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	<title>Racconti &#8211; AterAlbus</title>
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	<description>About Juventus</description>
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	<title>Racconti &#8211; AterAlbus</title>
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		<title>Precedenti, Bologna-Juventus 2017</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Ellena]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 May 2021 11:11:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Precedenti]]></category>
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					<description><![CDATA[A Bologna la Juventus ha una tradizione ampiamente favorevole. L’ultima sconfitta è datata 1998. La sfida di domenica avrà un peso superiore della maggior parte delle recenti gare al Dall’Ara, compresa quella dell’ultima giornata del campionato 2016/17&#46;&#46;&#46;]]></description>
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<p><strong>A Bologna la Juventus ha una tradizione ampiamente favorevole. L’ultima sconfitta è datata 1998. La sfida di domenica avrà un peso superiore della maggior parte delle recenti gare al Dall’Ara, compresa quella dell’ultima giornata del campionato 2016/17 con lo Scudetto già vinto.</strong></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Bologna-Juventus, ovvero l’ultimo atto di un campionato che andrà in archivio con il segno meno. Il minimo dopo 9 stagioni di dominio assoluto chiuse con altrettanti Scudetti. La squadra di Andrea Pirlo è chiamata a fare il proprio dovere sapendo che potrebbe non bastare, nel caso non giungessero notizie positive da Bergamo e da Napoli.</p>



<p>Per non allungare la già lunga lista di rimpianti, necessario vincere al Dall’Ara. Continuare una tradizione che negli ultimi anni è forse riduttiva definire positiva. I bianconeri non perdono in casa del Bologna addirittura dal novembre 1998. Nel periodo post grave infortunio di Del Piero, con la Juve di Lippi che dava i primi segni di un cedimento che pochi mesi dopo <a href="/precedenti-juventus-atalanta-in-coppa-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" class="rank-math-link">avrebbero portato le clamorose dimissioni del tecnico viareggino</a>.</p>



<p>Da allora, con qualche buco dovuto agli emiliani in B, la Juve ha quasi sempre portato a casa il bottino pieno. A volte al termine di partite fondamentali nel cammino verso lo Scudetto. Altre in match del tutto ininfluenti. Come quello della stagione 2016/17, come stavolta giocato all’ultima giornata.</p>



<p><strong>2017, a caccia del Triplete</strong><strong></strong></p>



<p>La stagione 2016/17 parte con un paio di segnali forti recapitati alla concorrenza: la Juve ha ancora fame. Lo dimostrano gli acquisti di Gonzalo Higuain e di Miralem Pjanic, entrambi pagando la clausola rescissoria a Napoli e Roma. Tra l’altro rivali accreditate e per questo private di 2 pezzi da novanta. In più, alla corte di Allegri arriva anche uno specialista in trionfi quale Dani Alves.</p>



<p><a href="/precedenti-juventus-napoli-2012/" class="rank-math-link">Saluta invece Paul Pogba<a href="/precedenti-juventus-napoli-2012/">,</a></a> la cui cessione allo United diventa necessaria per finanziare un mercato non proprio al risparmio.</p>



<p>I bianconeri sono reduci da 5 stagioni da urlo, ma soprattuto da 2 “double” Scudetto + Coppa Italia, l’ultimo dei quali arrivato <a href="http://(https://www.ateralbus.it/precedenti-torino-juventus-2016/" class="rank-math-link">dopo un’esaltante rimonta fatta a colpi di vittorie</a>.</p>



<p>C’è tanta voglia di Champions. La sconfitta nella finale del 2015 col Barcellona ma anche l’impresa sfiorata nel 2016 con il Bayern Monaco ha dato la convinzione che il gruppo sia maturo per poterci riprovare.</p>



<p><strong>Sempre davanti a tutti</strong><strong></strong></p>



<p>Le premesse sono mantenute fin dall’inizio. La Juventus dell’Allegri ter non ha bisogno neppure di essere pungolata da una partenza a handicap. Higuain segna fin dall’esordio, Dybala e Mandzukic non sono da meno e i Campioni d’Italia mettono subito in chiaro le loro intenzioni.</p>



<p>In campionato la squadra volta fino alla fine del girone d’andata. A gennaio si sente qualche scricchiolio che costringe il tecnico livornese a varare il 4-2-3-1 che rivelerà quanto mai azzeccato. Nonostante qualche battuta d’arresto nel finale, i bianconeri reggono al tentativo di rimonta della Roma e chiudono i conti alla penultima giornata: <a href="/precedenti-juventus-crotone-2017/" class="rank-math-link">3-0 al Crotone</a> e sesto Scudetto in bacheca, meglio anche della Juve del Quinquennio.</p>



<p>Un trionfo datato domenica 21 maggio, esattamente 4 giorni dopo (era mercoledì 17) il successo anche in Coppa Italia. La finale contro la Lazio, vinta 2-0 coi gol di Bonucci e Dani Alves, è l’ultima ciliegina di un percorso netto fatto di successi di prestigio contro l’emergente Atalanta di Gasperini, il Milan e il Napoli (con tanto di gol dell’ex Higuain al San Paolo nel match di ritorno).</p>



<p>Ma è in Europa che la Juve dà altri segnali forti. La Juve  giunge fino alla fine da imbattuta, <a href="/precedenti-porto-juventus-2017" class="rank-math-link">eliminando nei turni secchi Porto</a>, Barcellona e Monaco. L’atto finale è in Galles, a Cardiff, contro il Real Madrid. Match in programma sabato 3 febbraio.</p>



<p>Sabato 3 giugno, esattamente 7 giorni dopo la trasferta di Bologna, ultima ininfluente gara di campionato.</p>



<p><strong>Due settimane incredibili</strong><strong></strong></p>



<p>Riassumendo. Mercoledì 17 maggio il trionfo in Coppa Italia nella finale con la Lazio. Domenica 21 maggio il successo allo Stadium contro il Crotone regala i 3 punti che valgono matematicamente lo Scudetto. Sabato 3 giugno la finale di Champions League contro il Real Madrid. Due settimane (e poco più) assolutamente incredibili.</p>



<p>In mezzo alle quali c’è la trasferta di Bologna. Il calendario ha voluto che sia proprio il Dall’Ara il teatro dell’ultimo match del campionato 2016/17. Quella bolognese è diventata da tempo una trasferta a rischio. Non tanto sul campo, dove la Juve ha centrato una striscia di risultati utili senza precedenti. Quanto a livello ambientale, con i tifosi rossoblu che assegnano al match casalingo con i bianconeri il platonico titolo di “più atteso della stagione”.</p>



<p>Questa volta è invece una passerella. Più per la Juve che per un Bologna che invece chiude un campionato senza squilli. Sempre nella parte destra della classifica, anche se mai impelagata nella lotta per non retrocedere. Il tecnico Roberto Donadoni aspetta la fine dell’annata per riprogrammare la successiva. Magari chiudendo con un super finale al cospetto dei Campioni d’Italia.</p>



<p>Massimiliano Allegri non può permettersi di affrontare la gara come un’amichevole di fine stagione. A 7 giorni da Cardiff bisogna tenere alta la tensione in tutto il gruppo.</p>



<p><strong>Obiettivo, superare quota 90</strong><strong></strong></p>



<p>Il campionato è vinto da una settimana, ma Allegri ha un motivo in più per tenere alla sfida di Bologna. Con un successo, la sua Juve toccherebbe quota 91 punti, gli stessi fatti nell’incredibile stagione precedente.</p>



<p>Il tecnico livornese lascia lascia spazio al “romanticismo” solo per il portiere: gioca Emil Audero fin dal primo minuto. Per il resto, si punta a far disputare uno spezzone di gara a tutti quelli che saranno in campo a Cardiff. Si parte con Higuain e Dybala (entrambi a segno nel 3-0 dell’andata) e con Mandzukic&nbsp; pronto a subentrare. Idem a centrocampo, con Marchisio subito dentro e con la fascia da capitano e Pjanic in panca.</p>



<p>È un Bologna-Juventus che non ambisce certo a entrare nella storia dei confronti diretti. I bianconeri sembrano aver qualche stimolo in più e nel primo tempo cercano più volte il gol ma senza fortuna. Lo 0-0 dell’intervallo è il risultato più giusto per quanto visto nei primi 45 minuti.</p>



<p>Nella ripresa sono i padroni di casa a dare la sveglia al match. Dopo una manciata di minuti, Taider si inventa letteralmente il gol del vantaggio con un destro a giro dal limite su cui Audero non può nulla. Sugli spalti del Dall’Ara qualcuno inizia a sognare di mettere fine alla lunga astinenza di vittorie interne contro la Juve. Ma dura poco. Pochi minuti ed è Dybala a trovare il pari insaccando da 2 passi una respinta di Da Costa dopo un rigore in corsa fallito da Higuain.</p>



<p>Allegri fa quello che deve fare. Mette dentro Pjanic e Mandzukic per tenere i loro muscoli in caldo in vista di Cardiff. E regala uno sprazzo di gara anche a Moise Kean, classe 2000, anche lui come Audero prodotto del Settore Giovanile. Un cambio quanto mai azzeccato. Al 94’ quanto tutti attendono la fine, proprio il baby attaccante sbuca dal nulla su una punizione laterale e insacca il gol partita. È il primo “millennial” della storia bianconera a trovare la via della rete: 2-1, ultimo successo in campionato e quota 91 raggiunta anche sta volta.</p>



<p>Un bel modo per preparare la settimana che precede la finale di Champions League col Real Madrid. Che non andrà proprio secondo le aspettative. Un altro assalto al Triplete fallirà sul più bello, come 2 anni prima. Ma l’accoppiata Scudetto-Coppa Italia (la terza di fila) è comunque un bottino da non sottovalutare.</p>



<p><strong>Sorrisi anche a Bergamo</strong><strong></strong></p>



<p>Bologna-Juventus non è l’unico match in programma in anticipo, quel sabato 27 maggio 2017. Anche Atalanta-Chievo Verona non ha nulla in palio: già qualificati per l’Europa League i nerazzurri, ampiamente salvi i veneti. L’1-0 finale, firmato Papu Gomez, permette un’ulteriore gioia a Gasperini. Il ko patito dalla Lazio il giorno dopo a Crotone (successo fondamentale per l’incredibile salvezza dei calabresi), permetterà alla Dea di chiudere al quarto posto. In quel momento risultato incredibile, oggi assoluta normalità per un club entrato di diritto tra le grandi.</p>



<p><strong>Il saluto di Totti</strong><strong></strong></p>



<p>Domenica 28 maggio è in programma il resto delle gare. Occhi puntati soprattutto su un personaggio: Francesco Totti è chiamato all’ultima gara prima del suo annunciato ritiro. Una gara che per la Roma conta tanto: battere il Genoa all’Olimpico vorrebbe dire tenere dietro il Napoli di Sarri, restare al secondo posto ed entrare in Champions dalla porta principale, senza i preliminari. Obiettivo raggiunto, anche se il 3-2 finale è l’ultimo dettaglio di un pomeriggio tutto dedicato al capitano giallorosso, con tanto di lacrime e diretta tv.</p>



<p>Per le milanese è la fine di una stagione da dimenticare. Il Milan torna nelle coppe dopo 3 anni e deve ricorrere ai preliminari di Europa League. Va ancora peggio all’Inter che resta proprio fuori.</p>



<p>Chiude bene anche il Toro di Mihajlovic. Alla vigilia dell’ultima sfida, in casa col Sassuolo, il buon Sinisa mette tutti in riga: “non siamo ancora in vacanza, voglio vedere lo spirito giusto”.</p>



<p><strong>All’estero, giornata di coppe</strong><strong></strong></p>



<p>Mentre in Italia si chiude la Serie A 2016/17, in Europa è un weekend di finali delle coppe nazionali. Fanno festa il Barcellona in Spagna, il PSG che si prende un altro trofeo in Francia e il Borussia Dortmund che evita di farsi cannibalizzare dal Bayern Monaco.</p>



<p>Emozioni anche in Inghilterra. La finale della FA Cup è un classico: l’Arsenal contro il Chelsea. È il Chelsea di Antonio Conte che ha appena finito di dominare la Premier e vorrebbe chiudere al massimo con un double, proprio come ha fatto la Juve di Allegri in Italia. Invece finisce come nel 2012, quando a rovinare la festa del tecnico leccese fu il Napoli nell’ultimo atto di Coppa Italia. Sul 2-1 finale per i Gunners c’è la firma di Aharon Ramsey.</p>



