Precedenti: Juventus-Genoa Coppa Italia 2017

Juventus e Genoa si sono affrontati 11 volte in Coppa Italia. In 4 delle 13 vittorie finali, i bianconeri hanno eliminato i liguri sul loro cammino. Come successo nella stagione 2017/18, con le firme prestigiose di Dybala e Higuain.


Juventus-Genoa in Coppa Italia è film già visto. Una serie che conta di ben 11 puntate a partire dal 1939. Una pellicola quasi sempre in bianconero, con una bilancio che recita 8 successi, 2 pareggi e un solo ko, uscito proprio nel primo confronto diretto.

Cammino verso la gloria

La storia parla chiaro. Anche in Coppa Italia, la Juventus guarda tutti dall’alto verso il basso. Forte delle sue 13 vittorie complessive. Quattro delle quali, per giunta consecutive, firmate dal gruppo allenato da Massimiliano Allegri: un record dentro il record.

In 4 di questi 13 trionfi, i bianconeri si sono sbarazzati del Genoa lungo il cammino destinazione finale. Una volta proprio a un passo dall’ultimo atto.

Si parte nel 1941. In pieno Fascismo e in periodo di guerra. Il calcio non si è ancora fermato, ma molti atleti hanno dovuto rispondere alla chiamata alle armi. A metà ottobre, quando la Juventus ospita il Genoa, la Serie A non è ancora partita. I bianconeri, guidati da Giovanni Ferrari nel doppio ruolo di giocatore e allenatore, vincono 2-1 con doppietta di Riza Lushta. L’attaccante albanese è l’uomo in più nella competizione. Tanto da rifilarne 3 al Milan (a quel tempo italianizzata in Milano come vuole il regime) di Peppino Meazza nella finale di ritorno. È la seconda vittoria del club nella manifestazione dopo quella del 1938.

E c’è nuovamente il Genoa sulla strada che porta alla terza. Sono passati quasi 20 anni. È il settembre 1959 quando la Juve di Boniperti-Charles-Sivori ne infila 3 ai rossoblu (Cervato, Sivori e Nicolè) in semifinale. Altro capolavoro in finale: 4-1 all’Inter a San Siro. Ripetuto un anno dopo (1960) per una storica accoppiata, impreziosita anche dal trionfo in campionato.

Una grande Juve quella. Come grande è quella del 1982/83. Tutti si aspettano il massimo con quel po’ po’ di squadra: i 6 Campioni del Mondo, Platini e Boniek, Trapattoni in panchina e Boniperti alle redini. Eppure è una stagione di occasioni mancate, su tutte quella di Atene con l’Amburgo. Arriva la magra consolazione della Coppa Italia (la 7a della serie), con tanto di impresa in finale con il Verona. A fine agosto 1982, i bianconeri provano a prendere le misure di Marassi dove esordiranno in campionato e perderanno con la Samp. Molto meglio con il Genoa, ma quante sofferenze. Finisce con un 4-3 che non ricorda certo Italia-Germania del 1970, anche se le firme sono di prestigio: Platini, Scirea e doppietta del nuovo eroe nazionale Pablito Rossi.

2017, di corsa verso lo storico poker

Molto più recente l’ultimo atto: stagione 2017/18. La Juventus è già in pieno ciclo schiacciasassi. Ha vinto gli ultimi 6 Scudetti, 3 con Conte e 3 con Allegri. Ma con il livornese in panchina la squadra ha mosso un ulteriore passo verso la storia, centrando per 3 annate di seguito il double. I bianconeri sono quindi reduci da 3 successi di fila in Coppa Italia (tra le quali spicca la tanto agognata 10a!) e sono imbattuti da 3 stagioni nella competizione.

Quando riparte la nuova edizione, tocca proprio al Genoa tentare l’impresa. La sfida è valida gli ottavi, in programma mercoledì 20 dicembre, a 5 giorni da Natale. Un Natale particolare: la Lega Serie A ha deciso di provare nuove strade. Niente sosta per le Feste, tutti in campo fino alla fine del girone d’andata e pausa a metà gennaio. Per una volta non si dovrebbe correre il rischio del classico relax pre vacanze. Un esperimento fallito e mai più riproposto in un paese che non ha nulla a che spartire con l’Inghilterra. In particolare gli stadi!

