Analisi tattica

Serie A, 7a giornata: Juventus – Napoli 3-1

La 7a giornata di questo campionato pone di fronte le due squadre che l’anno scorso hanno battagliato per la conquista del tricolore: Juventus e Napoli. Teatro del match è lo stesso Juventus Stadium che sul finire del mese di Aprile era stato letteralmente ammutolito dal colpo di testa Koulibaly, poi ininfluente in verità sul risultato finale del campionato. Nella stagione 2018-2019 Juventus e Napoli sono ancora le due squadre leader della classifica nonostante le modifiche nella rosa bianconera e il cambio alla guida tecnica dei partenopei.

La squadra di Massimiliano Allegri si presenta a questo scontro al vertice senza sapere cosa voglia dire non vincere. Tra Italia ed Europa i bianconeri non hanno finora sbagliato un match dimostrando sempre una manifesta superiorità rispetto agli avversari seppur in partite con andamento molto differente. Portando i tre punti a casa la Juventus lascerebbe il Napoli, avversaria più credibile allo stato attuale, a -6 punti, un distacco non indifferente per essere solo alla settima giornata. È per questo motivo che Allegri, dopo un siparietto sul curriculum di Ancelotti, ha affermato che la partita, guardando la classifica, ha più importanza per gli avversari. L’11 scelto da Allegri è il seguente: Szczęsny in porta; Cancelo, Bonucci, Chiellini e Alex Sandro per la cerniera difensiva; Emre Can, Pjanić e Matuidi a centrocampo; Dybala (fino all’ultimo in ballottaggio con Bernardeschi) dietro a Cristiano Ronaldo e Mario Mandžukić. Va ricordato, per onor di cronaca, l’indisponibilità di Douglas Costa e Khedira, oltre al lungodegente Spinazzola.

Il Napoli che vive un buono stato di forma dopo i tentennamenti iniziali è quasi obbligato a fare risultato con un occhio di riguardo alla giornata di Mercoledì quando in terra partenopea sbarcheranno i Reds di Klopp. Ancelotti dà continuità al modulo adottato nelle ultime uscite: Ospina in porta; la consolidatissima linea difensiva composta da Hysaj, Albiol, Koulibaly e Mario Rui; Callejon, Allan, Hamsik, Zielinski a centrocampo con Insigne e Mertens per il pacchetto avanzato. Il Belga ha vinto il ballottaggio con Milik il cui inizio di campionato è stato senza dubbio più che positivo.

L’inizio della partita dei bianconeri è horror per via di numerosi errori in fase di impostazione determinati sia da imprecisione sia dal poco movimento dei giocatori offensivi sia per un pressing ben portato dai partenopei seppur non si possa parlare di pressing eccessivamente asfissiante. Così facendo il Napoli prende coraggio e mantiene tutto sommato agevolmente il pallino del gioco mentre la Juventus è costretta a fasi di attesa con baricentro molto basso e di difesa posizionale. strategia che non si concilia con la squadra messa in campo. In fase di impostazione i bianconeri tentano maggiormente di uscire dal lato destro (Bonucci – Cancelo) con il Napoli che si posiziona di conseguenza: Insigne su Bonucci, Zielinski si allarga per coprire su Cancelo, Hamsik e Allan si alzano per andare a prender la mezz’ala sul lato forte (Emre Can) e Pjanić. La sensazione, oltre a errori tecnici e questioni tattiche, è che la Juventus non sia entrata in campo con la tranquillità necessaria per gestire con pazienza e lucidità i momenti della partita. In aggiunta al problema di uscita in possesso si presentano difficoltà a leggere i palloni giocati alle spalle del centrocampo: Pjanić è a volte solo ed eccessiva è la distanza tra centrocampo e difesa. È cosi che Zielinski, il quale  viene con frequenza dentro al campo come già fatto nei match precedenti, ha la possibilità di calciare quasi indisturbato colpendo il palo. Le cause di queste problematiche risiedono nell’insostenibilità, allo stato attuale, del tridente Dybala Ronaldo Mandžukić senza che nessuno di loro si preoccupi di abbassarsi sulla linea dei centrocampisti: Una difesa posizionale con soli 7 giocatori a difendere non è sostenibile, soprattutto contro il Napoli che ha dimostrato e dimostra di essere una squadra più che valida. Da questa fase del match più che negativa la Juventus però non ne esce indenne: su un errore in uscita compiuto da Bonucci che tenta il laser pass verso il centro del campo il Napoli si porta in vantaggio sfruttando il break di Allan e la combinazione Callejon – Mertens. Nel video sottostante è possibile osservare le problematiche bianconere nei primi dieci minuti di gioco.

Dopo il gol subito la Juventus si assesta e il Napoli riduce la sua intensità di gioco sia in fase di possesso sia di non possesso. Gli azzurri abbassano il baricentro e si posizionano in fase di non possesso con un classico 4-4-2 in cui Callejon e Zielinski si abbassano sulla linea mediana di Hamsik e Allan. La Juventus dal canto suo cerca di macinare il suo gioco: circolazione veloce del pallone da una parte e dall’altra del campo, gestione paziente per trovare l’imbucata corretta grazie alle qualità dei singoli e soprattutto  giocate letali in transizione grazie al numero 7 in maglia bianconera. È proprio infatti da una di tali situazioni che la Juventus al minuto numero 26 ottiene il pareggio.

