Finanza e bilanci

Appunti sparsi sul Financial Fair Play 2.05 min lettura

di Andrea Lapegna


Il Financial Fair Play, i bilanci delle grandi europee, i prezzi gonfiati del mercato, e soprattutto la nuova proposta sul tavolo di Nyon.


Non abbiamo ancora finito di meravigliarci del pirotecnico mercato estivo di PSG e Barcellona, che la nostra sorpresa è stata di nuovo catalizzata dai vari Van Dijk e Coutinho. A quanto pare, i massimi organismi europei sono rimasti scandalizzati dal trasferimento Neymar tanto quanto noi comuni mortali che fatichiamo ad arrivare a fine mese: dopo l’apertura di un’inchiesta che non si sa bene a che punto sia, la novità è rappresentata dalla proposta di un nuovo Financial Fair Play (FFP): per comodità – e per un certo je ne sais quoi – lo chiameremo FFP 2.0

Disclaimer: questo articolo attinge a piene mani dall’anticipazione pubblicata da Le Parisien, di cui offre traduzione e interpretazione.

La storia è più o meno nota. In seguito alle manovre finanziarie di PSG e Manchester City, la crème della vecchia guardia europea ha formalmente chiesto alla UEFA di rivedere e aggiornare le misure del FFP. In testa al carro di richiedenti ci sarebbero Real Madrid, con Pérez inusitatamente stanco di spendere, Barcellona, scottatissimo dal pagamento di una clausola che credeva muro invalicabile, e ovviamente due tre le società più solide del vecchio continente: Juventus e Bayern Monaco. Come tutti noi, anche loro hanno rosicato. Le Parisien definisce questi club “baroni”, che da noi ha una connotazione negativa nemmeno troppo velata. La proposta, formulata sulla base di richieste più stringenti dei nostri baroni, sarebbe già stata redatta in un documento di un centinaio di pagine.

Principi fondamentali

Il principio fondante del FFP come lo conosciamo è quello del break even, cioè il quasi pareggio di bilancio (un deficit massimo di 30 mln su tre anni è concesso nella versione attuale). Nella proposta del FFP 2.0 non ci sarebbe traccia di questo principio ma – lo chiariamo subito – questo non significa che non sarà trattato e tanto meno che sarà abbandonato. Ma allora cosa si vuole introdurre? Si vuole introdurre un limite alla differenza tra spese e entrate sul calciomercato. La bilancia tra “quanto ho speso” e “quanto ho guadagnato” da quella giostra che spoglia e riveste i nostri giocatori preferiti non dovrebbe superare un passivo di -100 milioni. Non è chiaro se questa soglia debba essere rispettata all’interno di una singola sessione di mercato, sul bilancio annuale, o addirittura su un arco temporale più ampio. Il margine è decisamente largo, ma questo significa che il PSG non avrebbe mai potuto comprare Mbappé o Neymar  senza vendere. Né tanto meno il City avrebbe potuto fare le due sessioni di mercato che ha fatto da quando il buon Pep ha traslocato nella grigia Albione. A dirla tutta, nemmeno al Milan sarebbe stato concesso il mercato estivo del 2017 (col paradosso che il Milan ha investito così pesantemente proprio per i limiti che gli saranno imposti dal FFP). Non è chiaro nemmeno se il passivo debba intendersi considerando solo il prezzo dei cartellini, oppure anche quello di stipendi, consulenti, intermediari, procuratori, intercessioni papali, etc. Però abbiamo la soglia: 100 milioni.

Interpretazione. Ad oggi l’opzione più plausibile sembra l’integrazione di questo principio con quello del pareggio di bilancio. Quest’ultima opzione dovrebbe essere mantenuta, e se è vero che alcuni club ne hanno proposto addirittura una revisione significa che è ancora ben salda sul tavolo dei negoziati. La revisione riguarderebbe un cambiamento apparentemente minore, ma assolutamente significativo: la soglia tollerata non sarebbe più un valore assoluto (-30 milioni), ma una percentuale sui ricavi totali. Indovinate chi l’ha proposta questa revisione? I club più ricchi e spendaccioni, col PSG in testa alla cordata. In effetti, un -30mln per il PSG è una cosa, mentre un -30mln per il Vicenza ha purtroppo ben altre conseguenze.

Varie ed eventuali

Altre voci sulla lista di Nyon sono apparentemente accessorie, ma di pari interesse. Si vogliono ad esempio ridefinire le cosiddette “parti terze“, ossia quei partner commerciali i cui investimenti totali sul club non possono oltrepassare il 30% dei ricavi del club stesso. La ridefinizione del concetto di terze parti potrebbe portare ad una limatura dei “raggiri” (comunque legittimi) che la versione attuale permette. Ciao, Qatar Tourism Authority, che sganci 200 milioni all’anno per una partnership senza nemmeno avere il logo sulle magliette: parliamo di te.

Oltre a un non ben decifrato “inquadramento del debito” dei club (finanziario, dobbiamo immaginare…), si parla anche di ridurre le rose a 25 giocatori effettivi. Il che significherebbe tanti saluti alle strategie di alcuni club – in primis la Juventus – che detengono decine di cartellini poi mandati a giocare chissaddove. Altre società che dovrebbero drasticamente rivedere le proprie strategie di controllo sarebbero Chelsea, City, e la nostra piccola grande Udinese. Questa, più che una battaglia dei club europei storici, sembra essere una battaglia personale di Ceferin. Che io nel mio piccolo mi sento anche di appoggiare.

Le Parisien si lancia poi in una patriottica difesa dei club francesi, cui per motivi diversi questo FFP 2.0 farebbe malissimo. Al PSG per ovvi motivi, e al Marsiglia per gli stessi (se è vero che i nuovi proprietari dovrebbero investire copiosamente); Monaco e Lione, che si stanno affermando come club venditori, dovrebbero rivedere al ribasso le proprie aspettative, dal momento che il FFP 2.0 introdurrebbe in maniera del tutto indiretta – ma altrettanto voluta – un calmiere ai prezzi dei cartellini.

Calendario

La proposta dovrà essere approvata il 24 maggio dalla UEFA. Possiamo stare sicuri che nel frattempo assisteremo a manovre finanziarie, negoziati più o meno trasparenti, e soprattutto a tante puntate del Podcast di Ateralbus.

Andrea Lapegna

Sopravvive a Bruxelles, scribacchia per Aspen Institute e Sphera Sports; è tra gli sto(r)ici di AterAlbus per parlare di calcio giocato, curare la community e correggere la punteggiatura negli articoli.