La Juventus prima della coppa

I bianconeri arrivano a metà dicembre in corsa su tutti i fronti. Supercoppa Italiana a parte, gettata via ad agosto contro la Lazio. La missione Champions è stata superata, anche se il doppio confronto col Barcellona (3-0 al Camp Nou e 0-0 in casa) ha lasciato qualche dubbio.

Meglio in campionato, dove è partito da tempo il testa a testa col Napoli di Maurizio Sarri. La squadra di Allegri ha rischiato di farsi staccare, ma nello scontro diretto al San Paolo è stato il neo “core ingrato” Gonzalo Higuain a ricucire lo strappo.

Fin da inizio stagione il gruppo ha palesato passaggi a vuoto (ko con Lazio e Samp) e dietro ha sbandato troppo. Come successo, ad esempio, proprio contro il Genoa alla 2a giornata. Con vittoria 4-2 in rimonta (3 gol di Dybala) ma con vantaggio rossoblu 2-0 dopo neanche 10 minuti.

Ma a ridosso del Natale, i bianconeri sono nella piena bagarre di testa (5 squadre in 6 punti), dietro di un punto solo al Napoli capolista.

Il Genoa prima della coppa

Ben diverso il cammino del Genoa. I rossoblu che hanno rischiato il colpaccio a fine agosto avevano Ivan Juric in panchina. Con tante aspettative e la speranza di veder ripercorse le orme del suo maestro Gasperini.

Invece ancora una volta la pazienza del patron Enrico Preziosi si esaurisce presto. Dopo 12 giornate, i punti sono appena 6. Parafrasando il celebre Pulp Fiction, arriva il momento di chiamare il signor Wolf a tinte rossoblu, alias Davide Ballardini.

Il tecnico ravennate si getta nel Genoa ter e anche questa volta inizia a risolvere problemi. La squadra centra 8 punti in 5 partite, molti dei quali in trasferta. E si guadagna la sfida sul campo della Juve in Coppa Italia.

Mercoledì 20, tutti allo Stadium

Mercoledì 20 dicembre si va in campo per completare il quadro degli ottavi di Coppa Italia. E la sfida dello Stadium è l’ultima delle 8 in calendario.

Una sfida che arriva quando né Allegri e né Ballardini la vorrebbero. Nel weekend successivo la Juventus avrà la Roma in uno scontro d’alta quota. Il Genoa il match interno contro un Benevento già condannato (un solo punto in classifica, record negativo di sempre) ma che con Roberto De Zerbi ha dato chiari segni di vita.

Entrambi i tecnici fanno ricorso al turnover. Con Buffon ko, gioca Szczęsny. Rugani e Barzagli centrali con Lichtsteiner Asamoah esterni. Marchisio, Bentancur e l’ex Sturaro a centrocampo. Davanti spazio a Bernardeschi e Douglas Costa. Ma soprattutto a Dybala, rimasto fuori dall’11 titolare negli ultimi 2 incontri e a secco di gol da un mese e mezzo. Higuain e Mandzukic rifiatano, così come Chiellini e Cuadrado.

Nel Genoa gioca Lamanna in porta (e non Perin), ma soprattutto si rivede almeno in panchina Giuseppe Rossi, su cui Preziosi ha deciso di scommettere dopo l’ennesimo infortunio al ginocchio.

Juve avanti in scioltezza. O quasi

Il primo tempo dello Stadium è un monologo dei padroni di casa. Lamanna salva da campione su Douglas Costa e Bernardeschi. E in un paio di altre circostanze si spegne la luce a un passo dal gol.

Gol che arriva quando già gli spogliatoi sono pronti a scaldare i 2 gruppi. È il 42’ quando Dybala sfrutta un velo, si accentra e col sinistro mette uno dei suoi sinistri a fil di palo. Rete importate per il risultato, ma soprattutto per allontanare qualche fantasma. E qualche gufo. Si va al riposo sull’1-0 con Sturaro che sfiora anche il repentino bis.

Ripresa. Il Genoa ha lasciato nella pancia dello Stadium la paura e inizia a crederci. La Juve va a intermittenza e dietro sbanda qualche volta di troppo. Così Centurion e 2 volte Galabinov mettono i brividi. O meglio, fanno temere a qualcuno di dover allungare la serata di freddo torinese anche per i supplementari.

