al corrente di tutti i possibili rischi legati all’operazione, tuttavia è opportuno evidenziare come nel corso dell’esercizio ci siano varie manopole da usare per sistemare i conti: mercato giocatori per la generazione di nuove plusvalenze e alleggerimento dei costi; sottoscrizione di nuovi contratti di partnership; performance sportive e relativi introiti. Fatta chiarezza su questi fatti rilevanti è opportuno ancora una volta ribadire che l’aumento di capitale serve non a sistemare i conti, gli stessi potevano essere sistemati dismettendo parte del parco giocatori, risparmiando in stipendi ed ammortamenti, ma a proseguire nel piano di sviluppo mantenendo i parametri finanziari compatibili con quelle che sono le richieste di FIGC e UEFA in termini di Financial Fair Play. La linea della Juve è quella di continuare a investire per generare nuovi ricavi, piuttosto che dismettere. Questa politica di espansione in questo momento storico in cui i ricavi non sono sufficienti e paragonabili a quelli delle big europee, è fortemente supportata dall’aumento di capitale che permetterà di assorbire parzialmente il debito e di garantire che il patrimonio netto continui a essere positivo, visto che le previsioni per i prossimi bilanci sono di negativi per almeno un paio di anni, in modo tale da non sforare i parametri imposti dal Financial Fair Play.

L’aumento di capitale va ovviamente contestualizzato e per tale motivo è opportuno fare un esercizio comparativo, mettendo a confronto i bilanci di Juventus, Barcellona e Real Madrid. Nell’ultimo esercizio disponibile, quello del 2018/19 il Barcellona ha stabilito il nuovo record di fatturato per un club di calcio sfondando il muro dei 900 milioni di euro, 960.2 milioni per l’esattezza, garantendosi con ampio margine il primo posto nel ranking dei club che fatturano di più, scavalcando il Real Madrid a quota 793.7 milioni. Nonostante il suo record di 621.5 milioni e i rilevanti investimenti fatti, la Juventus continua a inseguire, e il gap da Real Madrid (-172.3M) e soprattutto Barcellona (-338.8M) risulta ancora notevole.

Ricavi per settore nel 2018/19

I ricavi per settore mostrano come la Juve abbia un ritardo i tutti i settori e se il Match Day è limitato dalla capienza dello stadio, è soprattutto il settore commerciale quello più indietro. La popolarità del marchio di Barcellona e Real Madrid permette ai due club spagnoli di incassare dal marketing più del doppio di quello che guadagna la Juventus.

L’elevato fatturato offre ovviamente una maggiore capacità di spesa; guardando ai freddi numeri il Real Madrid spende circa 130 milioni in più mentre il Barcellona circa 320 milioni.

Costi per settore nel 2018/19

Sia Barcellona che Real Madrid spendono circa 100 milioni in più per costi operativi, costi in parte attribuibili allo sviluppo del brand; la Juventus per forza di cose è più parsimoniosa da questo punto di vista. La voce grossa la fanno ovviamente gli stipendi: la Juventus con i suoi 327.8 milioni è a soli 34 milioni di distanza dal Real Madrid, ma a ben 214 milioni dal Barcellona.

Che quello della Juventus sia un piano di espansione è testimoniato dagli ammortamenti annuali, il costo dei diritti alle prestazioni pluriennali la fa ovviamente da padrona e Juventus spende 57 milioni più del Real Madrid e 20 milioni in più del Barcellona.

Ammortamenti nel 2018/19

Un ultimo sguardo va dato alle plusvalenze, una voce dei ricavi di cui Juventus ad oggi non può fare a meno. Quello che va evidenziato è che sia il Real Madrid che il Barcellona fanno i loro 100 milioni di plusvalenze, favorite da un mercato giocatori che è decisamente cambiato nel corso degli ultimi anni, nel caso del Barcellona sono addirittura fondamentali per mantenere il bilancio in attivo.

Le plusvalenze nel 2018/19

L’analisi dei numeri mostra come nel complesso il gap con questi due big competitor sia ancora rilevante, nonostante gli sforzi profusi dal club bianconero negli ultimi anni, i ricavi sono ancora lontani. Tuttavia la Juve si è dotata di una notevole capacità di spesa sugli stipendi e sui diritti alle prestazioni dei calciatori, ma per continuare il suo piano di sviluppo ha necessità di continuare in questo processo virtuoso di crescita dei costi e dei ricavi senza avere limitanti di natura finanziaria e di Financial Fair Play, l’aumento di capitale va considerato strategico per evitare un ridimensionamento nel costo della rosa che scaturirebbe in una svalutazione conseguente del brand.