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	<title>Analisi &#8211; AterAlbus II</title>
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	<title>Analisi &#8211; AterAlbus II</title>
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		<title>3a Champions League: Juventus-Lokomotiv Mosca 2-1</title>
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				<pubDate>Wed, 23 Oct 2019 11:21:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Lapegna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi tattica]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Champions League]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Dopo la pausa nazionale e la vittoria interna con il Bologna, è tempo di rituffarsi nella competizione più nobile. La Champions League propone l&#8217;incrocio con la Lokomotiv Mosca, la formazione sulla carta più abbordabile e per di più tra le mura amiche dell&#8217;Allianz Stadium. Una gara da vincere per riagganciare l&#8217;Atlético Madrid in testa al girone. &#8230;</p>
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<p>Dopo la pausa nazionale e la vittoria interna con il Bologna, è tempo di rituffarsi nella competizione più nobile. La Champions League propone l&#8217;incrocio con la Lokomotiv Mosca, la formazione sulla carta più abbordabile e per di più tra le mura amiche dell&#8217;Allianz Stadium. Una gara da vincere per riagganciare l&#8217;Atlético Madrid in testa al girone. </p>



<p><strong>Il tridente </strong></p>



<p>Sarri sceglie di affrontare il terzo turno di Champions League con il 4-3-1-2 di ordinanza, ma con la sorpresa Bentancur nel ruolo di rifinitura. Questa nuova posizione si discosta molto dal ruolo che Sarri aveva pensato per il giovane uruguaiano in estate (centromediano), ma prende spunto dalle buone prestazioni offerte nelle gare passate. La posizione di Bentancur, più centrocampista che attaccante nell’interpretazione del ruolo, ha permesso a Dybala e Ronaldo di muoversi moltissimo sul fronte d’attacco per cercare di smuovere la difesa bassa dei russi. Se Bentancur portava via un avversario, abbassandosi spesso fino a posizionarsi accanto a Pjanić, Dybala e Ronaldo si aprivano molto sui due lati del campo, preparando gli inserimenti di Matuidi e Khedira (che infatti si sono trovati spesso in area).</p>



<p>Il blocco basso con cui la Lokomotiv ha scelto di difendersi, però, ha complicato un po’ la vita al palleggio bianconero. Bentancur ha offerto una buona prova, mostrandosi propositivo e tatticamente molto accorto, ma la necessità di giocare a uno o due tocchi &#8211; e spesso anche spalle alla porta &#8211; ha un po’ limitato la sua partita. Ronaldo e Dybala, dal canto loro, hanno giocato troppo lontani nella prima frazione, e non a caso Sarri ha ritenuto opportuno utilizzare un accentratore di gioco nella trequarti di campo nel secondo tempo. In generale, i tre attaccanti hanno giocato con molta libertà, senza dare punti di riferimento alla zona mista russa: i difensori di Semin sono stati però intelligenti a non aprirsi troppo sui movimenti ad uscire delle due punte, preservando in tal modo la struttura posizionale. </p>



<p><strong>Manovrare con calma. Troppa.</strong></p>



<p>Sebbene la Juventus sia riuscita a costruire delle buone occasioni, il palleggio è rimasto ancorato ad un giropalla troppo lento per poter impensierire l’attenta difesa russa. Disposta su due linee strettissime in un rigido 5-3-2 (o 5-4-1 quando schiacciati), la squadra ospite è scivolata da un lato all’altro del campo con grande diligenza, vanificando il possesso troppo periferico della Juventus. Non è un caso che le occasioni della Juventus siano arrivate quando i bianconeri sono stati in grado di alzare i ritmi: o con una riaggressione precisa e vorace, o con combinazioni strette smarcanti. La stessa capacità dei bianconeri di smarcarsi (peraltro non perfetta sinora in stagione) si è scontrata con le linee strettissime dei russi, rendendo dunque inefficace la ricerca del terzo uomo tra le linee; ci hanno provato Dybala, con fortune alterne, e Bentancur, che però come detto ha peccato in velocità d’esecuzione. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img src="/wp-content/uploads/2019/10/Slide1-960x540.png" alt="" class="wp-image-12658" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/10/Slide1-960x540.png 960w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/10/Slide1-595x335.png 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/10/Slide1-768x432.png 768w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/10/Slide1-1140x641.png 1140w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/10/Slide1.png 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption><em>Alex Sandro con la palla tra i piedi troppo presto e senza opzioni sul corridoio davanti a sé</em></figcaption></figure>



<p>Per questo motivo, l&#8217;enorme mole di possesso palla è stata più significativa ai fini statistici che non per creare i presupposti ai gol. O meglio, con un possesso palla così elevato e con una supremazia territoriale così netta, sarebbe stato opportuno muove la palla più velocemente per sfruttare meglio il vantaggio. </p>



<p>La difesa in questo senso poteva e doveva dare qualcosa di più. Lo smistamento di Bonucci e di de Ligt è stato troppo scolastico, e &#8211; vedendosi precluse le opzioni centrali &#8211; hanno cercato i terzini con troppa fretta, costringendoli a ricevere sempre poco oltre la metà campo. Se la linea difensiva è stata ottima in fase di non possesso disinnescando facilmente i lanci avversari, sarebbe stato lecito aspettarsi un contributo maggiore in fase di possesso. Per onor di cronaca: de Ligt ha vinto 5 duelli aerei su 6 (unico mancato: il gol subito, nel complesso decisamente casuale), Alex Sandro addirittura 6 su 6. </p>



<p><strong>Aprire il gioco?</strong></p>



<p>Tutti questo si è riflettuto in altre situazioni e in altre parti del campo. Nelle fasi di attacco posizionale &#8211; a dire il vero molto prolungate &#8211; la Juventus non riusciva ad allargare le maglie della difesa avversaria per un&#8217;endemica mancanza di ampiezza. Questa è una conseguenza sia del modo di giocare di Sarri (che chiede sempre scientemente densità al centro del campo), sia endogena al modulo adottato &#8211; anche se per la verità si erano intraviste avvisagli anche con quel 4-3-3 atipico con Costa sul piede debole e Ronaldo schierato falsa ala. Entrambi i terzini, unici giocatori deputati ad allargare la manovra, lasciavano una decina di metri abbondante tra sé e la linea dell&#8217;out e l’intera squadra ne ha risentito per le spaziature contratte.  </p>



<p>È una tendenza riconoscibile sia nella fase di non possesso, dove Sarri sta riuscendo a far digerire la zona ai propri terzini per ovviare ai cambi di campo, che soprattutto quando la Juventus ha la palla, dove a mio avviso comporta più scompensi. Le migliori azioni della Juventus hanno sempre trovato sfogo quando i giocatori hanno combinato su traccianti interno-esterno, costringendo la difesa ad uno scivolamento ad elastico.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img src="/wp-content/uploads/2019/10/Slide2.png" alt="" class="wp-image-12659" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/10/Slide2.png 1280w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/10/Slide2-595x335.png 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/10/Slide2-768x432.png 768w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/10/Slide2-960x540.png 960w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/10/Slide2-1140x641.png 1140w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /><figcaption><em> Il primo gol di Dybala è propiziato sia dal duplice movimento di Ronaldo e di Bentancur ad abbassare la difesa, sia dal doppio scambio tra argentino e colombiano che ha mandato fuori giri lo scivolamento laterale russo, altrimenti molto preciso. </em></figcaption></figure>



<p><strong>I cambi </strong></p>



<p>Sarri è stato bravo ad individuare i punti critici della squadra, trovati senza grosse difficoltà nello scarso contributo delle mezzali, nella gestione dell&#8217;ampiezza in fase di possesso, e infine nella rifinitura. </p>



<p>Alla prima criticità ha ovviato cambiando gli interpreti, un Matuidi inusitatamente confusionario, e un impalpabile Khedira. Se la mossa di attuare una sorta di staffetta d&#8217;oltralpe con Rabiot era in qualche modo preventivabile, questa ha comunque avuto il risvolto positivo di velocizzare la circolazione palla a ridosso della trequarti avversaria, un punto negativo del primo tempo. Invece, l&#8217;ingresso di Higuaín con il contestuale abbassamento di Bentancur nella casella di mezzala ha conservato le positività dell&#8217;uruguaiano mettendolo anche più a suo agio, e ha poi permesso a Sarri di schierare il cosiddetto &#8220;tridente pesante&#8221;.</p>



<p>La versione del 4-3-1-2 della seconda frazione ha mostrato alcuni <em>pattern </em>interessanti: innanzitutto, la casella centrale è stata occupata costantemente da Higuaín in modo da tenere occupati i centrali. In secondo luogo se a Ronaldo veniva data libertà di svariare in orizzontale su tutto il fronte d&#8217;attacco, Dybala ha visto un upgrade dei suoi privilegi sulle tracce verticali. Questo ha portato ancora più densità al centro, ma la qualità migliore del palleggio ha permesso di trovare con successo diverse combinazioni strette in zona 14, che hanno messo in difficoltà la difesa posizionale dei russi. Indecisi se uscire sui movimenti di Higuaín o coprire gli inserimenti degli altri bianconeri, i difensori della Lokomotiv hanno finito per concedere pericolose ricezioni tra le linee. Che alla fine si sono rivelate decisive. </p>



<p>Infine, Alex Sandro e soprattutto Cuadrado sono stati cercati con più insistenza nella seconda frazione, su chiara indicazione dell&#8217;allenatore. Non può essere casuale in effetti che il primo gol sia stato assistito dal colombiano e il secondo sia nato da una conclusione del brasiliano mal respinta da Guilherme. Soprattutto il terzino destro ha giocato una mole impressionante di palloni, ben 151, ed è stato coinvolto con costanza nel secondo tempo, cercando di metterlo in isolamento contro l&#8217;esterno difensivo avversario. In questo modo, Cuadrado è riuscito ad arrivare con buoni tempi sul fondo, anche in zone profonde dell&#8217;area di rigore grazie al fraseggio centrale che ha portato passaggi smarcanti dietro l&#8217;avversario. </p>



<figure class="wp-block-embed-twitter wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="twitter-tweet"><blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it"><p lang="it" dir="ltr">151 &#8211; Juan <a href="https://twitter.com/hashtag/Cuadrado?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Cuadrado</a> ha giocato 151 palloni contro il Lokomotiv Mosca, nessun giocatore della Juventus ha mai fatto meglio in una singola partita di Champions League dal 2003/04 (nuovo formato della competizione). Fulcro.<a href="https://twitter.com/hashtag/ChampionsLeague?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#ChampionsLeague</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/JuveLokomotiv?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#JuveLokomotiv</a> <a href="https://t.co/bNcJyYVdCV">pic.twitter.com/bNcJyYVdCV</a></p>&mdash; OptaPaolo (@OptaPaolo) <a href="https://twitter.com/OptaPaolo/status/1186753596945244163?ref_src=twsrc%5Etfw">22 ottobre 2019</a></blockquote></div>
</div></figure>



