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	<title>Antonio Corsa &#8211; AterAlbus</title>
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	<description>About Juventus</description>
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	<title>Antonio Corsa &#8211; AterAlbus</title>
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		<title>La mia su Romelu Lukaku</title>
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				<pubDate>Wed, 31 Jul 2019 18:22:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Corsa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Schede calciatori]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Lukaku]]></category>
		<category><![CDATA[Scheda]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Lo ricordo benissimo ai tempi dell&#8217;Everton. Ci ha giocato dal 2013 al 2017 arrivando a guadagnarsi il passaggio al Manchester United dopo un&#8217;asta con il Chelsea terminata col pagamento di 85 milioni di euro fissi, 17 milioni circa di bonus e la solita commissione a Mino Raiola, suo agente. Il Chelsea rifiutò di pagare gli &#8220;extra&#8221; e Lukaku finì allo United facendo coppia con l&#8217;altro assistito illustre dell&#8217;ex ristoratore italo-olandese: Paul Pogba. Come è andato il grande salto verso una big? Quella che vi propongo è una scheda un po&#8217; particolare, non essendo io un &#8220;tattico&#8221;. Ho seguito però l&#8217;evoluzione della carriera dell&#8217;attaccante belga e in particolare le difficoltà incontrate durante la sua esperienza a Manchester e proprio su questo vorrei concentrarmi per cercare di rispondere alla domanda iniziale e per capire se possa essere, Lukaku, un investimento intelligente per un club come la Juventus che è oggi ad un livello ancora superiore a quello dello United. Vorrei emergessero chiari alcuni concetti cercando soprattutto di superare troppi pregiudizi e inesattezze lette in giro. Iniziamo da quelli sul suo fisico. I meme sulla sua presunta panza e i confronti con il wrestler Mark Henry sono divertenti, ma inaccurati. Romelu ha un fisico sviluppato con meticolosità già da ragazzino. A 15 anni sollevava &#8211; parola sua &#8211; 100 kg dalla panca e pesava 97 kg con una massa muscolare più da velocista che da calciatore. Ha sempre lavorato tantissimo in palestra cercando di conquistarsi un vantaggio &#8220;fisico&#8221; sui difensori avversari e ha sviluppato la sua velocità e la sua progressione con esercizi specifici mostrando incredibile sacrificio e applicazione (parentesi: il belga, di origini congolesi, viene da una famiglia povera, ha conosciuto la fame e sin da bambino ha considerato il calcio un lavoro, prima che un gioco). Lukaku NON È uno di buona forchetta e non è paragonabile chessò al recente Higuaìn (ciao, Gonzalo!) o ad altri colleghi vittime come lui di meme e sfottò. Non c&#8217;è niente di più sbagliato nel considerarlo poco professionale, perennemente fuori forma o addirittura grasso. Quando è iniziata (da giovanissimo, a 18 anni) la sua carriera in Inghilterra, nel Chelsea, i preparatori atletici alla corte di Villas Boas si sono ritrovati un armadio a due ante velocissimo, con una struttura pazzesca per la sua età e hanno iniziato a lavorare anche su altri aspetti del suo fisico, cercando di trovare il giusto equilibrio tra la potenza pura e &#8211; come diceva una famosa pubblicità col Ronaldo brasiliano &#8211; il &#8220;controllo&#8221;. Hanno lavorato per evitare problemi ai polpacci e infortuni alle gambe e anche la sua dieta è cambiata. Giusto per capirci, era così (vedi la foto) già a 17 anni, perché a leggere alcuni forum pare che in due-tre mesi si sia trasformato da Peter Crouch ad Akinfenwa (googlatevelo) e no, non è vero e non è comunque mai stato quello il problema. Questo lavoro fisico è continuato dopo il suo passaggio all&#8217;Everton e lì Lukaku ha trovato un giusto equilibrio portandosi sui 100 kg di peso distribuiti su un&#8217;altezza comunque di 192 cm circa. Parlo di &#8220;giusto equilibrio&#8221; perché gli permetteva al tempo stesso di essere &#8220;potente&#8221;, ma non gli impediva di sviluppare quella che poi era anche &#8220;calcisticamente&#8221; la sua qualità migliore: correre. E per correre intendo questo. Lukaku è infatti un calciatore che rende al meglio se parte lontano dalla porta e ha la possibilità di sviluppare la sua progressione facendo a spallate con i difensori. Provo un po&#8217; a banalizzare, ma rende l&#8217;idea: è un centometrista applicato al calcio, che vede la porta ma non sa fare molto altro. È grazie alle sue falcate che ha segnato 41 gol con l’Anderlecht a 18 anni (dato che non ha alcun senso!), che ne ha segnati 17 nel primo campionato da titolare in Premier a 19 anni e 87 in 4 anni nell&#8217;Everton. E&#8217; grazie al suo movimento con e senza palla che a 22 anni si è laureato capocannoniere dell&#8217;Europa League e a 25 vice-capocannoniere dei Mondiali contribuendo a far raggiungere uno storico podio al Belgio. L&#8217;equilibrio tra muscoli e agilità è sempre stato chiave per il suo successo. L&#8217;estate scorsa, però, per prepararsi al meglio alla &#8220;fisicità&#8221; del Campionato del Mondo, si è riempito (parliamo sempre di muscoli) molto più della norma superando probabilmente i 100 kg di peso (e i 94 &#8220;dichiarati&#8221;) ed effettivamente ha perso velocità nel breve, mobilità laterale e velocità nei cambi di direzione. Ha perso anche e soprattutto resistenza. Tornato dalla &#8220;campagna di Russia&#8221;, ci ha messo 2-3 mesi per recuperare dall&#8217;affaticamento (&#8220;mi sentivo stanco&#8221;) e per &#8220;sgonfiarsi&#8221; ha dovuto rinunciare totalmente al lavoro in palestra. Nel frattempo, però, sono successe alcune vicende che lo hanno relegato ad un ruolo non più chiave, ma marginale, tanto che per lui per la prossima stagione si prospettava persino la possibilità di partire dalla panchina. Perché ha trovato difficoltà enormi dopo una stagione d&#8217;esordio comunque positiva nella quale aveva segnato 27 gol in 51 presenze guidando lo United fino al secondo posto in campionato? Per più motivazioni, dicevo. La prima è da individuarsi nella preparazione atletica. Rispetto ai predecessori Moyes e Van Gaal, Mourinho aveva abbassato di tantissimo l&#8217;asticella dell&#8217;intensità (un po&#8217; come Allegri nella Juventus, se vogliamo forzare un parallelo). Lukaku non è stato l&#8217;unico a pagare fisicamente: non era infatti raro vedere anche suoi compagni con il fiatone dopo 45&#8242;, o alle prese con costanti problemi e infortuni. Per un giocatore che vive di strappi e scatti in avanti, la resistenza nei 90&#8242; è fondamentale: fermo con le mani sui fianchi, non serve a niente. Le cose sono un po&#8217; cambiate con il subentro, a dicembre, del nuovo allenatore Solskjær che ha cercato da subito di lavorare proprio sull&#8217;intensità persa e sulla condizione, ma il suo è un lavoro solo iniziato e che sta proseguendo soprattutto quest&#8217;estate. Può Lukaku tornare in condizioni accettabili e a fare di nuovo della progressione e della velocità sviluppata nel medio la sua arma letale? Probabilmente sì, è un gran lavoratore e, specie se motivato, sono sicuro che rientrerebbe presto nei suoi stardard. La seconda motivazione, è più tattica ed è quella che credo debba interessarci di più perché Sarri è certamente bravissimo nel lavorare atleticamente sui suoi calciatori ma le caratteristiche tecniche del giocatore, quelle, difficilmente cambieranno a 26 anni. Mourinho aveva pensato ad un Manchester United molto fisico, lento, con un centravanti boa davanti (appunto, Lukaku) e pochi giocatori di fantasia. Il risultato è stato l&#8217;aver creato pochissime occasioni a partita e in generale l&#8217;aver generato una produzione offensiva davvero limitata. Lo United arrivava in area o affidandosi completamente alla creatività di Pogba palla al piede, o dopo una manovra comunque lenta che costringeva l&#8217;attaccante belga a giocare staticamente e a raccogliere i cross dei compagni più che i filtranti. È la situazione ideale per metterlo in difficoltà e farlo apparire più impacciato di quanto sia. Le sue spalle sono infatti grosse e fare a spallate con lui è sconsigliato&#8230; &#8230; ma il problema sono i piedi. Lukaku ha dei difetti che si porta dietro da 10 anni e che non è mai riuscito del tutto a risolvere. Ha un controllo di palla e un primo tocco diciamo &#8220;rivedibili&#8221;, un&#8217;elevazione di 4 cm da terra, non è assolutamente in grado di fare l&#8217;attaccante di manovra, spalle alla porta è utile come un palo dell&#8217;Enel e dà più soddisfazione dialogare con l&#8217;assistente di Google che con lui, per quanto invece in campo aperto sia uno specialista e sia in grado anche di servire i compagni. Parliamo di un &#8220;bidone&#8221;, come leggo ininterrottamente da due giorni? Assolutamente no. Anche così, è riuscito comunque ad andare per due anni di fila in doppia cifra per numero di gol (unico giocatore a farlo da 7 anni a questa parte in Premier insieme ad Aguero) e si è reso utile come ha potuto anche trasformandosi in un discreto &#8220;target man&#8221;. Capite bene però che un calciatore con queste caratteristiche mal si adattava al gioco richiesto da Mourinho, così come anche a quello del suo successore, più mirato al dialogo veloce tra gli attaccanti e alle interconnessioni. Veniamo quindi alla domanda delle domande che vi starete ponendo tutti: che c&#8217;azzecca allora uno con queste caratteristiche, tra l&#8217;altro anche da &#8220;ritarare&#8221; fisicamente e mentalmente, con il gioco di Sarri e della Juventus e con il 433 che pare sarà il modulo che andremo ad utilizzare quest&#8217;anno? Pochino. Lukaku è comunque sempre in grado di convertire in gol i cross dal fondo (ha sempre avuto un rapporto tiri/gol straordinario) &#8220;vedendo&#8221; la porta e avendo una buona tecnica nel calciare al volo sia col sinistro, il suo piede preferito, che anche col destro (meglio di quanto si possa immaginare). Sarebbe però come comprare una Ferrari e usarla sul fango: sempre una Ferrari resterebbe, e andrebbe velocissima, ma se vuoi guidare sul fango ti compri meglio una Jeep, non so se rendo l&#8217;idea. Cedere Higuain e Dybala per lui, significherebbe rinunciare quasi completamente alla creatività sulla trequarti: Gonzalo è infatti in grado di abbassarsi e far salire i compagni così come di servire Ronaldo quando attacca l&#8217;area; Dybala è in grado di creare quelle interconnessioni con i compagni necessarie a sbloccare tante situazioni di attacco &#8220;statico&#8221; o &#8220;schiacciato&#8221; sulla linea difensiva avversaria e sarebbe perfetto per e con giocatori come Ramsey. Lukaku, no. Lukaku sfrutterebbe lui il lavoro dei compagni correrendo in avanti, facendo a sportellate e chiamando palla: è quel tipo di giocatore. Non sono neanche convinto che a Ronaldo serva necessariamente un compagno con le sue caratteristiche. È vero che si porterebbe dietro almeno un difensore, sempre, e che sopratutto in situazioni di contropiede sarebbe letale. È vero che un tridente eventuale con Douglas Costa e Ronaldo in campo aperto sarebbe devastante e al sol pensiero mi batte el corazòn, ma quante volte in partita capitano queste situazioni alla Juventus, specie in Serie A? (allo United, pochissime) Il gioco di Sarri, almeno quello fatto vedere da Napoli in poi, è sì verticale, ma passa dai centrocampisti, dall&#8217;avanzamento collettivo della squadra &#8220;modello rugby&#8221;, dalla palla che va avanti e indietro con i difensori, da cambi di campo e giocate a pochi tocchi. Al contrario di Conte, le squadre di Sarri raramente accettano di abbassare il baricentro per creare spazi per gli attaccanti servendoli con palle lunghe e filtranti. Sarri ha fatto qualcosa di più o meno simile ad Empoli, lo ha fatto parzialmente al Chelsea dove la costruzione del gioco era più veloce e diretta (proprio per adattarsi alla Premier), ma si tratterebbe, nel caso di arrivo del belga, di ridisegnare la squadra e il suo modo di giocare per sfruttare al meglio le sue caratteristiche: oppure di adattarlo come già successo nelle stagioni di Manchester. In conclusione, respingo con forza l&#8217;idea che Lukaku sia &#8220;una mezza sega&#8221;, giudizio che vedo essere di moda sui social, non capisco perché, in questi giorni. Le perplessità sono soprattutto legate alle sue caratteristiche e al fatto che Sarri possa riuscire a sfruttarle al meglio, valorizzando un investimento comunque importante. 85 milioni oggi Lukaku non li vale, ma sbagliamo a valutare l&#8217;eventuale scambio con Dybala da questo punto di vista. Vale semmai il contrario: la Juventus, avendo fiutato la possibilità di fare una plusvalenza mostruosa con Dybala, accetterebbe il belga come contropartita pur di sistemare il bilancio portando a Torino un giocatore che, se rilanciato e messo (vedremo se Sarri ci riuscità) in condizioni di fare bene, renderebbe ancora più appetitosa un&#8217;operazione economicamente con i contro-fiocchi. Non ci resta perciò che aspettare e, nell&#8217;eventualità del suo arrivo, sperare nella capacità di Sarri di trovare il giusto modo di farlo rendere da top player. Ti suggeriamo anche Senzamanette 4 &#8211; Mai allenati così (Sarri &#038; co) Articolo originariamente pubblicato su Juventibus. Vi racconto un aneddoto per capire perché il gruppo Juve Senzamanette 3 &#8211; Chiacchierata con Guido Vaciago sul rapporto tra tifoso e mondo dell&#8217;informazione Caro Guido, quest'estate ha visto registrare un fenomeno del quale vorrei discutere con te ritenendoti Senzamanette 2 &#8211; Il sogno...</p>
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<p>Lo ricordo benissimo ai tempi dell&#8217;Everton. Ci ha giocato dal 2013 al 2017 arrivando a guadagnarsi il passaggio al Manchester United dopo un&#8217;asta con il Chelsea terminata col pagamento di 85 milioni di euro fissi, 17 milioni circa di bonus e la solita commissione a Mino Raiola, suo agente. Il Chelsea rifiutò di pagare gli &#8220;extra&#8221; e Lukaku finì allo United facendo coppia con l&#8217;altro assistito illustre dell&#8217;ex ristoratore italo-olandese: Paul Pogba. Come è andato il grande salto verso una big? </p>



<p>Quella che vi propongo è una scheda un po&#8217; particolare, non essendo io un &#8220;tattico&#8221;. Ho seguito però l&#8217;evoluzione della carriera dell&#8217;attaccante belga e in particolare le difficoltà incontrate durante la sua esperienza a Manchester e proprio su questo vorrei concentrarmi per cercare di rispondere alla domanda iniziale e per capire se possa essere, Lukaku, un investimento intelligente per un club come la Juventus che è oggi ad un livello ancora superiore a quello dello United.</p>



