Analisi tattica

32a Serie A: Juventus-Sampdoria 3-0

di Charles Onwuakpa


L’ingresso di Douglas Costa ha spaccato la partita, consegnando alla Juventus tre punti d’oro in chiave Scudetto.


La Juventus ha archiviato la delusione di Madrid grazie al prezioso successo interno contro i doriani.

In un primo tempo non brillantissimo nella fase offensiva, l’ingresso di Douglas Costa ha suonato la carica ai bianconeri che sono saliti in cattedra e hanno aumentato i ritmi nella ripresa, gestendo piuttosto bene i momenti della gara ed affondando i colpi con raziocinio (i gol sono stati perfettamente divisi tra il 45′ e il 75′).

Le formazioni

Massimiliano Allegri ha effettuato 5 cambi rispetto all’undici sceso in campo mercoledì sera, ma ha comunque confermato il 4-4-2 come modulo prescelto: Buffon in porta; Höwedes, Rugani, Chiellini ed Asamoah in difesa; a centrocampo Cuadrado, Khedira, Pjanić e Matuidi; in attacco Dybala e Mandžukić.

Marco Giampaolo ha disposto i suoi secondo il consueto 4-3-1-2: Viviano in porta; difesa composta da Sala e Regini sulle fasce con Silvestre e Ferrari centrali; Torreira e Ramírez rispettivamente vertice basso e alto nel rombo di centrocampo con Barreto e Praet nel ruolo di mezzali; in attacco il tandem Quagliarella-Zapata.

Come ha attaccato la Juventus

La Sampdoria è una delle squadre più riconoscibili della Serie A grazie ad una forte identità tattica.
Anche in fase di non possesso, la struttura della squadra ligure non cambia: i doriani si difendono col 4-3-1-2 facendo densità in mezzo al campo e cercando di negare spazi in zona centrale.
La Samp utilizza una zona pura: la linea difensiva si schiaccia sul centrocampo e cerca di
rimanere alta e corta per non allungare la squadra.

Il 4-3-1-2 della Samp in fase di non possesso.

Con questo modulo però, i doriani
faticano a difendere l’ampiezza del campo dato che le mezzali costrette a coprire enormi porzioni di campo nelle scalate in orizzontale: questo è senz’altro uno dei punti deboli più evidenti della formazione di Giampaolo, che però la Juventus non aveva ben sfruttato all’andata pur creando un buon numero di occasioni in quella circostanza.

Ieri l’obiettivo principale dei padroni di casa era proprio lo sfruttamento di questo difetto strutturale degli ospiti; la prima fase di gioco, cioè l’impostazione della manovra offensiva, coinvolgeva attivamente la linea difensiva a quattro, i due mediani e Buffon.
Il giro palla della Juventus era paziente e, se non riusciva a bypassare il pressing doriano, si appoggiava spesso a Buffon per ricominciare la manovra.

La passmap della Juventus ieri sera: la manovra si è sviluppata soprattutto per vie esterne con il coinvolgimento attivo di Buffon. (via Twitter: @11tegen11)

Muovendo palla da destra a sinistra, ma principalmente sulla fascia di Cuadrado, la Juventus risaliva il campo e consolidava il possesso tramite le corsie esterne. Nel frattempo Matuidi e Mandžukić avevano il compito di allungare ed abbassare la difesa muovendosi in verticale, mentre Dybala veniva incontro al portatore palla; la Joya però non ha inciso e non è quasi mai riuscito a trovare la posizione migliore per ricevere  per colpa del traffico in zona centrale, ma anche a causa di una certa pigrizia negli smarcamenti.
La Juventus provava a creare occasioni da gol sfruttando molto i cross dalla trequarti, soprattutto dal lato di Cuadrado, che cercava di pescare Mandžukić a centro area ed alle spalle della difesa avversaria.
In alternativa si apriva il gioco verso sinistra negli ultimi 20-25 metri con il traversone a seguire verso il lato debole della Samp.

Douglas Costa fa la differenza

Per buona parte del primo tempo alla Juventus sono mancate qualità, lucidità e velocità di esecuzione nella trequarti avversaria, complice anche una condizione atletica deficitaria di Pjanić, che non è riuscito a dettare le geometrie della squadra come avrebbe voluto – la sua influenza è stata anche limitata dall’ottimo pressing della Sampdoria, di cui parlerò qui sotto nelle prossime righe.

L’infortunio del bosniaco (uscito anzitempo in via precauzionale) verso la fine della prima frazione di gioco ha costretto Allegri ad anticipare le sue mosse; l’ingresso di Douglas Costa ha portato alla Juve tutto ciò che le era mancata nella fase offensiva, in primis la qualità: col suo primo pallone toccato – dopo soltanto 81 secondi dal suo ingresso – il brasiliano ha messo in mezzo un traversone forte e tagliato alle spalle di Ferrari per la zampata al volo di Mandžukić.

