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Come sta cambiando la Serie A?

Negli ultimi 10 anni la media di gol fatti da una squadra nella singola partita è passata da 1.30 a 1.58. In mezzo a questo cambiamento il calcio di Pirlo sembra la scelta più sensata per avere un alto ritorno sull’investimento.


C’è un aspetto poco sottolineato di recente nella Serie A, un aspetto che è diventato evidente in questi due strani mezzi campionati influenzati dal Covid19 ma che affonda radici più profonde in quella che potremmo considerare un’evoluzione del gioco del calcio nel massimo campionato italiano, considerando almeno l’ultimo decennio.

In questo grafico in cui è rappresentata la media gol segnata da una singola squadra nella singola giornata, appare evidente come negli ultimi 11 campionati e mezzo, il trend sia di un progressivo aumento, cosa che appare ancora più evidente nella media a 5 anni, che depura la normale media dai picchi. Il Covid19 e l’elevata concentrazione di partite hanno solo contribuito ad accentuare il fenomeno.

Questo aspetto non può ritenersi trascurabile nel momento in cui si va a giudicare la scelta di Pirlo sul tipo di calcio da proporre e si discute se questo tipo di proposta sia adatta a vincere un campionato. Nel momento di difficoltà, quello con qualche pareggio di troppo, in molti hanno disquisito sull’opportunità di cercare dei compromessi, o sulla testardaggine del tecnico bresciano nell’insistere sulle sue idee. Pirlo è stato giudicato, come ben detto da Davide Terruzzi in un suo recente pezzo, senza immedesimarsi in quelli che erano i suoi principi di gioco e sulla loro origine. E mentre in molti auspicavano un ritorno alla difesa posizionale per dare solidità alla fase di non possesso, Pirlo ha scelto la strada della coerenza, non si è affidato a un gruppo di giocatori per consolidare le idee in campo, ma si è affidato al sistema di gioco, sempre lo stesso, dalla prima amichevole, con leggeri aggiustamenti sulla costruzione, che ha comunque mostrato fluidità anche nelle ultime gare.

La coerenza per un migliore ritorno sull’investimento.

La coerenza e la convinzione delle idee per convincere il gruppo a portarle sul campo, alla ricerca di un calcio propositivo, di dominio dell’avversario, con l’obiettivo di produrre occasioni da gol. La chiave, a nostro avviso, è proprio questa, in un campionato caratterizzato da un crescente numero di gol e occasioni da gol, in cui le migliori viaggiano alla media di un gol subito a partita, diventa quando mai importante creare occasioni da gol e segnare, piuttosto che cercare di evitare di subirli, cosa che va comunque perseguita. La Serie A come più volte sostenuto nei nostri podcast nella scorsa stagione da Enrico Ferrari e Jacopo Azzolini, tra gli altri, ha progressivamente alzato il suo livello, denotando un sempre maggior numero di squadre che hanno puntato su un gioco propositivo e pronte a giocarsi la gara, senza speculare, costantemente alla ricerca della possibilità di colpire l’avversario.

In un contesto di questo tipo al di là delle proprie idee, è essenziale scegliere la strategia che abbia il miglior ritorno sull’investimento ed appare quanto mai opportuno chiedersi se un calcio speculativo sia ancora adatto a vincere un campionato o se al contrario la netta inversione di tendenza, che di fatto è già avvenuta, non sia la strada giusta. Se guardiamo alle prime della classe, seppur con connotati diversi, è possibile individuare un comune denominatore, tutte hanno una proposta di calcio votato più ad offendere che a difendere, una proposta che si sta allineando al calcio contemporaneo che si gioca in Europa e soprattutto in Champions League, la Serie A sta diventando un campionato allenante da questo punto di vista.

Il calcio della Juve è ancora pieno di difetti, ma è anche probabile che nella ricerca continua di un equilibrio tra fase di possesso e quella di non possesso, sia necessario cominciare ad abituarsi a concedere qualche occasione in più agli avversari, aspetto comune, tra l’altro, a tutti i top club in Serie A, se questa è conseguenza di una maggiore quantità e qualità di occasioni create. Alla fine è semplicemente una questione di quanto è alto il ritorno sull’investimento fatto. D’altra parte appare abbastanza intuitivo, a nostro modo di vedere, che se la peggiore squadra in Serie A produce mediamente quasi un xG a partita e un gol a partita, se la media di questo campionato è 1.6 gol fatti, è abbastanza rischioso viaggiare su una produzione media di meno di 2xG a partita, cosa che risulta assai difficile giocando un calcio speculativo.

L’attuale ritorno dell’investimento.

Nelle ultime giornate, seppur rischiando qualcosa, la Juve ha sempre generato un differenziale positivo, sia considerando gli expected gol che le big chance, e sebbene nelle ultime partite con Udinese, Milan e Sassuolo, la squadra ha concesso una media di circa 1 xG a partita, il saldo negli xG sempre superiore a 1 e il conseguente ritorno dell’investimento, hanno fruttato 9 punti.

La Juventus alla 17.a giornata è a 7 punti di distanza dalla capolista, ma con una partita in meno, per la prima volta in stagione, guida la classifica degli expected point di Understat, risultando il secondo attacco per xG, dietro la Roma che ha una partita in più, e la seconda difesa dietro al Napoli.

Classifica dei punti attesi secondo l’algoritmo di Understat dopo 17 giornate

È chiaramente presto per trarre delle conclusioni, ed è troppo presto per capire cosa sarà di questo campionato ma come si scriveva in questo precedente pezzo, se la proposta di calcio continua a offrire questo saldo tra occasioni create e subite, seppur con la presenza di difetti che mano a mano dovrebbero essere almeno in parte corretti, è altamente probabile che la Juve continui sul trend di punti che si è evidenziato nell’ultimo periodo.

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