Analisi tattica

30a Serie A: Juventus-Milan 3-17 min lettura

di Charles Onwuakpa


I rossoneri hanno giocato una prova di grande coraggio, ma non è bastato contro una Juventus salvata nella ripresa dalla maggiore qualità individuale e dalle scelte di Allegri.


Nella conferenza stampa post-partita, Massimiliano Allegri ha dichiarato di aver fatto un po’ di “casino organizzato” con le sue scelte anti-Milan. È una frase che sintetizza perfettamente la prestazione della Juventus ieri sera: nonostante le grosse difficoltà nel creare gioco con il 3-5-2 e contro un avversario ben organizzato, i cambi programmati del tecnico livornese, e più in generale la qualità dei singoli, hanno fatto la differenza.

LE FORMAZIONI — Al ritorno in campo dopo la pausa per le amichevoli internazionali, Allegri ha optato per il 3-5-2: davanti a Buffon, la linea difensiva era composta da Barzagli, Benatia e Chiellini. Lichtsteiner ed Asamoah hanno giocato ai lati del centrocampo formato da Khedira, Pjanić e Matuidi. In attacco il tandem argentino Dybala-Higuaín.

Sul versante opposto Rino Gattuso ha confermato il suo solito 4-3-3: Donnarumma in porta; in difesa Calabria, Bonucci (grande ex di giornata), Romagnoli e Rodríguez; a centrocampo Kessié, Biglia e Bonaventura mentre in attacco André Silva è stato premiato con una maglia da titolare accanto a Suso e Çalhanoğlu.

IL GOL DI DYBALA – Il vantaggio della Juventus è arrivato al settimo minuto del primo tempo: come nella partita d’andata, la rete è nata sfruttando lo spazio ai fianchi di Biglia – uno dei principali punti deboli del Milan. Nei pressi della propria metà campo, Kessié si è alzato in pressione – e in ritardo – su Pjanić, liberando spazio alle sue spalle. Khedira si è intelligentemente mosso verso la zona di campo scoperta, attirandosi l’attenzione di Biglia e generando sufficiente spazio per la ricezione di Dybala che, con un ottimo controllo orientato di destro, ha sorpreso Donnarumma con un malizioso tiro dalla distanza.

Anche il tiro di Higuaín – l’unico della Juventus nel primo tempo oltre al gol – qualche istante prima della vantaggio bianconero era nato da una ricezione ai fianchi di Biglia. Da quel momento la Juventus ha ceduto il pallino del gioco al Milan, sbagliando.

UNA JUVE TROPPO BASSA —Dopo il gol di Dybala i padroni di casa si sono sistematicamente abbassati nella propria metà campo con un blocco medio-basso.

Asamoah si è abbassato sulla linea dei tre centrali mentre Matuidi si è aperto sulla sinistra, disegnando così un 4-4-2 in fase di non possesso. Come sempre l’obiettivo della Juventus era quello di stare corta in zona palla e negare le ricezioni tra le linee: mentre Khedira seguiva a occhio Bonaventura (il quale si è spesso scambiato di posizione con Çalhanoğlu), la gestione di Kessié era affidata a Chiellini, che non ha esitato a spezzare la linea difensiva per anticipare l’ivoriano.

L’atteggiamento della Juventus però è sembrato troppo passivo, sia sul centro-destra – tra Khedira e Lichtsteiner – che davanti. Bonucci ha goduto di ampia libertà in fase di possesso, potendo così impostare la prima fase di costruzione dei suoi: il possesso palla dei rossoneri era semplice ma organizzato, muovendosi su due pattern definiti, ovvero il lato forte, quello di Suso e Calabria tanto per intenderci, ed il lato debole, cioè la zona di Bonaventura e Çalhanoğlu.

Un saggio delle ormai note doti tecniche di Bonucci: qui, sotto pressione, riesce a verticalizzare su Suso alle spalle della linea di centrocampo bianconero.

Gli ospiti hanno cercato di creare occasioni da gol tramite i cross a rientrare dei due esterni offensivi, ma hanno anche giocato con personalità ed intensità, aggredendo la Juventus per riconquistare velocemente il pallone.

Il pressing offensivo del Milan.
Con un baricentro così basso anche le transizioni offensive sono state facilmente annullate. Qui i due attaccanti della Juventus si sono gettati in un 2vs4 (poi diventato 2vs6).

Con grande merito, il Milan ha pareggiato al minuto 27 con Bonucci – fischiatissimo – che ha sfruttato al meglio la dormita di Barzagli sul corner rossonero. Lo stesso calcio d’angolo è arrivato dopo una grande ingenuità di Lichtsteiner che, senza alcuna pressione addosso, ha spazzato fuori un cross basso di Calabria.