<p>In definitiva, la Juventus ha giocato una buona gara, &#8216;complicata&#8217; dal gol ospite, assolutamente episodico, e rimasta &#8216;in sospeso&#8217; solo a causa dei gol tardivi ma che sarebbero potuti arrivare ben prima (come ha ricordato Sarri, i 28 tentativi della Juventus sono stati distribuiti lungo tutti i 90 minuti). La cosa più interessante e &#8211; per certi versi positiva &#8211; della serata è che ci sono aspetti precisi da migliorare per la Juventus: su tutti, la ricerca dell&#8217;ampiezza in fase di possesso e il ritmo del palleggio contro squadre che difendono con un blocco basso. </p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><img src="/wp-content/uploads/2016/08/avataruomo9-150x150.png" width="100" height="100" alt="Andrea Lapegna" class="avatar avatar-100 wp-user-avatar wp-user-avatar-100 alignnone photo" /></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="/author/andrea-lapegna/" class="vcard author" rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Andrea Lapegna</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>È il responsabile del sito e della community di www.AterAlbus.it. Vive a Bruxelles ed è stato cooptato in AterAlbus per correggere la punteggiatura nei nostri articoli.</p>
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		<title>La mia su Romelu Lukaku</title>
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				<pubDate>Wed, 31 Jul 2019 18:22:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Corsa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Schede calciatori]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Lukaku]]></category>
		<category><![CDATA[Scheda]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Lo ricordo benissimo ai tempi dell&#8217;Everton. Ci ha giocato dal 2013 al 2017 arrivando a guadagnarsi il passaggio al Manchester United dopo un&#8217;asta con il Chelsea terminata col pagamento di 85 milioni di euro fissi, 17 milioni circa di bonus e la solita commissione a Mino Raiola, suo agente. Il Chelsea rifiutò di pagare gli &#8230;</p>
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<p>Lo ricordo benissimo ai tempi dell&#8217;Everton. Ci ha giocato dal 2013 al 2017 arrivando a guadagnarsi il passaggio al Manchester United dopo un&#8217;asta con il Chelsea terminata col pagamento di 85 milioni di euro fissi, 17 milioni circa di bonus e la solita commissione a Mino Raiola, suo agente. Il Chelsea rifiutò di pagare gli &#8220;extra&#8221; e Lukaku finì allo United facendo coppia con l&#8217;altro assistito illustre dell&#8217;ex ristoratore italo-olandese: Paul Pogba. Come è andato il grande salto verso una big? </p>



<p>Quella che vi propongo è una scheda un po&#8217; particolare, non essendo io un &#8220;tattico&#8221;. Ho seguito però l&#8217;evoluzione della carriera dell&#8217;attaccante belga e in particolare le difficoltà incontrate durante la sua esperienza a Manchester e proprio su questo vorrei concentrarmi per cercare di rispondere alla domanda iniziale e per capire se possa essere, Lukaku, un investimento intelligente per un club come la Juventus che è oggi ad un livello ancora superiore a quello dello United.</p>



<p>Vorrei emergessero chiari alcuni concetti cercando soprattutto di superare troppi pregiudizi e inesattezze lette in giro. Iniziamo da quelli sul suo fisico. I meme sulla sua presunta panza e i confronti con il wrestler Mark Henry sono divertenti, ma inaccurati. Romelu ha un fisico sviluppato con meticolosità già da ragazzino. A 15 anni sollevava &#8211; <a href="https://www.menshealth.com/uk/fitness/a756166/romelu-lakuku-the-fittest-footballer-at-the-euros/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" aria-label="parola sua (apre in una nuova scheda)">parola sua</a> &#8211; 100 kg dalla panca e pesava 97 kg con una massa muscolare più da velocista che da calciatore. Ha sempre lavorato tantissimo in palestra cercando di conquistarsi un vantaggio &#8220;fisico&#8221; sui difensori avversari e ha sviluppato la sua velocità e la sua progressione con esercizi specifici mostrando incredibile sacrificio e applicazione (parentesi: il belga, di origini congolesi, viene da una famiglia povera, ha conosciuto la fame e sin da bambino ha considerato il calcio un lavoro, prima che un gioco).</p>



<p>Lukaku NON È uno di buona forchetta e non è paragonabile chessò al recente Higuaìn (ciao, Gonzalo!) o ad altri colleghi vittime come lui di meme e sfottò. Non c&#8217;è niente di più sbagliato nel considerarlo poco professionale, perennemente fuori forma o addirittura grasso.</p>



<p>Quando è iniziata (da giovanissimo, a 18 anni) la sua carriera in Inghilterra, nel Chelsea, i preparatori atletici alla corte di Villas Boas si sono ritrovati un armadio a due ante velocissimo, con una struttura pazzesca per la sua età e hanno iniziato a lavorare anche su altri aspetti del suo fisico, cercando di trovare il giusto equilibrio tra la potenza pura e &#8211; come diceva una famosa pubblicità col Ronaldo brasiliano &#8211; il &#8220;controllo&#8221;. Hanno lavorato per evitare problemi ai polpacci e infortuni alle gambe e anche la sua dieta è cambiata. Giusto per capirci, era così (vedi la foto) già a 17 anni, perché a leggere alcuni forum pare che in due-tre mesi si sia trasformato da Peter Crouch ad Akinfenwa (googlatevelo) e no, non è vero e non è comunque mai stato quello il problema.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img src="/wp-content/uploads/2019/07/article-0-0D16D4F500000578-43_634x514.jpg" alt="" class="wp-image-12192" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/07/article-0-0D16D4F500000578-43_634x514.jpg 634w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/07/article-0-0D16D4F500000578-43_634x514-595x482.jpg 595w" sizes="(max-width: 634px) 100vw, 634px" /></figure></div>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Questo lavoro fisico è continuato dopo il suo passaggio all&#8217;Everton e lì Lukaku ha trovato un giusto equilibrio portandosi sui 100 kg di peso distribuiti su un&#8217;altezza comunque di 192 cm circa.</p>



<p>Parlo di &#8220;giusto equilibrio&#8221; perché gli permetteva al tempo stesso di essere &#8220;potente&#8221;, ma non gli impediva di sviluppare quella che poi era anche &#8220;calcisticamente&#8221; la sua qualità migliore: correre. E per correre intendo questo.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<figure class="wp-block-embed-youtube aligncenter wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container"><iframe title="Romelu Lukaku&#039;s goals against Croatia - Belgium vs Croatia - 2014 World Cup Qualifier" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/cmylha0aSSk?feature=oembed&amp;wmode=opaque" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



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<div class="ast-oembed-container"><iframe title="Romelu Lukaku Amazing Speed vs Chelsea" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/WhqCvSrknRU?feature=oembed&amp;wmode=opaque" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Lukaku è infatti un calciatore che rende al meglio se parte lontano dalla porta e ha la possibilità di sviluppare la sua progressione facendo a spallate con i difensori. Provo un po&#8217; a banalizzare, ma rende l&#8217;idea: è un centometrista applicato al calcio, che vede la porta ma non sa fare molto altro. È grazie alle sue falcate che ha segnato 41 gol con l’Anderlecht a 18 anni (dato che non ha alcun senso!), che ne ha segnati 17 nel primo campionato da titolare in Premier a 19 anni e 87 in 4 anni nell&#8217;Everton. E&#8217; grazie al suo movimento con e senza palla che a 22 anni si è laureato capocannoniere dell&#8217;Europa League e a 25 vice-capocannoniere dei Mondiali contribuendo a far raggiungere uno storico podio al Belgio.</p>



<p>L&#8217;equilibrio tra muscoli e agilità è sempre stato chiave per il suo successo. L&#8217;estate scorsa, però, per prepararsi al meglio alla &#8220;fisicità&#8221; del Campionato del Mondo, si è riempito (parliamo sempre di muscoli) molto più della norma superando probabilmente i 100 kg di peso (e i 94 &#8220;dichiarati&#8221;) ed effettivamente ha perso velocità nel breve, mobilità laterale e velocità nei cambi di direzione. Ha perso anche e soprattutto resistenza. Tornato dalla &#8220;campagna di Russia&#8221;, ci ha messo 2-3 mesi per recuperare dall&#8217;affaticamento (&#8220;mi sentivo stanco&#8221;) e per &#8220;sgonfiarsi&#8221; ha dovuto rinunciare totalmente al lavoro in palestra. Nel frattempo, però, sono successe alcune vicende che lo hanno relegato ad un ruolo non più chiave, ma marginale, tanto che per lui per la prossima stagione si prospettava persino la possibilità di partire dalla panchina.</p>



<p>Perché ha trovato difficoltà enormi dopo una stagione d&#8217;esordio comunque positiva nella quale aveva segnato 27 gol in 51 presenze guidando lo United fino al secondo posto in campionato?</p>



<p>Per più motivazioni, dicevo. La prima è da individuarsi nella preparazione atletica. Rispetto ai predecessori Moyes e Van Gaal, Mourinho aveva abbassato di tantissimo l&#8217;asticella dell&#8217;intensità (un po&#8217; come Allegri nella Juventus, se vogliamo forzare un parallelo). Lukaku non è stato l&#8217;unico a pagare fisicamente: non era infatti raro vedere anche suoi compagni con il fiatone dopo 45&#8242;, o alle prese con costanti problemi e infortuni. Per un giocatore che vive di strappi e scatti in avanti, la resistenza nei 90&#8242; è fondamentale: fermo con le mani sui fianchi, non serve a niente.</p>



<p>Le cose sono un po&#8217; cambiate con il subentro, a dicembre, del nuovo allenatore Solskjær che ha cercato da subito di lavorare proprio sull&#8217;intensità persa e sulla condizione, ma il suo è un lavoro solo iniziato e che sta proseguendo soprattutto quest&#8217;estate. Può Lukaku tornare in condizioni accettabili e a fare di nuovo della progressione e della velocità sviluppata nel medio la sua arma letale? Probabilmente sì, è un gran lavoratore e, specie se motivato, sono sicuro che rientrerebbe presto nei suoi stardard.</p>



<p>La seconda motivazione, è più tattica ed è quella che credo debba interessarci di più perché Sarri è certamente bravissimo nel lavorare atleticamente sui suoi calciatori ma le caratteristiche tecniche del giocatore, quelle, difficilmente cambieranno a 26 anni.</p>



<p>Mourinho aveva pensato ad un Manchester United molto fisico, lento, con un centravanti boa davanti (appunto, Lukaku) e pochi giocatori di fantasia. Il risultato è stato l&#8217;aver creato pochissime occasioni a partita e in generale l&#8217;aver generato una produzione offensiva davvero limitata. Lo United arrivava in area o affidandosi completamente alla creatività di Pogba palla al piede, o dopo una manovra comunque lenta che costringeva l&#8217;attaccante belga a giocare staticamente e a raccogliere i cross dei compagni più che i filtranti.</p>



<p>È la situazione ideale per metterlo in difficoltà e farlo apparire più impacciato di quanto sia. Le sue spalle sono infatti grosse e fare a spallate con lui è sconsigliato&#8230;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img src="https://media.giphy.com/media/UrzYsGDBlvEnzHImof/giphy.gif" alt=""/></figure></div>