Il movimento più bello è il taglio di Emre Can sul primo palo che consente al numero 17 di colpire solo indisturbato. A proposito, chi ha iniziato l’azione? Esatto, sempre Can

Da questo momento in poi la Juventus cresce sempre di più: il pressing bianconero contrasta efficacemente l’impostazione bassa del Napoli, Can e Matuidi grazie alla loro fisicità riescono a sovrastare sia Allan sia Zielinski, i due migliori giocatori partenopei in questa prima fase di stagione, Pjanić domina tecnicamente il centrocampo e Cristiano Ronaldo, impiegato prevalentemente sul centro sinistra ma con libertà di svariare, mette continuamente in difficoltà Hysaj. Due statistiche possono essere utili per inquadrare la partita del bosniaco: primo giocatore per chilometri percorsi (quasi 1 km in più del secondo, Matuidi) e primo giocatore per palloni giocati (quasi 100). La sua centralità, con Can e Matuidi a dominare fisicamente, gli ha permesso di giocare una grande partita e di poter esprimere gran parte del suo potenziale. La Juventus conclude il primo tempo in netto dominio (tra il minuto 30 e il minuto 45 si trova il quarto di gioco in cui la Juventus ha avuto maggiormente il possesso palla). Il vero rammarico è non aver segnato il gol del raddoppio nonostante le occasioni avute. Nel video sottostante è possibile osservare come abbia funzionato bene la catena di destra condita da cambi di ruolo: da notare l’associatività di Cancelo e Pjanić e poi Emre Can che abbatte tutto ciò che gli si pare davanti.

L’inizio del secondo tempo segue l’andamento con cui si è conclusa la prima frazione. Il Napoli non riesce ad affacciarsi con più uomini nella metà campo bianconera e ovviamente il contropiede con uomini come Mertens e Insigne contro un marcatore come Chiellini e due corridori come Cancelo e Alex Sandro non lascia granché speranze. Al terzo minuto i bianconeri ottengono il meritato vantaggio grazie a un ottimo break di Dybala, un’eccellente giocata di Cristiano Ronaldo che colpisce il palo in seguito al quale Mandžukić non può sbagliare.

Ottenuto il vantaggio la Juventus cerca di gestire ma non lo fa in maniera matura concedendo troppo al Napoli che va vicino al pareggio con Insigne. Probabilmente i bianconeri pensavano di aver già vinto il match, a maggior ragione dopo che al minuto 57 Mario Rui commette fallo su Dybala e l’arbitro gli mostra il secondo giallo. Napoli in 10 per cui Ancelotti inserisce il nuovo acquisto Malcuit che va a occupare la casella di terzino destro con Hysaj che si sposta sulla sinistra. Dentro anche Milik per uno spento Mertens. Nonostante l’inferiorità numerica è però il Napoli a fare la partita. Nei due minuti successivi Allegri inserisce Bentancur per Emre can e Bernardeschi per Dybala. Il numero 33 può garantire rispetto all’argentino una maggiore copertura difensiva e la formazione puntuale di due linee da 4 per il consueto 4-4-2 in fase di non possesso. Nonostante i cambi il Napoli macina gioco e occupa decisamente meglio gli spazi tanto da creare un’occasione gigantesca  al minuto 71 che capita sui piedi di Callejon. Al minuto 75 la Juventus segna il terzo gol su calcio d’angolo e di fatti, passata la paura, chiude il match poiché nei 15 minuti successivi gli uomini di Massimiano Allegri si limitano a gestire e a controllare il match .

La prima ragione per la quale la Juventus ha vinto questa partita è la più banale che si possa trovare: è la squadra (sensibilmente) più forte. Se l’anno scorso Sarri grazie al suo stile di gioco perfettamente impiantato, al sacrificio delle competizioni europee e a una solidità difensiva eccellente era riuscito ad assottigliare (non ad annullare) il notevole gap con la Juventus (Juventus molto diversa da quella attuale) fino a vincere allo Juventus Stadium, quest’anno la sensazione (molto più di una sensazione) è che la Juventus non possa perdere questo campionato salvo suicidi. Il Napoli, per quanto debba ancora rodare in alcuni meccanismi, non dà la sensazione di poter giocarla alla pari con una Juventus che di fatti ha attaccato e staccato la spina più di una volta nel corso del match. Nota di merito, manco a dirlo, per Cristiano Ronaldo che, non appena l’importanza del match si alza, sale in cattedra e di fatti domina la partita lasciando un’impronta non indifferente  in tutti e tre i gol. Ci sono anche delle indicazioni negative: la prima è relativa ai primi dieci minuti di gioco sia in impostazione ma soprattutto in fase difensiva con la fatica a sostenere quel tridente; la seconda sono le occasioni concesse al Napoli per pareggiare nel secondo tempo, pur in superiorità numerica. Ora ritorna la Champions League in un match da vincere assolutamente per poter fare un passo importante in avanti per la qualificazione agli ottavi.

 

Classe 1996, di Novara, aspirante magistrato, allenatore alle prime armi, appassionato (anche) di tennis e tifoso juventino fin da piccolo.