<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Redazione &#8211; AterAlbus</title>
	<atom:link href="/author/wp_5636872/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.ateralbus.it</link>
	<description>About Juventus</description>
	<lastBuildDate>Fri, 13 Aug 2021 05:16:45 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.8</generator>

<image>
	<url>https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/03/cropped-AA-01-70x70.png</url>
	<title>Redazione &#8211; AterAlbus</title>
	<link>https://www.ateralbus.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Che cos&#8217;è la preparazione atletica?</title>
		<link>https://www.ateralbus.it/che-cose-la-preparazione-atletica/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=che-cose-la-preparazione-atletica</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jul 2021 07:23:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[allegri]]></category>
		<category><![CDATA[bertelli]]></category>
		<category><![CDATA[folletti]]></category>
		<category><![CDATA[preparazione atletica]]></category>
		<category><![CDATA[preparazione calcio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ateralbus.it/?p=19139</guid>

					<description><![CDATA[Questo articolo vuole offrire un piccolo scorcio su un’area che è cambiata moltissimo negli ultimi quindici anni e che riveste un’importanza sempre maggiore nello sport più seguito al mondo. “L&#8217;allenamento è l&#8217;insieme di processi fisiologici di adattamento&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Questo articolo vuole offrire un piccolo scorcio su un’area che è cambiata moltissimo negli ultimi quindici anni e che riveste un’importanza sempre maggiore nello sport più seguito al mondo.</em></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“L&#8217;allenamento è l&#8217;insieme di processi fisiologici di adattamento dell&#8217;organismo di fronte al ripetersi di uno stimolo”</em></p></blockquote>



<p><strong>Cos’è la preparazione atletica?</strong></p>



<p>La preparazione atletica è la programmazione dell’allenamento volta a curare, gestire e potenziare le qualità fisiche degli atleti. Gli scopi principali della preparazione atletica sono il conseguimento della condizione fisica ideale nell’atleta, la prevenzione degli infortuni e (eventualmente) la ripresa fisica post infortunio. Non deve quindi sorprendere che la sfera di preparazione atletica sia a cavallo tra l’area tecnica e quella medica, e questo nel calcio vale soprattutto per le squadre d’élite.&nbsp;</p>



<p>Approcciarsi alla preparazione atletica nel calcio e al suo ruolo nella prevenzione degli infortuni significa entrare in un argomento molto vasto, e con una produzione scientifica abbondantissima. Per parlare bene di preparazione atletica legata al calcio occorre prima di tutto inquadrare bene gli sforzi richiesti da questa disciplina.</p>



<p>Da un punto di vista atletico, il calcio è uno sport a diversa intensità con un ventaglio di gesti tecnici ed atletici molto esteso. Per questa ragione, il calcio “esige” un set di capacità molto variegato, a differenza di altri sport (pensiamo a quelli di resistenza) dove è facile trovare ripetizioni degli stessi movimenti. Oggi siamo in grado di dire che l’atleta-calciatore deve privilegiare grandezze neuromuscolare come forza sub massimale ed esplosiva, capacità e potenza dal sistema anaerobico, ma anche presentare un base aerobica notevole. Per di più, se comparato ad altri sport, il calcio è un&#8217;attività dove l’incidenza di infortuni agli atleti e decisamente sopra la media &#8211; e come vedremo la stragrande maggioranza di infortuni avviene in gara, momento di massima concentrazione di sforzo sia fisico che mentale.</p>



<p><strong>Com&#8217;è cambiata nel tempo?</strong></p>



<p>La continua ricerca di nuove strategie di gioco ha determinato un cambiamento radicale anche nell’approccio alla preparazione atletica. L’evoluzione dell’atleta-calciatore ha portato allenatori e staff a sperimentare, incorporare, sviluppare e valorizzare nuove strategie di preparazione. Questo è avvenuto grazie alle rinnovate doti atletiche dei giocatori (che hanno anche esasperato alcuni concetti tecnici e tattici: pensiamo all’incidenza di pressing, gegenpressing, ricerca ostentata del possesso palla a tutti i costi e a tutte quelle tendenze che mettono l’accento sulla componente atletica). Questo nuovo corso storico e questi nuovi fattori hanno determinato un cambiamento significativo nella programmazione del lavoro e di conseguenza trasformato il modo di lavorare dei preparatori atletici.</p>



<p>In passato vigeva la convinzione che si potessero tradurre sul campo di calcio concetti mutuati da altri sport, dove magari la produzione scientifica era più solida. Ad esempio, prendendo a spunto alcune discipline dell’atletica leggera, negli anni 90 e nei primi anni 2000 si abusava di lavori massimali, nella convinzione che tutto il lavoro di forza fatto in allenamento si potesse poi tradurre tale e quale in campo. In questo periodo venne adottato acriticamente il dogma di una stretta suddivisione delle sessioni di lavoro: la giornata veniva quindi scandita prima dalle sedute in palestra per allenare la forza, poi si andava in campo per sedute tecniche e tattiche, e infine le sessioni di massaggi.</p>



<p>Questa compartimentalizzazione ferrea degli allenamenti in realtà è tutt’altro che ottimale per un calciatore. Gli atleti passavano intere giornate ad alzare pesi, sopravvalutando l’impatto che macchinari come una <em>lat machine</em> o una <em>bench press </em>potessero avere sul rendimento del corpo. A questa tendenza vanno ricondotti gli ‘eccessi’ di quegli anni, quando gli <em>squat </em>erano l’esercizio più in voga. Tutto nasceva dall’equivoca concezione dell’atleta come macchinario costituito da diverse parti di un tutto sì connesso, ma non integrato o funzionale. Ad oggi questa visione così rigida è ripresa praticamente solo dai videogiochi.&nbsp;</p>



<p>Se da un lato è innegabile che la vastità dei gesti tecnici e atletici del calcio ha reso a lungo difficile creare una grande tradizione di allenamenti, o quantomeno non di allenamenti <em>ad hoc</em>, è anche vero che dall’altro lato non si era realmente capito cosa richiedesse questo sport. Da un punto di vista strettamente pratico, queste convinzioni hanno portato diversi problemi di tenuta atletica, accentuati poi dall’infittirsi dei calendari e dal moltiplicarsi delle partite.</p>



<p>Oggi questi fraintendimenti sono stati quasi del tutto abbandonati sulla base di evidenze scientifiche sempre più convincenti. Tali evidenze si basano sul principio secondo cui per migliorare il rendimento in calciatore bisogna sviluppare quanto più possibile la <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ySauX_fumDk" target="_blank" rel="noopener">forza condizionale</a>. La forza condizionale è una delle quattro capacità motorie condizionali (le altre tre sono velocità, mobilità articolare e resistenza) ed è la forza liberata in abbinamento alla coordinazione. Allenare questa capacità richiede allenamenti specifici, perchè solo su stimoli precisi il corpo risponderà in maniera precisa.&nbsp;</p>