<p>Vorrei emergessero chiari alcuni concetti cercando soprattutto di superare troppi pregiudizi e inesattezze lette in giro. Iniziamo da quelli sul suo fisico. I meme sulla sua presunta panza e i confronti con il wrestler Mark Henry sono divertenti, ma inaccurati. Romelu ha un fisico sviluppato con meticolosità già da ragazzino. A 15 anni sollevava &#8211; <a href="https://www.menshealth.com/uk/fitness/a756166/romelu-lakuku-the-fittest-footballer-at-the-euros/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" aria-label="parola sua (apre in una nuova scheda)">parola sua</a> &#8211; 100 kg dalla panca e pesava 97 kg con una massa muscolare più da velocista che da calciatore. Ha sempre lavorato tantissimo in palestra cercando di conquistarsi un vantaggio &#8220;fisico&#8221; sui difensori avversari e ha sviluppato la sua velocità e la sua progressione con esercizi specifici mostrando incredibile sacrificio e applicazione (parentesi: il belga, di origini congolesi, viene da una famiglia povera, ha conosciuto la fame e sin da bambino ha considerato il calcio un lavoro, prima che un gioco).</p>



<p>Lukaku NON È uno di buona forchetta e non è paragonabile chessò al recente Higuaìn (ciao, Gonzalo!) o ad altri colleghi vittime come lui di meme e sfottò. Non c&#8217;è niente di più sbagliato nel considerarlo poco professionale, perennemente fuori forma o addirittura grasso.</p>



<p>Quando è iniziata (da giovanissimo, a 18 anni) la sua carriera in Inghilterra, nel Chelsea, i preparatori atletici alla corte di Villas Boas si sono ritrovati un armadio a due ante velocissimo, con una struttura pazzesca per la sua età e hanno iniziato a lavorare anche su altri aspetti del suo fisico, cercando di trovare il giusto equilibrio tra la potenza pura e &#8211; come diceva una famosa pubblicità col Ronaldo brasiliano &#8211; il &#8220;controllo&#8221;. Hanno lavorato per evitare problemi ai polpacci e infortuni alle gambe e anche la sua dieta è cambiata. Giusto per capirci, era così (vedi la foto) già a 17 anni, perché a leggere alcuni forum pare che in due-tre mesi si sia trasformato da Peter Crouch ad Akinfenwa (googlatevelo) e no, non è vero e non è comunque mai stato quello il problema.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img src="/wp-content/uploads/2019/07/article-0-0D16D4F500000578-43_634x514.jpg" alt="" class="wp-image-12192" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/07/article-0-0D16D4F500000578-43_634x514.jpg 634w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/07/article-0-0D16D4F500000578-43_634x514-595x482.jpg 595w" sizes="(max-width: 634px) 100vw, 634px" /></figure></div>



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<p>Questo lavoro fisico è continuato dopo il suo passaggio all&#8217;Everton e lì Lukaku ha trovato un giusto equilibrio portandosi sui 100 kg di peso distribuiti su un&#8217;altezza comunque di 192 cm circa.</p>



<p>Parlo di &#8220;giusto equilibrio&#8221; perché gli permetteva al tempo stesso di essere &#8220;potente&#8221;, ma non gli impediva di sviluppare quella che poi era anche &#8220;calcisticamente&#8221; la sua qualità migliore: correre. E per correre intendo questo.</p>



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<p>Lukaku è infatti un calciatore che rende al meglio se parte lontano dalla porta e ha la possibilità di sviluppare la sua progressione facendo a spallate con i difensori. Provo un po&#8217; a banalizzare, ma rende l&#8217;idea: è un centometrista applicato al calcio, che vede la porta ma non sa fare molto altro. È grazie alle sue falcate che ha segnato 41 gol con l’Anderlecht a 18 anni (dato che non ha alcun senso!), che ne ha segnati 17 nel primo campionato da titolare in Premier a 19 anni e 87 in 4 anni nell&#8217;Everton. E&#8217; grazie al suo movimento con e senza palla che a 22 anni si è laureato capocannoniere dell&#8217;Europa League e a 25 vice-capocannoniere dei Mondiali contribuendo a far raggiungere uno storico podio al Belgio.</p>



<p>L&#8217;equilibrio tra muscoli e agilità è sempre stato chiave per il suo successo. L&#8217;estate scorsa, però, per prepararsi al meglio alla &#8220;fisicità&#8221; del Campionato del Mondo, si è riempito (parliamo sempre di muscoli) molto più della norma superando probabilmente i 100 kg di peso (e i 94 &#8220;dichiarati&#8221;) ed effettivamente ha perso velocità nel breve, mobilità laterale e velocità nei cambi di direzione. Ha perso anche e soprattutto resistenza. Tornato dalla &#8220;campagna di Russia&#8221;, ci ha messo 2-3 mesi per recuperare dall&#8217;affaticamento (&#8220;mi sentivo stanco&#8221;) e per &#8220;sgonfiarsi&#8221; ha dovuto rinunciare totalmente al lavoro in palestra. Nel frattempo, però, sono successe alcune vicende che lo hanno relegato ad un ruolo non più chiave, ma marginale, tanto che per lui per la prossima stagione si prospettava persino la possibilità di partire dalla panchina.</p>



<p>Perché ha trovato difficoltà enormi dopo una stagione d&#8217;esordio comunque positiva nella quale aveva segnato 27 gol in 51 presenze guidando lo United fino al secondo posto in campionato?</p>



<p>Per più motivazioni, dicevo. La prima è da individuarsi nella preparazione atletica. Rispetto ai predecessori Moyes e Van Gaal, Mourinho aveva abbassato di tantissimo l&#8217;asticella dell&#8217;intensità (un po&#8217; come Allegri nella Juventus, se vogliamo forzare un parallelo). Lukaku non è stato l&#8217;unico a pagare fisicamente: non era infatti raro vedere anche suoi compagni con il fiatone dopo 45&#8242;, o alle prese con costanti problemi e infortuni. Per un giocatore che vive di strappi e scatti in avanti, la resistenza nei 90&#8242; è fondamentale: fermo con le mani sui fianchi, non serve a niente.</p>



<p>Le cose sono un po&#8217; cambiate con il subentro, a dicembre, del nuovo allenatore Solskjær che ha cercato da subito di lavorare proprio sull&#8217;intensità persa e sulla condizione, ma il suo è un lavoro solo iniziato e che sta proseguendo soprattutto quest&#8217;estate. Può Lukaku tornare in condizioni accettabili e a fare di nuovo della progressione e della velocità sviluppata nel medio la sua arma letale? Probabilmente sì, è un gran lavoratore e, specie se motivato, sono sicuro che rientrerebbe presto nei suoi stardard.</p>



<p>La seconda motivazione, è più tattica ed è quella che credo debba interessarci di più perché Sarri è certamente bravissimo nel lavorare atleticamente sui suoi calciatori ma le caratteristiche tecniche del giocatore, quelle, difficilmente cambieranno a 26 anni.</p>



<p>Mourinho aveva pensato ad un Manchester United molto fisico, lento, con un centravanti boa davanti (appunto, Lukaku) e pochi giocatori di fantasia. Il risultato è stato l&#8217;aver creato pochissime occasioni a partita e in generale l&#8217;aver generato una produzione offensiva davvero limitata. Lo United arrivava in area o affidandosi completamente alla creatività di Pogba palla al piede, o dopo una manovra comunque lenta che costringeva l&#8217;attaccante belga a giocare staticamente e a raccogliere i cross dei compagni più che i filtranti.</p>



<p>È la situazione ideale per metterlo in difficoltà e farlo apparire più impacciato di quanto sia. Le sue spalle sono infatti grosse e fare a spallate con lui è sconsigliato&#8230;</p>



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<p>&#8230; ma il problema sono i piedi.</p>



<p>Lukaku ha dei difetti che si porta dietro da 10 anni e che non è mai riuscito del tutto a risolvere. Ha un controllo di palla e un primo tocco diciamo &#8220;rivedibili&#8221;, un&#8217;elevazione di 4 cm da terra, non è assolutamente in grado di fare l&#8217;attaccante di manovra, spalle alla porta è utile come un palo dell&#8217;Enel e dà più soddisfazione dialogare con l&#8217;assistente di Google che con lui, per quanto invece in campo aperto sia uno specialista e sia in grado anche di servire i compagni. </p>



<p>Parliamo di un &#8220;bidone&#8221;, come leggo ininterrottamente da due giorni? Assolutamente no. Anche così, è riuscito comunque ad andare per due anni di fila in doppia cifra per numero di gol (unico giocatore a farlo da 7 anni a questa parte in Premier insieme ad Aguero) e si è reso utile come ha potuto anche trasformandosi in un discreto &#8220;target man&#8221;.</p>



<p>Capite bene però che un calciatore con queste caratteristiche mal si adattava al gioco richiesto da Mourinho, così come anche a quello del suo successore, più mirato al dialogo veloce tra gli attaccanti e alle interconnessioni.</p>



<p>Veniamo quindi alla domanda delle domande che vi starete ponendo tutti: che c&#8217;azzecca allora uno con queste caratteristiche, tra l&#8217;altro anche da &#8220;ritarare&#8221; fisicamente e mentalmente, con il gioco di Sarri e della Juventus e con il 433 che pare sarà il modulo che andremo ad utilizzare quest&#8217;anno?</p>



<p>Pochino.</p>



<p>Lukaku è comunque sempre in grado di convertire in gol i cross dal fondo (ha sempre avuto un rapporto tiri/gol straordinario) &#8220;vedendo&#8221; la porta e avendo una buona tecnica nel calciare al volo sia col sinistro, il suo piede preferito, che anche col destro (meglio di quanto si possa immaginare). Sarebbe però come comprare una Ferrari e usarla sul fango: sempre una Ferrari resterebbe, e andrebbe velocissima, ma se vuoi guidare sul fango ti compri meglio una Jeep, non so se rendo l&#8217;idea.</p>



<p>Cedere Higuain e Dybala per lui, significherebbe rinunciare quasi completamente alla creatività sulla trequarti: Gonzalo è infatti in grado di abbassarsi e far salire i compagni così come di servire Ronaldo quando attacca l&#8217;area; Dybala è in grado di creare quelle interconnessioni con i compagni necessarie a sbloccare tante situazioni di attacco &#8220;statico&#8221; o &#8220;schiacciato&#8221; sulla linea difensiva avversaria e sarebbe perfetto per e con giocatori come Ramsey. Lukaku, no. Lukaku sfrutterebbe lui il lavoro dei compagni correrendo in avanti, facendo a sportellate e chiamando palla: è quel tipo di giocatore.</p>



<p>Non sono neanche convinto che a Ronaldo serva necessariamente un compagno con le sue caratteristiche. È vero che si porterebbe dietro almeno un difensore, sempre, e che sopratutto in situazioni di contropiede sarebbe letale. È vero che un tridente eventuale con Douglas Costa e Ronaldo in campo aperto sarebbe devastante e al sol pensiero mi batte <em>el corazòn</em>, ma quante volte in partita capitano queste situazioni alla Juventus, specie in Serie A? (allo United, pochissime)</p>



<p>Il gioco di Sarri, almeno quello fatto vedere da Napoli in poi, è sì verticale, ma passa dai centrocampisti, dall&#8217;avanzamento collettivo della squadra &#8220;modello rugby&#8221;, dalla palla che va avanti e indietro con i difensori, da cambi di campo e giocate a pochi tocchi. Al contrario di Conte, le squadre di Sarri raramente accettano di abbassare il baricentro per creare spazi per gli attaccanti servendoli con palle lunghe e filtranti.</p>



<p>Sarri ha fatto qualcosa di più o meno simile ad Empoli, lo ha fatto parzialmente al Chelsea dove la costruzione del gioco era più veloce e diretta (proprio per adattarsi alla Premier), ma si tratterebbe, nel caso di arrivo del belga, di ridisegnare la squadra e il suo modo di giocare per sfruttare al meglio le sue caratteristiche: oppure di adattarlo come già successo nelle stagioni di Manchester.</p>



<p>In conclusione, respingo con forza l&#8217;idea che Lukaku sia <em>&#8220;una mezza sega&#8221;</em>, giudizio che vedo essere <em>di moda</em> sui social, non capisco perché, in questi giorni. Le perplessità sono soprattutto legate alle sue caratteristiche e al fatto che Sarri possa riuscire a sfruttarle al meglio, valorizzando un investimento comunque importante.</p>



<p>85 milioni oggi Lukaku non li vale, ma sbagliamo a valutare l&#8217;eventuale scambio con Dybala da questo punto di vista. Vale semmai il contrario: la Juventus, avendo fiutato la possibilità di fare una plusvalenza mostruosa con Dybala, accetterebbe il belga come contropartita pur di sistemare il bilancio portando a Torino un giocatore che, se rilanciato e messo (vedremo se Sarri ci riuscità) in condizioni di fare bene, renderebbe ancora più appetitosa un&#8217;operazione economicamente con i contro-fiocchi.</p>



