Tutto da buttare?

Andrea Pirlo manager of Juventus FC keeps the ball in his hands during the Serie A match between AS Roma and Juventus FC at Stadio Olimpico, Rome, Italy on 27 September 2020. (Photo by Giuseppe Maffia/NurPhoto via Getty Images)

A meno 10 dall’Inter capolista in campionato (pur con una partita da recuperare) e con la Champions in bilico dopo la sconfitta (2-1) patita nell’andata degli ottavi col Porto, la compagine guidata da Andrea Pirlo ha finora riservato ai propri tifosi più dubbi che certezze. Se confrontiamo poi i numeri di quest’anno con quelli dell’anno scorso (con Sarri in panchina) il raffronto è impietoso.

La squadra fatica in zona di rifinitura e finalizzazione e, con l’infortunio di Arthur, anche la costruzione bassa ha cominciato a perdere efficacia. Il turnover a cui fa spesso ricorso il tecnico bianconero (figlio di un calendario compresso e della volontà di non lasciare nessuno ai margini) sembra prematuro, considerato il fatto che la Juve non ha ancora assimilato appieno le idee di Pirlo.

Al momento l’umore è quindi negativo. Tuttavia un’analisi, pur partendo dai numeri, deve anche interpretarli alla luce del contesto. In questo senso, il progetto Pirlo va compreso su larga scala.

Arrivato in bianconero all’inizio di questa stagione, il tecnico bresciano era stato inizialmente ingaggiato per fare esperienza con la formazione U23 del club torinese. Successivamente dirottato alla guida della prima squadra, a Pirlo è stato affidato il non facile compito di modernizzare il gioco della Juve, partendo da una rosa rinnovata e senza l’ausilio delle classiche sei settimane che di solito regolano la preseason in un’annata normale.

Nonostante il tempo limitato l’allenatore ha deciso di restare fedele al proprio credo calcistico, già ampiamente illustrato nella tesi compilata per conseguire il patentino Uefa Pro a Coverciano. La convinzione di fondo del 41enne di Flero è che, alla lunga, questo tipo di approccio innovativo darà alla Juve dei risultati, sia in campo nazionale che europeo.

Queste convinzioni si sono poi scontrate con una realtà che comunque va presa in considerazione quando appunto si va a valutare lo stato dell’arte del nuovo progetto tecnico juventino. In primis il fatto che la rosa, pur come detto rinnovata, non è stata rinforzata in alcuni settori chiave. A centrocampo, ad esempio, per un McKennie che si è inserito bene nel ruolo di invasore che Pirlo gli ha cucito addosso ci sono elementi come Rabiot e Ramsey che continuano a non fare progressi. Lo stesso Bentancur non si è ancora evoluto come ci si attendeva al momento del suo arrivo (2017).

In avanti poi, apparentemente svanito l’effetto Morata, la Juve non ha un giocatore da affiancare efficacemente a Ronaldo (la soluzione Kulusevski è un ripiego non essendo l’ex parmense un attaccante centrale).

E in effetti, guardando i dati, le difficoltà maggiori della Juve sono state fino ad oggi in possesso. La squadra non crea abbastanza (gli expected goals, a 50.56, sono inferiori a quelli prodotti da Roma, Inter e Milan) e concretizza ancora meno, come evidenziano le 45 reti effettive messe a segno (sesto attacco del campionato). Di contro, i bianconeri risultano essere la miglior difesa della serie A in termini di xGA (21.55) e di gol subiti (20).

Dal punto di vista del gioco, poi, le idee si vedono: la squadra sa cosa fare, quali spazi occupare e come occuparli. A mancare ad oggi non è quindi lo spartito quanto l’esecuzione. In pratica, il progetto Pirlo appare sì in ritardo ma non a livello di identità (riconoscibile) quanto appunto a livello di prestazioni dei singoli. Certamente si può controbattere, a ragione, che per salvare gli obiettivi a breve termine (conquista dello scudetto e prosieguo dell’avventura in Champions) l’allenatore avrebbe potuto/dovuto scendere a compromessi rispetto al modello di gioco che aveva in mente.

Tuttavia, l’arrivo di un tecnico con idee forti, alla prima esperienza in panchina, è stato voluto dalla società. È quindi lecito ritenere che queste difficoltà siano state prese in considerazione dal club al momento del cambio di guida tecnica in una stagione che si preannunciava particolare (la Juve è l’unica big ad aver iniziato l’annata con un nuovo allenatore).

In conclusione, tenendo conto dei fattori di cui sopra, che stanno determinando le attuali difficoltà della Juventus, il giudizio potrebbe essere sospeso almeno fino al termine del campionato.

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Classe 1978, prof. di storia e filosofia, scrive anche per Il Nuovo Calcio. È autore di diversi libri ed articoli di tattica, non necessariamente sulla Juventus. Match analyst certificato Sics. Lo trovate anche su lagabbiadiorrico.com