Analisi tattica

11a Serie A: Milan-Juventus 0-2

di Charles Onwuakpa


La Juventus supera la prova di San Siro grazie al talento del proprio bomber argentino ed una prestazione difensiva più convincente.


Entrambe le squadre arrivavano alla sfida di ieri con un successo nel turno infrasettimanale; per i rossoneri in particolare, il big match coi campioni d’Italia sarebbe dovuto servire come la svolta definitiva per uscire dalla crisi che nell’ultimo mese aveva messo sotto pressione Montella ed il suo intero staff. Dall’altra parte Massimiliano Allegri, forte del turnover infrasettimanale contro la S.P.A.L. e con la Champions in vista, avrebbe potuto mettere pressione alla capolista Napoli in caso di tre punti.

In ogni caso, come succede spesso in questo incontro, le motivazioni erano molteplici per non renderla una sfida interessante. Montella, ancora privo di Bonucci, ha confermato il 4-3-3 delle ultime giornate con gli ingressi di Zapata ed Abate al posto di Musacchio e Calabria rispettivamente a difesa e centrocampo; la Juventus invece era schierata col classico 4-2-3-1 con Asamoah titolare sulla fascia sinistra e Rugani accanto a Chiellini in difesa.

L’aggressività iniziale del Milan

I padroni di casa hanno registrato il primo tiro in porta della partita dopo appena due minuti grazie ad una punizione velenosa di Rodriguez dalla sinistra di Buffon che non ha però colto impreparato il numero uno bianconero. Nei primi 5 minuti dell’incontro i rossoneri hanno effettuato un pressing ultra-offensivo con una linea difensiva molto alta.

Ci sono ben 7 rossoneri nella trequarti avversaria.

Il Milan ha schiacciato la Juventus forzando errori tecnici dei bianconeri e riconquistando spesso il pallone nella metà campo avversaria. Soltanto dopo il sesto minuto (grazie ad un break di Higuain) gli ospiti sono riusciti ad affacciarsi nella metà campo avversaria. La Juventus ha difeso posizionalmente per la maggior parte del primo tempo con un 4-4-2 inizialmente passivo e maggiormente orientato a negare spazio tra le linee, uscendo in modo aggressivo sulle fasce con gli esterni (Cuadrado e Manduzkic) ed i terzini (Lichtsteiner ed Asamoah).

Le uscite in fascia del 4-4-2.

Le asimmetrie del Milan 

In fase di possesso era spesso visibile la disposizione asimmetrica del Milan: Ricardo Rodriguez, sulla carta il terzino di sinistra, rimaneva bloccato per garantire superiorità numerica alla prima costruzione del Milan; mentre Borini ed Abate garantivano ampiezza, Calhanoglu e Suso galleggiavano nei mezzi spazi alle spalle di Pjanic e Manduzkic, forzando a turno uno tra Chiellini e Rugani a movimenti interno-esterni, cioè a staccarsi dalla linea difensiva.

L’asimmetria del Milan in fase di possesso e Suso nel mezzo spazio di destra.

Questo movimento lo faceva spesso Chiellini nel primo tempo dato che in alcune circostanze Manduzkic ed Asamoah andavano entrambi su Abate rischiando di lasciare libero lo spagnolo. Al tempo stesso Kalinic provava spesso a scattare in profondità alle spalle di Rugani ma con scarso successo. In fase di non possesso invece il Milan passava al 4-4-1-1 con Calhanoglu ad uscire sul centrale dal lato forte in seconda battuta.

Avere palla e non sapere che farsene

Dopo aver assorbito la pressione iniziale i bianconeri hanno tirato in porta per la prima volta al minuto 17 con Dybala: il pressing iniziale del Milan, efficace più per gli errori d’impostazione degli ospiti (ben 9 palloni persi da Manduzkic sulle 43 totali) che per reale organizzazione nel movimento collettivo, è man mano sceso d’intensità con la Juventus che ha cominciato a pressare alto forzando i rinvii di Donnarumma e Zapata, i due giocatori meno tecnici della retroguardia milanista.

In generale però nella fase di possesso è pesato tanto l’assenza di Bonucci: il Milan ha spesso circolato il pallone in maniera troppo lenta per poter disordinare la struttura avversaria e senza quasi mai rompere le linee difensive con un passaggio efficace; in particolar Lucas Biglia ha giocato una prova incolore perdendo 4 palloni, non riuscendo ad entrare nel vivo della manovra e mostrandosi piuttosto in difficoltà sia nel ripartire che nella gestione di Dybala nello spazio alle sue spalle. Il regista occulto della squadra è stato dunque Ricardo Rodriguez, che cercava spesso il lancio lungo per Kalinic, quest’ultimo praticamente braccato a uomo da Chiellini ed incapace di far salire la squadra. Anche Suso ha sofferto i tanti raddoppi in fascia perdendo 7 palloni e numerosi duelli fisici con Chiellini.

L’incapacità di giocare centralmente forzava quindi il Milan a dover giocare sul lungo, in contrasto con le caratteristiche dei suoi attaccanti, più abituati a ricevere la palla sui piedi che nello spazio: al 42′, proprio da un lancio lungo di Rodriguez verso l’area di rigore e spizzato di testa da Calhanoglu è nato il più grande pericolo generato dai padroni di casa; la zampata di Kalinic sul secondo palo tuttavia si è stampato sulla traversa, col successivo blocco di Rugani vitale sulla ribattuta di Calhanoglu a porta vuota.

I due gol di Higuain

Entrambi i gol del Pipita sono molto simili a quello realizzato contro la Roma un anno fa ed altrettanto belli per la costruzione e finalizzazione: sul primo gol Dybala riceve ai fianchi di Biglia e pesca il connazionale che, col primo controllo, supera Romagnoli in controtempo ed infila la palla all’angolino con un tiro molto teso e ben calibrato; sul secondo sempre il numero 10 bianconero effettua un velo sulla percussione ed appoggio centrale di Asamoah verso Higuain, che ancora una volta fredda Donnarumma (non esente da colpe, soprattutto sul secondo gol) sul proprio palo di competenza.

Conclusione

In generale dopo l’ora di gioco e con la Juve saldamente in controllo della partita, i ritmi sono scesi ed il Milan ha faticato a sfondare centralmente nonostante l’ingresso di Locatelli per Biglia ed di Antonelli per Borini nella speranza di arrivare sul fondo con più continuità anche a sinistra.

Allegri ha risposto mandando in campo Barzagli, Matuidi e Alex Sandro, aggiugendo così maggiore copertura e fisicità nella fase di difesa posizionale: la Juventus ha così portato a casa tre punti pesanti per mettere pressione alle altre pretendenti (per ora) allo Scudetto.

Di positivo in questa gara vi è soprattutto la prestazione dei due centrali: se Chiellini è stato quasi sempre impeccabile negli anticipi e nei duelli corpo a corpo con Kalinic, anche Rugani ha trovato maggior coraggio col passare dei minuti uscendo su Calhanoglu con più convinzione ed impedendogli così di girarsi ed attaccare la porta frontalmente.

Per quanto riguarda il Milan l’assenza di Bonucci si è fatta sentire soprattutto nell’impostazione bassa: col passare dei minuti l’intensità agonistica dei rossoneri è scesa pur mantenendo il possesso palla per più frazioni di gioco: la scarsa penetrazione centrale col pallone, movimenti ad U e troppi giocatori statici hanno reso la squadra di Montella prevedibile e bloccabile.