<p>Non ci resta perciò che aspettare e, nell&#8217;eventualità del suo arrivo, sperare nella capacità di Sarri di trovare il giusto modo di farlo rendere da top player.</p>
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		<title>Senzamanette 4 &#8211; Mai allenati così (Sarri &#038; co)</title>
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				<pubDate>Thu, 18 Jul 2019 13:19:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Corsa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senzamanette (Corsa)]]></category>
		<category><![CDATA[Allenamento]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo]]></category>
		<category><![CDATA[Martusciello]]></category>
		<category><![CDATA[Sarri]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Articolo originariamente pubblicato su Juventibus. Vi racconto un aneddoto per capire perché il gruppo Juve sia “diverso”. Secondo me fa capire meglio di tante altre analisi perché noi si vinca Scudetti da 8 anni di fila. Primo giorno di ritiro. Sarri e staff ovviamente innamorati delle strutture, della logistica, del J-Hotel con colazione, pranzo, cena all-inclusive, camere per ogni giocatore e membro dello staff. Si sta talmente bene che pare Sarri continuerà per il momento ad alloggiare lì per non perdersi neanche un secondo e addirittura la casa definitiva la vorrebbe lì vicino. La Juve, da questo punto di vista, sta crescendo moltissimo, il progetto complessivo della Continassa è top e giocare nella Juve sarà sempre più marcatamente diverso che farlo in altre squadre d’Italia, anche come percezione: siamo un’altra cosa. Ma passiamo al campo. Sarri si presenta alla squadra, presenta lo staff, inizia a spiegare il suo programma, quello che intende fare, eccetera. Poi finisce la chiacchierata e iniziano gli esercizi. Due giocatori su tutti lo aiutano e guidano il gruppo: Rugani e Higuain. Lo conoscono, conoscono come lavora, lo spiegano ai compagni. Dal primo giorno, dal primo istante, 10-15 metri dietro Sarri e Martusciello, ci sono 8-9 persone che scrivono, misurano, riportano su computer, tablet. C’è proprio un gazebo “nerd” dedicated. Sono i membri dello staff che si occupano di raccogliere dati. Sarri introduce i palloni negli esercizi, e inizia a far fare qualche allenamento specifico con la palla. Anche qui: cose mai viste, così presto. Con Allegri era tutto più “tradizionale”: palestra e campo. Sarri invece no, usa la palla appena può, pure per gli esercizi atletici. E poi fa vedere cose strane: palle giganti (avrete visto le foto), elastici…insomma, allenamenti completamente diversi, ma ce li aspettavamo. Arriviamo al secondo giorno di allenamenti. Sarri e Martusciello provano un po’ di campo e iniziano a prendere appunti su tutte le cose sbagliate in fase di recupero, ripartenza, eccetera. Martusciello scrive gli errori della linea difensiva, sui piazzati, eccetera. Ed escono fuori diverse criticità, tanto è vero che alla sera, come fanno sempre, Sarri e i suoi si riuniscono in albergo e ne parlano, si confrontano, confrontano gli appunti, programmano gli aggiustamenti da fare. Ci sono retaggi duri a morire nei più anziani, che giustamente dopo anni in cui hanno giocato un certo tipo di calcio, continuano mentalmente ad essere ancorati a certe idee e movimenti. Gli esercizi sono eseguiti sì correttamente, ma non come vorrebbe lui. Insomma, Sarri è già bello incazzato. Ne discute con lo staff e inizia ad avere qualche dubbio sulla “full immersion” e sulle metodologie adottate, supportato anche dalle telemetrie e dalle visuali aeree degli allenamenti. Al che Martusciello gli dice “Calma, Maurizio, anche all’Inter ci hanno messo quasi un mese per capire e applicare le cose che dicevamo di fare, ci vuole tempo!”. Quel giovedì partecipa alla riunione tecnica anche Nedved. E pure Nedved rassicura Sarri: “Tranquillo, tu continua, vedrai che andrà sempre meglio”. Venerdì mattina, terzo giorno di ritiro. Sarri a inizio allenamento fa un discorsetto e si lamenta un po’, ma senza urlare o fare scenate. Dice “Dai, ragazzi, voglio che lavoriate un po’ meglio di ieri, più attenti, più concentrati”. Iniziano gli allenamenti e i giocatori eseguono gli esercizi alla perfezione. Proprio dal giorno alla notte: perfetti. Cambiano marcia, cambiano atteggiamento e fanno vedere a Sarri, come vi dicevo in premessa, perché alla Juve si vinca da 8 anni di fila. Al che Sarri, che non ci crede, si avvicina al gazebo degli analisti e dice “Oh, ma che ci stavano a prendere per il culo fino a ieri?”. Fino ad arrivare al video, che è diventato virale e l’avrete visto tutti, dove durante uno scambio Higuain-Ronaldo, che pareva giocassero il suo calcio da 15 anni, Sarri si esalta e dice “Ooooh, così mi piace!!!”. Capite allora che allenare la Juve è un grande privilegio. Perché la Juve è fatta da professionisti straordinari, e i migliori non sono tanto i De Sciglio o i Matuidi, che da loro te lo aspetteresti pure, ma sono proprio i Cristiano Ronaldo e i Buffon, che sono giocatori di un’umiltà e di una voglia pazzesca, i primi che chiedono, che si informano, che vogliono capire i dati, che vogliono capire bene ogni movimento, ogni esercizio. Per questo è più facile allenare la Juve che una squadra e una società allo sbando come il Chelsea, o una squadra “minore”, con giocatori meno professionisti e meno “forti” dei nostri. Non c’è paragone. Personalmente, non avevo dubbi che i GIOCATORI, i CAMPIONI della Juventus mettessero Sarri (loro a lui, non viceversa) nelle condizioni migliori di lavorare. Poi verrà il campo, verranno le partite, verranno i risultati e tutto il resto, e lì toccherà a Sarri invece mettere i giocatori nelle condizioni migliori di esprimersi gestendo gare, turn-over, umori e tutto il resto. Per ora sta succedendo il contrario ed è una cosa di cui andare orgogliosi e che, non so a voi, a me rende particolarmente orgoglioso. Ti suggeriamo anche La mia su Romelu Lukaku Lo ricordo benissimo ai tempi dell'Everton. Ci ha giocato dal 2013 al 2017 arrivando a Senzamanette 3 &#8211; Chiacchierata con Guido Vaciago sul rapporto tra tifoso e mondo dell&#8217;informazione Caro Guido, quest'estate ha visto registrare un fenomeno del quale vorrei discutere con te ritenendoti Senzamanette 2 &#8211; Il sogno Guardiola Vorrei dedicare questo post a chi ha creduto a Pep Guardiola allenatore della Juventus 2019/20. 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								<content:encoded><![CDATA[
<h6 class="has-pale-cyan-blue-color has-text-align-center">Articolo originariamente pubblicato su Juventibus.</h6>



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<p>Vi racconto un aneddoto per capire perché il gruppo Juve sia “diverso”. Secondo me fa capire meglio di tante altre analisi perché noi si vinca Scudetti da 8 anni di fila. Primo giorno di ritiro. Sarri e staff ovviamente innamorati delle strutture, della logistica, del J-Hotel con colazione, pranzo, cena all-inclusive, camere per ogni giocatore e membro dello staff. Si sta talmente bene che pare Sarri continuerà per il momento ad alloggiare lì per non perdersi neanche un secondo e addirittura la casa definitiva la vorrebbe lì vicino. La Juve, da questo punto di vista, sta crescendo moltissimo, il progetto complessivo della Continassa è top e giocare nella Juve sarà sempre più marcatamente diverso che farlo in altre squadre d’Italia, anche come percezione: siamo un’altra cosa. Ma passiamo al campo.</p>



<p>Sarri si presenta alla squadra, presenta lo staff, inizia a spiegare il suo programma, quello che intende fare, eccetera. Poi finisce la chiacchierata e iniziano gli esercizi. Due giocatori su tutti lo aiutano e guidano il gruppo: Rugani e Higuain. Lo conoscono, conoscono come lavora, lo spiegano ai compagni. Dal primo giorno, dal primo istante, 10-15 metri dietro Sarri e Martusciello, ci sono 8-9 persone che scrivono, misurano, riportano su computer, tablet. C’è proprio un gazebo “nerd” dedicated. Sono i membri dello staff che si occupano di raccogliere dati. Sarri introduce i palloni negli esercizi, e inizia a far fare qualche allenamento specifico con la palla. Anche qui: cose mai viste, così presto. Con Allegri era tutto più “tradizionale”: palestra e campo. Sarri invece no, usa la palla appena può, pure per gli esercizi atletici. E poi fa vedere cose strane: palle giganti (avrete visto le foto), elastici…insomma, allenamenti completamente diversi, ma ce li aspettavamo.</p>



<p>Arriviamo al secondo giorno di allenamenti. Sarri e Martusciello provano un po’ di campo e iniziano a prendere appunti su tutte le cose sbagliate in fase di recupero, ripartenza, eccetera. Martusciello scrive gli errori della linea difensiva, sui piazzati, eccetera. Ed escono fuori diverse criticità, tanto è vero che alla sera, come fanno sempre, Sarri e i suoi si riuniscono in albergo e ne parlano, si confrontano, confrontano gli appunti, programmano gli aggiustamenti da fare. Ci sono retaggi duri a morire nei più anziani, che giustamente dopo anni in cui hanno giocato un certo tipo di calcio, continuano mentalmente ad essere ancorati a certe idee e movimenti. Gli esercizi sono eseguiti sì correttamente, ma non come vorrebbe lui. Insomma, Sarri è già bello incazzato. Ne discute con lo staff e inizia ad avere qualche dubbio sulla “full immersion” e sulle metodologie adottate, supportato anche dalle telemetrie e dalle visuali aeree degli allenamenti. Al che Martusciello gli dice “Calma, Maurizio, anche all’Inter ci hanno messo quasi un mese per capire e applicare le cose che dicevamo di fare, ci vuole tempo!”. Quel giovedì partecipa alla riunione tecnica anche Nedved. E pure Nedved rassicura Sarri: “Tranquillo, tu continua, vedrai che andrà sempre meglio”. Venerdì mattina, terzo giorno di ritiro. Sarri a inizio allenamento fa un discorsetto e si lamenta un po’, ma senza urlare o fare scenate. Dice “Dai, ragazzi, voglio che lavoriate un po’ meglio di ieri, più attenti, più concentrati”.</p>



<p>Iniziano gli allenamenti e i giocatori eseguono gli esercizi alla perfezione. Proprio dal giorno alla notte: perfetti. Cambiano marcia, cambiano atteggiamento e fanno vedere a Sarri, come vi dicevo in premessa, perché alla Juve si vinca da 8 anni di fila. Al che Sarri, che non ci crede, si avvicina al gazebo degli analisti e dice “Oh, ma che ci stavano a prendere per il culo fino a ieri?”. Fino ad arrivare al video, che è diventato virale e l’avrete visto tutti, dove durante uno scambio Higuain-Ronaldo, che pareva giocassero il suo calcio da 15 anni, Sarri si esalta e dice “Ooooh, così mi piace!!!”.</p>



<p>Capite allora che allenare la Juve è un grande privilegio. Perché la Juve è fatta da professionisti straordinari, e i migliori non sono tanto i De Sciglio o i Matuidi, che da loro te lo aspetteresti pure, ma sono proprio i Cristiano Ronaldo e i Buffon, che sono giocatori di un’umiltà e di una voglia pazzesca, i primi che chiedono, che si informano, che vogliono capire i dati, che vogliono capire bene ogni movimento, ogni esercizio.</p>



<p>Per questo è più facile allenare la Juve che una squadra e una società allo sbando come il Chelsea, o una squadra “minore”, con giocatori meno professionisti e meno “forti” dei nostri. Non c’è paragone.</p>