<p>A fine gara, un altro classico, ai microfoni delle tv Antonio recita un copione già noto: “Se resto al Chelsea? Ci sarà tempo per parlare del mio futuro. Ci sarà tempo per affrontare tutte le situazioni”.</p>
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		<title>Precedenti, Juventus-Atalanta in Coppa Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Ellena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 May 2021 14:24:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Precedenti]]></category>
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<p><strong>Juventus-Atalanta è una finale inedita per la Coppa Italia. Ma una sfida che si è giocata molte volte nei turni precedenti, in ben 16 occasioni. Molte negli ultimi anni, da quando la squadra bergamasca è diventata una big a tutti gli effetti.</strong></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Juventus-Atalanta è già nella storia. Mai prima d’ora la Coppa Italia aveva regalato questo ultimo atto. Di fronte la squadra che ne ha giocati e vinti di più (13 successi in 20 finali) e quella che nelle ultime stagioni ha offerto risultati più sorprendenti. Anche nella competizione nazionale.</p>



<p><strong>A Reggio Emilia, tra anniversari e cabala</strong><strong></strong></p>



<p>Toccherà al Mapei Stadium di Reggio Emilia ospitare Juventus-Atalanta. Una scelta logistica che ai bianconeri non può dispiacere. In questo stadio, la squadra di Pirlo ha fatto in pieno in questi mesi. Prima vincendo la finale di <a href="/precedenti-juventus-napoli-in-supercoppa/" class="rank-math-link">Supercoppa Italiana contro il Napoli</a> e poi espugnando il campo del Sassuolo una decina di giorni fa.</p>



<p>Anche la data, il 19 maggio, ha connotati importanti. È l’11° anniversario della nomina di Andrea Agnelli come presidente della Juventus. Ma anche il compleanno dello stesso Andrea Pirlo (il primo da allenatore). In più, quella di mercoledì sarà la finale numero 21 in Coppa Italia per la Juve: 21 come il numero indossato dal Maestro come calciatore. Per chi crede alla cabala…</p>



<p><strong>Il cammino delle finaliste</strong><strong></strong></p>



<p>Juventus e Atalanta pronte per l’ultimo atto. L’ultima sfida di un percorso che, per entrambe, è stato di 3 turni e 4 partite.</p>



<p>Gli uomini di Gasperini hanno avuto il percorso più complicato, ma forse più esaltante. Estromesso il Cagliari negli ottavi, i nerazzurri si sono presi la rivincita nei quarti eliminando quella Lazio che nel 2019 l’aveva superata in una finale che a Bergamo fa discutere ancora oggi. In semifinale, eliminata anche la detentrice del trofeo: il Napoli di Rino Gattuso.</p>



<p>Almeno sulla carta e per i primi 2 turni, più agevole il cammino della Juventus. <a href="http://(https://www.ateralbus.it/precedenti-juventus-genoa-coppa-italia-2017/" class="rank-math-link">Superato a fatica il Genoa</a> (dopo essersi complicati la vita da soli!), i bianconeri hanno trovato <a href="/precedenti-juventus-spal-in-coppa-italia/)" class="rank-math-link">nei quarti la Spal</a>, ultima superstite del plotone delle compagini di B. L’ostacolo più duro è stato, come da previsione, l’Inter in semifinale. Contro la squadra di Conte, già involata verso lo Scudetto, determinante la doppietta di Ronaldo a San Siro.</p>



<p>Ora l’ultimo atto. Che, come detto prima, è quasi una consuetudine per la Juventus. Anche e soprattutto negli ultimi anni. Il computo dei 13 successi e delle 20 finali si è molto aggiornato nell’ultimo decennio. Con Massimiliano Allegri in panchina, la Vecchia Signora ha frantumato un altro primato, quello delle 4 vittorie consecutive dal 2015 al 2018. Riuscendo anche a conquistare altre 2 finali, entrambe perse col Napoli, prima da Conte e poi da Sarri.</p>



<p>Per l’Atalanta sarà invece la finale numero 5. Il bilancio delle altre 4 vede una sola vittoria (nel 1963 a spese del Torino) e 3 sconfitte: nel 1987 per mano del Napoli di Maradona, nel 1996 con la Fiorentina di Batistuta e, come detto, 2 anni fa contro la Lazio di Simone Inzaghi.&nbsp;</p>



<p><strong>Precedenti in Coppa Italia tra Juventus e Atalanta</strong><strong></strong></p>



<p>Se la finale sarà totalmente inedita, così come una sfida in campo neutro, per Juventus e Atalanta quella di mercoledì sarà la gara numero 17 in Coppa Italia.</p>



<p>Il bilancio è molto equilibrato, con 6 vittorie bianconere, altrettanti pareggi e 4 successi orobici. Una tradizione iniziata molto indietro, nel 1938, e fatta di tanti gol, grandi personaggi e anche qualche curiosità.</p>



<p><strong>1937/38, il primo trionfo bianconero</strong><strong></strong></p>



<p>C’è una particolarità che riguarda il primo Juventus-Atalanta in Coppa Italia. È datato 1938 e si gioca nell’edizione in cui i bianconeri portano a casa il primo dei loro 13 successi.</p>



<p>In Quinquennio è finito e la Juve non ha più assaporato la gioia di una vittoria. Il 1938 è anno del Mondiale e l’Italia si appresta ad affrontarlo da detentrice del titolo. Ma prima che a Parigi lo facciano con la Coppa Rimet, Foni e Rava (unici bianconeri convocati da Vittorio Pozzo) mettono le mani sulla Coppa Italia.</p>



<p>Il percorso bianconero è netto, fatto di 5 vittorie in 5 partite. Con la soddisfazione di un doppio derby vinto in finale. Ma nei quarti è proprio l’Atalanta a lasciare strada al gruppo guidato da Viri Rosetta. È il giorno dell’Epifania, il 6 gennaio 1938, e non c’è storia: 6-0 per la gioia soprattutto dei Borel che vanno a segno con la doppietta di Felice e la rete di Aldo.</p>



<p><strong>1959/60, un double che fa storia</strong><strong></strong></p>



<p>Juventus-Atalanta torna a giocarsi in Coppa Italia solo 22 anni dopo. Il 1960 è un anno che passerà alla storia del club. La Juve di Umberto Agnelli, di mister Carlo Parola e del trio Boniperti-Charles e Sivori centra l’accoppiata Scudetto e Coppa Italia.</p>



<p>Il tricolore è il numero 11, la Coppa Italia solo la quarta. Ma ha una particolarità non da poco: è il bis al successo di un anno prima.</p>



<p>Come nel 1938, l’Atalanta si trova accoppiata ai bianconeri nei quarti di finale. Stavolta si gioca a Bergamo, il 6 aprile. La partita è tutt’altra cosa rispetto al primo confronto diretto. Non bastano i gol di Sivori e Umberto Colombo, al 90’ è 2-2. La gara non si sblocca e si deve andare ai rigori. Con il regolamento del tempo: la possibilità che uno stesso giocatore calci tutti i penalty della propria squadra e in caso di ulteriore parità è il sorteggio a decretare la vincitrice.</p>



<p>Succede così che Mantico per la Juve e Marchesi (Rino Marchesi, vi dice qualcosa il nome?) per l’Atalanta mettano a segno un 6 su 6. Decide la monetina e Colombo è illuminato dalla faccia giusta: bianconeri in semifinale e sarà poi trionfo nella finale di Milano con la Fiorentina.</p>



<p><strong>1969/70, pari senza emozioni</strong><strong></strong></p>



<p>Non tutte le stagioni sono trionfali. Per la Juve, la 1969/70 è di passaggio, in attesa di un decennio ricco di soddisfazioni. Tre allenatori (Carniglia, Rabitti e Catozzo) sono segnali che qualcosa non funziona a dovere. La bacheca resta chiusa e anche la Coppa Italia non costituisce un salvagente.</p>



<p>I bianconeri fanno fatica a entrare negli ottavi. Il girone eliminatorio è superato, anche grazie a un 1-1 strappato in casa dell’Atalanta (gol dello spagnolo Del Sol) il 3 settembre. Ma i punti non sono sufficienti per entrare direttamente negli ottavi, ci vuole lo spareggio vinto a spese del Foggia. Ma sarà poi il Bologna a decretare lo stop al percorso.</p>



<p><strong>1984/85, il lungo viatico verso Bruxelles</strong><strong></strong></p>



<p>Juventus e Atalanta non si ritrovano più in Coppa Italia per altri 15 anni. Bisogna aspettare il 1984/85, che per i bianconeri è la stagione della conquista della prima Coppa dei Campioni nella tragica serata dell’Heysel.</p>



<p>Ma quando la squadra di Trapattoni trova l’Atalanta, Bruxelles è solo un obiettivo segnato in rosso. Le 2 avversarie sono di nuovo inserite nello stesso gruppo eliminatorio. Proprio come nel 1969 si gioca a Bergamo e la gara finisce in parità. I nerazzurri sono guidati da Nedo Sonetti e in campo hanno un giovanissimo Roberto Donadoni. È il 2 settembre quando Boniek e Briaschi firmano le reti del 2-2 finale. Stavolta basta e avanza per superare il turno.</p>



<p>La Coppa Italia, come tradizione in quegli anni, viene spostata a fine campionato. Quando la Signora affronta il Milan è ancora sotto choc per quando accaduto in Belgio e non trova più le energie sufficienti.</p>



<p><strong>1988/89, Atalanta in crescita</strong><strong></strong></p>



<p>Negli anni, l’Atalanta cresce. Il suo prolifico settore giovanile non fornisce più solo campioni alle grandi squadre. Inizia a fruttare anche per il club. Così, sotto la guida di Emiliano Mondonico, i nerazzurri si regalano anche stagioni di alta quota.</p>



<p>Come la 1988/89 quando restano incollati a lungo al plotone d’inseguimento dell’<a href="/precedenti-juventus-inter-1989/" class="rank-math-link">imprendibile Inter del Trap</a>.  E alla fine strappano un posto in Coppa Uefa.</p>



<p>La Juve è la prima targata Dino Zoff e vive un momento di assestamento. Le coppe sono una valvola di sfogo considerato un campionato fuori portata.</p>



<p>In Coppa Italia riecco il duello con gli orobici, di nuovo a Bergamo e di nuovo finito senza vincitori. Spillo Altobelli timbra per i bianconeri ma Daniele Fortunato pareggia. Questa volta entrambe le squadre superano il primo turno. Ma se la Juve cadrà a sorpresa nel secondo (per mano di formazioni inferiori sulla carta), l’Atalanta tirerà dritto fino a raggiungere la semifinale e sfiorando l’impresa riuscita 2 anni prima con la finale contro il Napoli.</p>



<p><strong>1991/92, il ritorno del Trap</strong></p>



<p>Nel 1991 la Juve prova a tornare all’antico. Fallita sul nascere la rivoluzione di Montezemolo e Maifredi, rientrano alla base Boniperti e Trapattoni.</p>



<p>Sono però anni in cui bisogna inseguire la concorrenza. Almeno in campionato. Per una volta non ci sono le coppe europee da onorare (come non succedeva da una vita) e la Coppa Italia resta il secondo più abbordabile obiettivo.</p>



<p>Infatti la squadra saprà arrivare fino alla finale dove perderà con il Parma di Nevio Scala che già studia da grande. Sul cammino verso l’ultimo atto, i bianconeri eliminano però l’Atalanta. Per la prima volta nella storia dei confronti diretti in coppa, c’è la doppia sfida andata e ritorno. A Bergamo, il 30 ottobre è 0-0. Una settimana dopo, a Torino (il 5 novembre), gli ospiti spaventando andando in vantaggio prima della rimonta. Segnano Julio Cesar, Corini e Alessio: i quarti di finale sono conquistati.</p>



<p><strong>1995/96, basta la Champions</strong><strong></strong></p>



<p>Passano pochi anni, ma sembrano decenni. In poche mosse la Juve torna ai fasti di un tempo. L’arrivo della Triade e di Marcello Lippi danno nuova fiducia a una squadra già comunque competitiva.</p>



<p>Dopo il double Scudetto-Coppa Italia nel <a href="/precedenti-parma-juventus-1995/" class="rank-math-link">lungo duello col Parma</a>, in casa Juve c’è voglia di alzare ancora il livello. Si punta quasi tutto sulla Champions, dove grazie ai gol di Del Piero arrivano 5 vittorie di fila e il superamento del girone in scioltezza. E le cose andranno altrettanto bene fino all’indimenticabile finale di Roma contro l’Ajax.</p>



<p>Meno fortuna in patria, Supercoppa a parte. In Coppa Italia è proprio l’Atalanta &#8211; ancora affidata alle sapienti mando del “Mondo” &#8211; a estromettere i detentori del trofeo. Si torna a giocare in gara secca e il 25 ottobre, Bergamo tira uno scherzo a Marcello Lippi che degli orobici è stato allenatore.</p>