LE DIFFICOLTÀ STRUTTURALI DEL 3-5-2 – La Juventus ha terribilmente sofferto nell’impostare da dietro. La manovra è stata spesso farraginosa e con una circolazione troppo “ad U”. Ciò ha portato all’isolamento di Pjanić – spesso lento nella gestione della palla – in fase di possesso, con Dybala che si abbassava molto e verso le fasce per ricevere palla.

Con una manovra così orientata verso le fasce, nessuno dei due esterni ha disordinato la struttura avversaria col dribbling, così come va annotato lo scarso movimento di Higuaín per allungare la difesa del Milan. Le due mezzali poi non sono abili nel resistere al pressing, il che ha portato a diversi palloni regalati all’avversario.

IL PASSAGGIO AL 4-4-2 PURO — Non deve sorprendere quindi la scelta di Allegri di togliere Lichtsteiner per Douglas Costa all’intervallo. A dire il vero il brasiliano non ha combinato granché nei primi 15 minuti con le sue conduzioni palla a tagliare il campo in diagonale, anzi: il Milan è andato vicinissimo al vantaggio grazie ad un rapido break in campo aperto che ha visto il destro velenoso di Çalhanoğlu dai 20 metri stamparsi sulla traversa. Allegri si è quindi giocato la carta Cuadrado al minuto 60, con il colombiano che ha preso il posto di Matuidi e non Khedira – una scelta inizialmente criticata dai più, sottoscritto compreso, ma che ha dato ragione ad Allegri come spiegato di seguito.

Giocando in ampiezza con due ali vere, la Juventus è pian piano riuscita a dilatare le distanze tra le maglie avversarie. Con Douglas Costa – devastante contro Calabria sulla sinistra – e Cuadrado larghi e spesso raddoppiati, Dybala (forse il migliore dei suoi) ha potuto trovare più spazi di ricezione tra le linee, creando superiorità numerica in zona palla ma anche superiorità posizionale, cioè fornendo un opzione di passaggio in più al portatore palla che permetteva alla manovra di progredire.

Con una Juventus più propositiva e con l’obbligo di vincere per sfruttare lo stop del Napoli a Reggio Emilia, anche la fase di non possesso è diventata più aggressiva: rispetto al primo tempo Donnarumma è stato quasi sempre costretto al rinvio lungo, con i centrali bianconeri a far valere tutta la loro forza aerea (in particolar modo Benatia).

IL SENSO DEGLI SPAZI DI KHEDIRA — Pur giocando una gara per la maggior parte orrenda, in 10 minuti Sami Khedira ha risolto il match e confermato il perché Allegri – alquanto stoico sulle gerarchie di centrocampo quest’anno – punti continuamente su di lui.

Come detto in precedenza, il Milan soffre sempre le ricezioni alle spalle di Biglia, soprattutto sul centro-destra dove Kessié sbagliava i tempi di uscita sul portatore palla o non accompagnava i movimenti in profondità della mezzala, costringendo Bonucci o Biglia ad abbandonare le rispettive posizioni. Khedira, spostato sulla sinistra dopo l’ingresso di Bentancur al 75′, ha intelligentemente sfruttato le llsue doti da incursore sia in occasione dell’assist del 2-1, muovendosi alle spalle di Calabria per poi pescare Cuadrado sul lato ”indebole,  che sul 3-1 finale, attaccando l’area di rigore con cattiveria e smarcandosi dall’ivoriano.

CONCLUSIONE — Il punteggio è senz’altro severo per un Milan che se l’è giocata a viso aperto per 80 minuti. Purtroppo (o per fortuna) il maggior numero di soluzioni individuali a disposizione della Juventus, ma anche le correzioni di Allegri, abile nel leggere le partite a gare in corso, hanno fatto la differenza. Non è stata una partita bella seppur giocata a ritmi abbastanza alti e non ha offerto grosse chiavi di lettura in vista della sfida col Real.

Il fatto che il 3-5-2 sia improponibile con questa rosa è ormai un dato di fatto, e non è un caso che la partita sia stata decisa da intuizioni dei singoli. Ci sono state grosse falle nella manovra, troppo lenta nella circolazione del pallone, per non parlare della troppa passività in fase di non possesso . La sensazione è che in partite come queste la Juventus possa permettersi di speculare – fino ad un certo punto – per il talento a disposizione, ma è altrettanto vero che questo atteggiamento non sia sempre redditizio (SPAL docet). Ci sarà da aspettarsi una Juve più aggressiva in fase di non possesso e soprattutto più solida nelle transizioni offensive. Sarebbe interessante vedere Costa e/o Cuadrado a lavorare in ampiezza contro il Real, ma conoscendo Allegri non è detto che entrambi giochino dal primo minuto martedì. Nel frattempo Madama sale a +4 sul Napoli in classifica e si appresta a cominciare un mese decisivo per il proprio destino in patria ed Europa.

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