<p>Personalmente, non avevo dubbi che i GIOCATORI, i CAMPIONI della Juventus mettessero Sarri (loro a lui, non viceversa) nelle condizioni migliori di lavorare. Poi verrà il campo, verranno le partite, verranno i risultati e tutto il resto, e lì toccherà a Sarri invece mettere i giocatori nelle condizioni migliori di esprimersi gestendo gare, turn-over, umori e tutto il resto. Per ora sta succedendo il contrario ed è una cosa di cui andare orgogliosi e che, non so a voi, a me rende particolarmente orgoglioso.</p>
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				<pubDate>Tue, 18 Jun 2019 10:40:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Corsa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senzamanette (Corsa)]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Caro Guido, quest&#8217;estate ha visto registrare un fenomeno del quale vorrei discutere con te ritenendoti un giornalista molto bravo e che stimo da anni. Abbiamo assistito alla maggioranza del tifo bianconero sul web che ha scelto di ignorare la quasi totalità della stampa e delle televisioni &#8220;mainstream&#8221; per credere a tuoi colleghi giornalisti (alcuni sconosciuti fino a quest&#8217;estate, con tutto il rispetto) che però o hanno usato mezzi &#8220;alternativi&#8221; (Youtube, un sito non testata, un account Twitter, ecc&#8230;), o proprio provenivano da settori diversi. In tantissimi si sono fidati delle notizie di un&#8217;agenzia generalista, l&#8217;AGI, che di solito non si occupa di calciomercato, di speaker radiofonici, di giornalisti che di solito si occupano di arte e creatività, di un corrispondente de Il Sole 24 Ore che si occupa di economia, di chi scrive di solito di politica americana o di esperti di Medio Oriente. Ma di &#8220;voi&#8221; no. Poi ci arriviamo se per te sia esistita una pista Guardiola o no, ma restiamo al punto. Si sono fidati di loro e non dei vecchi classici giornalisti sportivi. Come ti spieghi questo fenomeno? Perchè questa perdita di fiducia? Colpa delle notizie su Ronaldo e Allegri bucate da molti? « Non è una domanda che devi fare a me, ma a chi &#8211; come sostieni tu &#8211; ha perso la fiducia. Peraltro, chi, come me, fa parte di quello che tu chiami &#8220;mainstream&#8221; sarebbe molto interessato a conoscere la loro risposta. Purché la risposta sia articolata in modo coerente e intellegibile e non il semplice sfogo frustrato di chi vorrebbe leggere solo le notizie che gli piacciono e mai quelle che non gli piacciono. Altrimenti siamo di fronte a un fenomeno che ha sinistre analogie con quello dei no-vax che rifiutano la scienza e gli scienziati, andando alla disperata ricerca di chi assecondi i loro deliri. E in rete &#8211; ahimè &#8211; si trova di tutto, anche chi è pronto a spiegarti che i vaccini fanno male, bastano google e un po&#8217; di pazienza (e di incoscienza). Torniamo a noi&#8230; « In generale, non mi piace la divisione fra media e il tentativo di creare categorie contrapposte. Non sono mai stato un grande amante delle etichette e delle categorie, perché poi dentro le categorie ci sono le persone, ognuna fatta a modo suo. Il giornalismo è come il ciclismo: uno sport individuale che si fa in squadra. E con questo voglio dire che ognuno risponde per se stesso. Così finisce che io posso trovare tantissime affinità con te, che sei un blogger, e magari meno con gente assunta in un giornale da vent&#8217;anni. In definitiva: non esistono &#8220;I giornalisti&#8221; o &#8220;I webbisti&#8221; o qualsiasi altra categoria, esistono Guido Vaciago, Antonio Corsa, gente con un nome, un cognome e un codice fiscale e ognuno di questi costruisce la propria credibilità e il proprio seguito. Perché, intendiamoci bene, non voglio neppure prendere in considerazione chi si nasconde dietro un nickname o un blog senza volto. Quello è fuori dal nostro discorso, quello per me non esiste. Ah, per inciso, Tuttosport è stato il primo a dare Ronaldo alla Juve (1° luglio) e nessuno ha avuto una linea ferma e definitiva su Allegri, neppure sui canali meno ufficiali. E comunque piantiamola di giudicare sulla base di una notizia&#8230; ». Aspetta. In che senso? « Nel senso che un giornalista non si giudica se azzecca un nome di mercato. Altrimenti quella è cartomanzia e io non voglio fare l&#8217;astrologo. Un giornalista deve raccontare il presente e possibilmente spiegarlo. Ogni tanto può capitargli di anticipare il futuro, ma non è il suo mestiere e non va giudicato su quella base. Capisco che sapere in anticipo chi arriva alla Juve sia l&#8217;obiettivo di molti tifosi, ma questo significa affidarsi a una scienza divertente ma inesatta che è il calciomercato. Io e la mia squadra lavoriamo sempre con serietà e metodo sul calciomercato, ma esistono talmente tante componenti in una trattativa che, per quanto tu la segua con rigore e attenzione, può improvvisamente svilupparsi un modo completamente diverso. Il bravo giornalista non è un attaccante, ma un difensore o tutt&#8217;al più un mediano: deve proteggere quanto possibile la verità, non anticiparla a tutti i costi, deve raccontare ciò che succede dando una chiave interpretativa. Oggi invece il popolo del web compila tabellini con i nomi azzeccati e quelli no: follia pura, così si giudicano gli scommettitori, non i giornalisti ». Parliamo di un fatto concreto: Allegri. « La vicenda Allegri è esemplare: sono state due settimane totalmente ondivaghe, in cui i protagonisti cambiavano idea ogni due giorni: ovvio che il racconto day by day è stato un po&#8217; a zig zag, ma chi ha detto fin dall&#8217;inizio, senza mai cambiare, che Allegri sarebbe andato via, ha avuto fortuna, perché quando l&#8217;ha scritto ha, di fatto, scommesso su una delle due ipotesi senza avere certezze. Perché a un certo punto poteva prevalere la componente societaria che voleva continuare con Allegri. Un bravo giornalista è quello che alla fine ti spiega come sono andate le cose e perché, almeno è quello che cerco nei settori dove sono lettore e non giornalista, come per esempio la politica. Non mi interessa sapere prima chi vincerà le elezioni, ma il perché le ha vinte tizio e se è una cosa buona o cattiva per l&#8217;economia ». Molti tuoi colleghi hanno sollevato il problema dell&#8217;informazione tradizionale vs quella dei &#8220;guru del web&#8221;. In alcuni casi, si sono scagliati anche con forza, facendone una battaglia di metodo, oltre che di mezzo. Sai che non mi trova molto d&#8217;accordo. Il web non ha prodotto &#8220;fonti&#8221;, suvvia, a meno di non considerare account anonimi Twitter una cosa seria. Io ci ho visto altro: si è trattato comunque di giornalisti vs giornalisti. Come si può, perciò, scegliere correttamente di chi fidarsi? Ti offro questo spazio per convincere chiunque ci legga a preferire te piuttosto che chi ha utilizzato canali non mainstream, vai con lo spottone! « ALT! Ti fermo. Io non devo essere eletto, quindi, non devo convincere nessuno. E, come ti ho detto prima, vorrei stare fuori dall&#8217;idea delle divisioni o delle categorizzazioni. È un punto di partenza profondamente sbagliato, perché toglie l&#8217;attenzione sull&#8217;unica divisione possibile: giornalisti o paragiornalisti che lavorano in modo serio e giornalisti o paragiornalisti che lavorano in modo cialtronesco. Se pensiamo che gli uni o gli altri possano essere solamente da una parte, abbiamo una visione un po&#8217; fiabesca del mondo. Ognuno di noi ha un nome, una faccia e una sua credibilità agli occhi del pubblico. Non parliamo di categorie, ma di persone singole. C&#8217;è Vaciago, c&#8217;è Momblano, c&#8217;è Cornacchia (il più bravo di tutti), c&#8217;è Gennarelli, c&#8217;è Della Valle, c&#8217;è Pedullà&#8230; Ognuno con la sua storia, la sua professionalità, il suo metodo di lavoro, i suoi scoop e le sue tranvate. Pensare che ci sia qualcuno di infallibile è fanciullesco, pensare che ci sia una categoria che, in toto, sia più credibile è folle. Informarsi, nel rutilante mondo delle nuove tecnologie, è paradossalmente diventato un po&#8217; più difficile rispetto alla passato: l&#8217;utente deve districarsi fra troppi mezzi e troppi canali, ma soprattutto ci sono sempre meno remore a sparare una notizia, il che moltiplica in modo esponenziale le bufale a disposizione del pubblico. Non può andare avanti così, ma al momento posso solo suggerire di usare molto la testa e il buon senso quando ci si avventura sul Web nel tentativo di informarsi.&#160; A questo proposito, posso spiegarti la differenza fra me e una qualsiasi star dei social ». Spara. « Se io sbaglio l&#8217;allenatore della Juventus, il mio direttore mi chiama nel suo ufficio, mi cazzia in modo pesante e avvisa: la prossima notizia che buco vado a passare la pagina del meteo e dell&#8217;oroscopo; se una social star sbaglia l&#8217;allenatore della Juventus, magari alimentando un sogno per qualche settimana, non ha un direttore che lo cazzia, ma &#8211; anzi &#8211; ha ottenuto un notevole incremento della popolarità, delle visualizzazioni, della visibilità personale. Troverà gente che lo giustifica e, in generale, avrà fatto fare un saltino alla sua fama («Purché se ne parli», diceva Oscar Wilde, no?). Insomma, è una partita che si gioca con regole diverse, è come giocare Real Madrid-All Blacks. «E&#8217; un approccio differente!», griderebbe Adani. E questo è effettivamente il mio pensiero: ho un rispetto enorme per chi fa informazione in modo alterativo, ma non posso competere con lui e lui non può competere con me. Il che non significa necessariamente che le mie notizie sono più buone, ma che i percorsi del prima e del dopo sono diversi, fors&#8217;anche distanti. E a volte i percorsi contano ». Il giornalismo, oggi, è ancora &#8220;soltanto&#8221; informazione o deve misurarsi &#8211; grazie proprio ai social &#8211; con la necessità di dare le notizie nel più breve tempo possibile? C&#8217;è ancora la possibilità di temporeggiare, di fare le opportune verifiche, di dedicare il giusto tempo alle notizie? « Il giornalismo sta cambiando e come tutte le fasi di transizione è un momento critico. Un piede da una parte, uno dall&#8217;altra, in equilibrio precario nel districarsi fra un approccio classico, rigoroso e magari un po&#8217; palloso (che peraltro piace sempre meno, numeri alla mano) e l&#8217;attitudine più moderna, rapida e ficcante, ma anche fatta di slogan e poco approfondimento, ottima per essere dispensata sui social, ingurgitata e subito immessa nel tritacarne dei commenti (non tutti a proposito). Io sogno, tra qualche anno, una fusione fra le due filosofie per quello che sarà il giornalismo del terzo millennio: più ordinato e meno caotico dell&#8217;attuale giornalismo online, ma anche meno ingessato di quello cartaceo ma, spero, soprattutto più affidabile. Devono darci una mano gli utenti, aiutarci a fare una selezione darwiniana e, senza dubbio, tornare a credere che l&#8217;informazione ha dei costi e non può esistere quella gratis. Se qualcuno ve la regala fatevi sempre delle domande su cosa ci guadagna e come. Chiedetevi soprattutto: perché qualcuno dovrebbe regalare qualcosa di buona qualità? Chi regala notizie, in genere, in cambio vuole dei clic (che sia una storica testata nazionale o il blog di un ragazzino) e quindi inevitabilmente finirà per proporvi qualcosa che stimoli i vostri istinti più primitivi (felicità, rabbia, indignazione, eccetera). E, attenzione, a questo non sfugge nessuno. Anche se le versioni cartacee dei giornali stanno, chi più chi meno, proponendo un&#8217;informazione più solida ». Ok, da domani AterAlbus a pagamento!! (no, scherzo). Restiamo ancora su questo tema che è interessante. Ci spieghi meglio il tuo lavoro? Come nasce una notizia? Cosa c&#8217;è dietro una &#8220;bomba&#8221; di mercato data in anteprima? Immagino ci siano tante telefonate, riscontri, ragionamenti, verifiche. Anche un pizzico di rischio? Ti sei mai &#8220;buttato&#8221; su qualcosa per mettere la bandierina e poter dire di esserci arrivato per primo? « Una notizia nasce ogni volta in modo diverso. Può essere un&#8217;ispirazione che poi vai a verificare, può essere una frase smozzicata in una telefonata con un procuratore o un direttore sportivo. Può essere un collega straniero che ti mette sulla buona strada. Esistono davvero decine e decine di modi in cui imbattersi in una notizia. Poi scatta la fase della verifica, anche quella multiforme, perché verificare una notizia significa farla inevitabilmente girare (un rischio) e poi ci sono notizie che sono complicate da verificare per l&#8217;inaccessibilità dei protagonisti o il loro interesse a tacere. Mentre ti rispondo mi rendo conto di quanto sia complicata la risposta alla tua domanda perché ogni singolo caso fa storia a sé. Però posso raccontarti cosa è accaduto con Guardiola ». Ecco, Guardiola! Cosa è successo? « Tra marzo e aprile raccogliamo voci su contatti fra lui e la Juventus. Contatti che trovano immediato riscontro: esiste un interesse e un discorso portato avanti. Dopo qualche giorno però la pista si raffredda, ci risulta che Guardiola non voglia, per il momento, lasciare il City. Quindi teniamo sempre più bassa l&#8217;ipotesi. Poi alcuni colleghi rilanciano l&#8217;idea, la notizia diventa virale, crea un hype mostruoso e quindi ci vediamo costretti a verificare nuovamente. Contattiamo nell&#8217;ordine: il fratello di Guardiola, il suo agente, il ds del City...</p>
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<p><strong>Caro Guido, quest&#8217;estate ha visto registrare un fenomeno del quale vorrei discutere con te ritenendoti un giornalista molto bravo e che stimo da anni. Abbiamo assistito alla maggioranza del tifo bianconero sul web che ha scelto di ignorare la quasi totalità della stampa e delle televisioni &#8220;mainstream&#8221; per credere a tuoi colleghi giornalisti (alcuni sconosciuti fino a quest&#8217;estate, con tutto il rispetto) che però o hanno usato mezzi &#8220;alternativi&#8221; (Youtube, un sito non testata, un account Twitter, ecc&#8230;), o proprio provenivano da settori diversi. In tantissimi si sono fidati delle notizie di un&#8217;agenzia generalista, l&#8217;AGI, che di solito non si occupa di calciomercato, di speaker radiofonici, di giornalisti che di solito si occupano di arte e creatività, di un corrispondente de Il Sole 24 Ore che si occupa di economia, di chi scrive di solito di politica americana o di esperti di Medio Oriente. Ma di &#8220;voi&#8221; no. Poi ci arriviamo se per te sia esistita una pista Guardiola o no, ma restiamo al punto. Si sono fidati di loro e non dei vecchi classici giornalisti sportivi. Come ti spieghi questo fenomeno? Perchè questa perdita di fiducia? Colpa delle notizie su Ronaldo e Allegri bucate da molti?</strong></p>



<p>« Non è una domanda che devi fare a me, ma a chi &#8211; come sostieni tu &#8211; ha perso la fiducia. Peraltro, chi, come me, fa parte di quello che tu chiami &#8220;mainstream&#8221; sarebbe molto interessato a conoscere la loro risposta. Purché la risposta sia articolata in modo coerente e intellegibile e non il semplice sfogo frustrato di chi vorrebbe leggere solo le notizie che gli piacciono e mai quelle che non gli piacciono. Altrimenti siamo di fronte a un fenomeno che ha sinistre analogie con quello dei no-vax che rifiutano la scienza e gli scienziati, andando alla disperata ricerca di chi assecondi i loro deliri. E in rete &#8211; ahimè &#8211; si trova di tutto, anche chi è pronto a spiegarti che i vaccini fanno male, bastano google e un po&#8217; di pazienza (e di incoscienza).</p>



<p><strong>Torniamo a noi&#8230;</strong></p>



<p>« In generale, non mi piace la divisione fra media e il tentativo di creare categorie contrapposte. Non sono mai stato un grande amante delle etichette e delle categorie, perché poi dentro le categorie ci sono le persone, ognuna fatta a modo suo. Il giornalismo è come il ciclismo: uno sport individuale che si fa in squadra. E con questo voglio dire che ognuno risponde per se stesso. Così finisce che io posso trovare tantissime affinità con te, che sei un blogger, e magari meno con gente assunta in un giornale da vent&#8217;anni. In definitiva: non esistono &#8220;I giornalisti&#8221; o &#8220;I webbisti&#8221; o qualsiasi altra categoria, esistono Guido Vaciago, Antonio Corsa, gente con un nome, un cognome e un codice fiscale e ognuno di questi costruisce la propria credibilità e il proprio seguito. Perché, intendiamoci bene, non voglio neppure prendere in considerazione chi si nasconde dietro un nickname o un blog senza volto. Quello è fuori dal nostro discorso, quello per me non esiste.</p>



<p>Ah, per inciso, Tuttosport è stato il primo a dare Ronaldo alla Juve (1° luglio) e nessuno ha avuto una linea ferma e definitiva su Allegri, neppure sui canali meno ufficiali. E comunque piantiamola di giudicare sulla base di una notizia&#8230; ».</p>



<p><strong>Aspetta. In che senso?</strong></p>



<p>« Nel senso che un giornalista non si giudica se azzecca un nome di mercato. Altrimenti quella è cartomanzia e io non voglio fare l&#8217;astrologo. Un giornalista deve raccontare il presente e possibilmente spiegarlo. Ogni tanto può capitargli di anticipare il futuro, ma non è il suo mestiere e non va giudicato su quella base. Capisco che sapere in anticipo chi arriva alla Juve sia l&#8217;obiettivo di molti tifosi, ma questo significa affidarsi a una scienza divertente ma inesatta che è il calciomercato. Io e la mia squadra lavoriamo sempre con serietà e metodo sul calciomercato, ma esistono talmente tante componenti in una trattativa che, per quanto tu la segua con rigore e attenzione, può improvvisamente svilupparsi un modo completamente diverso. Il bravo giornalista non è un attaccante, ma un difensore o tutt&#8217;al più un mediano: deve proteggere quanto possibile la verità, non anticiparla a tutti i costi, deve raccontare ciò che succede dando una chiave interpretativa. Oggi invece il popolo del web compila tabellini con i nomi azzeccati e quelli no: follia pura, così si giudicano gli scommettitori, non i giornalisti ».</p>



<p><strong>Parliamo di un fatto concreto: Allegri.</strong></p>



<p>« La vicenda Allegri è esemplare: sono state due settimane totalmente ondivaghe, in cui i protagonisti cambiavano idea ogni due giorni: ovvio che il racconto day by day è stato un po&#8217; a zig zag, ma chi ha detto fin dall&#8217;inizio, senza mai cambiare, che Allegri sarebbe andato via, ha avuto fortuna, perché quando l&#8217;ha scritto ha, di fatto, scommesso su una delle due ipotesi senza avere certezze. Perché a un certo punto poteva prevalere la componente societaria che voleva continuare con Allegri. Un bravo giornalista è quello che alla fine ti spiega come sono andate le cose e perché, almeno è quello che cerco nei settori dove sono lettore e non giornalista, come per esempio la politica. Non mi interessa sapere prima chi vincerà le elezioni, ma il perché le ha vinte tizio e se è una cosa buona o cattiva per l&#8217;economia ».</p>



<p><strong>Molti tuoi colleghi hanno sollevato il problema dell&#8217;informazione tradizionale vs quella dei &#8220;guru del web&#8221;. In alcuni casi, si sono scagliati anche con forza, facendone una battaglia di metodo, oltre che di mezzo. Sai che non mi trova molto d&#8217;accordo. Il web non ha prodotto &#8220;fonti&#8221;, suvvia, a meno di non considerare account anonimi Twitter una cosa seria. Io ci ho visto altro: si è trattato comunque di giornalisti vs giornalisti. Come si può, perciò, scegliere correttamente di chi fidarsi? Ti offro questo spazio per convincere chiunque ci legga a preferire te piuttosto che chi ha utilizzato canali non mainstream, vai con lo spottone!</strong></p>



<p>« ALT! Ti fermo. Io non devo essere eletto, quindi, non devo convincere nessuno. E, come ti ho detto prima, vorrei stare fuori dall&#8217;idea delle divisioni o delle categorizzazioni. È un punto di partenza profondamente sbagliato, perché toglie l&#8217;attenzione sull&#8217;unica divisione possibile: giornalisti o paragiornalisti che lavorano in modo serio e giornalisti o paragiornalisti che lavorano in modo cialtronesco. Se pensiamo che gli uni o gli altri possano essere solamente da una parte, abbiamo una visione un po&#8217; fiabesca del mondo. Ognuno di noi ha un nome, una faccia e una sua credibilità agli occhi del pubblico. Non parliamo di categorie, ma di persone singole. C&#8217;è Vaciago, c&#8217;è Momblano, c&#8217;è Cornacchia (il più bravo di tutti), c&#8217;è Gennarelli, c&#8217;è Della Valle, c&#8217;è Pedullà&#8230; Ognuno con la sua storia, la sua professionalità, il suo metodo di lavoro, i suoi scoop e le sue tranvate. Pensare che ci sia qualcuno di infallibile è fanciullesco, pensare che ci sia una categoria che, in toto, sia più credibile è folle. Informarsi, nel rutilante mondo delle nuove tecnologie, è paradossalmente diventato un po&#8217; più difficile rispetto alla passato: l&#8217;utente deve districarsi fra troppi mezzi e troppi canali, ma soprattutto ci sono sempre meno remore a sparare una notizia, il che moltiplica in modo esponenziale le bufale a disposizione del pubblico. Non può andare avanti così, ma al momento posso solo suggerire di usare molto la testa e il buon senso quando ci si avventura sul Web nel tentativo di informarsi.&nbsp;</p>



<p>A questo proposito, posso spiegarti la differenza fra me e una qualsiasi star dei social ».</p>