<p>Succede di tutto in campo. Espulsi Tacchinardi (ex Atalanta) e Montero (futuro juventino). La sfida si trascina ai supplementari e quando c’è aria di rigori, Fabio Gallo inventa un missile che non dà scampo a Rampulla. Proprio nella stessa porta dove il portiere di Patti aveva segnato il suo storico gol di testa ai tempi della Cremonese. Finisce 1-0 e per la Juve non c’è appello: la corsa in coppa finisce qui. L’Atalanta invece continua di slancio e arriverà a giocarsi la terza finale della sua storia. Punita però da un altro argentino: dopo Maradona, è Batistuta a guidare la Fiorentina al successo nella manifestazione.</p>



<p><strong>2001/02, il ritorno di Lippi</strong><strong></strong></p>



<p>Gli anni a cavallo del nuovo millennio sono ricchi di eventi. Anche in casa Juventus. Lippi toglie il disturbo, come dichiarato nella famosa conferenza stampa del 1999 post ko col Parma. Arriva Ancelotti ma non riesce a proseguire nei successi di squadra.</p>



<p>Nel 2001 in casa bianconera parte un’altra rivoluzione. Torna Lippi, arrivano Buffon, Thuram e Nedved, salutano Zidane e Pippo Inzaghi.</p>



<p>Il ritorno alla normalità, cioè all’attitudine a vincere, passa anche dalla Coppa Italia. Prima ancora di vivere l’incredibile pomeriggio del 5 maggio, la squadra prosegue spedita in Coppa Italia. Proprio come nella sua prima annata a Torino, il Marcello porta la nave fino alla finale, che sarà di nuovo contro il Parma.</p>



<p>Una delle tappe intermedie si chiama Atalanta. Si tratta dei quarti di finale, da disputare in doppio match. Gran parte della storia si scrive a Torino, dove la Juve vince 4-2 trascinata dalla tripletta di Nicola Amoruso e da un gol del rientrante Zalayeta: è il 9 gennaio. Sei giorni dopo, il Panterone spiana la strada anche nel ritorno a Bergamo, dopo che Doni ha fallito in apertura un rigore che avrebbe potuto riaprire i giochi. Nel finale i bergamaschi si prendono la soddisfazione di vincere 2-1, ma non basta.</p>



<p>Vecchia Signora ancora avanti, fino alla già citata finale col Parma. Ma quando si giocherà il ritorno a metà maggio, le residue energie saranno rimaste tutte al Friuli di Udine. Sarà uno dei tanti tentativi falliti di centrare la “decima”.</p>



<p><strong>2004/05, Capello e una coppa snobbata</strong><strong></strong></p>



<p>L’assalto alla “decima”, la Juve di Fabio Capello neppure lo mette in preventivo. Il tecnico friulano ha una schiacciasassi tra le mani, ma sembra usarla solo in campionato. In Europa non brilla e neppure in Coppa Italia.</p>



<p>Nella prima delle 2 annate è proprio l’Atalanta a fermare prematuramente la corsa. Già negli ottavi di finale. Si gioca in doppio match a distanza di 2 mesi tra l’andata e il ritorno, ma il protagonista resta lo stesso. Si tratta di Andrea Lazzari, attaccante nerazzurro che vive 180’ che ne cambiano la carriera: segna 2 volte a Bergamo (2-0 finale) e 3 a Torino (nel rocambolesco 3-3). Non bastano le reti di Zalayeta, Trezeguet e l’autogol di Natali.</p>



<p><strong>2016/17, assalto alla… 12esima</strong><strong></strong></p>



<p>L’elenco dei tecnici a cui non riesce all’assalto al 10° successo in Coppa Italia si allunga. Si iscrivono Deschamps, Ranieri (che raggiunge comunque una finale, persa con la Lazio), Ferrara, Delneri e pure Conte. Il tecnico salentino vive 3 stagioni al massimo, la prima delle quali vissuta da imbattuto fino all’ultima partita: la finale di Coppa Italia contro il Napoli. Il 2-0 all’Olimpico costa il percorso netto ma soprattutto la coppa.</p>



<p>A sfatare il tabù ci pensa Massimiliano Allegri. Il tecnico livornese arriva tra insulti e scetticismo, ma in 5 anni compie un’impresa impensabile: 5 scudetti di fila &#8211; che si uniscono ai 3 di Conte che hanno aperto la strada &#8211; e anche 4 Coppe Italia consultive.</p>



<p>Dal 2015 al 2018 il trofeo nazionale finisce sempre nelle mani dei bianconeri. Che nelle ultime 2 vittorie estromettono dalla corsa proprio l’Atalanta.</p>



<p>Il 2017 juventino si apre proprio con un 3-2 agli orobici (da pochi mesi nelle mani di Gasperini) nell’ottavo di finale giocato l’11 gennaio. Le firme sono di prestigio: Dybala, Mandzukic e Pjanic. Seguiranno altri successi, fino alla finale contro la Lazio, portata a casa dalle reti di Bonucci e Dani Alves. Un altro passo nella storia: nessuna squadra italiana aveva vinto la Coppa Italia per 3 edizioni di fila. E nessuno aveva centrato 3 double (Scudetto e Coppa) di fila. E il conto non è ancora finito.</p>



<p><strong>2017/18, altro passo nel mito</strong><strong></strong></p>



<p>Alla Juve non passa mai la voglia di superare se stessa. Dal 2012 nessuno è riuscito a scalfire lo strapotere bianconero. Non ci sono riuscite le grandi del calcio italiano (Milan, Inter, Roma e Napoli), allora ci prova il “nuovo che avanza”. L’Atalanta sta crescendo a dismisura ed è proprio un ex juventino come Gian Piero Gasperini ad aver acceso la scintilla.</p>



<p>Gli orobici entrano costantemente nel novero delle squadre in lotta per la Champions League e studiano da grandi anche in Coppa Italia. Tanto da raggiungere di nuovo la semifinale anche nell’annata 2017/18 e di fronte trovano proprio la Juve detentrice delle ultime 3 edizioni del trofeo.</p>



<p>L’accesso alla finale implica la doppia sfida. Andata a Bergamo il 30 gennaio. Allegri ha appena ritrovato Buffon, che ci ha messo qualche settimana a smaltire la delusione per l’estromissione dal Mondiale di Russia, il suo sesto. Gigi torna in campo e lo fa a modo suo: rigore parato al Papu Gomez dopo che Higuain aveva già segnato il gol partita. Lo 0-1 è una piccola ipoteca per la quarta finale di seguito.</p>



<p>Il ritorno è il programma quasi un mese dopo, il 28 febbraio. Juventus-Atalanta si gioca allo Stadium, 3 giorni dopo che la neve ha impedito alle 2 squadre di <a href="/precedenti-juventus-atalanta-2018/" class="rank-math-link">affrontarsi in campionato</a>. La squadra di Allegri si sta sfiancando tra il duello col Napoli di Sarri e l’ennesimo assalto alla Champions League. Il match è quindi tutt’altro che emozionante, l’Atalanta stuzzica anche i bianconeri pensando di poter portare la sfida ai supplementari, fino a quando ancora Pjanic chiude il discorso su rigore. 1-0 all’andata, 1-0 al ritorno: ecco la quarta finale, col Milan. Che si rivelerà la più spettacolare, con un 4-0 maturato nel secondo tempo.</p>



<p>Ma la squadra di Gasperini ormai non è più da considerare una sorpresa.</p>



<p><strong>2018/19, neanche Ronaldo evita il tris</strong><strong></strong></p>



<p>L’Atalanta è in piena ascesa, la Juventus di Allegri inizia a dare segni di flessione. Anche se nell’estate 2018 la Signora si regala il più scintillante dei lifting. A Torino sbarca un marziano di nome Cristiano Ronaldo. Il fuoriclasse chiamato a portare i bianconeri allo step che manca: la Champions League.</p>



<p>Invece il terreno di caccia resta l’Italia e il bottino risulta anche più magro del solito. Se lo Scudetto (il numero 8 della serie) è <a href="/precedenti-milan-juventus-2018/" class="rank-math-link">di fatto prenotato a dicembre</a>, in Coppa Italia finisce la “tirannia”. Per mano proprio di Gasperini che infligge ad Allegri una delle sconfitte più cocenti del suo quinquennio.</p>



<p>Il 30 gennaio, a Bergamo, non c’è storia. L’Atalanta corre il doppio e vince con 3-0 che non lascia repliche. I nerazzurri volano sulle ali dell’entusiasmo e si conquistano anche la finale, la quarta della loro storia. E contro la Lazio di Simone Inzaghi partono da favoriti, giocano anche meglio e perdono per un alcune decisioni arbitrali che a Bergamo ricorderanno a lungo.</p>



<p>Ma ormai l’Atalanta non è più una sorpresa ma una solida realtà. Ribadita anche nella stagione in corso. Con un posto in Champions League conquistato in anticipo, la possibilità di chiudere al secondo posto in campionato nell’ultimo match col Milan (con tanto di benedizione di tutti gli juventini!) e di vincere la seconda Coppa Italia della loro storia. Arrivando alla finale di Reggio Emilia con i favori del pronostico. Una cosa non da tutti, quando l’altra finalista si chiama Juventus.</p>
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		<title>Precedenti, Juventus-Inter 1989</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Ellena]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 May 2021 06:47:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Contro l’Inter, a Torino, la Juve ha sempre sfoderato prestazioni all’altezza anche in stagioni da dimenticare. Allo stesso tempo, i nerazzurri non hanno fatto bottino pieno in casa bianconera neppure in campionati dominati. Proprio come quello dei&#46;&#46;&#46;]]></description>
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<p><strong>Contro l’Inter, a Torino, la Juve ha sempre sfoderato prestazioni all’altezza anche in stagioni da dimenticare. Allo stesso tempo, i nerazzurri non hanno fatto bottino pieno in casa bianconera neppure in campionati dominati. Proprio come quello dei record vinto da Giovanni Trapattoni a fine anni ’80.</strong></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Prendere il quarto posto e strappare un posto nella prossima Champions League (Ceferin permettendo): per la Juventus di Andrea Pirlo è la “mission quasi impossible” per questi 180 minuti.</p>



<p>Una missione resa complicata dal fatto di non aver più il destino nelle proprie mani. E che obbliga i bianconeri a fare il pieno nelle 2 gare che restano e sperare poi in qualche scivolone di chi sta davanti.</p>



<p>Step 1: battere l’Inter neo Campione d’Italia e di sicuro non meno affamata, conoscendo bene chi sta in panchina. A provare ad alzare il livello dell’ottimismo, in vista della sfida di sabato pomeriggio, ci si mette di mezzo la storia dei confronti diretti.</p>



<p><strong>Arriva l’Inter, esce l’orgoglio bianconero</strong><strong></strong></p>



<p>L’arrivo a Torino dell’Inter ha spesso acceso i bianconeri. Per dirla con i luoghi comuni più abusati nel calcio “una di quelle partite che si preparano da sole” e che “non ci vuole un allenatore per stimolare la squadra”.</p>



<p>Sarà, ma di sicuro &#8211; lo dice la storia &#8211; anche in annate maledettamente difficili, la Juve si è presa la soddisfazione di far tornare a casa i nerazzurri con le pive nel sacco.</p>



<p>Qualche esempio? La squadra di Gigi Maifredi offrì una delle migliori prestazioni quando, nel primo storico Juve-Inter al Delle Alpi, ne rifilò 4 al collega Trap. A cui, per inciso, pochi mesi dopo avrebbe riconsegnato la panchina.</p>



<p>Stessa sorte nell’annata 2009/10. Passata alla storia per il Triplete nerazzurro, ma anche per il successo che da Ciro Ferrara inflisse a José Mourinho grazie a un gol capolavoro di Claudio Marchisio. Successo replicato nella stagione successiva da Gigi Delneri contro l’Inter di Leonardo grazie al <a href="/precedenti-cagliari-juventus-2011/">guizzo del neo arrivato Alessandro Matri</a>.</p>



<p><strong>Torino tabù per l’Inter anche in annate speciali</strong><strong></strong></p>



<p>Allo stesso modo, anche in stagioni dominate e chiuse con lo Scudetto, l’Inter non ha fatto bottino pieno sotto la Mole. Già detto del ko rimediato nella sua ultima apparizione da nerazzurro a Torino, ma Mourinho non aveva fatto preso i 3 punti neppure nell’annata precedente (beffato dal pari di Grygera a tempo scaduto).</p>