<p>L’idea dell’integrazione di capacità condizionali, cognitive, coordinative al fine di raggiungere una preparazione più specifica possibile per il calcio, trova radici nei “rivoluzionari della pianificazione” come Seirul-lo. Proprio dalla scuola catalana arriva quest’idea di strutturazione della preparazione dei calciatori in cosiddetti microcicli settimanali, molto lontani dall’idea di costruzione di forza generica e resistenza avulse dal contesto e vagamente correlate al gioco effettivo. In questi microcicli la pianificazione prevede da una parte una costante gestione della preparazione specifica e condizionale, dall’altra la loro basilare integrazione. Il calciatore non è più composto da tanti mattoncini di lego, ma è un’unità cognitivo-atletica che interagisce costantemente con una realtà che lo porta ad apprendere e migliorare.</p>



<p>Altro grande fautore di questa rottura con il passato è Vitor Frade, padre della <a href="https://www.ultimouomo.com/dizionario-tattico-la-periodizzazione/" target="_blank" rel="noopener">periodizzazione tattica</a>. Alla base della periodizzazione tattica c’è il concetto di <a href="http://www.atlalbiate.com/graziano/sito/periodizzazione/La%20periodizzazione.pdf" target="_blank" rel="noopener">periodizzazione atletica</a>, che presume che il corpo umano attraversi diverse fasi nel processo di allenamento, e che lo scopo di quest’ultimo sia far raggiungere un picco prestativo all’atleta. Sebbene questo sia un concetto ancora stra-utilizzato in moltissime discipline (pensiamo all’allenamento del maratoneta), nel calcio ci si sta muovendo in maniera parallela per cercare di avere una condizione di forma ottimale lungo la maggior parte della stagione agonistica. Da questo concetto prende forma quello della periodizzazione tattica. Frade e la recente scuola portoghese &#8211; le cui intuizioni si sono poi diffuse a macchia d’olio &#8211; sostiene che il calcio inneschi quattro reazioni differenti nell’atleta (fisica, tecnica, tattica, psicologica) e che vadano allenate tutte insieme organicamente. Come fare? Simulando sempre le situazioni, i gesti, le scelte e l’intensità della partita in allenamento.</p>



<p>A partire da questa scoperta, Frade si fa promotore di morfocicli di allenamento, ossia di cicli in cui tutto l&#8217;allenamento è finalizzato all´interpretazione di determinati principi di gioco. Come i microcicli, essi sono strutturati in settimane che ripetono schemi di lavoro integrati in ogni sfumatura, di forza, intensità, carico cognitivo, etc. ma che hanno la peculiarità di porre attenzione non solo sul tipo di contrazione muscolare alla base del lavoro di ciascun giorno della settimana, ma anche sulla gestione del carico di fatica psicologica dell’atleta. In questo senso è interessante notare come il giorno successivo al match sia dedicato al riposo a prescindere dai possibili aspetti fisiologici che sembrerebbero preferire un recupero attivo.</p>



<p>Senza la pretesa di addentrarci troppo nel dettaglio di ciascuna giornata o tipo di microciclo e morfociclo un’ultima cosa da sottolineare è come in nessun caso la preparazione preseason sia vagamente assimilabile alla dura immagine stereotipata che immaginiamo. Se si esclude una parziale diversa composizione degli allenamenti per favorire il ritorno al fitness, nella maggior parte dei casi le quattro settimane che precedono l’inizio della stagione sono basate esattamente sullo stesso schema di apprendimento di micro e macro principi di gioco integrati con lavoro condizionale e di intensità, al fine di mantenere più costante possibile la condizione della squadra nell’arco della stagione.</p>



<p>Tra i pionieri di queste nuove tendenze, in Italia troviamo José Mourinho e Antonio Conte. Entrambi hanno rivoluzionato la Serie A con un metodo di lavoro differente, prima ancora che le loro particolari strategie tattiche. Entrambi hanno portato un approccio basato sulle individualità: dove l’analisi del calciatore tiene conto non solo delle caratteristiche fisiche ed atletiche, ma anche è tarata anche sul reparto e sul ruolo del calciatore in squadra.&nbsp;</p>



<p>Mourinho all’Inter ha stravolto la routine della preparazione, portando tutte le sessioni (comprese quelle di attivazione) ad essere svolte con il pallone. Ha portato con sé lo studio dei dati fisiologici ed atletici dei calciatori, che era un aspetto fortemente sottostimato fino a quegli anni. Fortemente influenzato da Frade, lo stesso Mourinho ha preso le distanze dalla percezione meccanicistica del calciatore in favore di una visione globale del gioco e del singolo in rapporto alla squadra. Le situazioni allenano il singolo ad elaborare, decidere, agire, interagire; l’allenamento condizionale sul campo da calcio rende tangibili i miglioramenti e non li relega in una sala pesi; la preparazione è funzionale allo sport specifico.&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.mistermanager.it/wp-content/uploads/2012/06/pap1.jpg" alt="Calcio, Riscaldamento e principio della Post-Attivazione (aspetti teorici)  | MisterManager"/><figcaption>Esercizi di attivazione</figcaption></figure></div>



<p><strong>La prevenzione degli infortuni e il ruolo del preparatore</strong></p>



<p>Il preparatore atletico ha il compito di migliorare la salute fisico-atletica dell’atleta. In questo un aspetto fondamentale è la prevenzione degli infortuni, un compito che viene espletato attraverso protocolli dettagliati e convenuti tra vari membri dello staff. I protocolli di prevenzione degli infortuni hanno subito un’evoluzione verticale nell’ultimo decennio, stimolando al contempo un volume impressionante di ricerca scientifica di corredo. Se ci pensiamo, questo va di pari passo con l&#8217;accresciuta importanza dell intensità nel gioco del calcio.&nbsp;</p>



<p><strong>I protocolli di prevenzione</strong></p>



<p>Oggi i protocolli di prevenzione degli infortuni nel calcio si basano principalmente sulla cura di quattro grandi gruppi anatomici del corpo umano: l’anca, i flessori, le ginocchia e le caviglie. Le sessioni di prevenzione hanno cominciato ad essere piano piano incorporate in tutti i microcicli settimanali di allenamento. Ad oggi c’e discreto consenso sul fatto che 15/20 minuti di sessione di prevenzione siano sufficienti. A questo segue la fase di attivazione neuromuscolare, comune a tutta la squadra, che ‘cresce’ durante la settimana: si passa da esercizi a terra, ad esercizi in piedi, ad esercizi in velocità (in gergo si dice che durante la settimana &#8220;ci si alza da terra&#8221;).&nbsp;</p>