<p><strong>Spara.</strong></p>



<p>« Se io sbaglio l&#8217;allenatore della Juventus, il mio direttore mi chiama nel suo ufficio, mi cazzia in modo pesante e avvisa: la prossima notizia che buco vado a passare la pagina del meteo e dell&#8217;oroscopo; se una social star sbaglia l&#8217;allenatore della Juventus, magari alimentando un sogno per qualche settimana, non ha un direttore che lo cazzia, ma &#8211; anzi &#8211; ha ottenuto un notevole incremento della popolarità, delle visualizzazioni, della visibilità personale. Troverà gente che lo giustifica e, in generale, avrà fatto fare un saltino alla sua fama («Purché se ne parli», diceva Oscar Wilde, no?). Insomma, è una partita che si gioca con regole diverse, è come giocare Real Madrid-All Blacks. «E&#8217; un approccio differente!», griderebbe Adani. E questo è effettivamente il mio pensiero: ho un rispetto enorme per chi fa informazione in modo alterativo, ma non posso competere con lui e lui non può competere con me. Il che non significa necessariamente che le mie notizie sono più buone, ma che i percorsi del prima e del dopo sono diversi, fors&#8217;anche distanti. E a volte i percorsi contano ». </p>



<p><strong>Il giornalismo, oggi, è ancora &#8220;soltanto&#8221; informazione o deve misurarsi &#8211; grazie proprio ai social &#8211; con la necessità di dare le notizie nel più breve tempo possibile? C&#8217;è ancora la possibilità di temporeggiare, di fare le opportune verifiche, di dedicare il giusto tempo alle notizie?</strong> </p>



<p>« Il giornalismo sta cambiando e come tutte le fasi di transizione è un momento critico. Un piede da una parte, uno dall&#8217;altra, in equilibrio precario nel districarsi fra un approccio classico, rigoroso e magari un po&#8217; palloso (che peraltro piace sempre meno, numeri alla mano) e l&#8217;attitudine più moderna, rapida e ficcante, ma anche fatta di slogan e poco approfondimento, ottima per essere dispensata sui social, ingurgitata e subito immessa nel tritacarne dei commenti (non tutti a proposito). Io sogno, tra qualche anno, una fusione fra le due filosofie per quello che sarà il giornalismo del terzo millennio: più ordinato e meno caotico dell&#8217;attuale giornalismo online, ma anche meno ingessato di quello cartaceo ma, spero, soprattutto più affidabile. Devono darci una mano gli utenti, aiutarci a fare una selezione darwiniana e, senza dubbio, tornare a credere che l&#8217;informazione ha dei costi e non può esistere quella gratis. </p>



<p>Se qualcuno ve la regala fatevi sempre delle domande su cosa ci guadagna e come. Chiedetevi soprattutto: perché qualcuno dovrebbe regalare qualcosa di buona qualità? Chi regala notizie, in genere, in cambio vuole dei clic (che sia una storica testata nazionale o il blog di un ragazzino) e quindi inevitabilmente finirà per proporvi qualcosa che stimoli i vostri istinti più primitivi (felicità, rabbia, indignazione, eccetera). E, attenzione, a questo non sfugge nessuno. Anche se le versioni cartacee dei giornali stanno, chi più chi meno, proponendo un&#8217;informazione più solida ».</p>



<p><strong>Ok, da domani AterAlbus a pagamento!! (no, scherzo). Restiamo ancora su questo tema che è interessante. Ci spieghi meglio il tuo lavoro? Come nasce una notizia? Cosa c&#8217;è dietro una &#8220;bomba&#8221; di mercato data in anteprima? Immagino ci siano tante telefonate, riscontri, ragionamenti, verifiche. Anche un pizzico di rischio? Ti sei mai &#8220;buttato&#8221; su qualcosa per mettere la bandierina e poter dire di esserci arrivato per primo? </strong></p>



<p>« Una notizia nasce ogni volta in modo diverso. Può essere un&#8217;ispirazione che poi vai a verificare, può essere una frase smozzicata in una telefonata con un procuratore o un direttore sportivo. Può essere un collega straniero che ti mette sulla buona strada. Esistono davvero decine e decine di modi in cui imbattersi in una notizia. Poi scatta la fase della verifica, anche quella multiforme, perché verificare una notizia significa farla inevitabilmente girare (un rischio) e poi ci sono notizie che sono complicate da verificare per l&#8217;inaccessibilità dei protagonisti o il loro interesse a tacere. Mentre ti rispondo mi rendo conto di quanto sia complicata la risposta alla tua domanda perché ogni singolo caso fa storia a sé. Però posso raccontarti cosa è accaduto con Guardiola ».</p>



<p><strong>Ecco, Guardiola! Cosa è successo?</strong></p>



<p>« Tra marzo e aprile raccogliamo voci su contatti fra lui e la Juventus. Contatti che trovano immediato riscontro: esiste un interesse e un discorso portato avanti. Dopo qualche giorno però la pista si raffredda, ci risulta che Guardiola non voglia, per il momento, lasciare il City. Quindi teniamo sempre più bassa l&#8217;ipotesi. Poi alcuni colleghi rilanciano l&#8217;idea, la notizia diventa virale, crea un hype mostruoso e quindi ci vediamo costretti a verificare nuovamente. Contattiamo nell&#8217;ordine: il fratello di Guardiola, il suo agente, il ds del City Begiristain e quello della Juventus Paratici, oltre a una serie di agenti dei giocatori del City, in stretto contatto con il club per programmare la prossima stagione. Li sottoponiamo a un vero martellamento quotidiano, finendo persino per irritare qualcuno di loro, incredulo di una tale ossessione nel verificare la notizia ogni giorno. Raccogliamo solo smentite, alcune anche brutali, e decidiamo quindi che in assenza di nostro materiale non possiamo dare ai nostri lettori questa notizia: sarebbe come prenderli in giro. Ovviamente vediamo quello che succede intorno a noi, ma siamo saldi nel nostro metodo che, in una tempesta, è l&#8217;unico elemento al quale aggrapparsi: o troviamo una conferma o non diamo la notizia. Anche perché le nostre fonti non erano generiche, non erano persone ben informate, erano LE persone coinvolte, erano fonti dirette. O stavano organizzando la più gigantesca supercazzola mai fatta, oppure dovevamo stare tranquilli ». </p>



<p><strong>Perché i giornali sparano titoli esagerati di mercato che spesso si rivelano dei boomerang?</strong></p>



<p>« Nel processo della nascita di una notizia l&#8217;ultimo passaggio è il più delicato: la titolazione. Perché un titolo riassume, malamente perché con appena 3 o 4 parole e qualche congiunzione, un concetto magari ricco di sfumature come una trattativa di mercato e, inevitabilmente, appiattisce tutto. Purtroppo le persone, nel 70/80% dei casi, si fermano al titolo e quindi tutto quel lavoro di verifiche e di distinguo che hai fatto nell&#8217;articolo evapora in secondo, quello che ci vuole per leggere il titolo. Così diventa difficile distinguere fra un cazzaro e un giornalista preparato. E invece quella distinzione è importante: leggere solo i titoli è un tuo diritto, ma se vuoi commentare la notizia e giudicare il mio lavoro seriamente, pretendo che tu legga anche l&#8217;articolo. Sennò è come dire che Manzoni scriveva romanzi rosa perché &#8220;Promessi sposi&#8221; sembra il titolo di Harmony ». </p>



<p><strong>Siamo d&#8217;accordo. Io poi ho chiamato un blog &#8220;Uccellinodidelpiero&#8221; e all&#8217;interno ci trovavi informative dei Carabinieri, analisi tattiche e bilanci finanziari, tutte cose serissime&#8230; Se ti fermi al titolo o in generale alle apparenze, è colpa tua.</strong> <strong>Ultima domanda, e ti ringrazio per il tempo dedicatoci. Perché, nel 2019, con tutte le info che si trovano sul web, qualcuno dovrebbe compare un quotidiano sportivo? Ci credi ancora o anche tu attendi lo switch verso il digitale come un passo inevitabile? </strong></p>



<p>« Per la ragione di cui sopra: il Web è un mare immenso in cui pescare gratis, ma questo comporta dei rischi. Dietro un quotidiano c&#8217;è un lavoro pensato in cui le notizie non vengono appiattite, ma pesate e, in linea di massima, spiegate. Non è una differenza piccola. La lettura di un giornale è un lavoro intellettualmente più attivo e stimolante dello scorrere compulsivo di post su un social network, il livello di approfondimento che ha una notizia è maggiore, aumentando le conoscenze di chi legge e offrendo maggiori spunti di riflessione e quindi di commento. I giornali non sono esenti da errori e omissioni, ma il modo stesso di confezionarli e di usufruirne offre più garanzie.</p>



<p>I giornali sportivi in questo momento storico pagano la forte polarizzazione del tifo, l&#8217;estremizzazione dei sentimenti che sfocia nel becerume sui social network, dove certa gente viene a vomitare le proprie frustrazioni. Inoltre, sui social network i giornali sportivi vengono spesso sbeffeggiati, collezioni di prime pagine con titoli sparati vengono pubblicate per screditare una testata o un direttore, ma chi fa queste operazioni probabilmente non ha mai sfogliato uno di quei giornali. E&#8217; un po&#8217; come scegliere le fotografie con le peggiori espressioni per denigrare una persona: un metodo un po&#8217; vigliacco.</p>



<p>Poi forse i giornali sportivi devono migliorare, come tutto. E inevitabilmente vivranno &nbsp;un&#8217;evoluzione verso il mondo digitale. Resta fermo un punto: l&#8217;informazione, qualsiasi tipo di informazione, ha dei costi. Preferisco pagarli direttamente, magari stabilendo un patto economico e d&#8217;onore con chi me la fornisce (un po&#8217; come con il parrucchiere o il macellaio di fiducia), che non sapere esattamente come, dove e chi sto pagando per quello che leggo e vedo. Ma poi siamo sicuri che dopo tutto questo discorso il problema sia l&#8217;informazione? ».</p>



<p><strong>Cosa intendi dire?</strong></p>



<p>« Che dopo settimane di risse sui social io credo che non sia un problema di informazione ma di educazione generale. Parlo a titolo personale, naturalmente, ma io non sono disturbato da chi sostiene una teoria diversa dalla mia, sono disturbato da come la sostiene. E nella vicenda Sarri-Guardiola (battezziamola così) a molti è venuta a mancare l&#8217;educazione nel proporre la propria notizia. La situazione è degenerata e si è arrivati a vette di volgarità e mancanza di rispetto che mai avevo vissuto per una questione di mercato. Ora vedo molta gente che si sbraccia per cercare di analizzare la vicenda spiegando spaccature fra media o fra media e pubblico&#8230; Non lo so, può darsi, ma io suonerei l&#8217;allarme per la maleducazione imperante e la mancanza di rispetto che coinvolge sempre più utenti dei social, chiunque essi siano. Quella è la deriva più barbara e pericolosa, altro che Sarri e Guardiola ». </p>



<p><strong>Grazie Guido. Alla prossima.</strong></p>
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Vorrei dedicare questo post a chi ha creduto a Pep Guardiola allenatore della Juventus 2019/20. <a class="read-more" href="/senzamanette-2-il-sogno-guardiola/"> </a></div></div> <!-- .item --><div class="item">    <div class="title">
    
    <a class="title" class="title" href="http://Senzamanette%201%20-%20La%20guerra%20attorno%20a%20Guardiola">Senzamanette 1 &#8211; La guerra mediatica attorno a Guardiola</a>    </div>



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Quella che si sta scatenando attorno a Guardiola è una vera e propria guerra sulla <a class="read-more" href="http://Senzamanette%201%20-%20La%20guerra%20attorno%20a%20Guardiola"> </a></div></div> <!-- .item --></div><!-- .post-list --></div><!-- .related-post -->        
        
        
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="/senzamanette-2-chiacchierata-con-guido-vaciago-sullo-status-del-giornalismo-sportivo/">Senzamanette 3 &#8211; Chiacchierata con Guido Vaciago sul rapporto tra tifoso e mondo dell&#8217;informazione</a> proviene da <a rel="nofollow" href="/">AterAlbus</a>.</p>
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		<title>Senzamanette 2 &#8211; Il sogno Guardiola</title>
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				<pubDate>Mon, 17 Jun 2019 10:35:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Corsa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senzamanette (Corsa)]]></category>
		<category><![CDATA[Guardiola]]></category>
		<category><![CDATA[Sarri]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Vorrei dedicare questo post a chi ha creduto a Pep Guardiola allenatore della Juventus 2019/20. Lo farò raccontandovi i miei ultimi due mesi. Sono sempre stato scettico sulla conferma di Allegri post-Ajax, anche dopo aver sentito le parole di Agnelli in tv. Ricordo telefonate notturne con Guido Vaciago: &#8220;Antonio, guarda che l&#8217;ha detto veramente, davanti a me. Sicuro al 100%? Sicuro&#8221;. &#8220;E ora come faranno a fare il contrario senza far apparire la dichiarazione di Agnelli una bugia?&#8221;. L&#8217;ho detto nei podcast post-Ajax. &#8220;Sì, Agnelli ha confermato e la posizione ufficiale è quella, però&#8230;&#8221;, &#8220;Tecnicamente dire che ha un contratto non vuol dire resta&#8230;&#8221;, fino al mantra di quelle settimane, che ripetevo in ogni occasione: &#8220;Se non rinnova, non resta, quindi la conferma verbale non ha alcun valore, non è sufficiente&#8221;. Più passavano i giorni, più non mi sembrava possibile. Il 30 aprile, dopo che le voci su un possibile arrivo di Pep Guardiola al posto di Allegri (ancora sotto contratto) iniziavano a prendere piede e ad infiammare i nostri cuori, ho scritto un Tweet &#8220;sarà un italiano&#8221;. Un tweet per me difficile, perché era da un bel po&#8217; che non &#8220;cinguettavo&#8221; in maniera così diretta, netta, inequivocabile. Era quello che avevo raccolto, giusto o sbagliato che fosse (giusto, pare). Non sono un giornalista, ma conosco giornalisti, ho una rubrica telefonica abbastanza numerosa e quelle erano le mie notizie. Nelle chat Telegram di AterAlbus, a inizio maggio, ho indicato il giorno 15 come &#8220;il d-day di Allegri&#8221;. Con lo staff lo chiamavamo scherzosamente così. &#8220;Aspettiamo fino al 15, vedremo&#8221;. Entro quella data, per me avremmo saputo il destino di Allegri. Il 15, effettivamente, spaccato, c&#8217;è stato il primo incontro che ha portato poi 2 giorni dopo al comunicato di licenziamento. Casualità, fortuna, coincidenza. Ma anche un ragionamento logico evidentemente corretto. Il 16, il giorno prima dell&#8217;addio ad Allegri e il giorno dopo il mio d-day, mentre molti scrivevano &#8220;Allegri resta&#8221; (pare la decisione sia stata davvero sofferta, e un tentativo di &#8220;recupero&#8221; in extremis sia stato incoraggiato), vi ho proposto un giochino su Twitter su chi avrei scelto come allenatore. Era Sarri, avrei scelto Sarri. Niente rinnovo. Non sono giornalista, come detto, ma un mix di fonti, logica e guessing mi aveva spinto a pensarlo (il suo nome non era ancora accostato prepotentemente alla Juve: era il periodo in cui si sfogliava la margherita con 8-9 nomi tra cui De Zerbi, Jardim e Giampaolo). Diciamo che dopo tanti anni a parlare e scrivere di Juve, ho provato ad immedesimarmi nei dirigenti e a ragionare come loro. Il giorno prima dell&#8217;annuncio ufficiale sul sito Juventus, sabato, vi ho infine anticipato di qualche ora l&#8217;ufficialità dicendo che stavano scrivendo sul sito l&#8217;articolo di benvenuto a Sarri ponendo così, di fatto, la parola fine sulla questione (almeno per quanto mi riguardava). Perché vi ho ricordato queste cose? Per dimostrare come abbia &#8220;lavorato&#8221; bene? No, non è per quello, non è neanche il mio &#8220;mestiere&#8221;. Lo faccio per togliermi insieme a voi uno strano senso di colpa. Perché, nonostante tutto, nonostante sia pieno di screenshot di sms con Fabio Paratici dove Guardiola veniva smentito anche seccamente, nonostante ho scambi di informazioni anche dettagliate con alcuni giornalisti, nonostante praticamente tutti mi dicessero di Sarri e addirittura nonostante sapessi di Martusciello da alcuni giorni (e ad alcuni giornalisti ho anche mandato un whatsapp suggerendo di indagare su quel nome)&#8230; alla fine un po&#8217; ci credevo. Ci ho sperato, più che altro. Ero &#8220;giapponese&#8221; anche io (e lo rimango tutt&#8217;ora: sotto con Pogba!) e, in cuor mio, lo sono stato fino alla fine. Speravo in una sorpresa, in una sentenza, in un colpo di coda! La cosa straordinaria di quest&#8217;estate, che ricorderò, è proprio questa. Nonostante mille evidenze, tante prove raccolte, tante rassicurazioni, tutta la stampa sportiva convinta, qualche smentita pure ufficiale e tutti i riscontri personali che andavano nella direzione Sarri, l&#8217;idea di Guardiola è stata talmente affascinante da avermi (e da averci) rapito. Non importa neanche più se sia sfumata all&#8217;ultimo, se sia esistita, se sia tramontata sul nascere. Non è quello il punto, non di questa riflessione almeno. Il punto è che non ci dobbiamo sentire in colpa per aver creduto e sognato una cosa meravigliosa. È stata un&#8217;impressione di eccellenza che ci ha rapiti e travolti, una &#8220;droga&#8221; che ha proiettato la nostra mente verso un&#8217;idea di &#8220;perfezione&#8221;, di numeri uno, di top mondo. La terra promessa dove Andrea Agnelli ha detto di volerci portare, un giorno. Non oggi. Buon lavoro a Maurizio Sarri e buona stagione a tutti. Ti suggeriamo anche La mia su Romelu Lukaku Lo ricordo benissimo ai tempi dell'Everton. Ci ha giocato dal 2013 al 2017 arrivando a Senzamanette 4 &#8211; Mai allenati così (Sarri &#038; co) Articolo originariamente pubblicato su Juventibus. Vi racconto un aneddoto per capire perché il gruppo Juve Senzamanette 3 &#8211; Chiacchierata con Guido Vaciago sul rapporto tra tifoso e mondo dell&#8217;informazione Caro Guido, quest'estate ha visto registrare un fenomeno del quale vorrei discutere con te ritenendoti Senzamanette 1 &#8211; La guerra mediatica attorno a Guardiola Quella che si sta scatenando attorno a Guardiola è una vera e propria guerra sulla</p>
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<p>Vorrei dedicare questo post a chi ha creduto a Pep Guardiola allenatore della Juventus 2019/20. Lo farò raccontandovi i miei ultimi due mesi.</p>