<p>Così come il suo predecessore Roberto Mancini (1-1 con gol di Camoranesi), che anzi finì per perdere al ritorno al Meazza nel primo confronto diretto a Milano dopo il ritorno dei bianconeri dall’inferno della B.</p>



<p>E stessa sorte capitò anche a Giovanni Trapattoni nel 1989. La sua Inter dominò e stravinse il campionato a passo di record. Ma al momento di tirare le somme solo un’avversaria seppe evitare il ko: proprio la Juventus di Dino Zoff. Due sfide, entrambe chiuse in parità sull’1-1.</p>



<p><strong>1988/89, tempo di vacche magre </strong><strong></strong></p>



<p>Nella stagione 1988/89, quando il calendario propone Juventus-Inter, i nerazzurri sono già lanciati verso il traguardo. Si gioca alla 27ª giornata di un campionato che, per via delle 18 squadre, si chiude alla 34ª. È ancora un torneo che assegna 2 punti a vittoria e il +13 dei rivali è sintomatico sulla differenza di valori mostrati in campo.</p>



<p>All’inizio dell’annata, la Juve ha provato a resettare. Finito in breve regno di Rino Marchesi e quello ancora più estemporaneo di Ian Rush. Per la panchina si fa ricorso alla storia. A guidare il gruppo una coppia di amici che non ha bisogno di presentazioni e di prove del dna per testare la loro juventinitià: Dino Zoff e Gaetano Scirea. Sul mercato si prova a sfruttare l’ingresso del terzo straniero. <a href="/precedenti-juventus-milan-1986/">Al confermato Laudrup</a> si aggiungono il quasi sconosciuto Rui Barros e il sovietico Alexander Zavarov che sbarca a Torino tra molta curiosità. Il minimo, visto che si parla del 1988 quando la Perestroika di Gorbaciov è già in atto ma nessuno può ancora immaginare cosa accadrà un anno e mezzo dopo a Berlino.</p>



<p>In attacco arriva uno che 6 anni prima era al Bernabeu a festeggiare il trionfo Mondiale: Alessandro “Spillo” Altobelli. In più 2 ragazzi pronti alla consacrazione come Roberto Galia e Giancarlo Marocchi.</p>



<p>Il compito di Zoff non è facile. Contrastare il Milan di Berlusconi e Sacchi, il Napoli di Maradona e Moggi e l’Inter del Trap e dei tedeschi. In più, da casa Fiat è arrivato un velato segnale di badare al risparmio dopo anni di vacche grasse (e gravide, pensando a Boniperti).</p>



<p>I bianconeri ci mettono tanto orgoglio e tentano di dire la loro. In Coppa Italia l’avventura finisce presto per mano di rivali di rango inferiore. Va meglio oltre confine, in Coppa Uefa, dove il gruppo supera agevolmente 3 turni. Uno dei quali ha un sapore speciale, quell’Athletic Bilbao contro cui proprio Zoff e compagni vinsero la loro prima storica competizione internazionale nel 1977.</p>



<p>Ci sarebbero tutti i presupposti per tentare di arrivare fino in fondo. Ma prima l’urna regala la beffa di un derby tutto italiano con il Napoli. E poi una scellerata decisione della terna arbitrale tedesca nel match di ritorno del San Paolo: dopo il 2-0 dell’andata al Comunale, Laudrup segna un gol regolarissimo nei primi minuti, annullato per un fuorigioco inesistente. È l’inizio della fine: i partenopei prima la portano ai supplementari e poi la vincono a un passo dai rigori.</p>



<p>Resterebbe il campionato, ma lì davvero non c’è storia. Per nessuno. L’Inter del Trap viaggia a ritmi che neppure avversarie più attrezzate riescono a tenere. L’unico obiettivo aperto è la qualificazione alla Coppa Uefa e la Juve se la gioca con, guarda caso, Napoli, Milan e la sorprendente Atalanta di Emiliano Mondonico.</p>



<p><strong>Un punto per l’Europa</strong><strong></strong></p>



<p>Come detto, Juventus-Inter si gioca quasi nel finale di stagione. È domenica 7 maggio e a Torino c’è già clima estivo. Il Comunale è pieno come nelle grandi occasioni anche se in palio non c’è lo Scudetto, almeno non per i padroni di casa. In tribuna c’è anche l’Avvocato Agnelli che ha preferito il Derby d’Italia al Gran Premio di Montecarlo. In una stagione di Formula 1 in cui la Ferrari, proprio la sua Juve, sta recitando un ruolo da comprimario contro le McLaren di Senna e Prost.</p>



<p>C’è Agnelli e c’è naturalmente Boniperti. Ai quali gli ultras della curva Filadelfia mandano un messaggio neppure troppo da decifrare. Volantini fuori dallo stadio e uno striscione esposto prima della gara, non proprio una cosa che accade tutte le domeniche a casa di Madama. In sintesi, le vacche magre non piacciono e i tifosi hanno ancora voglia di vincere. E non si riferiscono alla sfida coi nerazzurri.</p>



<p>Zoff da tempo ha dovuto fare le nozze coi fichi secchi, anche per una serie di assenze. Da un paio di mesi il plotone dei senatori è ai box. Cabrini (agli ultimi mesi di una parentesi straordinaria) e Brio sono infortunati, Altobelli è appena rientrato per la sfida contro i suoi ex compagni ma parte dalla panchina. Insieme a Laudrup, anche lui non al meglio.</p>



<p>Trapattoni può invece contare sulla squadra al completo. Coi vari Zenga, Bergomi, Brehme, Berti, Mattheus, Diaz e l’ex Serena, già autore di un gol all’andata.</p>



<p>La partita vive di lampi. L’Inter parte forte e Tacconi deve mettere un paio di pezze. C’è tensione, soprattutto tra Pasquale Bruno e Serena, con il bomber che ci rimette un labbro. La Juve resiste e colpisce con la sua arma migliore: il contropiede. È la mezz’ora quando Rui Barros sguscia alla sua maniera e anticipa l’uscita di Zenga con un tocco che entra in porta al rallentatore.</p>



<p>Il vantaggio giunge fino all’intervallo e regge una decina di minuti nella ripresa. Quando Serena impatta prima di tutti di testa la piazza dove neppure Tacconi può prenderla. L’1-1 sembra accontentare tutti. L’Inter toglie un’altra giornata al computo finale (sarà Scudetto a fine mese), ai bianconeri può bastare la soddisfazione di non aver mai perso con la corazzata del Trap.</p>



<p>Alla fine è un punto che fa brodo e che al momento di tirare le somme sarà importante. Sarà quarto posto finale, con il Milan che trionferà in Coppa dei Campioni e libererà anche un altro posto.</p>



<p>Sono anni in cui l’Italia fa la voce grossa in Europa. Merito del rossoneri, che alzeranno la coppa dalle grandi orecchie anche la stagione successiva. Merito della Sampdoria, che per 2 anni di fila si prende la finale di Coppa delle Coppe, perdendo la prima col Barcellona e vincendo la seconda contro l’Anderlecht. Stesso dominio in Coppa Uefa con il Napoli di Maradona che trionferà in quella primavera del 1989. Proprio come, un anno dopo, saprà fare proprio <a href="/precedenti-verona-juventus-1989/">la Juventus di Dino Zoff</a></p>



<p>Intanto, di finali di coppa si parla anche in quei giorni di maggio del 1989. Non per le prodezze sul campo però. A distanza di 4 anni, è tempo di processi per quanto accaduto in quella tragica notte del 1985 all’Heysel. Le assoluzioni delle autorità belga e dei papaveri della Uefa aggiunge ancora più amarezza a chi aspettava giustizia. Una giustizia che stiamo attendendo ancora oggi!</p>
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		<title>Precedenti, Sassuolo-Juventus 2014</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Ellena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 May 2021 16:18:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La trasferta in casa del Sassuolo è un’abitudine fissa dal 2014, quando la Juve di Conte conquistò 3 punti decisivi per lo Scudetto. A Reggio Emilia altri ricordi piacevoli, come la recente conquista della Supercoppa Italiana a&#46;&#46;&#46;]]></description>
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<p><strong>La trasferta in casa del Sassuolo è un’abitudine fissa dal 2014, quando la Juve di Conte conquistò 3 punti decisivi per lo Scudetto. A Reggio Emilia altri ricordi piacevoli, come la recente conquista della Supercoppa Italiana a gennaio contro il Napoli.</strong></p>



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<p>A distanza di 4 mesi, la Juventus torna a Reggio Emilia dove ha raccolto l’unica (piccola) soddisfazione di questa stagione: la vittoria della Supercoppa Italiana a spese del Napoli. Storia del 20 gennaio, in quello che è stato uno dei punti più alti toccati dalla squadra di Andrea Pirlo.</p>



<p>In attesa di tornarci anche il prossimo mercoledì 19 maggio, per la finale di Coppa Italia contro l’Atalanta, questa volta il Mapei Stadium ospiterà un match molto più “ordinario” ma non per questo meno importante. Contro il Sassuolo, i bianconeri si giocano l’ultima residua possibilità di tenere aperto il discorso Champions.</p>



<p><strong>Sassuolo, nel gotha del calcio italiano</strong><strong></strong></p>



<p>La sfida contro la squadra di Roberto De Zerbi non arriva certo nel momento migliore. Il Sassuolo sta vivendo una delle stagioni più brillanti da quando, nel 2013, ha fatto capolino per la prima volta in Serie A.</p>



<p>Una solida realtà che, di fatto, ha rischiato seriamente di non restare sul massimo palcoscenico solo nella sua prima annata. Proprio quella 2013/14, <a href="/precedenti-juventus-sassuolo-2013/">già trattata qui su Ater Albus</a> in occasione della sfida d’andata.</p>



<p><strong>2014, sfida da (quasi) testa-coda</strong><strong></strong></p>



<p>La prima volta in assoluto che la Juventus sbarca in casa del Sassuolo è datata 28 aprile. Per i bianconeri è un ritorno invece a Reggio Emilia dove, contro la Reggiana, ha giocato 3 volte a metà anni ’90. Anzi, proprio al Giglio (come era battezzato lo stadio prima di diventare Mapei Stadium), la Vecchia Signora disputò la prima gara da Campione d’Europa in carica nel settembre 1996.</p>



<p>Se allora, in quel 1996 era l’inizio di una cavalcata che avrebbe portato al secondo Scudetto dell’era Lippi (nonostante l’1-1 finale), nel 2014 a Reggio Emilia la Juve di Antonio Conte cerca gli ultimi punti decisivi per centrare il tris.</p>



<p>Intanto una particolarità: il 28 aprile cade di lunedì. I bianconeri sono in lotta per la conquista dell’Europa League e spesso posticipano i match di campionato. La gara contro il Sassuolo finisce proprio in mezzo alla doppia semifinale contro il Benfica.</p>



<p>I Campioni d’Italia sono reduci quindi da uno dei pochi ko stagionali, un 2-1 a Lisbona assolutamente ribaltabile sulla carta ma che potrebbe anche lasciare strascichi e qualche distrazione.</p>



<p><strong>Vigilia di fuoco, sull’asse Lisbona-Reggio-Roma</strong><strong></strong></p>



<p>Di distrazioni non ne vuole ovviamente sentir parlare Antonio Conte. Il tecnico salentino da tempo ha puntato il terzo Scudetto di fila e bandisce i cali di tensione. E alla vigilia della partenza per l’Emilia gioca la sua partita dialettica. Avversario di turno è proprio il collega che sta provando a insidiargli il titolo: Rudi Garcia.</p>



<p>Il tecnico giallorosso ha provato a mettere in discussione la striscia bianconera parlando di avversari accomodanti e squadre pronte a scansarsi. Parole che infiammano Conte che rimanda le accuse al mittente bollandole come “chiacchiere da bar” e “da provinciale”.</p>



<p>Intanto però i giallorossi hanno fatto il loro dovere sul campo. Il Milan di Seedorf (subentrato ad Allegri proprio dopo una sconfitta col Sassuolo) viene superato in scioltezza e il distacco torna -5 per qualche ora.</p>



<p><strong>Obiettivo, chiudere i giochi</strong><strong></strong></p>



<p>La semifinale di ritorno di Europa League in vista e la Roma che non molla. La Juventus sa di giocarsi tutto in pochi giorni. Ma ha anche la consapevolezza che vincere a Reggio Emilia sarebbe una mossa quasi da scacco matto: tornare a +8 con solo altre 3 giornate da giocare.</p>



<p>Antonio Conte punta quindi sulla sua Juve tipo. A riposo restano solo Vidal (non al meglio), Bonucci (gioca Ogbonna) e Lichtsteiner (al suo posto Isla). Per il resto ci sono tutti: Buffon in porta, Barzagli e Chiellini in difesa, Marchisio, Pirlo e Pogba in mezzo, Asamoah a sinistra, Tevez e Llorente davanti.</p>



