Cosa non va nel centrocampo della Juventus4 min di lettura

Il centrocampo è certamente il reparto che potrebbe beneficiare più di altri di un restyling nel mercato. Contro la Roma si sono palesati a tutti i difetti del reparto: da un cattivo assortimento, all’incapacità di smarcarsi, e ovviamente ai limiti tecnici degli interpreti.


I primi 15 minuti avevano lasciato ben sperare. In superiorità numerica, il centrocampo della Juventus aveva trovato spazio tra il doppio mediano della Roma e, approfittando anche dello spazio dietro ai terzini, e Kolarov in particolare. In questo modo, Pjanić e Rabiot riuscivano a mettere in condizione il trio d’attacco di puntare la porta avversaria agendo nei mezzi spazi. Con il passare del tempo poi, qualcosa si è rotto.

Pjanić e, in misura minore, Rabiot non sono riusciti ad imprimere un ritmo accettabile alla costruzione del gioco. Con le due mezzali spesso spalmate su Veretout e Diawara, erano i due centrali difensivi a determinare la velocità d’uscita della palla: Bonucci non ha passato la più felice delle serate, con errori tecnici anche marchiani per uno come lui, mentre Demiral e de Ligt si sono limitati ad appoggi sicuri – ora su Pjanić spalle alla porta, ora sui terzini. Per giunta, se in passato la vena di Cuadrado è stato un ottimo grimaldello per sgusciare via dalla pressione avversaria, la cattiva serata del colombiano ha tolto questa soluzione dal carnet della Juve. L’incapacità dei due francesi si smarcarsi e creare superiorità posizionale – perfino con l’aiuto di Ramsey – è stata castrante per lo sviluppo di una manovra che non è più riuscita a trovare le punte.

Il palleggio ha dunque risentito sia del ritmo di gioco che dell’inefficenza degli smarcamenti, e poiché non venivano trovati spazio dietro la pressione avversaria (supportata da un gran lavoro di comertura da parte di Pellegrini), gli scambi in diagonale si sono praticamente azzerati. 

Senza palla, i tre (quattro con Ramsey) sono andati in confusione contro il doppio mediano della Roma. Il gallese si è trovato spesso preso in mezzo, con la mezzala lato palla occupata dal terzino e l’altra ansiosa di tenere il rientro del trequartista opposto. La Roma si è allargata molto in uscita palla, per tirar via i due attaccanti, ed ha poi cercato il centro del campo. La migliore occupazione degli spazi centrali da parte dei giallorossi ha fatto la differenza, con Perotti e Zaniolo sempre molto stretti. A tal proposito, è inquietante rilevare come la Juventus abbia avuto difficoltà sia con squadre che attaccano velocamente l’ampiezza (Lazio) sia contro chi invece predilige le vie centrali (Roma). A causa dei mancati accorci in avanti – soprattutto imputabili ad un cattivo decision-making del numero 5 – la Juventus si è allungata da sola, senza quasi essere sollecitata.

La Juventus ha gestito male il doppio mediano della Roma per tutta la gara. Qui una salida di Diawara e il conseguente avanzamento di Veretout mettono in superiorità numerica la difesa della Roma. Rabiot, indeciso se seguire la discesa di Perotti o prendere Kolarov, regala un uomo libero sull’out.

Oltretutto, il fatto che la squadra si sia pericolosamente abbassata negli ultimi 20 minuti è stata una conseguenza del pressing poco lucido e della stanchezza fisica, non una richiesta delll’allenatore (come ammesso in conferenza stampa).

La squadra collassa in area. Cuadrado e Rabiot si scambiano Kolarov e Perotti, ma Pjanić è più preoccupato di seguire la linea difensiva che non di guardare davanti a sé. Dovrebbe essere compito del bosniaco tenere la squadra corta e dettare l’altezza del centrocampo. Pellegrini, complice un Ramsey in ritardo, riceve comodamente sulla trequarti e creerà un’occasione pericolosa.

Infine, dobbiamo ahinoi rilevare la mancanza endemica di un profilo in grado di far sentire la propria presenza negli ultimi 30 metri. Matuidi è un giocatore molto generoso, ma con evidenti limiti tecnici (accentuati da un gioco fatto di possesso e fraseggio stretto). Rabiot, nonostante buona volontà nelle progressioni palla al piede, ha dato segni di indolenza e ha la costante negativa di far perdere diversi tempi di gioco alla manovra; è uno a cui non deve essere dato tempo per pensare, perché abbassa la testa e si incarta. Ramsey, a tratti molto positivo quando messo in condizione di puntare la porta con un appoggio di lato, ha ancora grandi limiti atletici. Khedira è un profilo che collima parzialmente con questa descrizione, ed è peraltro una delle ragione per cui ha giocato molto quando disponibile.

In buona sostanza, dato per assodato il cattivo assortimento dei singoli, la prova contro la Roma è stata insufficiente anche sotto il profilo dell’applicazione individuale, in tutte le fasi di gioco.