<p>La sollecitazione muscolare richiesta da questo sport è notevole, e con l’aumentare delle nostre conoscenze riguardo ai “bisogni”, è aumentata anche l’attenzione che i professionisti stanno dedicando a questi aspetti. Oggi diamo per scontata la necessità di un approccio scientifico alla prevenzione di infortuni; tuttavia è bene ricordarsi che fino a 20 anni fa questo stesso approccio era snobbato. La tipologia di infortuni su cui si può intervenire con un approccio scientifico di tipo preventivo non sono solo quelli muscolari, ma anche quelli di tipo traumatico derivanti da contatti con avversari.</p>



<p>Nel calcio oltre il 30% degli infortuni riguarda lesioni muscolari, e tra questi l’infortunio più comune è quello ai flessori del ginocchio. Questa sovraesposizione è dovuta ad una stima eccessiva dell’importanza del quadricipite nel gioco. In passato &#8211; ma anche tutt’oggi in alcuni casi &#8211; la preparazione atletica e l’allenamento della forza massimale si è eccessivamente concentrata sui quadricipiti (i muscoli deputati all’estensione del ginocchio) e non ha curato altrettanto bene i flessori, con cui lavorano in coppia. Il primo studio nel calcio fu quello del dott. Oberg nel 1986, che evidenziò come il rapporto tra flessori ed estensori (rapporto di H:Q &#8211; <em>harmstring : quadriceps</em>) fosse significativamente più sbilanciato nei calciatori che in altri atleti. Questo squilibrio, oltre a spiegare la frequenza degli infortuni dei flessori nel calcio, predispone a lesioni del crociato anteriore, perché i flessori contrastano il cassetto anteriore della tibia, sono sinergici al crociato anteriore, e hanno un ruolo importantissimo nel controllo delle rotazioni.</p>



<p>Uno degli aspetti più trascurati di questo approccio (anche ad alti livelli) è la comunicazione. È stato dimostrato che una corretta registrazione e condivisione di dati, pratiche e sensazioni tra atleti, staff tecnico, preparatori atletici e personale medico riduce gli infortuni di tipo muscolare fino al 75%. Non è una sola persona a decidere esercizi, percorsi riabilitativi o programmi di allenamento: è il lavoro di squadra che determina l’efficacia di un protocollo di prevenzione. Questo tipo di approccio, largamente accettato nel calcio d&#8217;élite, viene chiamato <em>sharing and compliance</em>.&nbsp;</p>



<p><strong>Gli infortuni nel calcio femminile</strong></p>



<p>Oggi in Europa circa 30 milioni di atlete giocano a calcio. I tempi sono maturi affinché la narrazione scientifico-sportiva si concentri in maniera decisa e convinta sui particolari bisogni che questo sport manifesta in atlete donne.&nbsp;</p>



<p>Un dato su tutti: ogni 1000 ore di allenamento, l’incidenza del rischio infortunio è di 1,17. In gara questo aumenta fino a 12,63 (negli uomini siamo sullo stesso ordine di grandezza, ma meno sbilanciato). L’elefante nella stanza per il calcio femminile è il crociato anteriore, la cui lesione è un infortunio grave ma piuttosto comune: la fisionomia delle donne le rende particolarmente esposte a questo tipo di infortunio, che non a caso si manifesta con molta più frequenza (fino a 6 volte di più per le calciatrici rispetto ai colleghi maschi). La diversa conformazione del bacino conferisce alla gamba femminile un lieve valgismo fisiologico del ginocchio, con una differenza notevole nelle tensioni e nelle forze a carico del ginocchio esterno. Con l’aumentare dell’angolo tra inclinazione del femore e asse verticale cresce esponenzialmente anche il rischio di valgo.&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://lh6.googleusercontent.com/6hvxnqTu47yOHJyKLFKZT6ZPAihZhVFwnadag4FADtsY0LVyALtYL9FXqoKFPJZfciB7WWGfHt8b2_Ic7o-QFPsFmWYIRcfToTMSpaphF1WuUpo6POzSFAhaTJBG6X73m_UTneXR" alt=""/><figcaption>Il famoso angolo Q</figcaption></figure></div>



<p>Altri aspetti che concorrono a determinare un più alto rischio di infortunio per le donne sono fattori ormonali e neuromuscolari. Per quanto riguarda i primi, il basso livello di testosterone impedisce di mantenere i benefici sulla forza acquisiti in allenamento. Sui secondi invece si puo intervenire attraverso una corretta attivazione neuromuscolare, i cui <em>pattern</em> devono essere diversi rispetto a quelli per gli uomini poiché l&#8217;attivazione stessa è fisiologicamente ritardata.&nbsp;A titolo di esempio, questi sono gli esercizi che prevedono cambi di direzione repentini, o l’atterraggio da salti senza una completa e corretta flessione del ginocchio. </p>



<p>Come correggere o prevenire? Esercizi biometrici e di <em>landing </em>studiati appositamente per donne sono ormai pubblica conoscenza per tutte le squadre di calcio femminili. Questo approccio sta prendendo piede sempre di più, tanto che gli esercizi di prevenzione per il crociato anteriore devono essere svolti quotidianamente dalle calciatrici “professioniste”.&nbsp;</p>



<p>Un’altra macroarea che contribuisce significativamente alla riduzione del rischio di infortunio al crociato, sia negli uomini che nelle donne, è quella del gluteo (grande e medio). È pertanto essenziale aumentare la tonicità di entrambi e soprattutto del grande gluteo per conferire maggiore stabilità al bacino, che si ripercuote a cascata sugli arti inferiori. Le sedute di forza in questo senso vanno intese non tanto per poter poi essere traslate in forza massimale sul campo, quanto squisitamente a scopo preventivo.&nbsp;</p>



<p>Questa compenetrazione tra preparazione atletica e prevenzione degli infortuni è testimone di un approccio sempre più olistico, fondato su conoscenze sempre più specifiche e particolareggiate. La stessa compartecipazione delle aree tecniche, atletiche e mediche si può riscontrare nel trattamento degli infortuni, di cui sarà oggetto il prossimo approfondimento. </p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Per approfondire: </p>



