La scheda di Arthur Melo7 min di lettura

Biografia

Arthur Henrique Ramos de Oliveira Malo, o più semplicemente Arthur Melo, nasce il 12 agosto 1996 a Goiânia, capitale dello stato del Goiás. Ha la possibilità fin da piccolo di iscriversi in una scuola calcio e infatti già dall’età di 4 anni inizia a dare i primi calci al pallone presso la squadra dell’ex giocatore Niltinho, cugino del padre. Dopo una strabiliante prestazione contro il Goiás è stato invitato a unirsi nel club della capitale per il quale ha giocato poi dal 2008 al 2010. All’età di 14 anni il padre Aílton riceve la proposta che porterà il figlio 2.000 km più a sud. A Porto Alegre. Al Grêmio. Giunto nella capitale del Rio Grande do Sul, nel gennaio 2015 impressiona tutti in un torneo giovanile e viene promosso in prima squadra sotto la guida di Luiz Felipe Scolari. Nel 2017 è ormai componente fisso dell’undici titolare vincendo tra l’altro il premio come Best Newcomer del Campeonato Brasileiro Série A e venendo inserito nel Team of The Year. Vince la Copa Libertadores nello stesso anno per poi trasferirsi in Europa, a Barcellona, alla corte di Valverde per 31 milioni di euro più 9 di bonus. 69 le presenze fino a questo momento in maglia azulgrana. L’esordio in nazionale brasiliana è giunto l’8 settembre 2018 e con la maglia verdeoro ha trionfato nell’edizione casalinga della Copa América del 2019.

Caratteristiche fisiche

Non si tratta di un giocatore possente come testimoniano i 172 cm per 73 kg. Possiede però una muscolatura ben strutturata con una discreta forza nelle gambe che gli conferisce alta reattività, esplosività e rapidità di passi sul breve. Soffre invece maggiormente sul lungo dove paga leve non lunghissime. Grazie all’eccellente coordinazione di cui dispone e che lo rende un giocatore molto elegante nei movimenti sembra essere sempre in controllo del suo corpo, del pallone e di tutto quanto gli sta intorno.

Caratteristiche tecniche e tattiche

“Mi piace avere la palla tra i piedi, amo i passaggi corti ed il gioco rapido.”

Questa frase, pronunciata i primi tempi della sua avventura al Barcellona, sintetizza molti aspetti del gioco di Arthur. Il brasiliano eccelle nel palleggio grazie a una tecnica di base notevole e la sua associatività sulla corta-media distanza è senza dubbio la caratteristica più lampante del suo gioco. Arthur ama ricevere il pallone tra i piedi e rigiocarlo a massimo due tre tocchi; muoversi e smarcarsi per riceveree nuovamente in una posizione migliore se possibile. Tale attitudine lo rende un giocatore molto mobile che tende a coprire una vasta area del centrocampo come testimonia l’heatmap di questa stagione.

Heatmap di Arthur in questa stagione, due domande rapide: quanto si muove? Molto. Quanto entra in area di rigore? Molto poco

Oltre a doti di palleggio superlative Arthur eccelle anche nell’elusione del pressing tramite baricentro basso, movimento del corpo e controllo orientato: non ha paura nè si trova a disagio quando gli spazi sono congestionati. Inoltre, per via dell’alta frequenza di passi, tende a toccare molte volte il pallone e questa caratteristica gli consente di rimediare anche all’ultimo in situazioni critiche. L’esplosività sulle gambe gli conferisce un buon cambio di passo, aspetto che per esempio lo differenzia notevolmente da Pjanić, molto meno dinamico e mobile nell’interpretazione del gioco. In relazione a questo aspetto un’altra divergenza col bosniaco si intravede nei dribbling: Arthur effettua 1,7 dribbling per game mentre Pjanić si ferma a 0,6 evidenziando ancora una volta un’attitudine più istintiva del blaugrana.