<p>&#8230; ma il problema sono i piedi.</p>



<p>Lukaku ha dei difetti che si porta dietro da 10 anni e che non è mai riuscito del tutto a risolvere. Ha un controllo di palla e un primo tocco diciamo &#8220;rivedibili&#8221;, un&#8217;elevazione di 4 cm da terra, non è assolutamente in grado di fare l&#8217;attaccante di manovra, spalle alla porta è utile come un palo dell&#8217;Enel e dà più soddisfazione dialogare con l&#8217;assistente di Google che con lui, per quanto invece in campo aperto sia uno specialista e sia in grado anche di servire i compagni. </p>



<p>Parliamo di un &#8220;bidone&#8221;, come leggo ininterrottamente da due giorni? Assolutamente no. Anche così, è riuscito comunque ad andare per due anni di fila in doppia cifra per numero di gol (unico giocatore a farlo da 7 anni a questa parte in Premier insieme ad Aguero) e si è reso utile come ha potuto anche trasformandosi in un discreto &#8220;target man&#8221;.</p>



<p>Capite bene però che un calciatore con queste caratteristiche mal si adattava al gioco richiesto da Mourinho, così come anche a quello del suo successore, più mirato al dialogo veloce tra gli attaccanti e alle interconnessioni.</p>



<p>Veniamo quindi alla domanda delle domande che vi starete ponendo tutti: che c&#8217;azzecca allora uno con queste caratteristiche, tra l&#8217;altro anche da &#8220;ritarare&#8221; fisicamente e mentalmente, con il gioco di Sarri e della Juventus e con il 433 che pare sarà il modulo che andremo ad utilizzare quest&#8217;anno?</p>



<p>Pochino.</p>



<p>Lukaku è comunque sempre in grado di convertire in gol i cross dal fondo (ha sempre avuto un rapporto tiri/gol straordinario) &#8220;vedendo&#8221; la porta e avendo una buona tecnica nel calciare al volo sia col sinistro, il suo piede preferito, che anche col destro (meglio di quanto si possa immaginare). Sarebbe però come comprare una Ferrari e usarla sul fango: sempre una Ferrari resterebbe, e andrebbe velocissima, ma se vuoi guidare sul fango ti compri meglio una Jeep, non so se rendo l&#8217;idea.</p>



<p>Cedere Higuain e Dybala per lui, significherebbe rinunciare quasi completamente alla creatività sulla trequarti: Gonzalo è infatti in grado di abbassarsi e far salire i compagni così come di servire Ronaldo quando attacca l&#8217;area; Dybala è in grado di creare quelle interconnessioni con i compagni necessarie a sbloccare tante situazioni di attacco &#8220;statico&#8221; o &#8220;schiacciato&#8221; sulla linea difensiva avversaria e sarebbe perfetto per e con giocatori come Ramsey. Lukaku, no. Lukaku sfrutterebbe lui il lavoro dei compagni correrendo in avanti, facendo a sportellate e chiamando palla: è quel tipo di giocatore.</p>



<p>Non sono neanche convinto che a Ronaldo serva necessariamente un compagno con le sue caratteristiche. È vero che si porterebbe dietro almeno un difensore, sempre, e che sopratutto in situazioni di contropiede sarebbe letale. È vero che un tridente eventuale con Douglas Costa e Ronaldo in campo aperto sarebbe devastante e al sol pensiero mi batte <em>el corazòn</em>, ma quante volte in partita capitano queste situazioni alla Juventus, specie in Serie A? (allo United, pochissime)</p>



<p>Il gioco di Sarri, almeno quello fatto vedere da Napoli in poi, è sì verticale, ma passa dai centrocampisti, dall&#8217;avanzamento collettivo della squadra &#8220;modello rugby&#8221;, dalla palla che va avanti e indietro con i difensori, da cambi di campo e giocate a pochi tocchi. Al contrario di Conte, le squadre di Sarri raramente accettano di abbassare il baricentro per creare spazi per gli attaccanti servendoli con palle lunghe e filtranti.</p>



<p>Sarri ha fatto qualcosa di più o meno simile ad Empoli, lo ha fatto parzialmente al Chelsea dove la costruzione del gioco era più veloce e diretta (proprio per adattarsi alla Premier), ma si tratterebbe, nel caso di arrivo del belga, di ridisegnare la squadra e il suo modo di giocare per sfruttare al meglio le sue caratteristiche: oppure di adattarlo come già successo nelle stagioni di Manchester.</p>



<p>In conclusione, respingo con forza l&#8217;idea che Lukaku sia <em>&#8220;una mezza sega&#8221;</em>, giudizio che vedo essere <em>di moda</em> sui social, non capisco perché, in questi giorni. Le perplessità sono soprattutto legate alle sue caratteristiche e al fatto che Sarri possa riuscire a sfruttarle al meglio, valorizzando un investimento comunque importante.</p>



<p>85 milioni oggi Lukaku non li vale, ma sbagliamo a valutare l&#8217;eventuale scambio con Dybala da questo punto di vista. Vale semmai il contrario: la Juventus, avendo fiutato la possibilità di fare una plusvalenza mostruosa con Dybala, accetterebbe il belga come contropartita pur di sistemare il bilancio portando a Torino un giocatore che, se rilanciato e messo (vedremo se Sarri ci riuscità) in condizioni di fare bene, renderebbe ancora più appetitosa un&#8217;operazione economicamente con i contro-fiocchi.</p>



<p>Non ci resta perciò che aspettare e, nell&#8217;eventualità del suo arrivo, sperare nella capacità di Sarri di trovare il giusto modo di farlo rendere da top player.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><img src="/wp-content/uploads/2016/08/avataruomoacb2-150x150.png" width="100" height="100" alt="Antonio Corsa" class="avatar avatar-100 wp-user-avatar wp-user-avatar-100 alignnone photo" /></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="/author/antonio-corsa/" class="vcard author" rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Antonio Corsa</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Il &#8220;plenipotenziario&#8221;. Già fondatore e direttore di Uccellinodidelpiero e Juventibus, ora di AterAlbus. Ha “coperto” Calciopoli e Scommessopoli e scritto centinaia di editoriali sulla Juve. Ultimamente, rompe le palle alla redazione innamorandosi di giovani francesi della Ligue-1 e conduce il &#8220;TAAlk Show&#8221; di AterAlbus.</p>
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		<title>Quarti di Champions League: Ajax-Juventus 1-1</title>
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				<pubDate>Thu, 11 Apr 2019 12:40:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Lapegna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi tattica]]></category>
		<category><![CDATA[ajax]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Champions League]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Nei mesi invernali la Juventus ha archiviato, con successo, sia la questione campionato (la matematica del trentasettesimo dovrebbe arrivare già sabato) che la sbornia della rimonta portata all’Atlético. Dopo il sorteggio dell’urna di Nyon, la compagine bianconera ha avuto tutto il tempo necessario ed auspicabile per preparare al meglio l’importantissima sfida di Champions League contro &#8230;</p>
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<p>Nei mesi invernali la Juventus ha archiviato, con successo, sia la questione campionato (la matematica del trentasettesimo dovrebbe arrivare già sabato) che la sbornia della rimonta portata all’Atlético. Dopo il sorteggio dell’urna di Nyon, la compagine bianconera ha avuto tutto il tempo necessario ed auspicabile per preparare al meglio l’importantissima sfida di Champions League contro i campioni d’Olanda dell’Ajax. <br></p>



<p>Ciononostante, alcune assenze pesanti hanno finito per condizionare la formazione schierata da Massimiliano Allegri. Chiellini è capitano e leader indiscusso della difesa, ma è forse la defezione di Emre Can a condizionare di più l’assetto scelto; il tedesco era il fulcro di quell’ibrido a metà tra il 3-5-2 e il 4-4-2 che Allegri aveva proposto con successo in Champions e poi affinato in campionato. Venendo a mancare la chiave di volta, tutto il sistema ha finito per collassare su se stesso, ripiegando verso un più sicuro e ortodosso 4-3-3. Szczęsny; Cancelo, Rugani, Bonucci, Alex Sandro; Bentancur, Pjanić, Matuidi; Bernardeschi, Ronaldo, Mandžukić.<br></p>



<p>Erik ten Hag dal canto suo ha recuperato de Jong, in forse inizialmente per una botta alla caviglia, e può schierare la formazione tipo &#8211; se si eccettua la squalifica del terzino Mazraoui. Il 4-2-3-1 dei lancieri recita: Onana, Veltman, de Ligt, Blind, Tagliafico; Schöne, de Jong; Ziyech, Van de Beek, Neres; Tadić.<br></p>



<p>In realtà lo schieramento dei padroni di casa è molto più flessibile di quanto non dicano i numeri. Frankie de Jong in effetti si abbassava molto spesso sul centro sinistra della propria difesa per facilitare l’uscita del pallone: con i terzini alti a larghissimi, questo disegnava quasi un 3-4-3 piatto che per precisione delle posizioni non poteva essere un caso estemporaneo. Inoltre, il passaggio dal più iconico 4-3-3 ad un centrocampo a due fu intrapreso per assecondare le caratteristiche di inserimento di Van de Beek, nonché per sfruttarne le doti di riaggressione ed averlo così in porzioni di campo più avanzate. Compensando i suoi movimenti su tracce verticali, Tadić è quindi libero di cercarsi la miglior zona di ricezione, spesso alle spalle del centrocampo avversario, ed innescare così le funamboliche ali. <br></p>



<p>Il <em>leit-motiv</em> della gara è stata infatti una pressione costante dell’Ajax sulla difesa della Juventus, che si è tradotta in una netta supremazia territoriale. L’Ajax non soltanto ha comandato il gioco tenendo il pallone per il 58%, ma ha applicato il mantra cruijffiano di recupero immediato del pallone, tornandoselo a prendere ben 23 volte nella metà campo bianconera, con un’altezza media di recupero di 45 metri. A differenza di altre squadre, Real Madrid in testa, la Juventus ha però accettato di buon grado una situazione di passività. Rispolverando una brillante difesa dell’area di rigore, Allegri ha basato il proprio piano gara sulla negazione di quella profondità indispensabile al gioco dell’Ajax. E per la maggior parte della gara questo ha funzionato. <br></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="/wp-content/uploads/2019/04/Diapositiva1-960x540.png" alt="" class="wp-image-10861" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/04/Diapositiva1-960x540.png 960w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/04/Diapositiva1-595x335.png 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/04/Diapositiva1-768x432.png 768w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/04/Diapositiva1-1140x641.png 1140w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/04/Diapositiva1.png 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption>Le linee strette della Juventus</figcaption></figure>



<p>Ciononostante, l’Ajax è stato in grado di creare qualche grattacapo al 4-4-2 in non possesso della Juventus. Nel primo tempo i maggiori pericoli si sono manifestati quando gli olandesi sono riusciti a liberare Ziyech al tiro dopo combinazioni strette (situazione che si è riproposta per ben tre volte). Oltretutto, il tridente ajacide rimaneva molto mobile, scambiandosi spesso di posizione. Va detto inoltre che l’Ajax giocava molto stretta, e questo facilitava il compito della difesa, che poteva concentrarsi sul lato palla senza preoccuparsi di eventuali cambi di gioco: preoccupata dalla difesa della profondità, la Juventus si è trovata ad avere gioco facile anche nella difesa dell’ampiezza. Se da un lato è vero che la Juventus lasciava arrivare l’Ajax ai trenta metri senza apparente difficoltà, l’ottima difesa posizionale dei bianconeri mandava fuori giri la pressione dell’Ajax, frustrandone la passione con una fase difensiva quasi irreprensibile. In fin dei conti, l’Ajax non ha creato grandissimi pericoli all’atto pratico.<br></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://pbs.twimg.com/media/D30gdZjXoAE2LyW.png" alt=""/><figcaption>La grafica di Michael Caley ci dice che l&#8217;Ajax ha costruito tiri mediamente poco pericolosi. </figcaption></figure></div>