<p><a href="https://www.my-personaltrainer.it/allenamento/preparazione-atletica.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Preparazione atletica</a><br><a href="http://www.mazzinidavinci.altervista.org/Documenti/Didattica/TROMBONE/CAPACITA%20CONDIZIONALI.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Capacità condizionali</a><br><a href="https://juegodeposicion.wordpress.com/2020/08/05/the-influence-of-seirul-lo-on-pep-guardiola/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Paco Seiru-lo e Pep Guardiola</a><br><a href="https://spielverlagerung.com/2020/05/23/understanding-the-tactical-periodization-methodology/" target="_blank" rel="noopener">Vitor Frade e la periodizzazione tattica</a><br><a href="http://www.atlalbiate.com/graziano/sito/periodizzazione/La%20periodizzazione.pdf" target="_blank" rel="noopener">Periodizzazione atletica</a> <br><a href="https://barcainnovationhub.com/the-relationship-between-the-hq-ratio-and-hamstring-injuries/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rapporto H:Q</a></p>



<p>Hanno contribuito all&#8217;articolo: <a href="/pirlo-juventus-turover/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Enrico Ferrari</a>, <a href="/author/andrea-lapegna" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Andrea Lapegna</a>, <a href="/author/andrea-lapegna" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alessandra Fabio</a>, <a href="/author/francesco-saccia" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Francesco Saccia</a>. <br></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come giudichiamo la stagione della Juve?</title>
		<link>https://www.ateralbus.it/come-giudichiamo-la-stagione-della-juve/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=come-giudichiamo-la-stagione-della-juve</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 May 2021 16:26:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ateralbus.it/?p=18992</guid>

					<description><![CDATA[Decisamente meno facile del previsto, ma comunque con due trofei. Come l&#8217;abbiamo giudicata, a caldo? Antonio Corsa: negativa Negativa. Non possiamo considerarla diversamente, pur con tutta la buona volontà possibile: questo non può essere uno standard di&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Decisamente meno facile del previsto, ma comunque con due trofei. Come l&#8217;abbiamo giudicata, a caldo?</strong></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><strong>Antonio Corsa: <span class="has-inline-color has-vivid-red-color">negativa</span></strong></p>



<p>Negativa. Non possiamo considerarla diversamente, pur con tutta la buona volontà possibile: questo non può essere uno standard di eccellenza soddisfacente. Ciò non vuol dire sia tutto da buttare e non vuol dire che non si possa accettare &#8211; d&#8217;altra parte è sport &#8211; che una stagione vada male. Bisogna però partire dalla consapevolezza di aver performato al di sotto delle aspettative e di non aver raggiunto gli obiettivi che un club come la Juventus deve porsi. Bisogna però, più di tutto, partire da un&#8217;analisi approfondita dei motivi che hanno portato la Juve a &#8220;calare&#8221; progressivamente negli ultimi 3 anni. Probabilmente, è avvenuto per la somma di errori e di cose fatte poco bene, più che per una singola scelta sbagliata. Proprio per questo, occorre analizzarli per bene e non ripeterli più. P.S. È stato comunque godurioso e vitale il colpo di coda finale. Ripartire dalla Champions è tutt&#8217;altra cosa e, pur nelle tante difficoltà di un&#8217;annata no, era importante dimostrare di avere ancora orgoglio e voglia.</p>



<p><strong>Davide Terruzzi: <span class="has-inline-color has-vivid-red-color">assai negativa</span></strong></p>



<p>Mettiamola così. Siamo arrivati dal festeggiare un accesso alla Finale di Champions a essere contenti per un quarto posto raggiunto all’ultimo grazie a un pari del Napoli. La parabola discendente della Juventus è continua da tre anni. Abbiamo toccato il punto più basso? Boh, dipende da quello che farà la dirigenza in queste settimane. Non dobbiamo, e non possiamo, misurare la stagione con il sospiro di sollievo degli ultimi giorni e relative godurie (bello e fondamentale essere in CL). Non abbiamo vinto il campionato, non abbiamo battuto il Porto negli ottavi, abbiamo vinto competizioni (bravi) in cui si giocano quattro partite; soprattutto, abbiamo vissuto una stagione in cui non sono state costruite identità e organizzazione, perdendo la voglia di sacrificarsi e lottare. Pirlo ha molte responsabilità, meno della società che è la principale imputata, ma anche i calciatori hanno peccato di presunzione, arroganza e mancanza d’applicazione. La Juventus ha smesso di fare paura agli avversari, ne ha avuta tanta di sé stessa, è stata fragile, lunga, confusa e confusionaria. Quindi, stagione negativa per tutti, che mi auguro possa servire per costruire senza cercare alibi e senza pensare che sia stata una fisiologica annata di transizione.</p>



<p><strong>Andrea Lapegna: <span class="has-inline-color has-vivid-red-color">brutta</span></strong></p>



<p>Quando ad inizio anno <a href="/pirlo-si-pirlo-no-redazione/">facevamo il punto sul nuovo allenatore</a>, penso che nessuno di noi avrebbe immaginato di star qui 10 mesi dopo a commentare una stagione in cui la Juventus non è mai stata in corsa per lo scudetto, <a href="/juventus-porto-analisi-tattica-ritorno-champions-league/">è uscita agli ottavi di Champions League</a> con la più abbordabile delle 16, e soprattutto ha dovuto lottare con le unghie e con i denti per un &#8220;misero&#8221; quarto posto. Se è vero che il fatturato e la potenza di fuoco della società stabiliscono gli obiettivi, il monte ingaggi gargantuesco della Juventus chiama una stagione ben diversa.&nbsp;</p>



<p><a href="/tutto-da-buttare/">Tutto da buttare</a>? No, ma quasi. La squadra è apparsa confusa, spaesata, fragile per tutto l&#8217;anno. Pirlo ha fatto infinite giravolte, per tigna o per necessità, rinunciando a molti dei suoi principi per accomodare una rosa mal costruita; la società è stata assente sia per questioni di campo che per questioni extra-campo, inanellando per giunta figuracce in serie. Nessun fattore esogeno deve assurgere ad alibi o a scusa: né gli infortuni né il calendario fitto, né gli arbitri né gli alieni. Questa stagione è tutta farina del nostro, tracotante, sacco.</p>



<p><strong>Luca Rossi: <span class="has-inline-color has-vivid-red-color">negativa</span></strong></p>