<p>Anche il Sassuolo si gioca tutto. Gli emiliani sono tornati più che mai in corsa per la salvezza dopo il rientro di Eusebio Di Francesco e la non positiva la parentesi di Alberto Malesani. Ma devono farlo senza la rivelazione dell’anno, quel Domenico Berardi che ha pochi mesi prima ha condannato proprio Allegri all’esonero. Davanti giocano una vecchia conoscenza quale Floro Flores e un giovane rampante come Simone Zaza.</p>



<p><strong>In campo sotto il diluvio</strong><strong></strong></p>



<p>Dovrebbe essere un lunedì di primavera inoltrata, invece quella del 28 aprile è una serata dal sapore autunnale. Su Reggio Emilia piove a dirotto e il terreno è pesante. Non proprio il massimo per chi ha giocato solo 4 giorni prima in coppa.</p>



<p>Ma le difficoltà maggiori per i Campioni d’Italia arrivano proprio dall’avversaria. Il Sassuolo è in serie positiva e in piena fiducia. Per questo inizia la gara aggredendo i bianconeri, in campo per l’occasione in maglia gialla.</p>



<p>Al primo vero affondo, i neroverdi vanno anche in vantaggio. Zaza trova il varco a sinistra, il suo mancino è già pericoloso ma con la deviazione di Ogbonna e dopo essere schizzato sul prato fradicio diventa imparabile per Buffon. Gli uomini di Di Francesco volano sulle ali dell’entusiasmo e con Sansone provano anche a raddoppiare.</p>



<p>La panchina bianconera inizia a farsi sentire e la squadra cresce coi minuti. Un paio di occasioni di Tevez e Pogba sono le avvisaglie di quello che sta per arrivare. L’Apache, autore di una tripletta all’andata, si conferma bestia nera del emiliani: sul tocco laterale di Marchisio, il movimento del corpo è da manuale per crearsi lo spazio e battere con un destro perfetto, mix di potenza e precisione. L’1-1 è il punteggio con cui si va al riposo, anche per merito di Buffon che disinnesca un altro tiro di Zaza.</p>



<p>Negli spogliatoi, Conte fa il pieno di autostima all gruppo e al rientro in campo la Juve è ancora più decisa. Dopo un’altra occasione per Sansone, prima dell’ora di gioco giunge il colpo che vale partita e un altro pezzo di Scudetto. Un gol in cui ci sono tutti gli ingredienti della Juve del momento: Tevez recupera palla come un lottatore, Pirlo la gestisce da far suo alzando la testa e pescando l’inserimento di Marchisio che chiude con una volée in controtempo.</p>



<p>Trovato il vantaggio, ora c’è urgenza di chiudere i conti. Escono rinforzi anche dalla panchina. È soprattutto l’ingresso di Lichtsteiner a dare nuova linfa. Lo svizzero sfonda 2 volte a destra. Sulla prima Tevez colpisce una clamorosa traversa e sulla seconda Llorente mette il sigillo con un colpo di tacco degno del miglior Roberto Bettega.</p>



<p>Il 3-1 è la firma sulla partita e sullo Scudetto. Il nuovo +8 è la pietra tombale sul campionato. Garcia alza bandiera bianca e 6 giorni dopo la sua Roma crolla a Catania lasciando festeggiare i bianconeri in hotel, dove attendono la gara del giorno dopo con l’Atalanta.</p>



<p>Una festa resa un po’ più amara dopo aver mancato la possibilità di giocare la finale di Europa League in casa, allo Stadium, contro il Siviglia. Una delusione appena lenita dai 102 punti che la squadra raccoglierà alla fine in un campionato giocato a passo di record.</p>



<p><strong>Tra saluti, addii e lacrime</strong><strong></strong></p>



<p>L’aprile 2014 si chiude all’insegna della tristezza nel mondo del calcio. In Spagna e in Italia si piange la scomparsa di 2 personaggi molto diversi tra loro ma uniti dalla scomparsa a poche ore di distanza. Muoiono Tito Villanova, il tecnico del Barcellona designato a prendere le redini di Pep Guardiola, e Vujadin Boskov, l’allenatore della Samp Campione d’Italia del 1991 e uomo benvoluto da tutti per la sua innata simpatia.</p>



<p>Per Alessandro Del Piero è invece tempo di chiudere un’altra parentesi. A circa 2 anni dalla fine della lunghissima e incredibile esperienza alla Juve, Pinturicchio saluta il pubblico australiano che lo ammirato con la maglia del Sydney. Nel suo futuro ci sarà ancora una sporadica apparizione in India, ma il vero Del Piero per molti ha simbolicamente lasciato il calcio dopo una passerella strappalacrime a Torino nel maggio 2012.</p>
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		<title>Precedenti, Juventus-Milan 1986</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Ellena]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 May 2021 06:58:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Juventus-Milan torna a mettere in palio un obiettivo importante, come non succedeva da anni. Quello di domenica è un vero e proprio spareggio, come lo era nel 1986 con i bianconeri a caccia dello Scudetto e i&#46;&#46;&#46;]]></description>
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<p><strong>Juventus-Milan torna a mettere in palio un obiettivo importante, come non succedeva da anni. Quello di domenica è un vero e proprio spareggio, come lo era nel 1986 con i bianconeri a caccia dello Scudetto e i rossoneri in lotta per un posto in Uefa.</strong></p>



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<p>C’era una volta Juventus-Milan. Una supersfida che ha entusiasmato non solo in Italia ma anche in Europa. E che negli ultimi anni, complice soprattutto il vistoso calo rossonero, ha perso un po’ di smalto. Ma non certo il suo appeal.</p>



<p>In questo 2021, il match torna a essere decisivo. Un vero e proprio spareggio che mette in palio un posto per la prossima Champions League. Obiettivo che i milanesi avrebbero firmato col fuoco a inizio stagione. E che per i bianconeri ha invece il sapore amaro della fine di un ciclo forse irripetibile.</p>



<p><strong>Quanti Juventus-Milan decisivi</strong><strong></strong></p>



<p>Quanti Juventus-Milan hanno deciso i campionati in Italia. Ma non solo. Anche Coppe Italia, Supercoppe Italiane e pure una finale di Champions League. Quella del 2003 a Manchester che ancora oggi lascia gli incubi a tanti tifosi della Vecchia Signora.</p>



<p>Dal sapore di spareggio è stata anche una sfida passata poi alla storia: quella del 20 aprile 1986. Un Juventus-Milan che non può essere raccontato da solo, senza citare per forza un altro match entrato a forza negli annali: Roma-Lecce.</p>



<p>Un finale incredibile per una stagione incredibile. Quella 1985/86 che in casa bianconera è legata a tantissimi ricordi indelebili.</p>



<p><strong>1985/86, fine di un ciclo</strong><strong></strong></p>



<p>Se per la Juventus 2020/21 si può parlare di fine ciclo, per aver interrotto a 9 il computo degli Scudetti di fila, anche quella 1985/86 aveva gli stessi connotati. Ma per motivi diversi.</p>



<p>Dopo quasi un decennio indimenticabile, Giovanni Trapattoni annuncia di voler chiudere la sua esperienza a Torino. E provarne una nuova a Milano, ma questa volta nella sponda interista.</p>



<p>Ma prima ci sono tanti obiettivi da conquistare. Intanto riportare a casa lo Scudetto, al momento meritatamente sul petto del <a href="/precedenti-storici-juventus-verona-85-86/" class="rank-math-link">sorprendente Verona</a>. Poi affrontare per la prima volta la Coppa dei Campioni con lo scettro di campione tra le mani. Infine cercare l’assalto alla Coppa Intercontinentale, l’ultimo trofeo ancora assente nella bacheca di madama.</p>



<p>L’aria di novità inizia a respirarsi fin dal mercato. Dopo la tragica serata di Bruxelles, nell’estate del 1985 salutano 3 baluardi quali Marco Tardelli, <a href="/precedenti-udinese-juventus-1982" class="rank-math-link">Paolo Rossi</a> e Zibì Boniek, andati a rinforzare 3 avversarie quali rispettivamente Inter, Milan e Roma.</p>



<p>A Torino sbarcano Lionello Manfredonia (per anni simbolo della Lazio insieme a Bruno Giordano), Massimo Mauro, Michael Laudrup e Aldo Serena, quest’ultimo chiamato solo a passare dalla riva granata del Po a quella bianconera.</p>



<p><strong>Mesi di autentico dominio</strong><strong></strong></p>



<p>Chi teme aria di smobilitazione, deve subito ricredersi. Quella che sarà la ultima Juve del Trap ha gli stessi tratti della prima, datata 1976/77: in campionato è un rullo compressore. I bianconeri vincono le prime 8 (record assoluto per il periodo), cadono a Napoli per una pennellata di Maradona e risalgono subito in sella rifilando un tris alla Roma. La condizione fisica deve essere al top per inizio dicembre e le tabelle vengono rispettate.</p>



<p>L’8 dicembre c’è la finale di Intercontinentale a Tokyo contro l’Argentinos Juniors. Poco importa che ci vogliano i rigori (anche se pesa come un macigno il gol capolavoro annullato a Platini), l’obiettivo è centrato. Con il trofeo, la Juve entra definitivamente nella storia. Nessun club europeo aveva ancora conquistato tutte le competizioni internazionali. Giovanni Trapattoni diventa l’unico allenatore capace di compiere l’impresa, in neppure un decennio. <a href="/precedenti-verona-juventus-1989/" class="rank-math-link">Gaetano Scirea</a> e Antonio Cabrini sono gli unici calciatori, per giunta con il surplus del trionfo Mondiale a Madrid.</p>



<p><strong>Calo fisiologico e inarrestabile</strong><strong></strong></p>



<p>Di ritorno dal Giappone, qualcuno avrà anche messo in preventivo un po’ di rilassamento. Ma non ha calcolato qual è la portata. Il gruppo regge alla grande fino al giorno di San Silvestro. L’ultimo giorno del 1985 c’è il recupero della gara con la Sampdoria, decisa da un gol di Platini. Il girone d’andata va in archivio con il titolo di Campione d’Inverno, ma soprattutto con un cospicuo vantaggio: +6 sul Napoli, +8 su Roma e Inter. Per molti il campionato è già chiuso.</p>



<p>Invece, appena si entra nel 1986 le cose cambiano di botto. La squadra fa fatica a tenere i ritmi dei mesi precedenti. Prima finisce l’avventura in Coppa Italia per mano del Como di quel Rino Marchesi destinato proprio a prendere le redini di Trapattoni. A marzo svanisce il sogno del bis in Europa, <a href="/precedenti-barcellona-juventus-2003/" class="rank-math-link">col Barcellona</a> a vestire i panni del giustiziere.</p>



<p>In campionato iniziano a fioccare i pareggi, anche nelle gare che sulla carta sembrano segnate. Da dietro inizia sgomitare la Roma di Sven Goran Eriksson: i giallorossi rimontato punti e nello scontro diretto schiantano senza appello Platini e compagni.</p>



<p>Si arriva così a un finale che nessuno, solo a fine dicembre, avrebbe pronosticato. La Roma recupera 8 punti in 13 partite e le 2 rivali si trovano alla pari a 180 minuti dalla fine.</p>



<p><strong>Finale già segnato?</strong><strong></strong></p>



<p>A pari punti e con l’inerzia tutta dalla parte dei giallorossi: così scatta il countdown finale. Juve rimontata, in crisi di risultati e con voci di dissidi nello spogliatoio. In più anche il calendario lascia pensare al sorpasso: alla penultima, Juve al Comunale con un Milan a caccia di punti Uefa e Roma all’Olimpico contro un Lecce già retrocesso e troppe volte vittima sacrificale in un torneo dove non quasi mai dato prova di poter mantenere la categoria.</p>



<p>Per la sua ultima da tecnico della Juve al Comunale, Trapattoni si trova di fronte il suo passato. Un Milan che invece è già nel futuro: dal 20 febbraio il club è finito nelle mani di Silvio Berlusconi e già si preannuncia un ritorno ai fasti di un tempo. Anche se il presente è ancora incerto. Quando la qualificazione Uefa sembra in ghiaccio, la squadra guidata da Liedohlm si è fermata e si presenta a Torino con una striscia di 3 sconfitte di fila. Un motivo in più per rendere insidioso il match dei bianconeri.</p>



<p><strong>Domenica 20 aprile, giorno del sorpasso?</strong><strong></strong></p>