<p>I problemi per la Juventus arrivavano nel momento in cui doveva però costruire. Nei piani di Allegri, probabilmente, la Juventus avrebbe dovuto sfruttare con maggior costanza e certamente maggior precisione le praterie lasciate dietro il centrocampo dalla riaggressione avversaria; ma questo è avvenuto decisamente di rado. Il <em>gegenpressing</em> avversario ha infatti costretto la Juventus a molti errori in fase di uscita e non è un caso che i maggiori “sciupatori” di palloni siano stati quei giocatori deputati ad un’uscita più pulita (Cancelo 11 palloni persi, Pjanić e Bonucci 8). L’Ajax castrava la costruzione della Juve con due espedienti: il primo consiste nella semplice schermatura di Pjanić da parte di Van de Beek, che l’ha seguito praticamente a tutto campo con grande applicazione. Il secondo è stato invece aver tenuto i tre attaccanti molto stretti e vicini tra loro: questo, unito alla grande densità in zona palla, ha permesso all’Ajax di soffocare ogni transizione della Juventus. <br></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="/wp-content/uploads/2019/04/Diapositiva2-1-960x540.png" alt="" class="wp-image-10862" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/04/Diapositiva2-1-960x540.png 960w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/04/Diapositiva2-1-595x335.png 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/04/Diapositiva2-1-768x432.png 768w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/04/Diapositiva2-1-1140x641.png 1140w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/04/Diapositiva2-1.png 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption>Le marcature uomo su uomo dell&#8217;Ajax</figcaption></figure>



<p>A causa della pressione, la Juventus ha risolto molti possessi bassi con il lancio lungo. Una delle armi del primo tempo è stata dunque il lancio lungo su Mandžukić, che però non è apparso brillante e non è riuscito né a tenere palloni per far salire la squadra, né ad offrire seconde palle giocabili a Bernardeschi. La posizione del numero 33 vale un approfondimento: se nel 4-4-2 senza palla l’ex viola occupava la casella di esterno destro, con la palla era libero di svariare, raccogliere palloni dalle punte, ed innescare ripartenze. In effetti, la squadra di Massimiliano Allegri si avvicinava alla porta avversaria solo dopo esser riuscita a consolidare il possesso. <br></p>



<p>In questo contesto, entrambe le reti nascono da episodi piuttosto rari durante le fasi principali della partita. La Juventus passa in vantaggio su un break: una situazione che avrebbe dovuto sfruttare più spesso, ma che invece non è riuscita a prendere con costanza. L’Ajax invece ha approfittato di un errore individuale di Cancelo, che sbaglia non tanto il controllo, quanto piuttosto la postura nel difendere l’uno vs uno con Neres: il portoghese sarà altrimenti irreprensibile in fase di non possesso per tutta la gara (da rivedere invece il suo contributo con il pallone tra i piedi). <br></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="/wp-content/uploads/2019/04/Diapositiva3-960x540.png" alt="" class="wp-image-10863" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/04/Diapositiva3-960x540.png 960w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/04/Diapositiva3-595x335.png 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/04/Diapositiva3-768x432.png 768w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/04/Diapositiva3-1140x641.png 1140w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/04/Diapositiva3.png 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption>La fase di possesso consolidata dell&#8217;Ajax. L&#8217;ampiezza e l&#8217;altezza di entrambi i terzini disegnano una linea avanzata di cinque giocatori </figcaption></figure>



<p>Con la gara in equilibrio, e a 20 minuti dalla fine, Allegri opera le sostituzioni che avrebbero dovuto cambiare l’inerzia della sfida. Dybala e soprattutto Douglas Costa servivano a spaccare la gara e sfruttare finalmente lo spazio dietro il centrocampo avversario. Il brasiliano in particolare è rientrato alla grande dopo il lungo infortunio, e si è preso in poco tempo la palma di riferimento offensivo per i compagni. La Juve è stata brava a pescarlo in isolamento sulla sinistra, e Veltman non è stato all’altezza dell’arduo compito (soprattutto dopo oltre un’ora di gioco e fatica). Costa ha completato con successo 5 dribbling su 5 tentati &#8211; solo Bentancur ha fatto meglio, 6 su 6, ma su tutta la partita &#8211; ha colpito un palo, ma soprattutto ha dato l’impressione di poter guadagnare tanto campo in qualsiasi momento, che è esattamente quello di cui la Juventus ha avuto bisogno per tutta la gara. Una sorta di salvifica oasi nel deserto. E probabilmente questa è stata esattamente la gara immaginata da Allegri, come svolgimento: d&#8217;altra parte lui è stato ad un palo dal jackpot. <br></p>



<p>Per la gara di Torino, la Juventus deve ripartire da queste transizioni se vuole impensierire l’Ajax. Non solo: bisogna anche rendersi conto che l’Ajax spingerà sin dal primo minuto per cercare quel preziosissimo gol in trasferta, e questo esporrà ancor di più i suoi scompensi in difesa. Un’occasione che la Juventus non dovrà mancare se vuole continuare il percorso verso la finale di Madrid. <br></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><img src="/wp-content/uploads/2016/08/avataruomo9-150x150.png" width="100" height="100" alt="Andrea Lapegna" class="avatar avatar-100 wp-user-avatar wp-user-avatar-100 alignnone photo" /></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="/author/andrea-lapegna/" class="vcard author" rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Andrea Lapegna</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>È il responsabile del sito e della community di www.AterAlbus.it. Vive a Bruxelles ed è stato cooptato in AterAlbus per correggere la punteggiatura nei nostri articoli.</p>
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		<title>Ottavi di Champions League: Atlético Madrid &#8211; Juventus 2-0</title>
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				<pubDate>Thu, 21 Feb 2019 11:42:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Lapegna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi tattica]]></category>
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		<category><![CDATA[atletico madrid]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Nonostante fosse probabilmente l’ottavo più affascinante del lotto Champions, le due squadre affrontatesi ieri la Wanda Metropolitano non sono arrivate nella loro forma più smagliante. La Juventus, rullo compressore in Serie A, aveva dato segnali di scricchiolio nella tenuta atletica prima (Chievo e Lazio), e mentale e tattica poi (Atalanta e Parma). Allegri si presentava &#8230;</p>
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<p>Nonostante fosse probabilmente l’ottavo più affascinante del lotto Champions, le due squadre affrontatesi ieri la Wanda Metropolitano non sono arrivate nella loro forma più smagliante. La Juventus, rullo compressore in Serie A, aveva dato segnali di scricchiolio nella tenuta atletica prima (Chievo e Lazio), e mentale e tattica poi (Atalanta e Parma). Allegri si presentava così a Madrid con i dubbi mai risolti di una circolazione bassa deficitaria, di un centrocampo che offuscava i propri limiti tecnici con polmoni da fondisti, e di una fase offensiva senza un canovaccio definito. <br></p>



<p>Simeone dal canto suo doveva dimostrare che, dopo un mercato estivo che aveva soddisfatto le esigenze della rosa, l’Atlético è ancora capace di dispiegare un’identità tattica precisa, cosa che è paradossalmente venuta meno per gran parte della stagione. I <em>rojiblancos</em> dal blocco basso e transizioni violente si erano un po’ persi, in favore di un maggior brio in attacco e da contraltare un’insolita fragilità alle transizioni difensive. L’assenza di Lucas Hernandez pesa ancor di più in questo contesto, anche in ragione della parabola discendente di Filipe Luis. <br></p>



<p>La formazione scelta da Allegri ha proposto, come largamente anticipato dai giornalisti, una novità di rilievo: l’impiego di De Sciglio al posto di Cancelo come terzino destro nell’ormai consolidato 4-3-1-2, una mossa dettata magari immaginando Griezmann a svariare sul proprio centro-sinistra. Bentancur riempie la casella di mezzala destra, unica posizione senza padrone dopo la defezione di Khedira (in bocca al lupo). Se Allegri ha scelto la via della prudenza, Simeone ha voluto invece impiegare tutti i suoi uomini migliori dall’inizio, nonostante alcuni fossero in condizioni più che precarie. Si spiega così la contemporanea presenza di Diego Costa, Koke e Saul dal primo minuto, in 4-4-2 molto flessibile che alcuni hanno dipinto a ragione con un 4-2-2-2. <br></p>



<p style="text-align:left">La squadra di casa ha lasciato da subito il pallino del gioco alla Juventus, accontentandosi di difendere con un blocco medio-basso la propria trequarti. Costa e Griezmann si disponevano su linee sfalsate, con il primo a sciamare &#8211; raramente, peraltro &#8211; tra i centrali, e il secondo impegnato a controllare le opzioni di distribuzione di Pjanić. Il palleggio della Juventus si dimostrato blando e prevedibile, e questo per diverse ragioni. In primis, la struttura posizionale degli ospiti ha risentito della difesa bassa dell’Atlético: le limitazioni negli appoggi hanno costretto la manovra a sfogarsi tramite cambi di gioco neanche troppo improvvisi e certamente ben controllati dagli avversari. Simeone ha interpretato correttamente il piano gara della Juventus limitando l’accesso alla fasce e evitando che la Juventus trovasse il cross con costanza, frustrando le ambizioni e il piano gara monodimensionale di Allegri. <br></p>



<p>Inoltre, le capacità tecniche di palleggio della Juventus hanno palesato tutti i limiti di un ritmo blando. Scolastici e compassati, difensori e centrocampisti si sono accontentati di una circolazione a due tocchi come fosse un esercizio in allenamento, senza provare mai a forzare un filtrante o ad abbandonare la propria posizione. In questo la Juventus ha sofferto terribilmente l’assenza di un giocatore capace di dare verticalità alla manovra attraverso una corsa progressiva o uno ‘strappo palla al piede’. <br></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="/wp-content/uploads/2019/02/Slide1-960x540.png" alt="" class="wp-image-10201" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/02/Slide1-960x540.png 960w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/02/Slide1-595x335.png 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/02/Slide1-768x432.png 768w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/02/Slide1-1140x641.png 1140w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/02/Slide1.png 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption>Il 4-4-2 di Simeone non è affatto esente da difetti. Qui, preoccupato di chiudere le fasce, lascia tanto spazio al centro del campo. Un <em>half&nbsp;space</em> che nessun giocatore bianconero è andato a riempire.</figcaption></figure>