<p>Onestamente non vedo grossi appigli per poter reputare sufficiente questa stagione, soprattutto alla luce del trend seguito dalla Juventus in questa annata. Se fino alle semifinali di coppa Italia era possibile intravedere profili, seppure sparuti, di ottimismo, gli ultimi mesi hanno accertato, dal mio punto di vista in maniera inequivocabile, la negatività di una stagione in cui è complicato trovare qualcosa da salvare. La Juventus non ha mai trovato un briciolo di continuità, si è rivelata spesso fragile, non è una squadra migliorata né collettivamente né in molte individualità e nelle partite importanti, salvo qualche rara eccezione, ha dimostrato preoccupante inadeguatezza. Penso alla partita col Milan al ritorno, decisiva come poche, al doppio confronto col Porto, alla partita di andata con l’Inter. Le ultime due settimane non sanano quanto visto in precedenza posto che dovrebbe fare riflettere di più il fatto che la Juventus si sia messa nelle condizioni di dover sperare in un pareggio del Napoli che altro. Poco più di 20 giorni fa, non mesi fa, la Juventus ha battuto in un match pessimo l’Udinese. Poi è arrivato lo 0-3 col Milan. Supercoppa e Coppa Italia non devono servire a nascondere la polvere sotto il tappeto. Né tantomeno gli infortuni o l’assenza di preparazione.</p>



<p> <strong>Francesco Saccia: <span class="has-inline-color has-vivid-red-color">negativa</span></strong> </p>



<p>Il sollievo per la zona Champions raggiunta all&#8217;ultimo respiro (grazie ad altri, è giusto ricordarlo) e le due coppe &#8220;minori&#8221; sollevate non devono farci dimenticare i tanti problemi vissuti in questa stagione e il fatto che all&#8217;inizio le premesse e gli obiettivi fossero ben diversi. Un monte ingaggi-monstre come quello della Juve che produce un quarto posto in extremis è la montagna che partorisce il topolino. Oltre che dal punto di vista dei risultati, anche, se non soprattutto, dal punto di vista della costruzione della squadra e dello sviluppo di principi di gioco chiari e definiti la stagione è da considerarsi negativa. Nonostante tutto questo, è importante sforzarsi di non buttare ciò che comunque di buono c&#8217;è stato: alcune individualità che si sono rivelate all&#8217;altezza e altre che promettono di esserlo in futuro se adeguatamente istruite dalla guida tecnica, la voglia di tutta la squadra di non mollare il traguardo minimo persino quando ormai tutto sembrava perduto. Il raggiungimento della Champions regala a società e squadra il lusso di riflettere sugli errori, imparare e migliorare senza che questi abbiano determinato conseguenze quasi irreparabili sulla stagione successiva, ma una presa di coscienza collettiva su quanto non ha funzionato è indispensabile.&nbsp;</p>



<p> <strong>Claudio Pellecchia: <span class="has-inline-color has-vivid-red-color">negativa</span></strong> </p>



<p>Non ne voglio fare solo una questione di risultati (non) raggiunti ma di come e perché non siano stati raggiunti. Perché, come si dice, il risultato può casuale ma la prestazione no. Da questo punto di vista la Juventus non è riuscita a costruire nessuna base tecnica credibile per il futuro a medio termine, nonostante l’idea dell’ anno di transizione &#8211; abbondate con le virgolette in considerazione del monte ingaggi &#8211; potesse essere consacrata all’idea di un “non scudetto” oggi in funzione di un sistema di gioco lineare, credibile, coerente, efficace, domani. E questo nonostante il materiale su cui lavorare ci fosse, al netto delle carenze strutturali &#8211; addirittura endemiche in certi casi &#8211; nella <a href="https://twitter.com/clape87/status/1396738213813891077" target="_blank" rel="noopener">costruzione della rosa</a>: la sensazione è che la Juventus sia rimasta troppo spesso prigioniera in un limbo di astrazione e indeterminatezza in cui la distanza tra ciò che si voleva fare e ciò che si poteva fare ha finito con l’evidenziare tutti quei limiti tecnici e psicologici (individuali e collettivi) che i successi degli anni precedenti aveva contribuito parzialmente a mascherare. La speranza, adesso, è che si riparta dalle cose semplice: da un mercato “di campo”, da un DS che sia messi lì per meriti e competenze, da un allenatore che abbia le idee chiare senza la necessità di dover ogni volta derogare dalle stesse, da un gruppo di calciatori allenati e allenabili. Insomma da una presa di coscienza della realtà, senza pensare che basti solo un nome &#8211; in campo o in panchina- per rimettere le cose al loro posto.</p>



<p><strong>Francesco F. Pagani: <span class="has-inline-color has-luminous-vivid-amber-color">più o meno in linea con le aspettative</span></strong></p>



<p>La Juventus ha vinto due trofei, seppur minori, non si è confermata per il decimo anno consecutivo in campionato ed è uscita abbastanza malamente dalla Champions, cosa che comunque era successa anche nell’ultimo paio d’anni. Il tutto con una rosa che ha bisogno di diverse aggiustate ed un allenatore che ricopriva questo ruolo per il suo primo anno in assoluto. Ad inizio stagione mi dissi certo che lo Scudetto sarebbe finito sulla sponda Nerazzurra di Milano, anche se è vero che la Juve ha avuto qualche battuta a vuoto di troppo e faticato oltremodo per guadagnarsi la partecipazione alla prossima Champions. Però <a href="https://www.facebook.com/sciabolatamorbida/posts/252367570017229?__cft__[0]=AZW3MPlUS67IxvSMNCncgfZCFiSTfZEWw4e6M2Ynp7CDnFowT9NS-9dKOxzmlGCULnbsA-enqFMQhXYDOHfhwA5q3BnQqGvkqVId4bl_j9aryf9HSxwv5F7IupOySNWv4T8dvFUNzPZhPE4zVAuhQE2UrdruS9SBbO2IeRLBPVT7JV5DUe-thQ5c4wRoTLAdwp0&amp;__tn__=%2CO%2CP-R" target="_blank" rel="noopener">i dati ci dicono che a livello di prestazioni la squadra di Pirlo ha fatto meglio, dati alla mano, di quella di Sarri</a>, non riuscendo però a convertire questi dati in punti (prestazioni nì, perché già la Juve di Sarri aveva lasciato spesso a desiderare). Se prendi un esordiente assoluto devi mettere in preventivo che dovrà affrontare dei problemi, commettere errori, compiere un percorso di crescita. Tutto sommato, quindi, la stagione del nuovo mister non è da buttare, a mio avviso.</p>



<p> <strong>Massimo Maccarrone: <span class="has-inline-color has-vivid-red-color">negativa</span></strong> </p>



<p>Da qualunque lato la si guardi la stagione della Juve non può essere giudicata positivamente. Dopo 9 scudetti consecutivi, era difficile ripetersi e va anche accettato che un anno non si possa finire in testa alla classifica della Serie A ma acciuffare il quarto posto all’ultima giornata negli ultimi 30’, mettendolo a serio rischio negli ultimi secondi non è una cosa da vantare ma deve portare a grandi riflessioni. La Juve ha la rosa più costosa della A per distacco, ha giocatori tra i migliori al mondo, il quarto posto non può essere in discussione nemmeno se in panchina hai un novizio. Nel corso della stagione la mancanza di continuità non ha permesso di far crescere la convinzione in quel che si faceva, l’eredità è una squadra senz&#8217;anima e senza identità che ha giocato qualche buona partita. Non basta la reazione di orgoglio dopo la sconfitta contro il Milan a cambiare il giudizio su quello che il campo per un anno ha raccontato. Quel che resta è un progetto che si è troppo velocemente involuto.</p>