<p>Alle 15.30, quando a Torino e a Roma si inizia a giocare, la bilancia dei pronostici pesa dalla parte del sorpasso. E dopo 7 minuti arriva la conferma con Ciccio Graziani che porta avanti i giallorossi di casa. Ma quella che dovrebbe essere l’inizio di una goleada annunciata si tramuta nell’inizio di un’altra cosa: una delle sorprese più grandi di sempre nella storia dello sport.</p>



<p>Il Lecce non solo non ci sta a farsi sovrastare, ma reagisce e la Roma va in tilt. Di Chiara e Barbas firmano l’uno-due che vale il sorpasso a fine primo tempo. Proprio mentre a Torino la Juve non riesce a sfondare. Nonostante il Trap abbia schierato una squadra iper offensiva (Platini, Serena, Briaschi, Laudrup e Mauro), il Milan corre pochi rischi e ogni tanto si affaccia dalle parti di Tacconi.</p>



<p>Che l’impresa del Lecce possa arrivare al 90’ sono ancora in pochi a crederci quando iniziano i secondi tempi. Ma alla notizia della doppietta di Barbas, anche il Comunale alza i toni e spinge i suoi. Fino a quando non scocca il momento tanto atteso. Quando è da poco scattata l’ora di gioco, Briaschi porta a spasso mezza difesa rossonera e da sinistra centra basso per Laudrup che ha tempo di controllare e mettere dentro a porta vuota.</p>



<p>Trapattoni fa affidamento a tutta la sua esperienza e manda dentro prima Pioli e poi Pin per chiudere ogni spazio. La rete di Pruzzo non cambia la sostanza. Alla Roma, che per mesi ha vissuto rincorrendo, non riesce l’ultima rimonta. Finisce 2-3 a Roma e 1-0 a Torino: la Juve torna a +2 a 90 minuti dalla fine e per molti &#8211; giallorossi in primis &#8211; l’impressione è che sia davvero finita.</p>



<p><strong>Da Cernobyl a Lecce</strong><strong></strong></p>



<p>Sabato 26 aprile, in tutto il mondo giunge la notizia della tragedia di Chernobyl. Prima che la psicosi per le radiazioni nucleari si propaghi per l’Europa, in Italia si chiude al Serie A. Con ampio anticipo per dare spazio al Mondiale di Messico che l’Italia deve affrontare da detentrice.</p>



<p>Domenica 27 c’è l’ultimo atto. La Juve di scena proprio in casa di un Lecce che adesso merita una doppia dose di attenzione. La Roma chiamata all’impresa disperata: vincere a Como e sperare che i bianconeri commettano lo stesso errore di presunzione.</p>



<p>Il duello a distanza dura un minuto, il tempo che il Como stronchi sul nascere ogni velleità capitolina. L’1-0 non cambia più e i bianconeri completano l’opera con il tris firmato Mauro-Cabrini-Serena. La Juventus è campione d’Italia per la 22a volta. Giovanni Trapattoni saluta dopo aver messo la firma sugli ultimi 6 tricolori, oltre a tutti i trofei internazionali.</p>



<p>La Roma vede sfumare ancora una volta nel finale la possibilità di portare a casa un grande traguardo. Il Milan paga il finale disastroso e resta ancora fuori da quell’Europa che presto diventerà terreno di caccia.</p>



<p>Il Lecce torna in Serie B non prima di aver sperato in qualche colpo di coda della giustizia sportiva. Sì, perché proprio mentre il campionato sta per lasciare spazio al Mondiale, nei tribunali si discute di un nuovo caso di Toto-nero che coinvolge più di una società di A, Udinese e Napoli quelle accusate con più vigore. Ma alla fine la classifica non subisce più scossoni e i friulani pagheranno a caro prezzo un anno dopo un fardello di 9 punti di penalizzazione.</p>
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		<title>Precedenti, Fiorentina-Juventus 1995</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Ellena]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Apr 2021 06:33:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Precedenti]]></category>
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					<description><![CDATA[Precedenti, Fiorentina-Juventus 1995 Fiorentina-Juventus si gioca domenica 25 aprile, nel giorno del 26° anniversario della scomparsa di Andrea Fortunato. In quel 1995, 4 giorni dopo, Vialli e compagni espugnarono il Franchi e si avvicinarono allo Scudetto. Fiorentina-Juventus&#46;&#46;&#46;]]></description>
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<p>Precedenti, Fiorentina-Juventus 1995</p>



<p>Fiorentina-Juventus si gioca domenica 25 aprile, nel giorno del 26° anniversario della scomparsa di Andrea Fortunato. In quel 1995, 4 giorni dopo, Vialli e compagni espugnarono il Franchi e si avvicinarono allo Scudetto.</p>



<p>Fiorentina-Juventus si gioca il 25 aprile, giorno della Festa della Liberazione. Ma anche giorno dell’anniversario della scomparsa di Andrea Fortunato. Sono passati 26 anni da quando il ragazzo salernitano non riuscì a vincere la sua battaglia contro la leucemia.</p>



<p>Ventisei anni da quel 1995 che in casa Juve avrebbe rappresentato il ritorno allo Scudetto. Passato anche da una fondamentale vittoria al Franchi di Firenze, proprio pochi giorni dopo l’addio ad Andrea.</p>



<p><strong>Un anno da ricordare</strong><strong></strong></p>



<p>La stagione 1994/95 è di quelle che non possono essere dimenticate. Rivoluzione societaria con l’arrivo della Triade. Rivoluzione in panchina con l’approdo di Marcello Lippi. Rivoluzione meno accentuata nella squadra, già di per sé competitiva ma alla ricerca della giusta alchimia per spiccare il volo.</p>



<p>Un gruppo che il tecnico viareggino plasma giorno dopo giorno. Rialzandosi prontamente dopo le battute d’arresto e riuscendo a dare il meglio negli appuntamenti che contano. In Italia e in Europa.</p>



<p>In campionato non mancano le tappe fondamentali. Come il <a href="/precedenti-milan-juventus-2018/" class="rank-math-link">doppio successo sul Milan</a> Campione d’Italia. O la <a href="http://(https://www.ateralbus.it/precedenti-sampdoria-juventus-1995/)" class="rank-math-link">vittoria in casa della Samp</a> (proprio nel giorno in cui Andrea Fortunato è andato a salutare il gruppo). Ma anche il successo del Tardini <a href="/precedenti-parma-juventus-1995/" class="rank-math-link">contro il Parma</a>, avversario numero uno della stagione. Senza dimenticare la straordinaria rimonta contro la Fiorentina al Delle Alpi, con la doppietta di Vialli e la pennellata di Del Piero.</p>



<p>Quando si avvicina la fine del mese di aprile, i bianconeri sono più che in corsa su tutti i fronti. Hanno conquistato la finale di Coppa Italia (in semifinale eliminata la Lazio) e anche quella di Coppa Uefa (che impresa a Dortmund!). E il caso vuole che l’avversaria sia la stessa: quel Parma che sta provando a fermare anche la corsa dei bianconeri verso un tricolore che a Torino manca dal 1986.</p>



<p>Un traguardo ormai in vista, ma che si è leggermente complicato dopo un inatteso ko interno contro il Padova. Proprio a una settimana dalla difficile sfida di Firenze, dove il segno 2 manca dal 1982.</p>



<p><strong>Addio Andrea! </strong><strong></strong></p>



<p>Martedì 25 aprile. È una giornata di celebrazioni in tutta Italia per i 40 anni dalla Liberazione. Ma in casa Juventus arriva una notizia che fa passare la voglia di festeggiare: Andrea Fortunato è morto a Perugia, dove è in cura. Non ha ancora 24 anni. Una mazzata per tutti i suoi compagni che, da un anno, attendono il suo ritorno&nbsp; in gruppo. Anche solo per festeggiare insieme uno degli obiettivi stagionali.</p>



<p>Nei giorni successivi, c’è poco tempo e ancora meno voglia di pensare alla trasferta di Firenze. Tutti sanno l’importanza della gara e le difficoltà connesse, ma nella testa c’è solo il ricordo di Andrea. Le immagini del discorso di capitan Vialli e le sue lacrime, durante il funerale, sono la sintesi perfetta del sentimento che accomuna la squadra.</p>



<p>Ma bisogna subito voltare pagina. Con la tristezza nel cuore, la Juve si ributta sul campo con un motivo in più per centrare l’impresa al Franchi: dedicare lo Scudetto al compagno che non c’è più.</p>



<p><strong>Direzione Firenze</strong><strong></strong></p>



<p>Anche il calendario gioca il suo ruolo. Nella settimana successiva è in programma la finale d’andata di Coppa Uefa. Juventus e Parma ottengono l’anticipo di un giorno dei rispettivi match di campionato. Se i bianconeri sono di scena a Firenze, gli emiliani devono vedersela con il Brescia in trasferta.</p>



<p>Marcello Lippi non ha neppure tempo di pensare al clima che attenderà i suoi al Franchi. C’è da pensare alla formazione da mandare in campo e i dubbi non mancano. Soprattutto in difesa. Sicuri assenti Peruzzi, Kohler e Jarni. Anche Carrera non è al meglio. Così come Roberto Baggio che non vuole mancare l’occasione di lasciare un segno in quello che è stato il suo stadio.</p>



<p><strong>Tutti insieme per Fortunato</strong><strong></strong></p>



<p>Sabato 29 aprile il Franchi si riempie, come ogni volta che la Juve arriva da quelle parti. Per una volta il buonsenso ha la meglio, almeno all’interno dell’impianto. La commozione per la scomparsa di Andrea Fortunato accomuna tutti, bianconeri e viola.</p>



<p>Quando l’arbitro Stafoggia fischia l’inizio torna a essere il solito Fiorentina-Juventus. Vialli è stato l’autentico protagonista del match d’andata, sua la doppietta che diede la carica. E sua è la stoccata che apre il match del Franchi. Con uno dei colpi del suo repertorio: spaccata volante sul cross da destra di Ravanelli e Toldo è scavalcato. Gran gol, per giunta sotto la Fiesole: bianconeri avanti dopo 7 minuti.</p>



<p>Lippi non ha neppure il tempo di esultare che deve già mettere mano alla formazione. Non bastava avere Carrera non al meglio. Si fa male quasi subito Sergio Porrini e il viareggino deve giocare di fantasia: si punta sull’esperienza, entra Ciccio Marocchi e si sistema dell’insolita, per lui, posizione di terzino sinistro.</p>



<p>L’1-0 tiene fino all’intervallo e la capolista va al riposo in vantaggio.</p>



<p><strong>Un’altra ripresa a colpi di emozioni</strong><strong></strong></p>



<p>Quando si sono trovate di fronte a Torino, nel dicembre precedente, le 2 rivali hanno regalato una ripresa da applausi. Soprattutto per merito dei bianconeri, capaci di rimontare il doppio svantaggio.</p>



<p>Stavolta è la squadra di Claudio Ranieri a dover recuperare. E l’avvio è il migliore possibile. Al primo affondo, Batistuta usa tutto la sua esperienza per procurarsi un rigore sull’uscita di Rampulla. Ma Michelangelo restituisce il favore respingendo la conclusione dell’argentino.</p>



<p>Le parti si invertono pochi minuti dopo. Sull’uscita di Toldo, è Ravanelli a franare a terra. Il copione è lo stesso con Stafoggia che indica ancora il dischetto. Rispetto al 1991, Roberto Baggio non si tira indietro contro la sua ex squadra e trasforma un penalty dall’importanza cruciale.</p>



<p>I viola provano a riaprirla, con Batistuta che di testa trova l’angolino vincente. Mancano 20 minuti e ci si aspetta di tutto. Soprattutto la reazione dei padroni di casa che sognano di restituire ai bianconeri la rimonta di pochi mesi prima.</p>



<p>La Juve targata Marcello Lippi sa anche soffrire quando serve e regge l’urto, nonostante l’uscita di Carrera che proprio non ce la fa più: entra Tacchinardi. Nel finale la Juve chiude i conti. Prima Ravanelli e poi Marocchi trasformano in trionfo una vittoria nel nome di Andrea Fortunato.<br><br>Una vittoria che a Firenze mancava dal 13 anni. Una vittoria che avvicina sempre di più al sogno. Nonostante il Parma non molli ed espugni Brescia. Il distacco tra le 2 rivali resta di 8 punti.</p>



<p><strong>Un maggio a tutto Juve-Parma</strong><strong></strong></p>



<p>La Juve lascia Firenze con la vittoria che voleva. Non senza qualche apprensione per il clima di guerriglia fuori dal Franchi. E che stride più che mai con l’abbraccio di inizio partita nel nome di Fortunato.</p>



<p>Il mese di aprile finisce nel migliore dei modi, in attesa di un maggio in cui ci sarà da raccogliere tutto quanto seminato dall’estate precedenti.</p>