Un confronto Arthur – Pjanic

La frase sopra citata non restituisce quanto Arthur incide col pensiero sul match tramite la gestione dello spazio e del tempo. Il brasiliano è uno di quei giocatori che prima di ricevere il pallone controlla più volte lo spazio attorno a sè per pensare già prima di ricevere il pallone il tipo di giocata da effettuare. Inoltre permette di controllare il ritmo partita: se la squadra ha bisogno di qualche secondo per ordinarsi, Arthur opera delle pause nel suo gioco assecondando le esigenze di squadra; se invece giunge il momento propizio per accelerare verticalizza. Quale mezz’ala di possesso non ci si può attendere un contributo sensibile in fase realizzativa come testimoniano i soli 4 gol in 69 partite.

Arthur è quel giocatore che non apre su Dembélé largo a destra, imbuca per Vidal. Ma alla Juventus chi lo fa Vidal?

Per quanto concerne invece la fase di non possesso, come molti giocatori che si esaltano quando la squadra è corta, Arthur offre un ottimo contributo in fase di riaggressione immediata evidenziando intelligenza calcistica e letture più che distinte. Non brilla invece in contrasti e tackle ed è destinato a soffrire molto i contesti di squadra che si allunga in cui è chiamato a difendere in campo aperto o scappando all’indietro.

Nella Juventus

Partiamo da un paio di domande: Arthur risolverebbe tutti i problemi del centrocampo della Juventus? No. Arthur apporterebbe un miglioramento nella composizione dell’undici titolare? Con ogni probabilità sì. Il brasiliano costituirebbe un significativo upgrade nel nostro centrocampo in relazione ai seguenti aspetti: palleggio, intensità in fase di possesso, rifinitura. Si tratta di un giocatore molto tecnico ed estremamente abile sulla corta-media distanza che sarebbe essenziale per risalire il campo col palleggio e per verticalizzare nell’ultimo terzo di campo. Inoltre la capacità di pensare prima, e giocare poi, a due tocchi sarebbe una garanzia di intensità col pallone che invece è più volte mancata nella circolazione palla in questa stagione. La collocazione più idonea nel centrocampo a 3 di Sarri sarebbe con ogni probabilità quella di mezz’ala destra: si tratta di un giocatore che per via del suo dinamismo e dell’interpretazione del gioco tende a muoversi molto per il campo. Deve essere pertanto lasciato libero di avanzare o arretrare per associarsi senza imporre un ruolo maggiormente di posizione davanti alla difesa. Faccio più fatica invece a vederlo come mezz’ala sinistra non tanto per la fase di possesso quanto per la fase di non possesso in cui, come abbiamo avuto modo di analizzare più volte nel corso della stagione, ci vuole un giocatore in grado di compensare la (non) copertura di Cristiano Ronaldo. E ad Arthur per caratteristiche non può essere richiesto un lavoro del genere. È chiaro che per esprimersi al meglio il contesto di una Juventus alta e corta, in grado di recuperare il pallone in posizione avanzata, sarebbe ottimale per l’azulgrana poiché non sarebbe costretto a dispendiose corse all’indietro su lunghe distanze nelle quale emergerebbero molti suoi difetti. D’altro canto è evidente come Arthur non risolverebbe l’annosa problematica relativa alla penuria di gol dei centrocampisti e al riempimento dell’aria di rigore. Pertanto sarebbe legittimo ritenere, e dunque valutare Arthur come un tassello migliorativo del centrocampo bianconero e non come un salvatore della patria.

GIUDIZIO DELL’AUTORE SULLE ABILITA’ ATTUALI
(caratteristiche)

7,5


REDAZIONOMETRO
(quanto la redazione vorrebbe lo acquistassimo tenendo in considerazione costi, necessità della rosa e potenzialità del giocatore)

Davide Terruzzi
85%
Francesco Federico Pagani
75%
Jacopo Azzolini
75%
Luca Rossi
75%
Roberta Sacco
75%
Andrea Lapegna
70%
Kantor
65%
Enrico Ferrari
50%