<p>Sono sempre stato scettico sulla conferma di Allegri post-Ajax, anche dopo aver sentito le parole di Agnelli in tv. Ricordo telefonate notturne con Guido Vaciago: &#8220;Antonio, guarda che l&#8217;ha detto veramente, davanti a me. Sicuro al 100%? Sicuro&#8221;. &#8220;E ora come faranno a fare il contrario senza far apparire la dichiarazione di Agnelli una bugia?&#8221;. L&#8217;ho detto nei podcast post-Ajax. &#8220;Sì, Agnelli ha confermato e la posizione ufficiale è quella, però&#8230;&#8221;, &#8220;Tecnicamente dire che ha un contratto non vuol dire resta&#8230;&#8221;, fino al mantra di quelle settimane, che ripetevo in ogni occasione: &#8220;Se non rinnova, non resta, quindi la conferma verbale non ha alcun valore, non è sufficiente&#8221;. Più passavano i giorni, più non mi sembrava possibile. </p>



<p>Il 30 aprile, dopo che le voci su un possibile arrivo di Pep Guardiola al posto di Allegri (ancora sotto contratto) iniziavano a prendere piede e ad infiammare i nostri cuori, ho scritto <a rel="noreferrer noopener" aria-label="un Tweet (apre in una nuova scheda)" href="https://twitter.com/AntonioCorsa/status/1123319262632976390" target="_blank">un Tweet</a> &#8220;sarà un italiano&#8221;. Un tweet per me difficile, perché era da un bel po&#8217; che non &#8220;cinguettavo&#8221; in maniera così diretta, netta, inequivocabile. Era quello che avevo raccolto, giusto o sbagliato che fosse (giusto, pare). Non sono un giornalista, ma conosco giornalisti, ho una rubrica telefonica abbastanza numerosa e quelle erano le mie notizie.</p>



<p>Nelle chat Telegram di AterAlbus, a inizio maggio, ho indicato il giorno 15 come &#8220;il d-day di Allegri&#8221;. Con lo staff lo chiamavamo scherzosamente così. &#8220;Aspettiamo fino al 15, vedremo&#8221;. Entro quella data, per me avremmo saputo il destino di Allegri. Il 15, effettivamente, spaccato, c&#8217;è stato il primo incontro che ha portato poi 2 giorni dopo al comunicato di licenziamento. Casualità, fortuna, coincidenza. Ma anche un ragionamento logico evidentemente corretto.</p>



<p>Il 16, il giorno prima dell&#8217;addio ad Allegri e il giorno dopo il mio d-day, mentre molti scrivevano &#8220;Allegri resta&#8221; (pare la decisione sia stata davvero sofferta, e un tentativo di &#8220;recupero&#8221; in extremis sia stato incoraggiato), vi ho proposto <a href="https://twitter.com/AntonioCorsa/status/1128933506971852800" target="_blank" rel="noreferrer noopener" aria-label="un giochino su Twitter (apre in una nuova scheda)">un giochino su Twitter</a> su chi avrei scelto come allenatore. Era Sarri, avrei scelto Sarri. Niente rinnovo. </p>



<p>Non sono giornalista, come detto, ma un mix di fonti, logica e guessing mi aveva spinto a pensarlo (il suo nome non era ancora accostato prepotentemente alla Juve: era il periodo in cui si sfogliava la margherita con 8-9 nomi tra cui De Zerbi, Jardim e Giampaolo). Diciamo che dopo tanti anni a parlare e scrivere di Juve, ho provato ad immedesimarmi nei dirigenti e a ragionare come loro.</p>



<p>Il giorno prima dell&#8217;annuncio ufficiale sul sito Juventus, sabato, vi ho infine anticipato di qualche ora l&#8217;ufficialità dicendo che stavano scrivendo sul sito l&#8217;articolo di benvenuto a Sarri ponendo così, di fatto, la parola fine sulla questione (almeno per quanto mi riguardava).</p>



<p>Perché vi ho ricordato queste cose? Per dimostrare come abbia &#8220;lavorato&#8221; bene? No, non è per quello, non è neanche il mio &#8220;mestiere&#8221;. Lo faccio per togliermi insieme a voi uno strano senso di colpa. Perché, nonostante tutto, nonostante sia pieno di screenshot di sms con Fabio Paratici dove Guardiola veniva smentito anche seccamente, nonostante ho scambi di informazioni anche dettagliate con alcuni giornalisti, nonostante praticamente tutti mi dicessero di Sarri e addirittura nonostante sapessi di Martusciello da alcuni giorni (e ad alcuni giornalisti ho anche mandato un whatsapp suggerendo di indagare su quel nome)&#8230; alla fine un po&#8217; ci credevo.</p>



<p>Ci ho sperato, più che altro. Ero &#8220;giapponese&#8221; anche io (e lo rimango tutt&#8217;ora: sotto con Pogba!) e, in cuor mio, lo sono stato fino alla fine. Speravo in una sorpresa, in una sentenza, in un colpo di coda!</p>



<p>La cosa straordinaria di quest&#8217;estate, che ricorderò, è proprio questa. Nonostante mille evidenze, tante prove raccolte, tante rassicurazioni, tutta la stampa sportiva convinta, qualche smentita pure ufficiale e tutti i riscontri personali che andavano nella direzione Sarri, l&#8217;idea di Guardiola è stata talmente affascinante da avermi (e da averci) rapito.</p>



<p>Non importa neanche più se sia sfumata all&#8217;ultimo, se sia esistita, se sia tramontata sul nascere. Non è quello il punto, non di questa riflessione almeno. Il punto è che non ci dobbiamo sentire in colpa per aver creduto e sognato una cosa meravigliosa. È stata un&#8217;impressione di eccellenza che ci ha rapiti e travolti, una &#8220;droga&#8221; che ha proiettato la nostra mente verso un&#8217;idea di &#8220;perfezione&#8221;, di numeri uno, di top mondo. La terra promessa dove Andrea Agnelli ha detto di volerci portare, un giorno. Non oggi.</p>



<p>Buon lavoro a Maurizio Sarri e buona stagione a tutti.</p>
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		<title>Senzamanette 1 &#8211; La guerra mediatica attorno a Guardiola</title>
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				<pubDate>Sat, 25 May 2019 11:31:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Corsa]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>Quella che si sta scatenando attorno a Guardiola è una vera e propria guerra sulla quale sarà carino tornare alla conclusione della vicenda. La riassumo: da un lato ci sono soprattutto la stampa sportiva tradizionale e Sky che negano il raggiungimento di un accordo (es. Tuttosport) e in alcuni casi addirittura l&#8217;esistenza stessa di un interessamento Juve per il tecnico catalano (o meglio: del tecnico catalano per la Juve, es. Sky); dall&#8217;altro, c’è chi invece ritiene ancora possibile una conclusione dell&#8217;affare e arriva in alcuni casi addirittura a darlo per fatto: un&#8217;agenzia generalista, uno speaker radiofonico, uno showman televisivo. La verità? No, non sono qui per alzare il braccio al vincitore: il tempo, come sempre, sarà l&#8217;unico giudice. Al momento, possiamo registrare una spaccatura tra chi finora ha sempre lavorato in modo tradizionale (telefonate ad agenti, ad informatori storici e poi, trovata una possibile pista, pubblicazione o avviso di pubblicazione della notizia in attesa di feedback dalla società. Ma la società Juve è la stessa di quando c&#8217;era Marotta? Comunica uguale?) e chi dice di avere anche fonti che bypassano la società stessa perché più in alto dei dirigenti, o più di lato. Per la prima volta nel linguaggio dei &#8220;mercatari&#8221; iniziamo a sentir parlare anche di banche, di istituti di credito, di ambienti dell&#8217;alta finanza. Con Ronaldo, d&#8217;altra parte, la Juve ha rotto la tradizione dell&#8217;acquisto &#8220;sostenibile&#8221; e si è buttata nel mercato, più ambizioso e complicato, dell&#8217;acquisto &#8220;da rendere sostenibile&#8221; (con l&#8217;aumento del fatturato). Guardiola sarebbe, secondo chi ne racconta l&#8217;arrivo, un&#8217;operazione da studiare col commerciale e con istituti di credito, più che con Paratici e Nedved. Da smentire fino all&#8217;ultimo anche se fosse vera perché a muoversi dovrebbero essere diverse pedine, non solo sportive, e tutte insieme. E infatti la Juve ai giornalisti smentisce. O meglio: la linea ufficiale della comunicazione è &#8220;Non ci fate domande sul prossimo allenatore&#8221;, ma con un paio di telefonate in più la smentita arriva, anche decisa. Così decisa, evidentemente, da spingere in queste ore alcuni giornalisti &#8220;tradizionalisti&#8221; a fare veri e propri rant pubblici forti della tripletta di &#8220;è tutta un&#8217;invenzione&#8221; incassata da Branchini, dai dirigenti del City e &#8211; appunto &#8211; da quelli bianconeri. Il City è andato oltre. Invece di smentire con un comunicato nel sito, ha mandato l&#8217;avvocato Galassi, membro del board, a fare il giro delle sette Chiese: prima in tv, da Sky, definita &#8220;l&#8217;unica televisione seria&#8221; (a differenza evidentemente di &#8220;altre&#8221;); poi, in radio, a Radio24, a ribadire lo stesso concetto (e a prendere le distanze da &#8220;altre&#8221; radio che hanno dato certe notizie). Una smentita delle fonti, più che delle notizie. E oggi di Guardiola non vi è più traccia, sui giornali. &#8220;La Juve anti-Allegri (di Sarri)&#8221;, &#8220;La Joya di Sarri&#8221;, &#8220;La Juve con te (te inteso come Sarri)&#8221;: tutti sulla stessa notizia, tutti insieme, tutti su altro. Eppure, ragiono tra me e me, se domani si presentasse a colloquio dal proprio bo$$ dicendo: “Scusate, non intendo più restare perché ho perso le motivazioni, non darei il 100% e ho voglia di cambiare” e rinunciasse ai soldi e alla parte residua di contratto, verrebbe con ottime probabilità liberato. Magari a seguito di una litigata, magari con annesse accuse di mancanza di professionalità, magari tra la delusione o la rabbia; oppure, al contrario, con spirito collaborativo e con la richiesta di aspettare qualche altro giorno per permettere al club di trovare un sostituto nell&#8217;ombra. Non lo so, ma immagino verrebbe liberato. Un grande club, se messo dinanzi ad un fatto del genere, non può fare altro che prenderne atto. Scordiamoci i De Laurentiis, i Lotito nostrani e il celodurismo: sono poraccerie da club di provincia. Quindi perchè siamo ancora a sentire cosa dica Galassi (ovvio, smentisce), cosa dica Pep (oggi smentisce, ma domani? Sarebbe il primo a cambiare idea? La Juve l&#8217;ha appena fatto su Allegri, remember?), cosa dica la Consob (lol) o cosa dica la Juve (ufficialmente nulla)? Il punto è solo cosa voglia fare Guardiola, ammesso che il suo desiderio di allenare i bianconeri sia reale. È disposto a metterci la faccia e a “tradire” il contratto in essere col City e la gente che da lui è stata convinta a seguirlo in Inghilterra per chiedere una risoluzione anticipata? Sì? Allora la Juve può sperarci davvero &#8211; piano industriale alla mano &#8211; con buona pace di tutto il board. No? Allora niente da fare, se ne riparlerà magari in futuro, magari mai, magari abbiamo scherzato. Lo sapremo a breve ma, nel frattempo, non vorrei la Juve sottovalutasse una cosa: non smentire in maniera netta e diretta un possibile interessamento per Guardiola (lo so, non sono tenuti formalmente a farlo), fissa l’asticella delle aspettative dei tifosi molto in alto. Nel caso in cui fosse tutta una bufala e la Juve non avesse comunque tra le mani un altro big, probabilmente troppo in alto. E sarebbe un peccato, perché il dolore di culo da caduta per terra sarebbe bello forte. La vera guerra, qui, pare quella in atto tra i tifosi bianconeri lasciati in silenzio e all&#8217;oscuro e costretti a dividersi tra speranzosi, fatalisti e attendisti. Gli stessi tifosi che già erano spaccati su Allegri e sulla scelta di cambiare allenatore e che ora, a maggior ragione, cavalcano una fonte piuttosto che un&#8217;altra tra atti di fede e simpatici culti della personalità. Sono momenti spiazzanti, non eravamo più abituati, stanno lavorando, lasciamoli fare. Io però ora &#8211; come Chiellini &#8211; un top me l&#8217;aspetto. Chiunque esso sia. Questo articolo riflette le opinioni personali dell&#8217;autore e non necessariamente quelle dell&#8217;intero staff. Ti suggeriamo anche La mia su Romelu Lukaku Lo ricordo benissimo ai tempi dell'Everton. Ci ha giocato dal 2013 al 2017 arrivando a Senzamanette 4 &#8211; Mai allenati così (Sarri &#038; co) Articolo originariamente pubblicato su Juventibus. Vi racconto un aneddoto per capire perché il gruppo Juve Senzamanette 3 &#8211; Chiacchierata con Guido Vaciago sul rapporto tra tifoso e mondo dell&#8217;informazione Caro Guido, quest'estate ha visto registrare un fenomeno del quale vorrei discutere con te ritenendoti Senzamanette 2 &#8211; Il sogno Guardiola Vorrei dedicare questo post a chi ha creduto a Pep Guardiola allenatore della Juventus 2019/20.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://Senzamanette%201%20-%20La%20guerra%20attorno%20a%20Guardiola">Senzamanette 1 &#8211; La guerra mediatica attorno a Guardiola</a> proviene da <a rel="nofollow" href="/">AterAlbus</a>.</p>
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<p>Quella che si sta scatenando attorno a Guardiola è una vera e propria guerra sulla quale sarà carino tornare alla conclusione della vicenda. La riassumo: da un lato ci sono soprattutto la stampa sportiva tradizionale e Sky che negano il raggiungimento di un accordo (es. Tuttosport) e in alcuni casi addirittura l&#8217;esistenza stessa di un interessamento Juve per il tecnico catalano (o meglio: del tecnico catalano per la Juve, es. Sky); dall&#8217;altro, c’è chi invece ritiene ancora possibile una conclusione dell&#8217;affare e arriva in alcuni casi addirittura a darlo per fatto: un&#8217;agenzia generalista, uno speaker radiofonico, uno showman televisivo.</p>