<p>Saranno frutti succulenti, soprattutto quelli maturati sul territorio nazionale. Lo Scudetto numero 23 e la Coppa Italia numero 9 entreranno nella bacheca di piazza Crimea. Non altrettanto la Coppa Uefa che prenderà invece la via Emilia.</p>



<p>La stagione 1994/95 può rientrare tra quelle trionfali. Legata sopratutto a un nome: quello di Andrea Fortunato!</p>
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		<title>Precedenti, Atalanta-Juventus 1997</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Ellena]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Apr 2021 15:14:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Precedenti]]></category>
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					<description><![CDATA[Juventus di scena a Bergamo dove ha una tradizione molto favorevole. Tra i ricordi piacevoli anche il festeggiamento del 24° Scudetto, tra celebrazioni del centenario, minacce di dimissioni e l’attesa dell’ennesima finale di Champions. La qualificazione per&#46;&#46;&#46;]]></description>
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<p><strong>Juventus di scena a Bergamo dove ha una tradizione molto favorevole. Tra i ricordi piacevoli anche il festeggiamento del 24° Scudetto, tra celebrazioni del centenario, minacce di dimissioni e l’attesa dell’ennesima finale di Champions.</strong></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>La qualificazione per la Champions League 2021/22 passa da Bergamo. Juventus di scena in casa dell’Atalanta dove ha una tradizione favorevole. Tanti risultati utili, poche sconfitte negli ultimi anni (l’ultima risale a 20 anni fa) e anche un ricordo indelebile: la conquista dello Scudetto numero 24, celebrato proprio sul terreno dell’allora stadio Azzurri d’Italia nel maggio 1997.</p>



<p><strong>Quanti sorrisi, prima dell’arrivo di Gasperini</strong><strong></strong></p>



<p>Come detto, Bergamo è stata spesso terreno di conquista per la Juventus. Anche negli ultimi anni. Basta un dato: i bianconeri non tornano sconfitti, per quanto riguardo le gare di campionato, da 20 anni esatti. Cioè dal 2001, quando la squadra allora allenata da Vavassori tolse punti preziosi ai bianconeri di Ancelotti nella rincorsa alla capolista Roma.</p>



<p>Da allora è stato quasi un monologo. Con la Juventus capace di imporsi in 11 occasioni consecutive fino al 2016, al momento dell’approdo dell’ex Gian Piero Gasperini sulla panchina orobica. Da allora, 3 pareggi di fila (tutti chiusi sul 2-2) e il successo dello scorso anno firmato Sarri, ottenuto però al termine di una sfida molto sofferta e risolta solo nel finale.</p>



<p><strong>1997, centenario tricolore</strong><strong></strong></p>



<p>Tra le tante gare giocate a Bergamo, una su tutte è entrata nella storia della Juventus. Quella della stagione 1996/97, chiusa con un pareggio che regalò alla squadra allora allenata da Marcello Lippi l’ennesima soddisfazione di una annata indimenticabile. O quasi.</p>



<p>1997 ha un sapore speciale dalle parti di Torino: è l’anno dei festeggiamenti del centenario della fondazione del club. Per questo c’è voglia di realizzare qualcosa di speciale.</p>



<p>Il 1996 è già stato speciale di suo con la conquista della agognata Champions League dopo i rigori contro l’Ajax a Roma. Un traguardo che ha rappresentato una sorta di chiusura del cerchio dopo lo Scudetto di un anno prima. Anche per questo si decide di voltare pagina.</p>



<p>La Triade decide di ringiovanire la rosa. In un colpo solo vanno via 5 dei senatori dello spogliatoio &#8211; Vialli, Ravanelli, Marocchi, Carrera e Vierchowod &#8211; e, un po’ a sorpresa, Paulo Sousa. Spazio ai nuovi, una serie di talenti pronti a esplodere, quali Vieri, Zidane, Amoruso,&nbsp; Boksic, Montero e Iuliano.</p>



<p>Le ambizioni sono tante e non solo per il centenario da onorare. C’è un predominio europeo da proseguire (2 finali nelle ultime 2 stagione) e lo Scudetto da riprendersi. Oltre a quelle 2 coppe in più da onorare che il trionfo dell’Olimpico ha portato in dote: l’Intercontinentale contro il River Plate e la Supercoppa Europea contro il Paris Saint-Germain.</p>



<p><strong>Percorso in crescendo</strong><strong></strong></p>



<p>Alla terza stagione insieme, Triade e Marcello Lippi formano una squadra nella squadra. L’altra squadra, quella che va in campo, è invece da costruire dopo i tanti cambi estivi. Per questo ci vuole un po’ di pazienza anche se i tempi non permettono passi falsi.</p>



<p>L’avvio di campionato è un po’ traballante, tanto che nelle prime giornate bisogna rincorrere non solo l’Inter che è partita meglio, ma anche il sorprendente Vicenza. Le cose vanno decisamente meglio in Europa dove ormai i bianconeri viaggiano col pilota automatico. Tanto da potersi permettere anche una scorribanda all’Old Trafford con il Manchester United. Il girone eliminatorio è superato senza patemi.</p>



<p>La Juve cresce di settimana in settimana. Soprattutto seguendo il percorso di apprendistato di Zidane. Il francese si sblocca proprio nel momento giusto, segnando un gran gol nel big match contro l’Inter.</p>



<p>Le tabelle di Ventrone sono chiare: portare la squadra al top per fine novembre quando a Tokyo c’è un appuntamento con la storia. E i bianconeri ci arrivano al meglio. Questa volta non ci sono rigori o situazioni strane, il successo sul River Plate è palese e porta la firma di Alessandro Del Piero, che a 23 anni appena compiuti si è già messo la Juve sulle spalle.</p>



<p>Da ritorno dal Giappone la squadra di Lippi vive di rendita per qualche settimana e si prende anche il platonico titolo di Campione d’Inverno, nonostante <a href="/precedenti-juventus-atalanta-2018/" class="rank-math-link">lo 0-0 interno contro l’Atalanta</a> alla penultima giornata. Il distacco è di 4 punti su un Vicenza che sembra ripercorrere le orme di quella che con Paolo Rossi sfiorò il titolo a fine anni ’70.</p>



<p>Con l’inizio del 1997, Peruzzi e compagni possono prendersi anche qualche momento di respiro. Ma quando la posta in palio è importante, sembra non essercene per nessuno. Il Paris Saint-Germain se ne accorge quando ne prende 6, in casa, nella finale d’andata di Supercoppa (replicato da un tris al ritorno, giocato a Palermo). Stessa sorte per il Milan di Sacchi, annientato a San Siro con lo stesso clamoroso 1-6. Va poco meglio all’Ajax in quella che dovrebbe essere la rivincita di un anno prima: non c’è storia, i bianconeri vincono ad Amsterdam e straripano al Delle Alpi conquistando un’altra finale di Champions.</p>



<p>Questa volta sarà contro il Borussia Dortmund, nella sfida in programma a Monaco di Baviera mercoledì 28 maggio. Ma prima c’è da chiudere il discorso Scudetto.</p>



<p><strong>A Bergamo, anticipo di coppa tra mille tensioni</strong><strong></strong></p>



<p>La Juventus ha un’occasione d’oro: vincere il tricolore prima di partire per la Baviera. La prima chance è andata male e ha lasciato qualche strascico e un po’ di nervosismo di troppo.</p>



<p>Domenica 18 maggio, c’è il big match contro il Parma di Ancelotti che col tempo è diventata la prima rivale dei Campioni d’Europa. Ci sono tutte le condizioni per <a href="/precedenti-parma-juventus-1995/" class="rank-math-link">rivivere il film del 2005</a>, ma questa volta il copione è diverso. Un autogol di Zidane su cross di Chiesa padre (a pochi mesi dalla nascita di Federico!) complica le cose. Il rigore di Nicola Amoruso mette tutto a posto e nel secondo tempo nessuno sembra aver voglia di farsi male.</p>



<p>L’1-1 finale è una mezza vittoria per i bianconeri che tengono le distanze invariate a un +6 a 180 minuti dalla fine. Ma fa storcere il naso a tanti, soprattutto Gianni Agnelli che lascia il Delle Alpi deluso. E che oltre commentare il risultato lascia una risposta che finisce per creare un terremoto non voluto. Alla domanda chi, in vista del centenario, è il bianconero del secolo, l’Avvocato vota per Boniperti.</p>



<p>Non ci sono ancora i social eppure iniziano a girare le voci più strane, quali il ritorno del Presidentissimo in società. Prima Moggi e poi Giraudo minacciano le dimissioni. Non proprio il clima ideale per preparare le sfide contro Atalanta e Borussia.</p>



<p>Lippi è un maestro nell’isolare i proprio gruppi (il capolavoro lo farà quasi 10 anni dopo al Mondiale) e a venirgli incontro è il calendario. Vista la finale di Champions, la Juve ottiene l’anticipo della sfida con l’Atalanta per venerdì 23. In serata. Regalando così l’occasione per entrare un’altra volta nella storia: mai prima di allora, nei suoi quasi 100 anni di vita, la Signora ha festeggiato uno Scudetto in notturna.</p>



<p><strong>A Bergamo, obiettivo per 2</strong><strong></strong></p>



<p>Manca un solo punto per raggiungere l’obiettivo. Una frase che accomuna le 2 rivali: anche all’Atalanta basta un pari per ottenere la salvezza. Ma i motivi per tenere alta la tensione ci sono tutti. Benché squalificato e non in panchina, il tecnico orobico Emiliano Mondonico pagherebbe di tasca sua per impedire alla Juve di vincere lo Scudetto. In più c’è Pippo Inzaghi che cerca gol per confermarsi capocannoniere del campionato.</p>



<p>In più Lippi ha qualche gatta da pelare. A parte Vieri, ormai inamovibile, in attacco ci sono troppe incognite. Del Piero e Boksic non sono al meglio ed entrambi vanno recuperati al 100% soprattutto per la finale di coppa. Anche in difesa con mancano i grattacapi con l’ex Montero e Porrini squalificati.</p>



<p>La tensione è evidente e attanaglia le 2 squadre. Vero che il pareggio sarebbe risultato ideale, ma dopo quello accaduto col Parma, in casa bianconera non c’è troppa voglia di speculare. E anche Lippi lo ha detto chiaro alla vigilia.</p>



<p>E proprio come 5 giorni prima, la Juve si trova a rincorrere. Inzaghi mette un’altra vittima illustre nel suo ruolino di marcia e porta avanti l’Atalanta dopo 20 minuti. Zidane e compagni non trovano il pari e si devono subire anche l’intervallo con qualche preoccupazione di troppo.</p>



<p>Per fortuna, il gol Scudetto arriva a una manciata di minuti dal ritorno in campo. E a segnarlo è forse il meno atteso degli 11 mandati in campo. Mark Iuliano sceglie l’occasione giusta per segnare la sua prima rete in bianconero deviando di testa da 2 passi.</p>



<p>Il resto dei 35 minuti è quasi accademia e l’unica emozione la regalano un manipolo di spettatori: invasione di campo quando sul cronometro mancano ancora dei minuti alla fine. Le squadre sono costrette a riparare negli spogliatoi, prima di dover rientrare per gli ultimi non più palpitanti minuti. In cui non succede nulla. L’1-1 è il risultato che tutti volevano: l’Atalanta festeggia la salvezza, la Juve un traguardo un po’ più luccicante. È Scudetto numero 24, il secondo in tre anni per Marcello Lippi e per la Triade. Per giunta nell’anno del centenario.</p>



<p>Ci sarebbe ancora una chicca da mettere sulla torta. Ma a Monaco di Baviera, la Juventus paga ancora una volta il ruolo da favorita nella finale di coppa e rimedia una delle sconfitte più cocenti. Vince il Borussia, per mano di 3 ex quali Kohler, Reuter e proprio Paulo Sousa.</p>



<p>Un ko che impedisce di fare della stagione 1996/97 la migliore di tutti i tempi dal punto di vista dei successi ottenuti.</p>
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		<title>Precedenti, Juventus-Genoa 1983 e 1984</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Ellena]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Apr 2021 09:25:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Precedenti]]></category>
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					<description><![CDATA[Lo Stadium pronto a ospitare il secondo match tra bianconeri e rossoblu dopo quello di Coppa Italia. Da un secolo non è in palio lo Scudetto, ma il passato ha regalato anche qualche chicca. Come una doppia&#46;&#46;&#46;]]></description>
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<p>Lo Stadium pronto a ospitare il secondo match tra bianconeri e rossoblu dopo quello di Coppa Italia. Da un secolo non è in palio lo Scudetto, ma il passato ha regalato anche qualche chicca. Come una doppia sfida “gemella” negli anni ’80.</p>



