Analisi tattica

24a Serie A: Fiorentina-Juventus 0-2

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Una Juventus estremamente cinica ha avuto la meglio su una Fiorentina piuttosto volitiva al termine di una gara nervosa e ricca di errori. 

Non c’è partita più sentita dai tifosi viola come quella con la Juventus al Franchi, con un’accesa rivalità sportiva in corso da ormai trent’anni.

Anche la sfida di ieri sera, del resto, non faceva eccezione: la squadra di Stefano Pioli sta disputando un campionato senza infamia e senza lode, complice anche un difficile periodo di transizione per i toscani; in questo senso, la sfida contro la Juventus rappresentava un test importante per verificare sul campo quanto siano ampi i suoi margini di crescita contro le big. Diametralmente opposto è invece la situazione di Madama, decisa a mettere pressione alla capolista Napoli in attesa della sfida di Champions League di martedì prossimo contro il Tottenham.

Entrambe hanno optato per il 4-3-3 con rispettivamente uno e tre cambi dopo i successi contro Bologna e Sassuolo: dentro Pezzella per l’infortunato Laurini nella Fiorentina, mentre nella Juventus Matuidi (infortunato), De Sciglio e Rugani hanno lasciato spazio a Marchisio, Lichtsteiner e Benatia.

L’atteggiamento iniziale della Fiorentina

Nei primi 20 minuti dell’incontro i padroni di casa non hanno cercato di fare la partita o forzare errori, con un pressing alto abbastanza passivo finora alla propria metà campo, dove poi si disponevano secondo un 4-5-1 canonico e compatto.
L’obiettivo era quello di gestire lo spazio, difendendo a zona, e soprattutto l’avversario che vi ci si trovasse nei paraggi (usando l’uomo come riferimento e non il pallone).

Simeone pressava il centrale in possesso della sfera (spesso Chiellini) cercando di chiudere la linea di passaggio verso quello libero (Benatia).
La gestione di Pjanić veniva alternata tra Badelj e Benassi, anche se non sono mancate sporadiche fasi in cui il bosniaco si è abbassato tra i due centrali per ricevere palla.

I riferimenti a uomo della Fiorentina.

Le difficoltà della Juventus 

Il principale problema per i bianconeri, però, era l’eccessiva staticità del centrocampo: la Juventus riusciva sì a consolidare il possesso, ma poi faticava terribilmente a far progredire l’azione e creare occasioni pericolosi.
Sia Higuaín che Mandžukić erano puntualmente controllati rispettivamente da Pezzella e Milenković, sia negli anticipi che nei duelli aerei.
Se a destra la palla riusciva ad avanzare con una discreta continuità, grazie ai movimenti coordinati di Bernardeschi e Lichtsteiner, lo stesso non si può dire della fascia opposta.

Con un centrocampo così piatto è Bernardeschi che prova ad accentrarsi tra le linee.

Ciò era dovuto soprattutto all’assenza di Matuidi, che ha caratteristiche diverse da Marchisio, ma anche doti aerobiche decisamente superiori: il francese è cruciale con i suoi movimenti senza palla che creano spazio sulla sinistra ed allargano le difese, mentre il Principino è più statico; Blaise cerca la palla, Claudio la vuole. Movimenti diversi e conseguenze diverse: la Juventus non è mai arrivata sul fondo a sinistra  – del resto Mandžukić non è certo famoso per essere uno abile nell’1vs1 e quando riceveva palla si limitava prevalentemente a giocarla in orizzontale –  tirando soltanto una volta nel primo tempo (un record negativo che non accadeva dalla sconfitta con la Roma nell’agosto del 2015). Questo trio di centrocampo potrebbe essere soggetto a cambiamenti in vista della partita di martedì.

In un primo tempo piuttosto soporifero e spezzettato da tanti falli, gli unici due episodi degni di nota portano la firma dei viola: il primo è il rigore fischiato dall’arbitro Guida ai danni degli ospiti per un fallo di mano netto da parte di Chiellini, ma poi revocato dopo oltre tre minuti di consultazioni e review del VAR, il quale ha segnalato il fuorigioco di Benassi nello sviluppo dell’azione (stando al regolamento, il doppio tocco di Alex Sandro su cui si è avventato l’ex-granata è da considerare “casuale” in quanto il brasiliano aveva subito fallo da Simeone); il secondo invece è il palo colpito da Gil Dias al minuto 38 in seguito ad un rapido contropiede dei padroni di casa.

Chiesa

È interessante notare i movimenti di Federico Chiesa nella trequarti avversaria in fase di non possesso, soprattutto nel primo tempo: il giovane figlio d’arte si accentrava molto – talvolta finendo anche sul lato opposto – per bilanciare l’equilibrio della rosa fortemente orientato a destra. Così facendo riusciva a liberare la corsia esterna per Biraghi, facendo abbassare di molto Bernardeschi nel ripiegamento difensivo.

Tuttavia, la Juventus è stata molto precisa nel gestire i giocatori tra le linee ed i movimenti incontro di Simeone, ieri annullato da Benatia e Chiellini.

Qui Chiesa finisce addirittura sul centrodestra creando un 4vs4 davanti alla difesa bianconera, ben disposta per marcare subito gli attaccanti avversari.

Secondo tempo 

Dopo il rigore annullato la Fiorentina ha preso in mano le operazioni con una discreta personalità, costringendo la Juventus ad assumere un baricentro piuttosto basso. In generale, però, la fase difensiva della Juventus è stata quasi sempre perfetta, raddoppiando sugli esterni e controllando bene l’area di rigore sugli attacchi avversari dalle fasce (soprattutto dopo gli ingressi di Barzagli e Thereau rispettivamente al posto di Lichtsteiner e Gil Dias). L’unico mezzo brivido è arrivato al minuto 69, quando Chiesa ha ricevuto tra le linee ed innescato una serie di scambi palla a terra che hanno costretto Buffon all’uscita (di piede) per anticipare Thereau al centro dell’area di rigore.

Rispetto al primo tempo però gli ospiti hanno concesso più spazio in profondità, poi sfruttato da Gonzalo Higuaín, che ha siglato il gol dello 0-2 al minuto 86 su imbeccata di Chiellini (la cui lettura di gioco in fase di possesso è generalmente sottovalutata per la tecnica di base che si ritrova).

Conclusione

Ho tenuto da parte il gol di Bernardeschi per sottolineare il gravissimo errore di posizionamento da parte di Sportiello, il quale ha coperto malamente il proprio palo di competenza, lasciando libero l’unico varco a disposizione per calciare: per come era disposta la barriera, credo fosse oggettivamente difficile, se non impossibile, calciare una parabola perfetta sotto l’incrocio del palo lontano.

Sportiello è troppo spostato sulla sua sinistra per chiudere il suo palo e tuffarsi in tempo.

Non è stata una gara bella da vedere e senz’altro rispetto a domenica scorsa si è visto una Juve poco brillante dal punto di vista atletico, dal rendimento in linea con quello delle precedenti settimane.

A fare la differenza però, come sempre, sono state due cose: l’estremo cinismo sotto porta e la qualità della sua fase difensiva, impenetrabile da ormai 16 partite in tutte le competizioni (soltanto un gol subito in tale arco temporale).

Chiudo l’analisi con un dato statistico alquanto impressionante: quella di ieri è stata la 200esima vittoria di Massimiliano Allegri sulla panchina della Juventus in tutte le competizioni (la numero 106 con la porta inviolata).

Charles Onwuakpa

Studente, aspirante allenatore, scrive di calcio & tattica per Ultimo Uomo e Outside of the Boot. È co-fondatore del podcast "Il Terzo Uomo".