<p><strong>Fabio Ellena: <span class="has-inline-color has-luminous-vivid-amber-color">No fallimento. Appena accettabile per i risultati, negativa per tutto il resto</span></strong></p>



<p>Premetto che la parola “fallimento” usata nello sport non mi piace. Detto questo, la stagione non può essere positiva. Un quarto posto in campionato e l&#8217;eliminazione in Champions agli ottavi sono un bottino magro. Che sulla bilancia pesa assai di più dei successi in Supercoppa e Coppa Italia. In questi giorni abbiamo sentito spunti “alla Mourinho” del tipo: “In altre società festeggerebbero settimane per un’annata così”. Vero. Allora restiamo in casa nostra e facciamo un gioco: se lo stesso obiettivo lo avesse raggiunto la Juve di Delneri 10 anni fa, cosa avremmo detto? Solo per sottolineare quanto il peso degli ultimi nove trionfali anni rischi di condizionare ancora più negativamente il giudizio, su Pirlo e sulla squadra. Riassumendo, annata negativa per gioco espresso e confusione in campo e in società, appena accettabile per i risultati. Ma solo per aver preso per i capelli la Champions ed evitato la cessione di quelli da cui ripartire. Vedi alla voce De Ligt e Chiesa.</p>



<p><strong>Michele Puntillo: <span class="has-inline-color has-vivid-red-color">negativa</span></strong></p>



<p>Questa stagione non può che definirsi negativa e i motivi sono presto detti: la rosa della Juventus, seppur non costruita benissimo, seppur troppo costosa rispetto al reale valore del parco giocatori, è &#8211; a mio avviso &#8211; la migliore della serie A e tra le prime otto d’Europa. E se i risultati sono stati magri (non parlatemi dei “due trofei” per favore&#8230;) con una qualificazione per la prossima Champions League acciuffata al cardiopalma, questa stagione lascia un’eredità ancor più scarna: quasi nessun calciatore valorizzato, assenza di un impianto di gioco dal quale ripartire e, soprattutto, il ribaltamento dei valori di forza all’interno della serie A che da un decennio aveva un padrone indiscusso.&nbsp;</p>



<p>Questa non è la sede per analisi più approfondite o per cercare presunti colpevoli (spoiler: Pirlo non può certo essere l’unico sul banco degli imputati), ma la sensazione di aver buttato un anno è molto forte.&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Superlega sì o Superlega no?</title>
		<link>https://www.ateralbus.it/superlega-si-o-superlega-no/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=superlega-si-o-superlega-no</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Apr 2021 14:11:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[superleague]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ateralbus.it/?p=18728</guid>

					<description><![CDATA[Il nostro commento, a caldo ma motivato, su quanto sta filtrando in queste ore. di Andrea Lapegna: no La nuova Superlega europea incarna ed esaspera tutto quel che non mi piace del calcio e di come va&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Il nostro commento, a caldo ma motivato, su quanto sta filtrando in queste ore.</strong></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>di Andrea Lapegna: <strong><span class="has-inline-color has-vivid-red-color">no</span></strong></p>



<p>La nuova Superlega europea incarna ed esaspera tutto quel che non mi piace del calcio e di come va il mondo. Il suprematismo del profitto, la commercializzazione dello spettacolo, lo svilimento dello sport in favore del guadagno; i maggiori perdenti sono il merito sportivo (peraltro già demolito negli ultimi 20 anni), la territorialità e i movimenti nazionali. Perché se è vero che il grande ‘morto’ è la Champions League, è difficile non immaginare uno svuotamento di significato nei campionati nazionali, dove le super squadre ucciderebbero la competizione forti delle entrate <em>monstre </em>del nuovo torneo: che speranze avrebbero un Napoli o una Roma contro corazzate dal fatturato triplo e in costante crescita? In che modo una saltuaria presenza in questa competizione potrebbe compensare lo strapotere delle altre? Non si tratta di semplice istinto di sopravvivenza delle big, non si tratta (solo) di colmare le perdite imputabili alla pandemia, si tratta di un vero e proprio club ristretto che segnerebbe la fine dell’aristocrazia e l’inizio dell’oligarchia calcistica.&nbsp;</p>



<p>E si badi bene, l’avversione alla Superlega non deve essere interpretata come un <em>placet </em>all&#8217;attuale governance del calcio: la UEFA ha già contribuito a stritolare tutti quegli aspetti diversi dall&#8217;estrazione di profitto. D&#8217;altra parte, come è stato già abbondantemente detto, quella tra UEFA e Superlega non è una guerra di soldi vs principi morali, bensì una guerra tra soldi e soldi. Dove a schierarsi si è già perso.&nbsp;</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>di Antonio Corsa: <span style="color:#00a337" class="has-inline-color"><strong>hell yeah!!</strong></span></p>



<p>Ragazzi, ma di cosa stiamo parlando? Con la Champions League è già morta da tempo la meritocrazia. Che merito c&#8217;è a partecipare ad una Coppa originariamente riservata ai solo Campioni domestici, essendo arrivati quarti? Il Manchester City che l&#8217;anno scorso perde in Inghilterra e quest&#8217;anno si gioca la vittoria della Champions cos&#8217;è, se non un cortocircuito di chi invoca il merito? E l&#8217;Atalanta di turno che si qualifica se entra nelle prime 4 rispetto ai Campioni d&#8217;Olanda che devono fare il preliminare che merito avrebbero? E il ranking UEFA calcolato in base ai campionati, le cui squadre però partecipano alle Coppe avendo chi 3 slot, chi 4, chi 5, chi uno&#8230; e quindi in situazione di slealtà e vantaggio rispetto ad altri club per mere ragioni geografiche che ipocrisia è? E il Financial Fair Play che risparmia PSG e City? La Champions League non è nulla di quello che tanti stanno idealizzando: è business.&nbsp;</p>



