Le pene di Sarri3 min di lettura

E così, il legame fra la Juventus e Maurizio Sarri è durato una sola stagione. Un matrimonio che, alla fine, si è rivelato impossibile. Impossibile perché il tecnico toscano non si è abituato all’ambiente sabaudo e perché quest’ultimo, alla fine, lo ha rigettato.

Come è stato scritto, la storia di Sarri alla Juve ora, più che quella di Maifredi, ricorderà la vicenda di Brian Clough al Leeds United, durata appena 44 giorni. Sarri ha resistito un anno (e vinto uno scudetto, giova ricordarlo), ma le similitudini ci sono. Anche lì, un allenatore di lotta entrava in un club che rappresentava l’aristocrazia del calcio locale. Allora come ora, il nuovo allenatore voleva imporre il proprio gioco ad un gruppo di veterani che avevano vinto praticando un altro football. E anche in quella situazione i giocatori più influenti nello spogliatoio finirono per rigettare la novità. Sarri ha iniziato la sua avventura bianconera andando a parlare sullo yacht di Ronaldo per provare a convincerlo a giocare centravanti (e questo, come ha scritto Mario Sconcerti, è stato probabilmente il suo primo errore), ricevendone un rifiuto.

Da quel momento in poi il portoghese è stata la sua più grande risorsa (31 gol segnati in 33 presenze, terzo nella storia della Juve a segnare 30 reti in una stagione di A dopo Felice Borel e John Hansen) ma anche il suo più grande problema. Ronaldo non pressa e, se lo fa, lo fa quando vuole lui, indipendentemente dai tempi di squadra. Ronaldo non copre e allora bisogna sacrificare qualità nel palleggio per mettere a centrocampo un interdittore (Matuidi) che lo copra). Ronaldo non vuole partire da no.9 ma vuole andare comunque al centro quando lo ritiene opportuno.

E i problemi si sono verificati anche in altre zone di campo. Pjanic, che doveva diventare Jorginho (e toccare 150 palloni a partita) non è la controfigura dell’italo-brasiliano ed è finito fuori dalle gerarchie e ceduto per fare plusvalenza. In fase difensiva la squadra ha interpretato il pressing e la riaggressione a corrente alternata. Diverse volte la squadra, dopo aver segnato, si è accontentata di provare a gestire il risultato (come faceva con Allegri) senza avere più la struttura tattica e mentale per poterlo fare (anche da qui le tante rimonte subite dalla Juventus sarriana). I tanti allenamenti dedicati alla tattica non sono mai stati digeriti dal gruppo.

Questa squadra veniva da 8 scudetti consecutivi, 5 con Allegri, giocando un certo tipo di calcio e allenandosi in una certa maniera. I calciatori hanno pensato: perché cambiare? Perché abbracciare un’idea nuova quando la vecchia era efficace?

Sarri ha detto bene in conferenza stampa, alla vigilia della sfida col Lione. ‹‹Se la valutazione è il proseguimento di un’idea lo faranno indipendentemente dal risultato››. La sua idea è stata rigettata. Ed era già stato tutto deciso: gli spifferi erano tanti e il tecnico sarebbe stato esonerato al momento dell’uscita dalla Champions, che fosse avvenuta ad opera degli uomini di Rudi Garcia o di un’altra squadra.

L’allontanamento di Sarri potrebbe però significare anche che in Italia ci vorrà ancora tempo per vedere un Nagelsmann o un Tedesco. Nei top club, come dimostra l’arrivo di Pirlo, si privilegiano ancora gli ex calciatori. Una curiosità: come nel caso della Juve, anche al Chelsea, per sostituire l’ex trainer del Napoli, è stata chiamata una ex bandiera come Lampard, che conosce l’ambiente e i giocatori. Sarà un caso. O forse no.