<p>Alcuni difetti endemici della rosa sono stati ulteriormente esacerbati dal piano gara. La tendenza di Matuidi a scappare dietro il centrocampo avversario è stata accentuata da un’idea di gioco che voleva &#8211; cervelloticamente &#8211; gli attaccanti abbassarsi e i centrocampisti alzarsi. È mancata sincronia nei movimenti, Matuidi si è trascinato dietro anche Bentancur e il risultato è stato una povertà disarmante di soluzioni già a partire dal cerchio di centrocampo. Oltretutto, i movimenti verso l’interno del campo di Koke hanno messo in grande difficoltà Bentancur, che ormai sappiamo non essere a suo agio nel dover guardare costantemente dietro di sé. Infine, alzare il pallone su Mandžukić è successo poco e male, confinando il croato ad un ruolo da comprimario che si è rivelato deleterio in una partita del genere (ha vinto 6 duelli aerei, quasi tutti nella propria metà campo). <br></p>



<p>Così, il primo tempo se n’è andato via tra un fallo e l’altro, tra una palla spazzata via e un gioco frammentato e snervante al solo fine di guadagnare qualche metro. <br></p>



<p>Si affrontavano anche due allenatori che hanno plasmato le proprie squadre per leggere al meglio i momenti della partita. Curiosamente, hanno avuto atteggiamenti diametralmente opposti nella ripresa. L’Atlético ha cominciato il secondo tempo con un atteggiamento più sbarazzino, puntando la porta con insistenza, abbandonando ogni orizzontalità e sfruttando le incertezze in fase di costruzione della Juventus: se i bianconeri avevano difficoltà ad impostare senza esser pressati, cosa potrà succedere spingendo in avanti la difesa? Griezmann e Costa sono stati messi entrambi davanti a Szczęsny con una facilità disarmante. Simeone, dopo averli provocati, ha saputo cavalcare questi episodi e ha effettuato tutte e tre le sostituzioni nel giro di dieci minuti. La squadra di casa, a cui per giunta sarebbe andato benissimo uno scialbo 0-0 in vista del ritorno, ha assunto un atteggiamento aggressivo inserendo Lemar e Correa &#8211; due ali ‘vere’ in guisa di quei centrocampisti adattati. Morata al posto di Costa esasperava la dimensione verticale dell’Atlético, ed ha scoperto definitivamente le carte. <br></p>



<p>L’inerzia della partita era cambiata da 20 minuti abbondanti, quando l’Atlético è passato in vantaggio con Giménez e ha assestato poi il colpo del K.O. con Godín poi. I gol sono conseguenza del contesto: saranno anche figli di episodi ed arrivati in situazioni di calcio piazzato, ma sarebbero potuti esser segnati in transizione offensiva come in azione manovrata. Se non fossero entrati i due tiri dei due difensori, sarebbero entrati quelli di Costa e Griezmann, o se ne sarebbero provocati altri. Nel secondo tempo Simeone ha manipolato la difesa della Juventus a piacimento, mandando in bambola ogni vellaità di gestione della partita e sfruttando la struttura della Juventus come un tuffatore sfrutta il trampolino.<br></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="/wp-content/uploads/2019/02/Slide-2-960x540.png" alt="" class="wp-image-10202" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/02/Slide-2-960x540.png 960w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/02/Slide-2-595x335.png 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/02/Slide-2-768x432.png 768w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/02/Slide-2-1140x641.png 1140w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/02/Slide-2.png 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption>Lemar ci ha fatto ancor più male di Koke come esterno sinistro. A causa della sua posizione centrale, la difesa si è sentita al sicuro ed è collassata sul lato forte, compattandosi troppo. Lo spazio sulla propria destra è stato fatale per il gol di Morata, poi annullato. </figcaption></figure>



<p>Le sostituzioni di Allegri sono anch’esse sintomatiche della confusione che regnava in campo, ed hanno anzi contribuito a rafforzare quel sentimento di approssimazione e pressapochismo che noi tifosi abbiamo percepito così chiaro. Non possiamo sapere se Emre Can è stato inserito perché Pjanić era effettivamente febbricitante o perché il tedesco avrebbe dovuto offrire maggior protezione alla difesa. In ogni caso non ha funzionato, perché Can si è trovato in un contesto senza linee guida, catapultato in mezzo alla tempesta senza nemmeno un ombrellino. Dybala, dopo aver svolto compiti che sono un’umiliazione alle sue qualità tecniche, ha lasciato il posto ad un Bernardeschi che forse avrebbe dovuto cercare con più costanza i buchi del centrocampo a due dell’Atlético. Senza successo, per colpe chiaramente non sue. Cancelo, <a href="https://twitter.com/andrelapegna/status/1098230186192130053">che era stato additato ad ago della bilancia</a> prima dell’incontro, è subentrato a dieci minuti dalla fine senza un ruolo chiaro né una posizione da coprire, una mossa disperata per aggiungere quel necessario ancorché mancato senso di brillantezza agli ultimi sconclusionati attacchi. <br></p>



<p>Il risultato è difficile, eppure non impossibile, da ribaltare. Ma il problema non è la montagna che ci si staglia davanti, quanto piuttosto che stiamo scambiando il nostro Land Rover con un triciclo: buona fortuna a scalarla con questi mezzi. E difatti quello che preoccupa di più è il cambiamento, profondissimo, di cui c’è bisogno per riuscire ad approdare ai quarti; un cambiamento che non si è riusciti ad avere negli ultimi due mesi (qualcuno dice addirittura due anni). Basteranno 20 giorni? <br></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><img src="/wp-content/uploads/2016/08/avataruomo9-150x150.png" width="100" height="100" alt="Andrea Lapegna" class="avatar avatar-100 wp-user-avatar wp-user-avatar-100 alignnone photo" /></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="/author/andrea-lapegna/" class="vcard author" rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Andrea Lapegna</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>È il responsabile del sito e della community di www.AterAlbus.it. Vive a Bruxelles ed è stato cooptato in AterAlbus per correggere la punteggiatura nei nostri articoli.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="/ottavi-di-champions-league-atletico-madrid-juventus-2-0/">Ottavi di Champions League: Atlético Madrid &#8211; Juventus 2-0</a> proviene da <a rel="nofollow" href="/">AterAlbus II</a>.</p>
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		<title>Bentancur in divenire</title>
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				<pubDate>Mon, 19 Nov 2018 09:39:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Kareem Bianchi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[bentancur]]></category>
		<category><![CDATA[centrocampista]]></category>
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		<category><![CDATA[fluidità]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>In un calcio sempre più sofisticato tatticamente, in cui i sistemi difensivi e di pressing stanno raggiungendo vette mai esplorate prima per intensità ed organizzazione collettiva, il ruolo del centrocampista richiede sempre più competenze. Ormai, la sola tecnica e la specializzazione in un ruolo non bastano più, ed i pensatori polifunzionali stanno dominando il calcio &#8230;</p>
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								<content:encoded><![CDATA[
<p>In un calcio sempre più sofisticato tatticamente, in cui i sistemi difensivi e di pressing stanno raggiungendo vette mai esplorate prima per intensità ed organizzazione collettiva, il ruolo del centrocampista richiede sempre più competenze. Ormai, la sola tecnica e la specializzazione in un ruolo non bastano più, ed i pensatori polifunzionali stanno dominando il calcio moderno attraverso il controllo imperituro che riescono ad esercitare su qualsiasi contesto, grazie ad una vasta gamma di soluzioni a propria disposizione. Quando le strategie di squadra falliscono, devono essere loro a prendere in mano le redini del gioco e scardinare le difficoltà che incontrano.&nbsp;È da come reagiscono ai problemi, che si differenziano i fuoriclasse dai giocatori di medio livello.</p>



<p>Approdato a Torino sull&#8217;onda di grandi aspettative, Rodrigo Bentancur ci ha messo poco a rubare la scena. Sin da subito Allegri ha mostrato grande stima nei suoi confronti, ed&nbsp;il&nbsp;periodo di adattamento, solito di chi proviene da un campionato dal ritmo lento come quello argentino, ha fatto sì che con l&#8217;aiuto delle indicazioni dell&#8217;allenatore l’uruguaiano ampliasse i propri orizzonti.&nbsp;Nella sua breve carriera alla Juventus, Bentancur ha interpretato il ruolo del protagonista nella maggior parte delle sfide di alto livello in cui è stato impiegato: dal debutto in Champions League contro il Barcellona, alla disfatta contro il Real Madrid, fino al doppio confronto contro il <a href="/il-centrocampo-allegri-leuropa/">Manchester United</a>, nel quale è salito in cattedra definitivamente ed ha certificato la sua imprescindibilità nell’undici bianconero.</p>



<p><strong>Il pensatore</strong></p>



<p>Se si osserva Bentancur durante una partita, un aspetto del suo gioco che salta immediatamente all’occhio  è la sua regia senza palla. Dal giovane centrocampista traspare la maturità tattica dalle indicazioni che dà ai compagni di squadra riguardo lo scaglionamento ed i movimenti da effettuare per aiutare al meglio la manovra, come un direttore d&#8217;orchestra. Questa visione distinta è corroborata anzitutto dall’ottimo senso della posizione di Bentancur, dal quale il collettivo trae benefici, ancorché sottili, essenziali nel calcio di oggi, in cui la supremazia nei minimi dettagli determina la posizione di una squadra sulla scala del risultato. Un senso di posizione non fine a se stesso, bensì sulla base di tutte le componenti variabili ed i successivi effetti di esse su un ipotetico punto del campo, in modo da ottenerne vantaggi significativi sia individuali che collettivi. Proprio favorire il collettivo sembra essere la funzione principale dell’uruguaiano, il quale non aspira a risolvere le situazioni in prima persona con l’egoismo e l’ambizione autodistruttiva di chi vuole mettersi in mostra a tutti i costi, ma ricerca un supporto più astuto e saggio, i cui frutti hanno  margini maggiori. Attraverso un corretto posizionamento, Bentancur&nbsp;già sa dove disporsi per mantenere un equilibrio tra la fase di possesso e non possesso. Il successo del recupero alto attuato dalla Juve è infatti anche merito del giovane centrocampista &#8211; oltre che della <a href="/la-simbiosi-tra-leonardo-bonucci-e-la-juventus/">linea difensiva</a>, che ha il tutto fuorché semplice compito di tenere la linea costantemente alta -, il quale ha dato prova di buoni tempi di pressione sia in situazioni di pressing che di <em>gegenpressing</em>. L’occupazione della zolla di campo più adeguata per poter intervenire qualora la prima pressione venisse superata (marcatura preventiva dello spazio) ha più di una volta permesso un recupero alto della sfera e di esercitare una pressione costante sulla difesa avversaria, sia senza palla che, soprattutto, con essa.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="/wp-content/uploads/2018/11/bentancurmarcaturapreventiva.png" alt="" class="wp-image-9643" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/11/bentancurmarcaturapreventiva.png 641w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/11/bentancurmarcaturapreventiva-595x234.png 595w" sizes="(max-width: 641px) 100vw, 641px" /><figcaption><br><em>La postura del corpo di Bentancur mostra come sia pronto a scappare all’indietro in modo preventivo, per coprire lo spazio alle spalle di Pjanić, il cui tentativo di intercetto andrà a buon fine.</em></figcaption></figure></div>