<p>La verità? No, non sono qui per alzare il braccio al vincitore: il tempo, come sempre, sarà l&#8217;unico giudice. Al momento, possiamo registrare una spaccatura tra chi finora ha sempre lavorato in modo tradizionale (telefonate ad agenti, ad informatori storici e poi, trovata una possibile pista, pubblicazione o avviso di pubblicazione della notizia in attesa di feedback dalla società. Ma la società Juve è la stessa di quando c&#8217;era Marotta? Comunica uguale?) e chi dice di avere anche fonti che bypassano la società stessa perché più in alto dei dirigenti, o più di lato. Per la prima volta nel linguaggio dei &#8220;mercatari&#8221; iniziamo a sentir parlare anche di banche, di istituti di credito, di ambienti dell&#8217;alta finanza. Con Ronaldo, d&#8217;altra parte, la Juve ha rotto la tradizione dell&#8217;acquisto &#8220;sostenibile&#8221; e si è buttata nel mercato, più ambizioso e complicato, dell&#8217;acquisto &#8220;da rendere sostenibile&#8221; (con l&#8217;aumento del fatturato).</p>



<p>Guardiola sarebbe, secondo chi ne racconta l&#8217;arrivo, un&#8217;operazione da studiare col commerciale e con istituti di credito, più che con Paratici e Nedved. Da smentire fino all&#8217;ultimo anche se fosse vera perché a muoversi dovrebbero essere diverse pedine, non solo sportive, e tutte insieme. E infatti la Juve ai giornalisti smentisce. O meglio: la linea ufficiale della comunicazione è &#8220;Non ci fate domande sul prossimo allenatore&#8221;, ma con un paio di telefonate in più la smentita arriva, anche decisa. Così decisa, evidentemente, da spingere in queste ore alcuni giornalisti &#8220;tradizionalisti&#8221; a fare veri e propri rant pubblici forti della tripletta di &#8220;è tutta un&#8217;invenzione&#8221; incassata da Branchini, dai dirigenti del City e &#8211; appunto &#8211; da quelli bianconeri.</p>



<p>Il City è andato oltre. Invece di smentire con un comunicato nel sito, ha mandato l&#8217;avvocato Galassi, membro del board, a fare il giro delle sette Chiese: prima in tv, da Sky, definita &#8220;l&#8217;unica televisione seria&#8221; (a differenza evidentemente di &#8220;altre&#8221;); poi, in radio, a Radio24, a ribadire lo stesso concetto (e a prendere le distanze da &#8220;altre&#8221; radio che hanno dato certe notizie). Una smentita delle fonti, più che delle notizie.</p>



<p>E oggi di Guardiola non vi è più traccia, sui giornali. &#8220;La Juve anti-Allegri (di Sarri)&#8221;, &#8220;La Joya di Sarri&#8221;, &#8220;La Juve con te (te inteso come Sarri)&#8221;: tutti sulla stessa notizia, tutti insieme, tutti su altro.</p>



<p>Eppure, ragiono tra me e me, se domani si presentasse a colloquio dal proprio bo$$ dicendo: “Scusate, non intendo più restare perché ho perso le motivazioni, non darei il 100% e ho voglia di cambiare” e rinunciasse ai soldi e alla parte residua di contratto, verrebbe con ottime probabilità liberato. Magari a seguito di una litigata, magari con annesse accuse di mancanza di professionalità, magari tra la delusione o la rabbia; oppure, al contrario, con spirito collaborativo e con la richiesta di aspettare qualche altro giorno per permettere al club di trovare un sostituto nell&#8217;ombra. Non lo so, ma immagino verrebbe liberato. Un grande club, se messo dinanzi ad un fatto del genere, non può fare altro che prenderne atto. Scordiamoci i De Laurentiis, i Lotito nostrani e il celodurismo: sono poraccerie da club di provincia.</p>



<p>Quindi perchè siamo ancora a sentire cosa dica Galassi (ovvio, smentisce), cosa dica Pep (oggi smentisce, ma domani? Sarebbe il primo a cambiare idea? La Juve l&#8217;ha appena fatto su Allegri, remember?), cosa dica la Consob (lol) o cosa dica la Juve (ufficialmente nulla)? Il punto è solo cosa voglia fare Guardiola, ammesso che il suo desiderio di allenare i bianconeri sia reale. È disposto a metterci la faccia e a “tradire” il contratto in essere col City e la gente che da lui è stata convinta a seguirlo in Inghilterra per chiedere una risoluzione anticipata? Sì? Allora la Juve può sperarci davvero &#8211; piano industriale alla mano &#8211; con buona pace di tutto il board. No? Allora niente da fare, se ne riparlerà magari in futuro, magari mai, magari abbiamo scherzato.</p>



<p>Lo sapremo a breve ma, nel frattempo, non vorrei la Juve sottovalutasse una cosa: non smentire in maniera netta e diretta un possibile interessamento per Guardiola (lo so, non sono tenuti formalmente a farlo), fissa l’asticella delle aspettative dei tifosi molto in alto. Nel caso in cui fosse tutta una bufala e la Juve non avesse comunque tra le mani un altro big, probabilmente troppo in alto. E sarebbe un peccato, perché il dolore di culo da caduta per terra sarebbe bello forte. </p>



<p>La vera guerra, qui, pare quella in atto tra i tifosi bianconeri lasciati in silenzio e all&#8217;oscuro e costretti a dividersi tra speranzosi, fatalisti e attendisti. Gli stessi tifosi che già erano spaccati su Allegri e sulla scelta di cambiare allenatore e che ora, a maggior ragione, cavalcano una fonte piuttosto che un&#8217;altra tra atti di fede e simpatici culti della personalità.</p>



<p>Sono momenti spiazzanti, non eravamo più abituati, stanno lavorando, lasciamoli fare. Io però ora &#8211; come Chiellini &#8211; un top me l&#8217;aspetto. Chiunque esso sia.</p>



