Opinioni personali

La valorizzazione del parco giocatori – Il lavoro di Allegri9 min lettura

A stagione conclusa e con molti interrogativi ancora senza risposta, credo sia opportuno soffermarsi su uno dei punti maggiormente divisivi, ossia sulle modalità con cui Allegri ha disposto dei giocatori in rosa. Le riflessioni sulla rosa della Juventus e la sua valorizzazione tecnica non possono tuttavia prescindere dalle parole di Allegri stesso sui giocatori che ha allenato quest’anno. L’allenatore livornese ha più volte fatto trasparire una certa insofferenza verso alcuni dei suoi elementi, incalzati anche pubblicamente e spronati nelle conferenze a dare di più – sia sotto il profilo tecnico che soprattutto su quello psicologico. Di sicuro alcuni giocatori hanno reso al di sotto delle aspettative. Ma Allegri li ha sfruttati a dovere?

Perin e i portieri

La Juventus in estate ha acquistato Mattia Perin per 12 milioni. Tuttavia, l’ex Genoa non è stato utilizzato come fu con Szczęsny, cercando di incalzare il portiere nominalmente titolare, ma ha avuto un ruolo da numero 12 più classico. Perin ha le qualità per esser titolare in molte squadre di medio-alta Serie A, ed anche in giro per l’Europa, ma non è stato reputato all’altezza di un ruolo maggiore nella Juventus. A dire il vero questa non è totalmente una sorpresa, e noi di Ateralbus in qualche modo ce lo aspettavamo.

La difesa, un’arma spuntata

Il reparto difensivo ha presentato anch’esso alcune noti dolenti quest’anno. Allegri ha mancato nell’adattarsi alle caratteristiche dei propri giocatori, castrando soprattutto le spiccate doti offensivi di Cancelo e di Alex Sandro. Su quest’ultimo andrebbe fatto un discorso a parte, perché l’applicazione con cui si è trasformato da giocatore funambolico a terzino bloccato è encomiabile (Allegri pare orientato addirittura ad utilizzarlo come terzo di sinistra in una linea a tre); se non fosse che è stato come avere un delfino per una gara di nuoto e metterlo a gareggiare al salto con l’asta: ha raggiunto comunque grandi risultati, ma un delfino non potrà mai eccellere in aria. Di conseguenza, il brasiliano ha perso brillantezza nei dribbling sul lungo, negli strappi palla al piede e negli allunghi verso il fondo. Un peccato grave, perché aggiungendo forzatamente livelli difensivi al proprio gioco ha perso le qualità in palleggio che lo rendevano un terzino unico. Oltretutto, non possiamo fare a meno di chiederci se questo sistematico ridimensionamento non sia all’origine dei millantati problemi psicologici e motivazionali dell’ex Porto.

Cancelo ha avuto un ottimo inizio di stagione, che è coinciso con il momento in cui la Juventus sembrava orientata ad offrire un calcio più palleggiato negli spazi intermedi, fatto di scalate in avanti e di pressing offensivo. Il portoghese ha strappato le prime pagine dei giornali per diversi mesi, salvo poi ritornarvi sotto le spoglie di “oggetto misterioso” quando la squadra si è involuta verso un calcio speculativo che mal si concilia con le sue caratteristiche. Non va sottovalutato nemmeno qui l’aspetto psicologico, perché fargli terra bruciata attorno significa metterlo nelle condizioni di sbagliare (e infatti sono gli errori tecnici quelli che l’hanno fatto finire sul banco degli imputati). Il Cancelo degli ultimi mesi è un giocatore cui è stata limitata la componente istintiva, e lo si è messo nelle condizioni di dover cerebralmente pensare la giocata in anticipo: se poi quando alza la testa vede compagni a 40 metri, l’errore è pronosticabile – se non scontato.