<p>Inoltre, le marcature preventive di Bentancur hanno assorbito gli sganciamenti in avanti di Pjanić, conferendo a quest&#8217;ultimo ulteriore libertà e influenza in fase di possesso, avvicinandolo alla zona di rifinitura. L’utilità di tale scaglionamento non ha solo effetti positivi sul bosniaco, ma asseconda anche le qualità di Bentancur, che  non sarà mai un rifinitore per una mancanza di creatività nell’ultimo passaggio, ma ci si può aspettare che aumenti la frequenza dei lanci in diagonale (2.3 ogni 90 minuti), vista la precisione con cui svolge questa tipologia di passaggio.</p>



<figure class="wp-block-video aligncenter"><video controls src="/wp-content/uploads/2018/11/diagonale.mp4"></video><figcaption><em>Cancelo blocca Rodriguez, smarcando Bentancur, il quale  può offrire una soluzione di passaggio a Pjanic senza essere seguito, e di conseguenza ricevere con tempo e spazio a disposizione.</em><br><br></figcaption></figure>



<p>La frequente collocazione di Bentancur nell’<em>half-space</em> o sulla linea laterale, dalla quale ha postura e orientamento del corpo rivolti verso l’interno del campo, favorisce molto il cambio-gioco, specialmente considerando che nella configurazione tattica della Juventus l&#8217;ampiezza è sempre occupata da almeno un uomo. Per di più, il posizionamento più basso, oltre ad avere scopi legati alla difesa in transizione, lo discosta dalla restrizione del campo&nbsp;(dovuta alla densità dei giocatori e la conseguente riduzione degli spazi) che subiscono gli ultimi 20 metri, regalandogli più tempo sul pallone.</p>



<p>Altra questione sono i lanci in profondità, che non sembrano però nelle corde di &#8220;El Lolo&#8221;, dotato di visione a lungo raggio e verticalità piuttosto limitate e influenzato da uno stile di gioco essenzialmente fondato sul corto.</p>



<p><strong>Adattabilità</strong></p>



<p>L&#8217;impiego&nbsp;di&nbsp;Bentancur&nbsp;in diverse&nbsp;posizioni, a volte in zone di campo nelle quali la sua sfera d’azione è limitata in quanto le mansioni non completamente nelle proprie corde, sta, tra le righe, perfezionando il calcio imperfetto del centrocampista. Dovendosi adattare alle contingenze presentatesi nelle varie funzioni svolte sotto la guida di Allegri, è indubbiamente migliorato sotto molti aspetti. </p>



<p>Tra le linee o sulla linea degli attaccanti (come in occasione della partita casalinga contro lo United), ha affinato la capacità di giocare a un tocco con precisione, mediante sponde o combinazioni, che a causa della sua tendenza ad effettuare un maggior numero di tocchi, lo rendeva meno incisivo; il che spesso portava ad una perdita di tempi di gioco, oltre che della palla, dovuta all’eccessiva pressione attirata su di sé. </p>



<p>Questa&nbsp;lentezza&nbsp;decisionale&nbsp;sta&nbsp;invece tramutandosi in una&nbsp;lentezza ragionata, ossia al fine di&nbsp;invitare&nbsp;il&nbsp;pressing&nbsp;avversario essendo consapevole del rapporto tempo-spazio a propria disposizione per lo scarico, o consolidare il possesso per migliorare lo struttura collettiva; anziché seguire uno spartito perpetuo, le sue giocate sono sempre più volte alla massimizzazione di una situazione, quantunque seguano un processo lento. Lento, ma con scopo progressivo e non statico.</p>



<p>In aggiunta, l’attacco all’area di rigore esplicitamente richiesto da Allegri non ha solamente aggiunto dimensioni ad un giocatore che in passato preferiva rimanere  a presidio dello spazio davanti alla difesa, ma lo ha inevitabilmente portato ad affrontare scenari diversi da quelli cui era solito frequentare, che hanno richiesto un adattamento delle proprie attitudini. Nonostante gli inserimenti non siano consueti e probabilmente non diventeranno mai parte abituale del repertorio di Bentancur, la saltuarietà con cui l’uruguaiano attacca l’area o la profondità regala un pizzico di imprevedibilità all’attacco posizionale bianconero.   Bentancur è sagace, e sa quando abbandonare la propria postazione per assumerne una più utile alla situazione di gioco.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-video"><video controls src="/wp-content/uploads/2018/11/ok.mp4"></video><figcaption>Bentancur detta passaggi&nbsp;</figcaption></figure>



<p>Bentancur&nbsp;è la&nbsp;chiave&nbsp;di volta&nbsp;attorno&nbsp;alla&nbsp;quale la&nbsp;Juventus&nbsp;può trovare&nbsp;la&nbsp;libertà&nbsp;che&nbsp;brama.&nbsp;Ne&nbsp;stanno infatti&nbsp;giovando&nbsp;le&nbsp;prime due&nbsp;fasi&nbsp;di&nbsp;costruzione,&nbsp;notoriamente&nbsp;le meno efficaci della passata stagione a causa di una staticità eccessiva degli uomini senza palla ed un centrocampo che non occupava a dovere lo spazio tra le linee avversarie, inserendosi profondamente ed isolando il regista. In base alle&nbsp;necessità&nbsp;della partita o del momento, l&#8217;uruguaiano sa come coadiuvare la costruzione dal basso, sia direttamente che indirettamente: allontanandosi dal pallone (d&#8217;altronde, benché possa sembrare paradossale, il miglior modo per assistere un compagno è distanziandosi da esso, poiché gli si lascia spazio), in modo tale da abbassare le linee avversarie e creare spazio e opzioni di passaggio; o avvicinandosi al portatore di palla, offrendosi come soluzione qualora questo necessitasse di supporto.</p>



<figure class="wp-block-video"><video controls src="/wp-content/uploads/2018/11/video-2.mp4"></video><figcaption><em>L&#8217;intelligenza di Bentancur: dopo aver scansionato i dintorni, attacca lo spazio per portare Herrera fuori posizione ed aprire una linea di passaggio verso Cuadrado.&nbsp;</em></figcaption></figure>



<p>Bentancur ha trovato nell&#8217;<a href="/perche-la-juventus-dallegri-ora-gioca-cosi/">interpretazione tattica della Juventus</a> il suo habitat naturale, essendo a suo agio nel formare rombi o triangoli di costruzione fluidi in cui deve occupare più posizioni durante la stessa partita a seconda dei  compagni e della situazione di gioco.  Fluidità che tramite le continue rotazioni con i giocatori del lato forte lo ha anche liberato dalle marcature a cui sono soliti essere sottoposti i centrocampisti di regia.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="/wp-content/uploads/2018/11/bentancurrombo.png" alt="" class="wp-image-9644" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/11/bentancurrombo.png 641w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/11/bentancurrombo-595x287.png 595w" sizes="(max-width: 641px) 100vw, 641px" /><figcaption><em>Bentancur agisce da vertice basso nel rombo di costruzione</em></figcaption></figure></div>



<p>Questa valentia innata nel plasmare il contesto a distanza con la sola forza del pensiero e le informazioni ottenute tramite un assiduo ruotare della testa, tipico dei grandi calciatori, spiega la rapida crescita di Bentancur ed il motivo per il quale è entrato immediatamente nelle grazie di Allegri. </p>



<p>La&nbsp;capacità&nbsp;analitica&nbsp;di&nbsp;comprendere&nbsp;i momenti propizi&nbsp;per&nbsp;rallentare&nbsp;o accellerare, creare spazi con le proprie avanzate, o abbassarsi per offrire una soluzione di passaggio, porta alla paradossale scomparsa nel sistema, dovuta al continuo coinvolgimento nelle trame di gioco. Essere impercettibile, ma allo stesso tempo vitale per l’ecosistema. L’ago della bilancia in un fluido in perenne mutamento, l’essenza invisibile di un calcio basato sull’interpretazione dei singoli in corrispondenza delle posizioni degli astri (in questa metafora gli uomini) sulla sfera (il campo).</p>