La Juventus è quindi passata ad un 4-4-2 puro in modo da sfruttare l’ampiezza del campo al meglio con Matuidi che ha lasciato la corsia esterna a Douglas Costa.
Il brasiliano è sembrato avere due marce in più rispetto alla Sampdoria e ha letteralmente fatto a pezzi la difesa ligure grazie alle sue corse palla al piede.

I padroni di casa hanno quindi spinto sull’acceleratore alla ricerca del raddoppio, stavolta muovendo il pallone più velocemente verso il lato di Costa, che poteva godere delle sovrapposizioni di Asamoah che gli creavano spazio sulla trequarti per crossare.

Al termine di una bella azione manovrata attorno al minuto 60 è arrivato il gol del 2-0 di Höwedes, sempre su suggerimento di Douglas Costa, con il tedesco abile a sfruttare la disattenzione difensiva della Samp sul secondo palo.

Il terzo gol della Juve è un saggio della straordinaria anarchia (in senso positivo) del brasiliano: è bastato un rapido break a metà campo per lasciare sul posto Ferrari – tagliando il campo in diagonale – e saltare in velocità Silvestre, troppo passivo nell’1vs1, vicino al lato corto sinistro dell’area di rigore della Sampdoria, salvo poi scaricare la palla sull’inserimento puntuale di Khedira (8 gol per lui in campionato quest’anno, uno in più di Insigne).

I pregi e difetti della Sampdoria

Nel primo tempo gli ospiti si sono messi in luce per il loro meccanismo di pressing alto: le due punte marcavano i due centrali della Juventus con Ramírez orientato a uomo su Pjanić.
Sul lato forte della Juve, cioè a destra, Praet usciva su Khedira cercando di orientare l’uscita del pallone verso le fasce mentre Barreto rimaneva più basso per controllare Matuidi.
Quando Khedira si abbassava verso Buffon, Ramírez veniva preso in mezzo dal tedesco e dal bosniaco dato che Praet rimaneva più basso, ma la Juve non è riuscita mai a sfruttare questa situazione di superiorità numerica, probabilmente perché timorosa di perdere palla in una zona pericolosissima, vedasi la ripartenza corta sprecata da Ramírez dopo un brutto pallone perso da Chiellini e recuperato da Kownacki ad inizio ripresa.

Il meccanismo di pressing alto della Samp: Ramírez viene preso nel mezzo ma la Juve non si fida a passare per il centro.

I limiti dei Samp sono però emersi in fase di possesso: la manovra offensiva dei doriani era spesso priva d’ampiezza dato che i terzini rimanevano bassi ad inizio azione e le mezzali erano troppo strette e statiche. La Juventus ha così potuto controllare il centro del campo, rimanendo corta e compatta in fase di possesso.

Troppa densità al centro e la Juve che controlla gli spazi: alla Samp manca ampiezza nella fase offensiva.

I centrali uscivano in anticipo coi tempi giusti sugli attaccanti avversari, impedendo loro di girarsi fronte alla porta.

La partita di Höwedes

Oltre al gol, la prestazione di Benedikt Höwedes nel complesso è stata molto positiva. Il tedesco ha messo in mostra le sue ottime doti nell’anticipo e dimostrato una buona propensione offensiva nel ruolo di terzino destro, ma è stato prezioso soprattutto in fase di non possesso, dato che Zapata – riferimento alto per la Samp – si apriva verso la propria sinistra per ricevere i rinvii di Viviano e veniva ben contenuto nei duelli aerei da Höwedes e perché garantiva una marcatura in più in area sui cross dei blucerchiati.

Il rammarico per averlo visto all’opera soltanto due volte finora in questa stagione rimane, ma i 13 milioni di euro per il riscatto non sono di certo proibitivi: è senz’altro un giocatore di livello, ma la tenuta fisica resta il più grande rebus su una sua eventuale permanenza a Torino.

Conclusione

Gli ingressi nel finale di Bentancur e Sturaro per Dybala e Khedira hanno permesso alla Juventus di difendere con un 4-5-1 negli ultimi venti minuti e coprire tutto il campo in ampiezza.

Nonostante i cambi offensivi di Giampaolo (dentro Kownacki, Caprari e Verre) nella ripresa, l’inerzia della partita è rimasta immutata e la Juventus ha potuto gestire bene il  proprio vantaggio, subendo soltanto tre tiri in porta in novanta minuti.

È stata una vittoria nel complesso agevole contro un’avversaria che quest’anno in trasferta ha ottenuto pochissimi punti.

Forte dei sei punti di vantaggio sul Napoli (e lo scontro diretto a favore) a sei gare dal termine del campionato, la Juve si appresta allo sprint finale verso il suo settimo Scudetto consecutivo, perfettamente conscia del suo valore e con la certezza di essere ancora affamata di successi.