L’onda lunga del Covid sul bilancio

Il primo semestre si chiude con un passivo di 113.7 milioni di euro. In calo i ricavi che scendono di 64 milioni, ad influire minori ricavi da stadio e player trading. Costi e ammortamenti si mantengono stabili, migliora l’indebitamento finanziario netto.


di Massimo Maccarrone

La semestrale per il 20/21 di Juventus non porta buone notizie, i primi sei mesi della stagione in corso si chiudono con un negativo di 113.7 milioni di euro. Continua l’effetto negativo del Covid-19 che, dopo il negativo di 71.4 milioni del bilancio 19/20, impatta anche quello corrente. A risentirne pesantemente sono stati i ricavi che hanno registrano una diminuzione di 64 milioni dovuta principalmente alla chiusura degli stadi e ad una finestra di mercato che in assenza di liquidità, ha registrato un minor numero di transazioni eseguite, minor capitale circolante e di conseguenza minori possibilità di registrare plusvalenze.

Ricavi in caduta.

Nel primo semestre i ricavi da matchday sono calati di 31.6 milioni, ma la chiusura degli stadi ha avuto anche effetti indiretti, come la diminuzione dei ricavi da vendite di prodotti e licenze. Già nello scorso esercizio si era registrato un calo nel periodo pre Covid-19, probabilmente dovuto all’aver scontato l’effetto Ronaldo. L’impossibilità di commercializzare prodotti nei negozi fisici e nel giorno della partita ha influito non poco, tuttavia come riportato nella nota ufficiale della società, i ricavi da merchandising negli online store sono cresciuti del 60%.

Un’altra nota dolente arriva dal player trading, in un mercato con poca liquidità è stato molto difficile imbastire operazioni che potessero portare valore aggiunto. I ricavi da player trading, appena 8.4 milioni, hanno registrato una diminuzione di 55.4 milioni. La situazione non è migliorata nella finestra di gennaio 2021, in cui le plus valenze generate sono state 28.4 milioni.

L’impatto negativo è stato mitigato da maggiori introiti da diritti televisivi, il prolungarsi della stagione scorsa oltre il 30 giugno 2020, ha spostato parte degli introiti della scorsa stagione in quella corrente.

Anche sul fronte sponsorizzazioni si è registrato un leggero miglioramento (+5.8%) con ricavi a metà anno prossimi a sfondare il muro dei 70 milioni.

I costi sono stabili.

La diminuzione dei ricavi non è coincisa con una adeguata diminuzione dei costi. Nel complesso i costi sono cresciuti di 2.6 milioni a causa di maggiori costi per il personale tesserato, arrivati a 183.3 milioni (+10 milioni) e maggiori oneri pagati nella gestione dei calciatori.

Gli stipendi del personale sono stati interamente versati per quanto previsto, nessun accordo per una riduzione come accaduto nell’esercizio precedente. L’assenza di matchday ha ridotto le spese per servizi esterni anche se le stesse hanno scontato un parziale incremento per via delle misure messe in atto per mettere in sicurezza strutture e personale a causa del propagarsi della pandemia.

Gli ammortamenti grazie agli addii eccellenti di Higuain e Matuidi, sono in miglioramento di 6.7 milioni.

L’indebitamento finanziario netto grazie ai 38 milioni di attività finanziarie migliora di 27.4 milioni mentre le passività finanziarie si mantengono praticamente stabili a circa 396 milioni.

Ultimo aspetto da evidenziare è che a partire da questo esercizio, Juventus diventa interamente proprietaria del J Hotel dopo aver rilevato il restante 60% da B&W Nest S.r.l

Il prossimo futuro.

Appare evidente quanto un ritorno alla normalità sia auspicabile e necessario, la Juve ha necessità di tornare ad avere ricavi in linea con le attese soprattutto per sostenere l’enorme struttura dei costi. Oggi è alquanto prematuro fare valutazioni su possibili scenari, ma negativi di questo genere non possono essere sostenuti nel medio periodo a meno che non si ricorra nuovamente ad un aumento di capitale. Il patrimonio netto positivo ammonta a 125.5 milioni e la riserva da sovrapprezzo di azioni è stata notevolmente erosa, a giugno sarà il momento di tirare le somme e prendere le dovute e necessarie decisioni nel momento in cui non si dovesse tornare a giocare negli stadi.

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