<p>La&nbsp;velocità&nbsp;mascherata&nbsp;da&nbsp;un&nbsp;andamento compassato e&nbsp;l&#8217;impermeabilità alla pressione con cui l&#8217;intrigante talento non convenzionale  ha seguito serenamente il naturale processo del divenire, hanno permesso a Rodrigo Bentancur di scalare la vetta delle gerarchie seguendo il percorso più agevole: la complicata semplicità del proprio gioco.</p>
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		<title>La simbiosi tra Leonardo Bonucci e la Juventus</title>
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				<pubDate>Thu, 01 Nov 2018 12:03:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Kareem Bianchi]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Analisi]]></category>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">L&#8217;acquisto di Bonucci ha scosso un po&#8217; tutto l&#8217;ambiente juventino. Tra chi considera l&#8217;azzurro un traditore, e chi ne ha accettato il ritorno senza problemi, si percepisce un senso di disagio, causato probabilmente dall&#8217;apparente e spesso forzata indifferenza (non necessariamente una cosa negativa) generale nei confronti del numero 19. Tuttavia, in campo, la differenza tra la Juventus con e senza Bonucci si è (ri)dimostrata notevole, e l&#8217;inizio di stagione ne ha certificato l&#8217;importanza.</p>
<p style="text-align: left;">Nelle dodici gare disputate finora, il difensore viterbese ha mostrato in primis i noti pregi, e in secundis gli altrettanto rinomati difetti. Difetti che sono stati però ingigantiti in seguito a presunti errori, spesso giudicati più con il sentimento del tradito, che con l&#8217;imperturbabilità che simili situazioni richiederebbero. Prima di affrontare la questione, innanzittuto tracciamo il quadro generale, ossia: come Leonardo Bonucci ha cambiato la squadra di Allegri.</p>
<p><strong>Bonucci il playmaker</strong></p>
<p style="text-align: left;">Come accennato, le qualità palla al piede di Bonucci sono note a tutti. La sua abilità nel servire i compagni con lanci lunghi tesi e precisi è una soluzione tipica del suo gioco e la sua tecnica permette alla propria squadra di disporre di una circolazione pulita e una varietà di modi per rompere le linee avversarie e avanzare il pallone. Proprio quest’ultimo aspetto si sta rivelando fondamentale nelle trame di gioco della Juventus, ed è una delle principali differenze rispetto alla stagione 2017/18, in cui la squadra di Allegri ha palesato gravi lacune nell’uscita della palla e nella resistenza al pressing. Le cause delle difficoltà bianconere sono state più di una, dalla lentezza della circolazione palla, che percorreva perlopiù tracce orizzontali, ad una staticità dei centrocampisti e degli attaccanti, i quali aspettavano di ricevere sulla figura, ed un affidamento quasi ossessivo alle qualità tecniche di Pjanic, unico vero fulcro di gioco.</p>
<p style="text-align: left;">Inizialmente la Juventus non ha risentito particolarmente della mancanza di soluzioni nella prima fase, però con il passare del tempo gli avversari hanno scovato il punto debole dei campioni d’Italia ed hanno adattato le proprie strategie consequenzialmente.  Semplicemente marcando Pjanic, gli avversari potevano così mettere in crisi i piani della Juve e far ricadere gli oneri della costruzione sui centrali, Chiellini e Benatia, i quali, nonostante abbiano svolto il proprio compito con diligenza ed intelligenza (specialmente Chiellini), non hanno la tecnica e molteplicità di soluzioni di Bonucci.</p>
<p style="text-align: left;">Il ritorno del “figliol prodigo”, e, ad onor del vero, l’acquisto di Cancelo, hanno ristabilito gli ordini in fase di possesso e  reso più imprevedibile e ricca di sbocchi la manovra juventina.  Se Chiellini, colui che ha preso in mano le redini della costruzione la scorsa stagione, ha conservato il suo posto da titolare sul centro sinistra della difesa a 4 allegriana, Benatia è stato scavalcato nelle gerarchie dal numero 19, il che ha comportato dei cambiamenti naturali in termini di efficacia del possesso bianconero.</p>
<p style="text-align: left;">Il centrale marocchino è reduce da un’annata di alto livello dal punto di vista difensivo, ma senza infamia e senza lodi palla al piede, con la quale ha cercato di minimizzare i rischi giocando semplice e scaricando le responsabilità sul compagno di reparto. I dati ci restituiscono un giocatore che nell’arco della stagione ha prediletto passaggi laterali a giocate più verticali, con 21 passaggi in avanti su 59 (35%) ogni 90 minuti, in confronto ai 26 passaggi in avanti su 68 (38%) di Bonucci questa stagione. La vera differenza tra i due difensori in fase possesso si nota però nella quantità di passaggi lunghi (6.4 contro i 9 dell’azzurro) e verso l’ultimo terzo di campo (5 contro 10) effettuati per 90 minuti; l’ex Milan, dunque, tra i propri passaggi in avanti non annovera solo il classico appoggio, bensì sfoggia tutta la sua attitudine verticale e costante ricerca concettuale del giocatore più distante (una nozione fondamentale nel gioco di posizione).</p>
<p style="text-align: left;">Inoltre, oltre al mero miglioramento della costruzione dal basso attraverso la vasta gamma di scelte a propria disposizione, Bonucci ha anche contribuito a dare profondità ad una squadra che fin’ora durante l’attacco posizionale ha avuto qualche grattacapo di troppo in fase di rifinitura. I lanci alle spalle della linea difensiva avversaria non solo hanno assecondato la naturale tendenza di Ronaldo ad attaccare lo spazio, ma riscoperto le propensioni da attaccante puro di Dybala, il quale è stato ricevitore di diversi lanci, tra cui un assist al bacio contro lo Young Boys.</p>
<p style="text-align: left;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/9Gk0Rz3gNA8" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p style="text-align: center;"><em>Gli highlights si aprono con lo splendindo assist di Bonucci</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Bonucci il difensore</strong></p>
<p style="text-align: left;">Se dal punto di vista difensivo la Juventus viene da una stagione in cui i due centrali sono stati protagonisti assoluti grazie a prestazioni di altissimo livello, la coppia formata da Chiellini e Benatia non è sempre sembrata il miglior assortimento possibile, in quanto avendo due marcatori dalle inclinazioni aggressive e di difesa in avanti, spesso zone alle spalle dei due venivano sguarnite, come in quel di Madrid.</p>
<p style="text-align: left;">Ed è qui che le caratteristiche in non possesso di Bonucci diventano imprescindibili, a completamento delle qualità di Chiellini. Le sue ottime letture e la sua interpretazione moderna del “libero” lo portano ad agire da ultimo uomo per mettere ordine ad errori o occuparsi di palle filtrate oltre la linea difensiva. Ciò nonostante, le suddette letture gli permettono di gestire ottimamente anche le uscite dalla linea difensiva al fine di anticipare l’avversario.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-9515 aligncenter" src="/wp-content/uploads/2018/10/bonuccianticipo-595x221.png" alt="" width="595" height="221" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/10/bonuccianticipo-595x221.png 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/10/bonuccianticipo.png 639w" sizes="(max-width: 595px) 100vw, 595px" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Lukaku cerca di smarcarsi e Bonucci attacca il cross anticipando il belga</em></p>
<p style="text-align: left;">Gli 1.6 intercetti di Bonucci e 0.95 falli per 90 minuti confermano l’abilità del centrale italiano in questo fondamentale, e, dai 2.2 anticipi e 1.5 falli di Benatia, si evince la differenza nell’interpretazione del ruolo rispetto al marocchino. Il primo è un difensore più cerebrale e meno istintivo rispetto al secondo, e fa delle sue letture e della copertura dello spazio il suo forte, mentre quest’ultimo sfrutta la sua esuberanza fisica per sfidare l’avversario corpo a corpo o cercare l’intercetto frapponendosi tra palla e giocatore, andando alla ricerca della palla in funzione dell’uomo, anziché in funzione dello spazio.</p>
<p style="text-align: left;">La cerebralità di Bonucci ha conferito ad Allegri la possibilità di virare definitivamente su quelli che sono i princìpi cardine del suo calcio, ovvero la fluidità posizionale e la disposizione in campo in relazione alla posizione della palla. Oltre alla qualità tecnica necessaria nella circolazione e la capacità di portare il pallone da parte dei centrali, è indispensabile tenere il baricentro costantemente alto (55,47 di altezza media quest&#8217;anno) per poter accorciare in avanti e ridurre gli spazi tra le linee. La linea difensiva svolge quindi un ruolo chiave e la corretta applicazione di questa filosofia di gioco passa innanzitutto dalla retroguardia. Bonucci, insieme a Chiellini, e in generale tutta la Juventus, ha svolto questo compito irreprensibilmente, controllando le gare imponendo il contesto con la palla e bloccando le transizioni negative sul nascere grazie ad un’impeccabile gestione delle palle coperte e scoperte.</p>
<p style="text-align: center;"><em><img class="size-full wp-image-9531 aligncenter" src="/wp-content/uploads/2018/10/juventusbaricentro.png" alt="" width="300" height="191" /></em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Le posizioni media dei giocatori della Juventus contro il Manchester United. Da notare il baricentro particolarmente alto e la posizione di Bonucci, quasi sulla linea dei centrocampisti.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><img class="size-full wp-image-9532 aligncenter" src="/wp-content/uploads/2018/10/juventusbaricentro2.png" alt="" width="298" height="192" /></em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Le posizioni medie dei giocatori nel ritorno di campionato contro il Napoli nella stagione 2017/18. Da notare l&#8217;altezza dei centrali difensivi, quasi a ridosso dell&#8217;area di rigore.</em></p>
<p style="text-align: left;">Tuttavia, la difesa bianconera non è stata ineccepibile in tutte le azioni difensive, infatti, una delle principali problematicità della Juve in questo inizio di stagione è stata la difesa dei cross a difesa schierata, difficoltà che ha scatenato diverse reazioni da parte dei tifosi juventini, con molti di essi che hanno attribuito le cause dei gol subiti proprio a Bonucci e alla sua predilezione della palla come punto di riferimento.</p>
<p>Il paradosso sta nel fatto che Bonucci è un giocatore tanto abile nella difesa dello spazio in cui viaggerà la palla, quanto vittima della sua sicurezza e capacità di leggere le traiettorie.</p>
<p>Questa sua attitudine che lo porta a considerare la palla come principale punto di riferimento fa si che il rischio di perdere la cognizione dello spazio e dei punti circostanti (l&#8217;uomo) aumenti. Di contro, permette di avere un maggiore controllo delle proprie azioni difensive. La difesa dello spazio può fungere quindi da arma a doppio taglio, che sta al collettivo impugnare in modo tale da trarne i vantaggi limitandone i danni (una soluzione, comunque difficile da eseguire in tempo reale, potrebbe essere quella di far scalare un difensore d&#8217;area sull&#8217;uomo di Bonucci quando l’azzurro attacca la palla).</p>
<p style="text-align: left;">Nel calcio la colpa non ricade quasi mai su un singolo, bensì vi sono un susseguirsi di situazioni al limite interdipendenti tra loro. Nel caso di Bonucci, in molte delle azioni discusse si intravede un <em>leitmotiv</em>: due giocatori che si scambiano la palla al fine di liberarne uno al cross, il quale, una volta libero, effettua un traversone teso che Bonucci, alla solita ricerca dell’anticipo, non riesce a raggiungere; il pallone, poi, scavalca il difensore ed arriva sulla testa dell’attaccante alle sue spalle (prima Stepinski, poi Inglese e infine Babacar).</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-9517 aligncenter" src="/wp-content/uploads/2018/10/chievogol-595x217.png" alt="" width="595" height="217" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/10/chievogol-595x217.png 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/10/chievogol.png 640w" sizes="(max-width: 595px) 100vw, 595px" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Giaccherini è completamente libero di crossare</em></p>
<p style="text-align: left;">Queste sono situazioni generalmente difficili da gestire per qualsiasi difensore, indipendentemente dal riferimento che ha; basti pensare all&#8217;analogo gol di Cristante nel 2-2 contro l’Atalanta della stagione precedente, in cui i due difensori a centro area erano Benatia e Chiellini. Probabilmente l’errore di partenza in tutti i gol subiti è la mancata pressione sul portatore di palla, che regala tempo all&#8217;avversario per mirare e spazio per eseguire il cross.</p>
<div class="twitter-tweet">
<blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it">
<p lang="it" dir="ltr">Bonucci si prende nel suo intero pacchetto. Ti permette di giocare in maniera diversa (e si vede), di restare alti (è bravo negli anticipi); ha dei difetti che devono essere mascherati e limitati dall&#39;organizzazione collettiva, ma è più semplice e popolare trovare il colpevole.</p>
<p>&mdash; Davide Terruzzi (@davideterruzzi) <a href="https://twitter.com/davideterruzzi/status/1054100803726831616?ref_src=twsrc%5Etfw">21 ottobre 2018</a></p></blockquote>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><i>Bonucci spiegato perfettamente nel thread di Davide</i></p>
<p><em> </em></p>