<p>Fatto male, però. Perchè la fetta più grossa della torta la mangia l&#8217;UEFA che non ha rischio d&#8217;impresa e pretende pure di dettare le regole ai danni dei club senza i quali il giocattolo non esisterebbe. Il modello americano, che molti fraintendono, non c&#8217;entra nulla con retrocessioni o promozioni, con meriti e demeriti: è quello in cui attorno ad un tavolo si siedono da una parte il Commissioner a rappresentare le squadre, e dall&#8217;altra i giocatori. Punto. E insieme decidono di che morte morire. Questa è la filosofia. Tutto il resto si aggiusterà col tempo. Nuove squadre dentro, meccanismi di entrata o uscita in base ai piazzamenti nei campionati, nuove regole&#8230; L&#8217;importante non è &#8220;cosa&#8221;, né &#8220;perché&#8221;. Non è nemmeno &#8220;quando&#8221;. L&#8217;importante è &#8220;chi&#8221;. Chi produce il 99% dei soldi e rischia, deve vedersi riconosciuti il 99% dei ricavi. Dopo di che viva le Cenerentole e le squadre simpatia. A patto che non diventino parassiti e non succhino il sangue di chi quei soldi li produce. Magari buttandoli fuori. Business.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>di Jacopo Azzolini: <span class="has-inline-color has-vivid-red-color"><strong>no</strong></span></p>



<p>Condivido il pensiero di Andrea, questa Superlega esprime praticamente tutto ciò che aborro nella mia idea di sport. Anziché riformare i campionati (e quest&#8217;anno ne stiamo vedendo di bellissimi) e il format della CL, si crea un oligopolio definitivo tra un manipolo di club e tutti gli altri, un piccolo gruppo di società che può fare tutto quello che vuole senza alcun controllo. Un mondo in cui si vive di rendite di posizione e non di meriti (basti vedere molte delle partecipanti attualmente fuori dalla zona CL o addirittura dall&#8217;EL) .Vorrebbe dire condannare all&#8217;oblio perenne piazze e squadre importanti, impedendo a queste di crescere (oltre che di sognare). Trovo ancora più squallido che l&#8217;avidità di queste proprietà si manifesti nei terribili anni della Pandemia, in cui interi movimenti e divisioni sono in ginocchio. Capisco che un tifoso della Juventus o dell&#8217;Inter possa essere attirato dalla possibilità di giocare partitoni ogni settimana (all&#8217;estero stanno invece protestando di più, basti vedere gli account Twitter dei club inglesi), ma è esattamente il tipo di prodotto che mi toglierebbe passione.&nbsp;</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>di Davide Terruzzi: <span style="color:#00a337" class="has-inline-color"><strong>sì</strong></span></p>



<p>Comprendo il punto di vista espresso da Andrea e Jacopo poco sopra, comprendo perfettamente chi parla di meritocrazia e posizioni da guadagnarsi sul campo, ma la mia idea è diversa.</p>



<p>Iniziamo con il domandarci sul perché si è arrivati a questo punto.</p>



<p>La Champions League è la principale manifestazione tra club organizzata dalla Uefa. Diversi tra questi club hanno anche recentemente fatto notare quanto poco sia valorizzata la competizione con un margine di guadagno inferiore rispetto a leghe di altri sport. Il calcio, che è evento mondiale, vale meno di NBA, NFL ecc. Perché?</p>



<p>Perché la Uefa è stata incapace di creare valore?</p>



<p>Perché i dodici club della Superlega sono riusciti a partire col botto?</p>



<p>La Champions, su pressione anche dei team, nel corso degli anni è stata via via sempre più modificata fino a togliere di fatto il merito sportivo come ha evidenziato sopra Antonio.</p>



<p>Juventus e con lei le altre 11 società &#8211; e le diverse che a oggi non ne fanno parte &#8211; sono aziende che hanno nella partita l’evento e che operano all’interno del settore dell’entertainment. Loro e i giocatori creano il valore. Non l’Uefa. Perché deve essere lei a guadagnarci?</p>



<p>Le minacce di esclusioni sono irrisorie. Ci escludono dalle competizioni continentali? E sticazzi. Escludono dai campionati? Guardiamo l’Italia: stagione 2006-2007 con la Juventus in B. Questo campionato fa il record positivo in tutto, la A quello negativo. Perché sono i club a creare valore, loro con i giocatori, loro con il seguito di tifosi.</p>



<p>Una Serie A in cui 3-4 team partecipano alla Superlega, altri 3-4 alla Champions andrebbe a creare società con fatturato maggiore rispetto a quello attuale. Atalanta, Lazio, Roma, Napoli, Fiorentina ecc guadagnerebbero soltanto dalla presenza di Juventus-Milan-Inter in Serie A. Si creerebbe un divario? Ragazzi, già esiste. E il Napoli che va vicino a vincere il campionato con Sarri contro una Juventus immensamente più ricca è la dimostrazione di quanto il merito si conquisti sul campo, sempre, perché poi le partite devi giocarle e vincerle.</p>



<p>Attendiamo ora di capire meglio il funzionamento della Superlega che rappresenta per me la naturale evoluzione delle competizioni calcistiche, così come nel basket europeo è nata da anni l’Eurolega. E, purtroppo per me, spesso non è l’Olimpia Milano, che partecipa all’Eurolega, a vincere il campionato.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>di Massimo Maccarrone: <span style="color:#00a337" class="has-inline-color"><strong>sì</strong></span></p>



<p>Non ne faccio una questione di meritocrazia, né di moralità, non è questo il momento per me di parlare di cosa sia lo sport e come andrebbe gestito. A mio avviso per rispondere alla domanda sulla Super League, bisogna porsene una a priori: cosa sono oggi le 12 fondatarie della Super League? Cosa fanno oggi di preciso, sport o business? La risposta è molto semplice: le squadre con più alto fatturato in europa fanno show business e un business non può essere a perdere ma deve mirare alla crescita costante del fatturato. Con lo sport c’entra qualcosa, probabilmente poco, ma non è questo il punto. La UEFA ha sin qui avuto una visione dispotica, sacrificando sull’altare della competizione, i ricavi. La Super League genererà ricavi molto più alti, perché alla sua base ha un’idea che la UEFA non potrà mai realizzare. Abbandonare la UEFA e la Champions League è la cosa più naturale che si possa fare, certo fanno impressione i tempi, ma in queste due stagioni i club più ricchi sfioreranno i 2 miliardi di perdite complessive a causa del COVID-19, oggi la UEFA non ha previsto un piano di intervento straordinario, anzi ha rivisto al ribasso i premi della CL. Trovo del tutto naturale il meccanismo di sopravvivenza innescato, anche perché la differenza tra quello che è oggi e quello che sarà, sembra abbastanza notevole.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>di Claudio Pellecchia: <span style="color:#00a337" class="has-inline-color"><strong>sì</strong></span></p>