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Chiellini e Bonucci sono stati invece innegabilmente valori aggiunti. Se di Chiellini conosciamo vita morte e miracoli e soprattutto le immense qualità che lo rendono adatto a qualsiasi contesto, su Bonucci è utile ragionare. Dopo un inizio balbettante – forse aveva bisogno di riadattamento? – ha offerto soluzioni importanti al rebus dell’uscita bassa, e specialmente quando lo si è potuto schierare a destra ho potuto beneficiare di un angolo di passaggio più chiuso, più immediato per lui. In contrasto con la stagione milanista, Bonucci si è inserito appieno nel sistema bianconero e ha aiutato la squadra a proporre un calcio diverso. Chi invece non è maturato affatto è Rugani. È difficile cogliere la linea di demarcazione tra le colpe del giocatore e quelle dello staff tecnico, ma è innegabile che la crescita dell’ex Empoli si sia fermata già da tempo. Un dilemma in più per la difesa della Juventus, che probabilmente avrà bisogno di rinnovamento.

A mio parere il reparto difensivo ha qualità eterogenee e ben assortite, in grado di offrire molteplici soluzioni al tecnico, rispondendo così alle esigenze di un calcio moderno sempre meno monolitico ed ortodosso. Proprio la difesa fu invece additata da Allegri, nel suo libro, come incapace di gestire i ritmi delle gare e di comprendere i momenti delle stesse. Una discrepanza apparente, che passa tuttavia per la gestione del materiale tecnico.

Il centrocampo e i suoi equivoci

Affrontiamo adesso il vero e proprio nodo cruciale della squadra, il centrocampo. Poste le qualità degli interpreti, tenderei ad escludere che questo reparto possa offrire livelli prestativi elevati con una disposizione a tre e vertice basso. Questo è dovuto soprattutto alla funzione di Emre Can, acquisto di punta del reparto, le cui qualità fisiche non consentono un livello aerobico altissimo (come invece Matuidi, per intenderci). Il tedesco deve perciò basare la sua prestazione su una posizione più centrale, probabilmente più arretrata, strappando ove possibile e marcando in avanti linee di passaggio e uomini. In un binario a due sarebbe un valore inestimabile, in particolar modo pensando ad un assortimento ricco di soluzioni con Pjanić , che a due sa giocare alla grande (vedasi la seconda metà del 2016/2017). Il bosniaco invece – e questo lo dico dai primi istanti di Pjanić in bianconero – non mi ha mai convinto da metodista e mai mi convincerà. Poca presenza fisica, scarsa protezione della palla sulla trequarti: è essenzialmente una mezz’ala di possesso riadattata, un po’ per necessità un po’ per integralismo tattico di chi siede in panchina.

Bentancur ci ha fatto vedere lampi di talento purissimo, ma a mio avviso ha sofferto troppo i continui cambiamenti di ruolo e di posizione, che male hanno fatto alla sua maturazione tattica. Senza certezze i giocatori, e specialmente i giovani, corrono il rischio di smarrirsi (ed è un discorso che vale anche per Emre Can).

Una pletora di trequartisti e finte ali

Un altro che aveva fatto vedere un grande inizio quando la Juventus aveva abbracciato un gioco di posizione è Federico Bernardeschi. Tuttavia anche per lui vale il discorso fatto in precedenza: aggiustato in un ruolo non suo per aderire alle idee dell’allenatore, non ha saputo svolgere la funzione di trequartista come ci si attendeva, né d’altro canto quella del quarto uomo a chiudere la linea a 4 del centrocampo in fase di non possesso (a destra come a sinistra). Bernardeschi è un giocatore di fascia, che può dare tantissimo in termini di corsa e sa coniugare molto efficacemente quantità e qualità. Di sicuro però se gli si chiede rifinitura centrale nel deserto della trequarti bianconera, significa che è stata fatta una valutazione errata di quelle che sono le sue qualità principali, e di conseguenza non è stato messo in condizione di rendere al meglio.

Di Douglas Costa abbiamo parlato diffusamente, ed è difficile non accorgersi di come sia un giocatore risolutivo, sia per le partite che per i dilemmi tattici che hanno attanagliato la Juventus quest’anno. Per giunta, raramente gli è stato permesso di lavorare in campo aperto, relegandolo piuttosto ad esterno del 4-4-2 con l’aggravio di doversi preoccupare della linea arretrata. Al netto degli infortuni, un simbolo del “potrei ma non voglio”.