<p style="text-align: left;">In ogni caso, stabilire dove iniziano o finiscono le responsabilità di un giocatore è sempre complicato ed il filo tra i due estremi molto sottile.</p>
<p style="text-align: left;">Il sunto è che Bonucci sta migliorando la Juventus sotto diversi aspetti, come la costruzione dal basso e la difesa in avanti, mentre allo stesso tempo, la Juventus sta migliorando Bonucci, nascondendone quei pochi difetti che hanno contraddistinto la sua breve esperienza al Milan, esaltandone le qualità. Ed è così che la simbïòṡi tra Leonardo Bonucci e la Juventus continua…</p>
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		<title>Dai piedi di Szczęsny</title>
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				<pubDate>Fri, 19 Oct 2018 08:11:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Lapegna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni personali]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Abbiamo parlato diffusamente e con gioia del nuovo corso tecnico e tattico della capolista. Ma della Juventus che ha abbracciato i nuovi principi di gioco di quest&#8217;inizio di stagione, Wojciech Szczęsny è forse il protagonista più silenzioso. Un po’ per indole personale, un po’ per il ruolo, il portiere polacco è stato tralasciato dai più &#8230;</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Abbiamo parlato </span><a href="/perche-la-juventus-dallegri-ora-gioca-cosi/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">diffusamente</span></a><span style="font-weight: 400;"> e </span><a href="/lavagnetta-tattica-il-3-4-3-contro-lo-young-boys/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">con gioia</span></a><span style="font-weight: 400;"> del nuovo corso tecnico e tattico della capolista. Ma della Juventus che ha abbracciato i nuovi principi di gioco di quest&#8217;inizio di stagione, Wojciech Szczęsny è forse il protagonista più silenzioso. Un po’ per indole personale, un po’ per il ruolo, il portiere polacco è stato tralasciato dai più quando si è parlato del nuovo corso tecnico, ma si è comunque reso protagonista del rinnovamento della squadra. Quando Szczęsny sbarcò a Torino per quella stagione di transizione all&#8217;ombra di Buffon, </span><a href="/wojciech-tomasz-szczesny/"><span style="font-weight: 400;">lo descrivemmo</span></a><span style="font-weight: 400;"> come un portiere dalle buone capacità tecniche palla al piede, e prevedemmo un contributo maggiore della sua posizione alla fase di impostazione. Quel momento è arrivato. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se la scorsa stagione ha potuto fornire poche indicazioni in merito, vale la pena scrutinare il suo apporto quest&#8217;anno alla luce del fatto che 1) gioca da titolare e 2) la rinnovata filosofia della Juventus prevede una partecipazione ed una sollecitazione maggiore dei suoi piedi. Come si è adattato al nuovo contesto tecnico?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il coinvolgimento di Szczęsny come </span><a href="https://www.ultimouomo.com/lpdc-il-portiere-diventera-un-giocatore-di-movimento/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">portiere moderno</span></a><span style="font-weight: 400;"> passa prima di tutto dal suo comportamento in rapporto alla linea difensiva. Allegri e FIlippi hanno lavorato parallelamente affinché tutti gli interpreti siano a proprio agio con le nuove direttive, specialmente per un ruolo meno sollecitato (e con meno costanza) in tutte le quattro fasi di gioco. Quest&#8217;anno la Juventus ha fatto registrare il baricentro più alto della Serie A con </span><a href="https://twitter.com/juvestats1897/status/1049893169435951104" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">55,47 metri di media</span></a><span style="font-weight: 400;">. Per un portiere è importante, ancorché talvolta fastidioso, essere in grado di lasciare la sicurezza della propria linea di porta e dell&#8217;area piccola, ma Szczęsny è stato finora magistrale nell’accompagnare la linea in avanti. A scuola calcio insegnano che “quando la difesa sale, il portiere sale con lei”, e questo è vero sia quando la difesa gioca il pallone schiacciando gli avversari, al fine di offrire un ulteriore uomo alla costruzione, sia soprattutto quando si difende in avanti senza palla, per accorciare il campo e reagire ad eventuali palle lunghe. Per quanto l’estremo difensore polacco non sia propriamente uno che ama avventurarsi al di là dei 16,15 metri dell’area di rigore, è importante sottolineare che stia assolvendo alla funzione in maniera ineccepibile.</span></p>
<p><figure id="attachment_9479" aria-describedby="caption-attachment-9479" style="width: 595px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-9479 size-medium" src="/wp-content/uploads/2018/10/szczesny-udinese-595x328.png" alt="" width="595" height="328" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/10/szczesny-udinese-595x328.png 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/10/szczesny-udinese.png 672w" sizes="(max-width: 595px) 100vw, 595px" /><figcaption id="caption-attachment-9479" class="wp-caption-text">Contro l&#8217;Udinese, circa la metà dei passaggi totali (23) arriva dal limite o oltre l&#8217;area di rigore</figcaption></figure></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In fase di possesso, l&#8217;innalzato livello tecnico dei difensori (Bonucci e Cancelo su tutti) ha in qualche modo ‘costretto’ Szczęsny ad accordare gli strumenti a sua disposizione ai nuovi elementi dell’orchestra. Come gli è capitato spesso nel corso della sua carriera, il polacco è stato sorprendentemente efficace e a suo agio nell’adattarsi al cambiamento e non ha avuto alcun problema a sviluppare il proprio gioco palla al piede. Ha saputo alternare una distribuzione incredibilmente precisa e varia a soluzioni non sempre intuitive ed immediate; Szczęsny pare sapere sempre cosa fare del pallone, senza pertanto strafare o forzare giocate concettualmente o tecnicamente complicate. La semplicità sta diventando un marchio di fabbrica. E se da un lato è innegabile che si veda il riflesso di alcune indicazioni tattiche “dall’alto”, dall’altro è soddisfacente sottolineare che queste siano state interiorizzate facilmente grazie ad un ottimo QI calcistico.</span></p>
<p><figure id="attachment_9471" aria-describedby="caption-attachment-9471" style="width: 595px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-medium wp-image-9471" src="/wp-content/uploads/2018/10/Slide1-1-595x335.png" alt="" width="595" height="335" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/10/Slide1-1-595x335.png 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/10/Slide1-1-768x432.png 768w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/10/Slide1-1-960x540.png 960w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/10/Slide1-1-1140x641.png 1140w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/10/Slide1-1.png 1280w" sizes="(max-width: 595px) 100vw, 595px" /><figcaption id="caption-attachment-9471" class="wp-caption-text">Udinese. Tutto chiuso, e allora si va da Alex Sandro, con un passaggio non conservativo, mediamente rischioso, e per nulla banale, soprattutto perché gliela dà sul sinistro.</figcaption></figure></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;analisi dei suoi </span><i><span style="font-weight: 400;">passing schemes </span></i><span style="font-weight: 400;">restituisce con chiarezza le indicazioni di Allegri. Szczęsny effettua grosso modo lo stesso numero di passaggi a partita (20,9 vs 21,9 dell’anno scorso), ma la qualità è diversa: quest’anno i lanci lunghi rappresentano il 26,79%, in significativa diminuzione rispetto al 30,14% dello scorso anno. Ad onor del vero, in alcune partite (Udinese, Sassuolo, Bologna, con quest&#8217;ultima con Perin tra i pali) la squadra ha dato impressione di saper schiacciare l&#8217;avversario nella propria metà campo, senza per questo dover ricorrere ad un&#8217;impostazione più profonda. Il dato più significativo è però sulla precisione dei passaggi, che in Serie A è cresciuta dal 75,3% della scorsa stagione al 84,5% attuale, e questo dato include ovviamente anche i passaggi lunghi. La maggiore precisione è probabilmente aiutata anche dal miglior scaglionamento in campo dei difensori davanti a sé, sempre aperti e distanti (Cruijff diceva che per un giocatore è difficile e controintuitivo capire che per aiutare il possesso bisogna </span><i><span style="font-weight: 400;">allontanarsi</span></i><span style="font-weight: 400;"> dal compagno e non andargli incontro). I difensori e soprattutto i centrocampisti non sono più stretti ad accalcarsi al centro come nella deriva minimalista dell’anno scorso, la squadra rimane mediamente lunga in fase di possesso, e queste ritrovate spaziature aiutano tutta la costruzione, sin dai primi passi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I suoi target preferiti sul corto sono, prevedibilmente, Bonucci e Cancelo</span><span style="font-weight: 400;">, ed è un tratto che si ritrova anche nella sua postura costantemente orientata sulla propria destra per accomodare il suo piede destro. Tuttavia, il portiere della Juventus ha dato prova di saper agevolmente giocare ad un tocco sulla propria sinistra ed aprire il gioco verso Alex Sandro per dilatare il campo e anestetizzare il pressing avversario. Una soluzione esplorata con costanza ed efficacia. </span></p>
<p><img class="aligncenter wp-image-9470" src="/wp-content/uploads/2018/10/passsonar-480x640.jpg" alt="" width="350" height="420" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/10/passsonar-595x714.jpg 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/10/passsonar-768x922.jpg 768w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/10/passsonar-960x1152.jpg 960w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/10/passsonar.jpg 1000w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></p>
<p style="text-align: center;"><i><span style="font-weight: 400;">Napoli. Il PassSonar della partita evidenzia una netta predilezione del lato destro e dei passaggi corti. Cortesia di <a href="https://twitter.com/Ben8t/status/1046410337938026501" target="_blank" rel="noopener">Ben8t.</a></span></i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sul lungo Szczęsny ha mostrato una spiccata preferenza a giocare sulle fasce, dove l&#8217;allargamento delle mezzali (soprattutto Matuidi e Can) e la presenza di Mandžukić hanno costituito riferimenti naturali. Una tendenza che richiede maggior precisione tecnica, per l&#8217;ovvia presenza della linea laterale a restringere la </span><i><span style="font-weight: 400;">landing</span></i> <i><span style="font-weight: 400;">area </span></i><span style="font-weight: 400;">a sua disposizione. La precisione è ovviamente influenzata dalla capacità dei </span><i><span style="font-weight: 400;">target men</span></i><span style="font-weight: 400;"> di vincere i duelli aerei, ma il 63% sui passaggi lunghi è un </span><a href="https://www.whoscored.com/Players/73379/History/Wojciech-Szczesny" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">ottimo dato</span></a><span style="font-weight: 400;"> da cui partire (e l’anno scorso era del 55%).  </span></p>
<p><div style="width: 1200px;" class="wp-video"><!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('video');</script><![endif]-->
<video class="wp-video-shortcode" id="video-9464-1" width="1200" height="675" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="/wp-content/uploads/2018/10/Valencia-Szczesny.mp4?_=1" /><a href="/wp-content/uploads/2018/10/Valencia-Szczesny.mp4">https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/10/Valencia-Szczesny.mp4</a></video></div></p>
<p><em>Valencia. Szczęsny vs &#8216;target man&#8217; Bernardeschi. Risalire il campo in modo efficace.</em></p>
<p><div style="width: 1200px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-9464-2" width="1200" height="675" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="/wp-content/uploads/2018/10/Udinese-Szczesny.mp4?_=2" /><a href="/wp-content/uploads/2018/10/Udinese-Szczesny.mp4">https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/10/Udinese-Szczesny.mp4</a></video></div></p>
<p><em>Udinese. Quando tutto sembra bloccato pesca Cancelo dal cilindro, su indicazione di Pjanić. Risalire il campo in modo creativo.</em></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Insomma, per quanto Szczęsny non sia annoverato tra i migliori portieri nel gioco con i piedi (ter Stegen, Allison, Ederson e Neuer rimangono inarrivabili) il suo contributo palla a terra non può passare inosservato ancora a lungo. Dopo tutto, con i nuovi principi di gioco implementati con successo nelle ultime uscite, ogni azione comincia dai suoi piedi. </span></p>
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<div class="saboxplugin-gravatar"><img src="/wp-content/uploads/2016/08/avataruomo9-150x150.png" width="100" height="100" alt="Andrea Lapegna" class="avatar avatar-100 wp-user-avatar wp-user-avatar-100 alignnone photo" /></div>
<div class="saboxplugin-authorname"><a href="/author/andrea-lapegna/" class="vcard author" rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Andrea Lapegna</span></a></div>
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<p>È il responsabile del sito e della community di www.AterAlbus.it. Vive a Bruxelles ed è stato cooptato in AterAlbus per correggere la punteggiatura nei nostri articoli.</p>
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