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<p style="background-color:#fbfbfb;font-size:12px" class="has-text-color has-background has-very-dark-gray-color"><em>Questo articolo riflette le opinioni personali dell&#8217;autore e non necessariamente quelle dell&#8217;intero staff.</em></p>
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		<title>Quella mezz&#8217;ora iniziale</title>
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				<comments>https://www.ateralbus.it/quella-mezzora-iniziale/#respond</comments>
				<pubDate>Mon, 20 Aug 2018 10:48:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Corsa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni personali]]></category>
		<category><![CDATA[Chievo]]></category>
		<category><![CDATA[mezz'ora]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Sabato pomeriggio mi sono perso, live, i primi 40’ di gioco causa impegni di lavoro. Ho recuperato l&#8217;intera partita e l’ho rivista a freddo, stamattina, per scoprire una delle Juve più belle viste negli ultimi mesi e una base solida sulla quale lavorare e per la quale poter essere ottimisti. Nei primi 30’, infatti, ho potuto ammirare una squadra molto &#8220;larga&#8221;, con i due terzini altissimi e con Costa e Cuadrado che alternavano qualche strappo sulla fascia a fasi dove invece accorciavano o si accentravano, aggiungendo qualità in mezzo al campo (entrambi sono in grado di farlo, Costa meglio del colombiano; ma ne è capacissimo anche Bernardeschi). Il tema tattico, che spero sarà una costante quest’anno, è che si è cercato di sfruttare la classe e la rapidità sulle fasce evitando il pressing e giocando con 2 attaccanti fissi (Dybala era centrale e avanzato, senza compiti di costruzione del gioco: non andava più sulla fascia come l’anno scorso, non arretrava a prendersi palla a metà campo per aiutare Pjanic, non faceva cose per me piuttosto inutili anche perché non nelle sue corde). La squadra ha fatto girare palla da una parte all’altra del campo per cercare di stanare il Chievo, disposto ovviamente a catenaccio, e lo ha fatto con una calma e un “disegno” chiaro e perseguito con pazienza e perciò efficace. Poi chiamatelo come volete, 442, 4231… sono numerini. Tutto ciò, ha prodotto 1 gol; 1 tiro dal limite debole di Dybala dopo una grande azione di Cancelo e un uno scambio con Costa; 1 grandissimo lancio di Bonucci per Costa che ha messo in mezzo per Cancelo fermato irregolarmente (era rigore); 1 tiro di Ronaldo a lato di pochissimo; un contropiede 4 contro 3 concluso malissimo da Cuadrado; 1 gran tiro al volo di Ronaldo da posizione defilata; 1 missile di Costa finito di poco fuori e un possesso palla che ha sfiorato l’80%. Francamente, la miglior Juve vista da tempo considerando anche la data (18 agosto), l’orario (ore 18), il caldo e il fatto che fosse la prima partita vera stagionale. Certo, si sono evidenziati ancora dei problemi da risolvere. Un paio di volte, la Juve ha sbagliato a non servire Ronaldo che si era liberato, ed è un crimine di guerra se hai CR7. L’ha detto pure Allegri ed è un concetto sul quale ho insistito molto sui social la settimana scorsa: il nostro centrocampo verticalizza poco e male. Non in assoluto, o mi ritirate fuori i clipponi di Youtube, ma quando lo deve fare, quando c’è un movimento dell’attaccante che merita il lancio. In un altro paio di occasioni invece c’erano pochi giocatori in mezzo all’area su un cross dal fondo e, con tutti i giocatori offensivi in campo, non deve mai accadere. In una situazione, clamorosa, abbiamo gestito malissimo un 4 contro 3. Altro problema: Pjanic e Khedira, riproposti a sorpresa in coppia, a volte erano troppo “piatti” e schiacciati, un po’ troppo “timorosi”, e questo non permetteva a Bonucci e Chiellini di salire e impostare. Pjanic, comunque, è salito più di Khedira e, quando l’ha fatto, in mezzo avevamo un tasso di qualità davvero straordinario, ma non sempre sfruttato a dovere. Ancora: Dybala, in un contesto così offensivo e dove tutti hanno avuto occasioni, non può aver creato solo un tiro dal limite. Deve prendersi più responsabilità e salire di livello proprio come attaccante, specie perché quello gli è stato chiesto e perché è quello che sa fare meglio: Paulo è un giocatore d’attacco bravo a finalizzare il gioco, quindi deve crearsi occasioni e appunto finalizzarle. Mi sta bene anche non si sia scambiato una volta palla con Ronaldo, proprio perché è “più 9 che 10”, nonostante le mosse di marketing. Mi sta benissimo non vederlo più a metà campo a fare il regista offensivo, anche perché non lo sa fare con costanza. Deve però farsi sentire di più, altrimenti meglio i centimetri e il lavoro sporco di Mandzukic. Ad ogni modo, dopo 30’ giocati su ottimi livelli, si è cominciata a sentire progressivamente un po’ la stanchezza, un po’ la classica deconcentrazione (vero grande difetto di questa squadra, troppo superiore a tutte le altre), facilitata anche da un Chievo che non ha provato nemmeno una singola azione offensiva. Ciò ha fatto aumentare la fretta e i lanci lunghi, facendo venire meno la ricerca lenta e sistematica dell’ampiezza dopo giro palla e rendendo meno evidente e decisiva la “classe” messa in mezzo al campo. Insomma è tornata per un po’ ad essere la Juve dell’anno scorso che viveva di strappi. Al 38’, un lampo del Chievo nell’unica azione d’attacco ha sorpreso la difesa bianconera (Bonucci). È il calcio, succede. A mio avviso, però, è importante non abbandonare quanto di buono fatto vedere in fase di costruzione e di palleggio nella prima mezz’ora, in favore magari di una Juve più accorta e cinica, perché in quella mezz’ora i bianconeri hanno creato un numero impressionante di occasioni da rete e hanno costretto gli avversari a non superare mai la metà campo per 38’. Ripartiamo da lì, almeno contro le piccole. E, semmai, lavoriamo per segnare più gol, per mantenere la concentrazione più a lungo e insistiamo senza “stancarci” del controllo ragionato e delle letture intelligenti. Si è detto spesso, l’anno scorso, che con “il potenziale” a disposizione, avremmo potuto e dovuto offrire un calcio migliore: la strada presenterà sempre dei piccoli ostacoli, ma a mio avviso andrebbe perseguita, come obiettivo, fino alla fine. Potrebbe essere questa la sfida nella sfida di questa stagione. Ti suggeriamo anche Serie A, 1a giornata: Chievo-Juventus 2-3 Attesa. Euforia. Estasi. Ansia. Quando il campionato riparte, e con esso purtroppo i veleni e 22a Serie A: Chievo-Juventus 0-2 di Andrea Lapegna In una notte di fine gennaio, la Juventus si prende tre punti 3a Serie A: Juventus-Chievo 3-0 di Kareem Bianchi [mks_dropcap style="square" size="52" bg_color="#F2F2F2" txt_color="#000000"]U[/mks_dropcap]n fuoriclasse è un giocatore superiore alla media, 31a Serie A: Juventus-Chievo 2-0 di Andrea Lapegna L'allenamento in vista dei quarti di Champions porta una prestazione convincente. Dybala e Higuaín</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="/quella-mezzora-iniziale/">Quella mezz&#8217;ora iniziale</a> proviene da <a rel="nofollow" href="/">AterAlbus</a>.</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato pomeriggio mi sono perso, live, i primi 40’ di gioco causa impegni di lavoro. Ho recuperato l&#8217;intera partita e l’ho rivista a freddo, stamattina, per scoprire una delle Juve più belle viste negli ultimi mesi e una base solida sulla quale lavorare e per la quale poter essere ottimisti.</p>
<p>Nei primi 30’, infatti, ho potuto ammirare una squadra molto &#8220;larga&#8221;, con i due terzini altissimi e con Costa e Cuadrado che alternavano qualche strappo sulla fascia a fasi dove invece accorciavano o si accentravano, aggiungendo qualità in mezzo al campo (entrambi sono in grado di farlo, Costa meglio del colombiano; ma ne è capacissimo anche Bernardeschi). Il tema tattico, che spero sarà una costante quest’anno, è che si è cercato di sfruttare la classe e la rapidità sulle fasce evitando il pressing e giocando con 2 attaccanti fissi (Dybala era centrale e avanzato, senza compiti di costruzione del gioco: non andava più sulla fascia come l’anno scorso, non arretrava a prendersi palla a metà campo per aiutare Pjanic, non faceva cose per me piuttosto inutili anche perché non nelle sue corde).</p>
<p>La squadra ha fatto girare palla da una parte all’altra del campo per cercare di stanare il Chievo, disposto ovviamente a catenaccio, e lo ha fatto con una calma e un “disegno” chiaro e perseguito con pazienza e perciò efficace. Poi chiamatelo come volete, 442, 4231… sono numerini.</p>
<p>Tutto ciò, ha prodotto 1 gol; 1 tiro dal limite debole di Dybala dopo una grande azione di Cancelo e un uno scambio con Costa; 1 grandissimo lancio di Bonucci per Costa che ha messo in mezzo per Cancelo fermato irregolarmente (era rigore); 1 tiro di Ronaldo a lato di pochissimo; un contropiede 4 contro 3 concluso malissimo da Cuadrado; 1 gran tiro al volo di Ronaldo da posizione defilata; 1 missile di Costa finito di poco fuori e un possesso palla che ha sfiorato l’80%. Francamente, la miglior Juve vista da tempo considerando anche la data (18 agosto), l’orario (ore 18), il caldo e il fatto che fosse la prima partita vera stagionale.</p>
<p>Certo, si sono evidenziati ancora dei problemi da risolvere. Un paio di volte, la Juve ha sbagliato a non servire Ronaldo che si era liberato, ed è un crimine di guerra se hai CR7. L’ha detto pure Allegri ed è un concetto sul quale ho insistito molto sui social la settimana scorsa: il nostro centrocampo verticalizza poco e male. Non in assoluto, o mi ritirate fuori i clipponi di Youtube, ma quando lo deve fare, quando c’è un movimento dell’attaccante che merita il lancio. In un altro paio di occasioni invece c’erano pochi giocatori in mezzo all’area su un cross dal fondo e, con tutti i giocatori offensivi in campo, non deve mai accadere. In una situazione, clamorosa, abbiamo gestito malissimo un 4 contro 3.</p>
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<p><figure id="attachment_9101" aria-describedby="caption-attachment-9101" style="width: 1594px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-full wp-image-9101" src="/wp-content/uploads/2018/08/Image4.png" alt="" width="1594" height="842" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/08/Image4.png 1594w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/08/Image4-595x314.png 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/08/Image4-768x406.png 768w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/08/Image4-960x507.png 960w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/08/Image4-1140x602.png 1140w" sizes="(max-width: 1594px) 100vw, 1594px" /><figcaption id="caption-attachment-9101" class="wp-caption-text"><span style="color: #999999;"><em>Cuadrado ha addirittura tre possibilità &#8220;facili&#8221; di passaggio. Sceglie di tirare in tribuna, senza alcun senso e rispetto per il gioco e per i compagni.</em></span></figcaption></figure></p>
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<p>Altro problema: Pjanic e Khedira, riproposti a sorpresa in coppia, a volte erano troppo “piatti” e schiacciati, un po’ troppo “timorosi”, e questo non permetteva a Bonucci e Chiellini di salire e impostare. Pjanic, comunque, è salito più di Khedira e, quando l’ha fatto, in mezzo avevamo un tasso di qualità davvero straordinario, ma non sempre sfruttato a dovere.</p>
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<p><figure id="attachment_9096" aria-describedby="caption-attachment-9096" style="width: 1594px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-full wp-image-9096" src="/wp-content/uploads/2018/08/Image2.png" alt="" width="1594" height="842" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/08/Image2.png 1594w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/08/Image2-595x314.png 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/08/Image2-768x406.png 768w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/08/Image2-960x507.png 960w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/08/Image2-1140x602.png 1140w" sizes="(max-width: 1594px) 100vw, 1594px" /><figcaption id="caption-attachment-9096" class="wp-caption-text"><em><span style="color: #999999;">Pjanic avanza andando ad occupare una posizione da trequartista a supporto di Dybala; Costa e Cuadrado si accentrano lasciando Cancelo e Alex Sandro larghi sulle fasce. L&#8217;azione si concluderà con uno scambio tra Dybala e Costa e un tiro dal limite debole dell&#8217;Argentino, ma continuando a mettere 4-5 giocatori di questa qualità in mezzo al campo, potremo fare grandi cose.</span></em></figcaption></figure></p>
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<p><figure id="attachment_9099" aria-describedby="caption-attachment-9099" style="width: 1594px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-full wp-image-9099" src="/wp-content/uploads/2018/08/Image3.png" alt="" width="1594" height="842" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/08/Image3.png 1594w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/08/Image3-595x314.png 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/08/Image3-768x406.png 768w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/08/Image3-960x507.png 960w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/08/Image3-1140x602.png 1140w" sizes="(max-width: 1594px) 100vw, 1594px" /><figcaption id="caption-attachment-9099" class="wp-caption-text"><em><span style="color: #999999;">In questa situazione, Pjanic è ancora correttamente alto, come richiestogli da Allegri, ma non si butta dentro sfruttando il movimento ad allargarsi di Dybala e i 4 (!!!) giocatori del Chievo su Ronaldo. In queste situazioni, i centrocampisti devono avere più coraggio e superare anche il &#8220;compitino&#8221; andando con coraggio ad aggredire una zona di campo (in area!) completamente libera.</span></em></figcaption></figure></p>
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<p>Ancora: Dybala, in un contesto così offensivo e dove tutti hanno avuto occasioni, non può aver creato solo un tiro dal limite. Deve prendersi più responsabilità e salire di livello proprio come attaccante, specie perché quello gli è stato chiesto e perché è quello che sa fare meglio: Paulo è un giocatore d’attacco bravo a finalizzare il gioco, quindi deve crearsi occasioni e appunto finalizzarle. Mi sta bene anche non si sia scambiato una volta palla con Ronaldo, proprio perché è “più 9 che 10”, nonostante le mosse di marketing. Mi sta benissimo non vederlo più a metà campo a fare il regista offensivo, anche perché non lo sa fare con costanza. Deve però farsi sentire di più, altrimenti meglio i centimetri e il lavoro sporco di Mandzukic.</p>
<p>Ad ogni modo, dopo 30’ giocati su ottimi livelli, si è cominciata a sentire progressivamente un po’ la stanchezza, un po’ la classica deconcentrazione (vero grande difetto di questa squadra, troppo superiore a tutte le altre), facilitata anche da un Chievo che non ha provato nemmeno una singola azione offensiva. Ciò ha fatto aumentare la fretta e i lanci lunghi, facendo venire meno la ricerca lenta e sistematica dell’ampiezza dopo giro palla e rendendo meno evidente e decisiva la “classe” messa in mezzo al campo. Insomma è tornata per un po’ ad essere la Juve dell’anno scorso che viveva di strappi.</p>
<p>Al 38’, un lampo del Chievo nell’unica azione d’attacco ha sorpreso la difesa bianconera (Bonucci).</p>
<p>È il calcio, succede.</p>
<p>A mio avviso, però, è importante non abbandonare quanto di buono fatto vedere in fase di costruzione e di palleggio nella prima mezz’ora, in favore magari di una Juve più accorta e cinica, perché in quella mezz’ora i bianconeri hanno creato un numero impressionante di occasioni da rete e hanno costretto gli avversari a non superare mai la metà campo per 38’.</p>
<p>Ripartiamo da lì, almeno contro le piccole.</p>
<p>E, semmai, lavoriamo per segnare più gol, per mantenere la concentrazione più a lungo e insistiamo senza “stancarci” del controllo ragionato e delle letture intelligenti. Si è detto spesso, l’anno scorso, che con “il potenziale” a disposizione, avremmo potuto e dovuto offrire un calcio migliore: la strada presenterà sempre dei piccoli ostacoli, ma a mio avviso andrebbe perseguita, come obiettivo, fino alla fine. Potrebbe essere questa la sfida nella sfida di questa stagione.</p>
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		<title>La Juventus U15 e quel pessimo video</title>
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				<pubDate>Wed, 13 Jun 2018 07:40:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Corsa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni personali]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Perché l&#8217;inguistificabile video dell&#8217;Under 15 è innanzitutto un problema di educazione e rappresentanza [mks_dropcap style=&#8221;square&#8221; size=&#8221;62&#8243; bg_color=&#8221;#E6E6E6&#8243; txt_color=&#8221;#111111&#8243;]L[/mks_dropcap]a prima considerazione che farei non riguarda direttamente il coro che, diciamolo subito, è stupido e ingiustificabile (e l’età non c’entra). La prima cosa che deve far riflettere, come giustamente evidenziato anche dalla Juventus, è il fatto che si sia arrivati, in questo clima di scontro perenne, a giornalisti e tifosi di squadre avversarie che monitorano i social media di ragazzini di 14-15 anni alla ricerca di una possibile polemica da sbattere in prima pagina. Credo che il 99% di “noi” tifosi Juventini non sapesse neanche di questa partita, figuriamoci se seguisse anche solo uno di questi ragazzini sui social. Il video incriminato non è stato riportato infatti per errore dall&#8217;account ufficiale della Juve, che è “normale” seguire, ma da quello personale di uno dei 20-25 ragazzini protagonisti di un match di Under-15. Tutto ciò fa paura. Mi fa paura l’idea che ci sia gente che dopo una sconfitta della propria squadra (il Napoli) sia andata a controllare come avvoltoi i social di tutta la rosa bianconera (ripeto: 14-15enni) alla ricerca di possibili cori o espressioni condannabili. Capisco lo si faccia (e lo si è fatto) con la prima squadra, ma almeno dinanzi ai ragazzini l’atteggiamento dovrebbe essere diverso. Detto questo, c’è poi l’episodio nudo e crudo, uscito sui media e quindi divenuto in un modo (che a me fa paura) o in un altro “notizia”. Ovviamente va condannato, senza se e senza ma. Le giustificazioni alla “sono solo 15enni” non possono essere accolte: a parte che quando ero 15enne io, il mio allenatore (di basket) mi avrebbe preso a schiaffi (altri tempi, altre persone, altri livelli) se anche solo avessi pensato di fare un coro del genere. Probabilmente sarò cresciuto in una bolla di vetro io, in un’oasi felice di sani principi e valori insegnati già da piccoli attraverso lo sport. Non è sempre così, me ne rendo conto. Resta il fatto che quei cori siano sbagliati anche se fatti da ragazzini ed è la prima cosa che si deve avere il buonsenso e il coraggio di dire. La terza e ultima riflessione, la più scontata ma non per questo meno importante, è da farsi sul controllo dei social network. È un problema che riguarda non solo la Juventus SpA, ma in generale tutti i genitori di oggi. Anche io, che ho una figlia di 13 anni, combatto quotidianamente con questi problemi. Questa “dipendenza” da post va combattuta proprio perché fa“danni”. Il ragazzino che, ovviamente ignaro di tutto ciò, ha pubblicato quella diretta sui social, ha infatti messo in imbarazzo la Società e un sacco di persone. Ha prodotto delle conseguenze e rischia di penalizzare il proseguimento nella manifestazione dell’intera squadra che concorreva per la vittoria finale. Ed è proprio questo il messaggio più forte e più importante che a 15 anni si deve capire: ogni azione, ogni errore, ha delle conseguenze. Fare una diretta video dei festeggiamenti negli spogliatoi è un’azione col senno di poi, ma anche col senno di prima, irresponsabile, pericolosa e che porta all’esterno (e quindi, potenzialmente, all’attenzione anche dei media) situazioni e festeggiamenti che avrebbero dovuto restare privati. Evitare di mettersi e di mettere squadra e società in situazione di potenziale pericolo è il minimo che dovrebbe essere richiesto dalla Juventus ai propri tesserati, INCLUSI i ragazzini. Il resto è lavoro (tanto) dei genitori. Ti suggeriamo anche Serie A, 7a giornata: Juventus &#8211; Napoli 3-1 La 7a giornata di questo campionato pone di fronte le due squadre che l'anno scorso La morale anche no! Il discorso è sempre quello: si guarda il dito e non la luna. Ci si 15a Serie A: Napoli-Juventus 0-1 di Kareem Bianchi Una Juve cinica e accorta disinnesca i meccanismi partenopei ed espugna il San Sarri è il nuovo Zeman? di Michele Tossani Chi ci ricorda Sarri?. [mks_dropcap style="square" size="52" bg_color="#F2F2F2" txt_color="#000000"]D[/mks_dropcap] a quando l’alieno</p>
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<h4 style="text-align: justify;">Perché l&#8217;inguistificabile video dell&#8217;Under 15 è innanzitutto un problema di educazione e rappresentanza</h4>
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<p>Detto questo, c’è poi l’episodio nudo e crudo, uscito sui media e quindi divenuto in un modo (che a me fa paura) o in un altro “notizia”. Ovviamente va condannato, senza se e senza ma. Le giustificazioni alla “sono solo 15enni” non possono essere accolte: a parte che quando ero 15enne io, il mio allenatore (di basket) mi avrebbe preso a schiaffi (altri tempi, altre persone, altri livelli) se anche solo avessi pensato di fare un coro del genere. Probabilmente sarò cresciuto in una bolla di vetro io, in un’oasi felice di sani principi e valori insegnati già da piccoli attraverso lo sport. Non è sempre così, me ne rendo conto. Resta il fatto che quei cori siano sbagliati anche se fatti da ragazzini ed è la prima cosa che si deve avere il buonsenso e il coraggio di dire.</p>
<p>La terza e ultima riflessione, la più scontata ma non per questo meno importante, è da farsi sul controllo dei social network. È un problema che riguarda non solo la Juventus SpA, ma in generale tutti i genitori di oggi. Anche io, che ho una figlia di 13 anni, combatto quotidianamente con questi problemi. Questa “dipendenza” da post va combattuta proprio perché fa“danni”. Il ragazzino che, ovviamente ignaro di tutto ciò, ha pubblicato quella diretta sui social, ha infatti messo in imbarazzo la Società e un sacco di persone. Ha prodotto delle conseguenze e rischia di penalizzare il proseguimento nella manifestazione dell’intera squadra che concorreva per la vittoria finale. Ed è proprio questo il messaggio più forte e più importante che a 15 anni si deve capire: ogni azione, ogni errore, ha delle conseguenze. Fare una diretta video dei festeggiamenti negli spogliatoi è un’azione col senno di poi, ma anche col senno di prima, irresponsabile, pericolosa e che porta all’esterno (e quindi, potenzialmente, all’attenzione anche dei media) situazioni e festeggiamenti che avrebbero dovuto restare privati. Evitare di mettersi e di mettere squadra e società in situazione di potenziale pericolo è il minimo che dovrebbe essere richiesto dalla Juventus ai propri tesserati, INCLUSI i ragazzini. Il resto è lavoro (tanto) dei genitori.</p>
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