<p>La parola Scudetto non rientra nel vocabolario di Juventus-Genoa da oltre un secolo. La plurivittoriosa storia del Grifone si è interrotta prima dell’inizio della Serie A a girone unico. Ma tra alti e bassi i rossoblu sono sempre stati protagonisti nel massimo campionato.</p>



<p>E da quando sono tornati in A nel 2007, a braccetto proprio con i bianconeri, i genovesi hanno centrato ogni anno l’obiettivo minimo della salvezza. Togliendosi anche qualche soddisfazione. Come uscire imbattuti dal doppio confronto nella stagione 2011/12, quella che diede il via al ciclo dei 9 Scudetti. O di imporre il primo pareggio alla Juve targata Ronaldo dopo 8 vittorie iniziali.</p>



<p><strong>La lezione dell’ultimo confronto</strong><strong></strong></p>



<p>Juventus e Genoa si troveranno di fronte a 3 mesi dall’ultimo confronto. <a href="/precedenti-juventus-genoa-coppa-italia-2017/" class="rank-math-link">Disputato in Coppa Italia</a> e vinto non senza sofferenza dagli uomini di Andrea Pirlo. A cui non bastò un doppio vantaggio per superare il turno in scioltezza. Tanto che furono necessari i tempi supplementari. Non proprio il massimo, con lo scontro diretto in casa dell’Inter in programma pochi giorni dopo.</p>



<p>Un risultato che dovrà servire da lezione. La squadra rossoblu ha cambiato marcia dall’arrivo di Ballardini (poco prima di Natale) e oggi veleggia molto lontano dalla zona salvezza. Facendo presagire un finale di stagione con meno pathos rispetto agli ultimi.</p>



<p><strong>Curiosità dalla storia</strong><strong></strong></p>



<p>Sfogliando l’album dei ricordi degli Juventus-Genoa del passato emergono anche situazioni piuttosto curiose. Come una doppia sfida nell’allora Comunale, a distanza di pochi mesi, finita praticamente in fotocopia.</p>



<p>Storia della prima metà degli anni ’80, uno dei momenti più esaltanti per la della Vecchia Signora. Quello dei Campioni del Mondo, di Platini e Boniek, di Trapattoni e Boniperti.</p>



<p>Bianconeri e rossoblu si incontrarono nel finale della stagione 1982/83 e a poi metà di quella successiva 1983/84. Entrambe le gare si chiusero 4-2 a favore dei bianconeri. E il risultato non fu l’unico aspetto comune tra le 2 gare.</p>



<p><strong>1982/83, la stagione dei rimpianti</strong><strong></strong></p>



<p>Della stagione 1982/83 si è parlato spesso raccontando la storia della Juventus. Iniziata con tutti i pronostici a favore &#8211; in campionato e in Europa &#8211; e finita con tanti rimpianti.</p>



<p>Le condizioni per dominare ci sono tutte. Gli scudetti vinti nelle ultime 2 stagioni. I 6 Campioni del Mondo (Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli e Rossi) tutti in campo nella finale con la Germania. Il possibile settimo, Roberto Bettega, appena rientrato dall’infortunio. Platini e Boniek appena sbarcati a Torino e anche loro reduci da un Mondiale da protagonisti. In più la solidità del club guidato da oltre un decennio da Boniperti e la sagacia di Trapattoni in panchina.</p>



<p>Invece le cose non vanno nella maniera auspicata. Soprattutto in Italia. La Roma è matura e il suo bomber Roberto Pruzzo ha la bava alla bocca per l’estromissione dalla spedizione in Spagna. I giallorossi sono famelici fin da subito e tengono la vetta fino a maggio vincendo uno storico tricolore.</p>



<p>La Juve paga qualche sconfitta di troppo. E paga caro l’effetto Marassi, dove cade 2 volte nel solo girone d’andata. Dopo il <a href="/precedenti-sampdoria-juventus-1995/" class="rank-math-link">primo clamoroso ko con la Sampdoria</a> alla prima giornata, arriva anche quello prima del giro di boa col Genoa: 1-0 con gol di Antonelli.</p>



<p><strong>Un poker nel giorno del saluto a Zoff e Bettega</strong><strong></strong></p>



<p>Quando i rossoblu arrivano a Torino, il 15 maggio 1983, ormai la gara non ha più valore per la classifica. I bianconeri vivono una domenica sospesi tra il passato e il futuro. È l’ultima partita “italiana” di Roberto Bettega e Dino Zoff, 2 dei grandi protagonisti del ciclo iniziato negli anni ’70. Ma soprattutto i pensieri sono già proiettati alla finale di Coppa dei Campioni di Atene contro l’Amburgo in programma 10 giorni dopo.</p>



<p>Trap fa le prove generali in vista del match coi tedeschi. L’11 iniziale è spaventoso: Zoff, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Bettega, Tardelli, Rossi, Platini e Boniek. Il Genoa è guidato da Gigi Simoni, tra le sue fila può contare sul portiere Silvano Martina, sul bomber Massimo Briaschi e sull’ex bianconero Fernando Viola. I rossoblu hanno appena centrato l’obiettivo. Sette giorni prima hanno festeggiato insieme alla Roma: l’1-1 di Marassi ha portato la salvezza matematica insieme allo Scudetto dei giallorossi.</p>



<p>La partita non mette pressioni a nessuno. In più su Torino piove a dirotto e il tempo è tutt’altro che primaverile. Ci sono quindi le condizioni per una partita pazza e così sarà.</p>



<p>Avanti gli ospiti con Paolo Benedetti che stacca da corner e fa secco Zoff dopo 8 minuti. I padroni di casa la ribaltano intorno alla mezz’ora. Prima con Bettega il cui tiro è deviato nettamente da Carmine Gentile (e allora non si facevano sconti agli attaccanti, per il tabellino è autogol), poi con Platini che insacca di testa in tuffo sotto la Filadelfia: 2-1.</p>



<p>Ripresa e Platini regala un’altra perla, con controllo in area e destro imparabile. Gol numero 16 e titolo di capocannoniere, alla prima stagione in Italia. Anche se i centri sarebbero 18, ma 2 sono invalidati dopo un 3-3 con l’Inter diventato 0-2 a tavolino a causa di un mattone lanciato contro il bus dei nerazzurri. Faccende non così rare in quegli anni.</p>



<p>C’è ancora tempo per le emozioni. Briaschi prova a riaprire il match con una girata da centro area. Ma a 4 minuti dalla fine è Cabrini, con un sinistro che schizza imparabilmente sull’erba fradicia, a segnare il 4-2 nonché l’ultimo gol del campionato bianconero.</p>



<p>Di gol ne arriveranno ancora prima del rompete le righe. Purtroppo non nella finale di Coppa Campioni, in cui un quello di Magath basta a rovinare la festa. Ma tanti se ne vedranno ancora in Coppa Italia, competizione vinta dopo una rimonta nella <a href="/precedenti-storici-juventus-verona-85-86/" class="rank-math-link">doppia finale con il Verona</a>. Una magra consolazione, ma pur sempre un altro trofeo in bacheca.</p>



<p><strong>1983/84, il calendario si ripete</strong><strong></strong></p>



<p>Poche settimane dopo aver alzato la Coppa Italia, si riparte. E la Juve lo fa con l’idea di cancellare la stagione appena passata. C’è un campionato da tornare a vincere e magari provare l’assalto alla Coppa delle Coppe. Il boccone Amburgo è ancora amaro, ma il conto con l’Europa è più che mai aperto.</p>



<p>La squadra non ha subito grandi novità. Zoff che a 41 anni ha deciso di appendere i guanti al chiodo e Bettega volato in Canada sono stati rimpiazzati da Stefano Tacconi e Domenico Penzo.</p>



<p>Un’altra cosa non è cambiata: la gara con il Genoa in calendario all’ultima giornata. Ma questa volta a campi invertiti, prima a Torino e poi a Genova.</p>



<p>Per quello d’andata bisogna attendere il 1984. La sfida coi rossoblu è proprio quella che apre gli impegni dell’anno solare, domenica 8 gennaio, e che assegna il platonico titolo di Campione d’Inverno. E la Juve ci arriva davanti a tutti. Con un solo punto di vantaggio sulla Roma scudettata e sul sorprendente Torino di Eugenio Bersellini.</p>



<p><strong>Nel gelo del Comunale</strong><strong></strong></p>



<p>Si gioca 8 mesi dopo l’ultimo confronto. Questa volta il clima ostile è più consono alla stagione: 2 giorni dopo l’Epifania fa molto freddo. Ma per il resto sembra di riassaporare un film già visto. La squadra mandata in campo da Trap è per 8/11 la stessa. In porta c’è Bodini e non Tacconi, che un mese prima si è infortunato a una mano proprio nello scontro diretto con la Roma. Penzo ha la maglia numero 7 e Caricola la 2 al posto di Claudio Gentile, anche lui ko. Gigi Simoni, confermato sulla panchina ligure, deve fare a meno di Viola e di Antonelli.</p>



<p>Stavolta i punti contano. Anche per il Genoa che si ritrova di nuovo in lotta per non retrocedere. Meno spensieratezza anche nei 22 in campo e per vedere un gol bisogna attendere la mezz’ora. Tocca di nuovo a Platini lasciare la firma, su punizione: Martina è battuto. Un copione che si vedrà altre volte anche in futuro quando il numero uno &#8211; nonché attuale procuratore di Buffon &#8211; si trasferirà al Toro.</p>



<p>La sfida si accende e il Genoa ha il merito di rimetterla subito in carreggiata con un tocco velenoso di Briaschi che sorprende Bodini. Prima dell’intervallo il nuovo vantaggio. Rossi e Cabrini si scambiano le parti: il cross con l’esterno destro di Pablito è un capolavoro, lo stacco aereo del Bell’Antonio altrettanto.</p>



<p>Si va al riposo sul 2-1 con reti di Platini, Briaschi e Cabrini. Vi dice qualcosa la sequenza? La stessa del secondo tempo del match di maggio!</p>



<p>Ma le affinità non finisco qui. Si torna in campo ed ecco un’altra singolare coincidenza. Il Genoa attacca sotto la Maratona e rispunta la testa di Benedetti che insacca il 2-2.</p>



<p>Il pareggio non è risultato gradito. Anche perché “Tutto il calcio minuto per minuto” racconta che le gare del Torinoo (a Napoli) e della Roma (a Verona) sono inchiodate sulle 0-0.</p>



<p>L’occasione è ghiotta e la squadra del Trap non se la fa scappare. Pochi minuti dopo essere stati raggiunti i bianconeri ripassano avanti. Altra punizione, questa volta indiretta, serve la potenza più che il tocco di Platini: botta di Penzo e pallone sotto l’incrocio.</p>



<p>Prima della fine c’è ancora tempo per abbinare la sfida a quella del maggio precedente. Platini si procura un rigore (che nel dopo gara Simoni contesterà, con più self control rispetto al caso Ronaldo-Iuliano di 14 anni dopo) e lo lascia calciare a Rossi che insacca il 4-2 finale.</p>



<p><strong>Fine stagione trionfale ma solo per la Juve</strong><strong></strong></p>



<p>Un 4-2 che vale il titolo di Campione d’Inverno e anche l’inizio di una fuga importante. Se la gara del San Paolo non va oltre lo 0-0, la Roma finisce beffata a Verona, contro la squadra di Bagnoli che sta studiando da grande. Juve a +2 sul Toro e a +3 sui giallorossi.</p>



<p>Tornando a Juve-Genoa: 4-2 nel maggio 1983, 4-2 nel gennaio 1984. Un’altra cosa si ripeterà nei mesi seguenti: Michel Platini si riconfermerà re dei bomber, facendo anche meglio con 20 gol, uno in più di Zico.</p>



<p>Sicuramente diverso l’esito della stagione 1983/84 per entrambe le rivali. La Juventus chiuderà in modo trionfale, centrando in pochi giorni un’eccezionale double: Coppa delle Coppe e Scudetto. Con il tricolore vinto in anticipo, tanto da potersi permettere un ko in casa del Genoa all’ultima partita. Indolore per i neo Campioni ma amarissimo per il Grifone a cui il 2-1 finale non basterà per salvarsi: decisiva la differenza reti negli scontri diretti con la Lazio che evita la retrocessione.</p>



<p>Il Genoa saluterà la Serie A e non ci farà ritorno fino al 1989 quando inizierà il miglior ciclo degli ultimi 100 anni, con una semifinale di Coppa Uefa a inizio anni ’90.</p>
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