Ronaldo e l’attacco

Fa strano dover commentare la prima stagione di Ronaldo alla Juventus partendo dall’incontestabile assunto che questa è stata la sua peggior annata in termini realizzativi da quando gioca stabilmente in attacco (28 gol in stagione, prima di questa la stagione peggiore fu il 2009/2010 con 33 realizzazioni). È stato senza ombra di dubbio determinante, come d’altra parte ci si attendeva, ma la frustrazione del fuoriclasse portoghese rimarrà scolpita nelle nostre menti quando guarderemo a questa stagione.

Mandžukić è stato determinante nel momento in cui la Juventus si è incancrenita su un crossing game senza reali alternative. Centro di gravità di un sistema che giocoforza ruotava attorno alle sue caratteristiche. Ma proprio per questo, il croato non ha mai dato l’impressione di poter prescindere da questo contesto, palesando chiare difficoltà al cambiare dello stesso. Allegri ci ha detto che è il miglior partner in attacco per Ronaldo, ma la realtà dei fatti ha smentito questa ipotesi: le migliori partite della Juventus sono state proposte proprio in assenza di Mandžukić.

Va invece affrontato con maggior profondità il tema Dybala. L’argentino quest’anno è stato confinato, senza apparenti ragioni, a regista a tutto campo (il termine tuttocampista è forse uno specchietto per le allodole). Anche perché poi ha sistematicamente segnato ad ogni partita giocata nel suo ruolo naturale di attaccante. Dybala è a mio avviso l’esempio più lampante della mancata valorizzazione del parco giocatori, perché pur avendo un ottimo fondo aerobico gli si è chiesto un lavoro troppo grande ed è stato quindi tutto sommato comprensibile vederlo arrivare stanco e poco lucido in area di rigore. Questo è stato evidente soprattutto nelle scelte che ha fatto Dybala negli ultimi 16 metri, spesso controproducenti e controintuitive. Non si tratta solo di cattivo giudizio sulle qualità tecniche e tattiche del giocatore, ma anche e soprattutto di un equivoco atletico.

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Piccola nota per Moise Kean, tenuto nascosto fino al tramonto della stagione. Dopo le prime partite in cui segnava con strafottente onnipotenza, è stato schierato in coppia con Ronaldo, chiedendogli un lavoro fatto di accorci che non è nelle sue corde. Sono due giocatori spiccatamente verticali come pensiero, una coppia mal assortita soprattutto in assenza di una trequarti folta e tecnica. Speriamo che questo campanello di allarme sia recepito.

Con questa disamina appare manifesta sia la qualità della rosa sia gli errori di comprensione da parte dell’allenatore. Un ulteriore motivo di critica è stata la volontà di rincorrere per tutta la stagione un equilibrio sbandierato come necessario e mai veramente trovato. Un’indiretta ammissione di colpe. Questo ha portato Allegri a cambiare ruolo ai giocatori più volte – e spesso all’interno della stessa partita – togliendo loro certezze e consapevolezza dei propri mezzi. Demotivare così la rosa significa abbassare la soglia di attenzione, che non sarà più raggiunta durante la performance. Un aspetto certamente negativo, così come negativo è stato aver puntato su un centravanti come Mandžukić accanto a Ronaldo; un Mandžukić che aveva passato gli ultimi due anni a fare l’esterno di centrocampo, una zona centrifugata quest’anno proprio da Ronaldo che lo ha di fatto costretto a trovare una nuova infruttuosa collocazione. Nel complesso, la stagione della Juventus non può prescindere da una valutazione sulla corretta interpretazione dei giocatori, ed invece abbiamo assistito ad un’interpretazione negativa fortemente affetta da errori di comprensione. Errori già gravi se ‘naturali’ ed involontari, ma che diventano imperdonabili se commessi scientemente per sacrificare le qualità dei giocatori sull’altare del credo tattico dell’allenatore.


Questo articolo riflette le opinioni personali dell’autore e non necessariamente quelle dell’intero staff.

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Enrico Ferrari

Prof. in scienze motorie, ex responsabile del settore giovanile dell’Andria BAT in Lega Pro 2012-2013, dal 2012 è osservatore per una squadra di Lega Pro ed è direttore tecnico di una scuola calcio.