Allegri getta sul tavolo la carta Higuain e si prende il mazzo. Dybala veste i panni dell’uomo assist e lancia il Pipita nel corridoio giusto: 2-0 e gara congelata del tutto.

Entra Giuseppe Rossi e visto che si è sul 2-0 qualcuno sarà tornato con la mente al 2013. A quei 3 gol in maglia viola. Ma stavolta il tempo non gioca dalla parte del ragazzo cresciuto negli States. Che un’occasione sembra procurarsela. L’arbitro Maresca fischia un rigore ai rossoblu. Pepito si porta sul dischetto, ma non ha fatto i conti con la novità di stagione: il Var. Le immagini tv rendono giustizia, negano il penalty e mettono una pietra tombale sulla gara. Finisce qui.

La Juventus vince ancora in Coppa Italia e si garantisce un quarto di finale… a sorpresa.

Buon Natale in salsa sabauda

Il pacco regalo è arrivato prima di scendere in campo. Il Toro di Sinisa Mihajlovic ha compiuto l’impresa. Vittoria in casa della Roma di Eusebio Di Francesco e garanzia di un derby che potrebbe valere la stagione.

Se ne riparlerà un paio di settimane dopo. Juventus-Torino sarà il succulento primo boccone dell’anno solare 2018. Ma il 3 gennaio scatterà ancora una volta la legge del più forte: 2-0 firmato Douglas Costa e Mandzukic e altro passo avanti.

Per la cronaca, i bianconeri batteranno 2 volte l’Atalanta in semifinale (1-0 sia a Bergamo che a Torino) e poi sculacceranno il Milan di Gattuso in finale: 4-0.

Sintesi: 5 gare giocate, 5 vittorie, 10 gol fatti e neppure uno subito, anche grazie a un rigore parato da Buffon al Papu Gomez. La 13a Coppa Italia della storia ha un motivo in più per essere ricordata con piacere. Oltre al fatto di essere l’ultima della serie!

Coppa in palio anche oltre Manica

Mercoledì 20 dicembre si gioca anche in Inghilterra per la coppa. Si tratta di quella di Lega. Con un sorpresa ch fa impallidire anche quella del Toro. Il Manchester United di Mourinho va ko col Bristol, squadra di Championship. Non basta un gol di Ibrahimovic: salta così l’attesa semifinale col City di Guardiola.

Chi invece fa il suo dovere è Antonio Conte. Il suo Chelsea soffre ed elimina il Bournemouth con una rete a tempo scaduto. Marcatore? Vedere alla voce Alvaro Morata. I Blues si garantiscono il penultimo atto con l’Arsenal.

A proposito di Coppa. Il 2018 che sta per iniziare è anno di Coppa del Mondo in Russia. Senza l’Italia, fatta fuori negli spareggi dalla Svezia. In quei giorni di dicembre si decidono i destini tv del Mondiale. Senza gli azzurri in campo, la Rai si fa da parte e lascia spazio a Mediaset. Ma si consola aggiudicandosi i diritti di Champions League.

Intanto nel mondo

Natale è in arrivo. Ma a Roma la festa per ora è rovinata. Il tradizionale albero di Natale da allestire in piazza Venezia non è proprio il più rigoglioso dei sempreverde. Il nome col quale verrà ribattezzato, cioè “Spelacchio”, troverà presto spazio in altri ambiti, soprattutto in politica. Intanto nel mondo stanno per celebrarsi gli 80 anni di Cenerentola, inteso come il film della Disney.

A proposito di film, nel 2016 l’Oscar fu meritatamente vinto da Il caso Spotlight. Un gran bel lungometraggio che racconta lo scoop del Boston Globe, capace di portare alla luce casi di pedofilia avvenuti in parrocchie della città e coperti dall’allora arcivescovo Bernard Law. Proprio Law muore in quella mattina del 20 dicembre, a Roma, dove ha vissuto da pensionato gli ultimi anni della sua vita.

Sempre negli Stati Uniti è Donald Trump a fare notizia. A 11 mesi dal suo insediamento come Presidente lancia la sua riforma fiscale. Un emendamento che fa molto discutere. Come tanti altri nei suoi 4 anni alla Casa Bianca. Quattro anni ora giunti alla conclusione, in una maniera altrettanto discutibile. Tanto per cambiare.

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Giornalista freelance e podcaster.