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Tutto questo turnover?

Un articolo recente di Tuttosport (del 6 febbraio) sottolineava come la Juventus di Pirlo fosse scesa in campo con 29 formazioni diverse in altrettante gare stagionali. Lo stesso tecnico bianconero, in base a quanto dichiarato nei vari post partita e a quanto effettivamente fatto vedere in campo, ha fatto intendere di favorire un approccio basato sulla scelta di uomini e atteggiamento tattico in base agli avversari e al piano gara da eseguire a seconda della partita. La domanda, sorta a molti commentatori e tifosi, è la seguente: questo tipo di atteggiamento, in questo momento del campionato e del progetto tecnico, rappresenta un plus per la Juve?

La capacità di adattarsi al contesto, sia tatticamente che per quanto riguarda la selezione degli uomini, è indubbiamente un’arma in più a disposizione di una squadra e di un allenatore. Tuttavia – e lasciateci essere chiari a riguardo – questo approccio può essere utilizzato da squadre che hanno già una identità chiara e definita. In pratica, prima di cominciare fare un turnover estremo come il City o il Bayern, la Juventus dovrebbe aver assimilato perfettamente lo spartito – cosa che le due corrazzate possono certamente vantare. Questo è ovviamente molto difficile in una squadra che ha avuto poco tempo per lavorare col nuovo allenatore, e ancor di più con una squadra che ha cambiato diversi uomini in estate.

È chiaro che, in una stagione compressa come questa (e con tutte le problematiche annesse) al turnover si deve ricorrere. Detto questo, l’impressione è che la Juve attuale stia in qualche modo abusando della pratica della turnazione, a volte anche in partite non consone a cambiare tragicamente l’undici titolare rispetto alle precedenti. Bisognerebbe invece dare alla squadra maggiori certezze e poi, solo successivamente, potersi permettere il lusso di cambiare tanti uomini fra un incontro ed un altro.

Proviamo ad approfondire

Cosa deve fare la Juve per essere a quel livello?

La Juve deve lavorare sui principi di gioco prefissati dal suo allenatore. Per agevolare il processo di assimilazione da parte della squadra è necessario che Pirlo identifichi un gruppo di titolari (12/13) sul quale porre le basi. Gruppo che poi, col lavoro, si allargherà al resto della rosa.

Cosa deve fare Pirlo, didatticamente?

Qui sta la difficoltà ed è questo il compito di un allenatore: trasferire a tutto il gruppo squadra i propri principi di gioco, in modo che tutti (indistintamente) sappiano cosa fare in campo e cosa facciano i compagni.

Perché dite che si sta abusando del turnover? Non tutti i giocatori sono allo stesso livello?

Un turnover eccessivo rischia di far perdere sicurezze alla squadra oltre al fatto che, diminuendo il tempo di gioco (a causa appunto delle eccessive rotazioni) il processo di apprendimento si rallenta, così come il legame associativo (tecnico) all’interno del reparto e della squadra. I giocatori non sono tutti allo stesso livello ma devono essere portati ad un livello minimo comune, soprattutto per quanto riguarda le conoscenze. Non sono ammissibili differenze abissali di interpretazione o di prestazione fra un giocatore e l’altro pur avendo la stessa funzione in campo.

Come si fa a dare certezze alla squadra con un calendario cosi fitto?

Le certezze si danno avendo una squadra base e dando a questo undici continuità. È chiaro come questo approccio debba essere graduale ma, a mio avviso, resta una base importante dalla quale partire. Di contro, esasperando il turnover, si rischia di affrontare partite importanti con una squadra in difficoltà e non sempre i cambi (che vanno fatti a seguito di una lettura specifica di quanto accade in campo) possono risolvere la situazione contingente.

Le strade quindi restano a nostro parere due: o si fanno dei compromessi momentanei per il raggiungimento dell’obiettivo decimo scudetto consecutivo oppure, se si è deciso di percorrere fino in fondo la strada nuova nonostante le difficoltà (nella convinzione che a lungo andare darà dei benefici più grandi) bisogna mettere in conto la possibilità di non arrivare al titolo quest’anno. In quest’ultimo caso però bisognerà poi fare un mercato adeguato in estate, a sostegno del progetto tecnico di Pirlo e seguendo le sue indicazioni. Nella scorsa stagione, sotto la precedente gestione tecnica (Sarri) si è imboccata la prima via ed è arrivata la vittoria. Quando poi (tra le altre criticità) è stato fatto presente che, per abbracciare completamente la nuova strada, sarebbe stato necessario intervenire fortemente sull’organico, si è deciso di interrompere il progetto. La situazione per certi versi è simile a quella attuale. E spetta al club, ovviamente, decidere cosa fare stavolta.

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Prof. in scienze motorie, ex responsabile del settore giovanile in Lega Pro. Ha ricoperto il ruolo di Osservatore per alcune squadra in Lega Pro ed è direttore tecnico di una scuola calcio.

Classe 1978, prof. di storia e filosofia, scrive anche per Il Nuovo Calcio. È autore di diversi libri ed articoli di tattica, non necessariamente sulla Juventus. Match analyst certificato Sics. Lo trovate anche su lagabbiadiorrico.com