<p>Il punto per me sta in quel che ha scritto Massimo. Cos’è oggi il calcio? È sport? È business? È sport e business contemporaneamente? E se sì dove finisce lo sport e dove comincia il business? Ciascuno di noi ha una sua visione della cosa, che inevitabilmente influenza il suo essere favorevole o contrario alla Superlega &#8211; posto che, comunque, abbiamo ancora troppi pochi dettagli per capire cosa realmente vogliano fare i 12 fondatori a livello di competizione vera e propria. Personalmente, pur condividendo le obiezioni comprensibili di Andrea, Jacopo e tutti quelli che parlano di meritocrazia applicata allo sport, credo che nel momento in cui abbiamo “accettato” che una squadra di calcio diventasse una S.p.A. abbiamo cominciato un ideale conto alla rovescia per quello che è stato ieri e sarà domani. Se le società sono diventate aziende &#8211; e lo sono diventate &#8211; non possiamo pensare che non obbediscano alle normali logiche di mercato e di investimento, con tutto il resto che passa in secondo piano: Antonio e Davide hanno già sottolineato come il calcio sia ormai un business in perdita e come la UEFA ci abbia messo tanto del suo, io mi limito a osservare che nessuno, in nessun settore, ha interesse a investire se non può ricavarne un profitto. Non è giusto, non è bello, è contrario a qualsiasi narrazione romantica del calcio che fu: è semplicemente la “desertica nuova realtà” con cui dobbiamo fare i conti e nella quale dobbiamo (sopra)vivere. Noi come tifosi/appassionati/addetti ai lavori &#8211; per chi avrà ancora voglia di seguire, sia chiaro &#8211; sia loro come rappresentanti e protagonisti principali di un prodotto che si è fatto sempre più difficile da vendere nei nuovi mercati di riferimento, e dal quale è più che legittimo vogliano guadagnare più di quanto facciano ora. Era solo questione di tempo e state certi che il calcio sarebbe morto lo stesso, forse solo più romanticamente. &nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Supercoppa italiana: la preview di Juventus-Napoli</title>
		<link>https://www.ateralbus.it/supercoppa-italiana-juventus-napoli-preview/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=supercoppa-italiana-juventus-napoli-preview</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mascaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jan 2021 10:37:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gli avversari]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ateralbus.it/?p=17244</guid>

					<description><![CDATA[La finale di Supercoppa Italiana metterà di fronte due squadre in momenti cruciali della stagione, ma anche crucialmente diversi. Se la Juve ha visto le poche certezze sgretolarsi nella partita contro l&#8217;Inter, il Napoli ha trovato un&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>La finale di Supercoppa Italiana metterà di fronte due squadre in momenti cruciali della stagione, ma anche crucialmente diversi. Se la Juve ha visto le poche certezze sgretolarsi nella <a href="/inter-juventus-la-lezione-di-conte-a-pirlo/" target="_blank" aria-label="partita contro l&#039;Inter (opens in a new tab)" rel="noreferrer noopener" class="rank-math-link">partita contro l&#8217;Inter</a>, il Napoli ha trovato un minimo di continutà tecnica, le cui caratteristiche potrebbero mettere in difficoltà i meccanismi di Pirlo.</strong></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><strong>Qualche dato</strong></p>



<p>Le due squadre che si affronteranno nella finale di Supercoppa italiana sono due squadre dal volume di gioco molto arioso, e dalla produzione offensiva marcata. Juve (2,08/gara) e Napoli (2,15/gara) sono infatti le due squadre che al momento guidano in Serie A la <a aria-label=" (opens in a new tab)" href="http://fonte https://understat.com/league/Serie_A/2020" target="_blank" rel="noreferrer noopener" class="rank-math-link">classifica degli xPoints</a>, ossia un valore che esprime il rapporto tra xG prodotti e concessi agli avversari in ogni singola partita, in funzione della qualità delle conclusioni in porta effettuate. Il Napoli è anche la squadra che tira di più mentre la Juventus è solo sesta, da cui si deduce che i bianconeri riescono però a concludere da posizioni migliori ed in situazioni più favorevoli.</p>



<p>Non è facile prevedere quale delle due squadre in questa partità prenderà con più continuità il controllo del gioco poiché Juve e Napoli sono prima e seconda nella classifica generale del possesso palla. Infatti, con la sola eccezione della gara contro il Sassuolo, il Napoli ha avuto maggior possesso palla rispetto all’avversario in tutte le partite della Serie A 2020/2021, anche se a Bologna e nella gara di ieri contro la Fiorentina il controllo del gioco è stato equamente diviso.</p>



<p><strong>Come gioca il Napoli?</strong></p>



<p>Il sistema di gioco adottato finora è stato nella quasi totalità delle gare il 4231, con la sola significativa eccezione del 433 nella netta vittoria 4-0 in casa contro la Roma. La formazione tipo, in considerazione dell’assenza per infortunio di Osimhen e della recente positività al Covid di Fabian Ruiz, è la seguente:</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="638" height="410" src="/wp-content/uploads/2021/01/Screenshot-97.png" alt="" class="wp-image-17255" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/01/Screenshot-97.png 638w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/01/Screenshot-97-595x382.png 595w" sizes="(max-width: 638px) 100vw, 638px" /></figure></div>



<p>Insigne (9) e Lozano (8) sono i migliori marcatori della squadra: se il primo ha segnato quasi 1 gol rispetto al valore atteso, per Lozano vi è identità coi valori di xG. Il capitano azzurro (3° in tutta la Serie A) ed il messicano (6°) sono anche i due giocatori maggiormente coinvolti nelle azioni che si sono concluse con un tiro in porta (xG Chain); in questa speciale classifica di squadra risulta terzo il terzino destro Di Lorenzo che vanta anche 3 assist vincenti in questo campionato ed è inoltre il primo per km percorsi in media 11.123 (dodicesimo di tutta la Serie A).</p>



<p>Dries Mertens e Lorenzo Insigne sono i migliori azzurri per EXpected Assist in rapporto ai 90 minuti (0,34 / 0,33) a dimostrazione della loro importanza in fase di rifinitura oltre che di finalizzazione. Va inoltre segnalato il buon rendimento di Petagna che è spesso subentrato a gara in corso e si fatto trovare pronto segnando 4 reti.</p>



<p><strong>La fase di impostazione</strong></p>



<p>Il Napoli effettua costantemente una costruzione dal basso 4+2, caratterizzata dalla posizione medio bassa sia dei due mediani che dei terzini; presumibilmente Gattuso sceglie questa soluzione per attirare la pressione degli avversari ed arrivare velocemente ai 4 giocatori di attacco, tutti in grado di esprimersi al meglio, per caratteristiche, <a aria-label="in campo aperto (opens in a new tab)" href="https://streamable.com/4og9y5" target="_blank" rel="noreferrer noopener" class="rank-math-link">in campo aperto</a> (e attenzione perch<em>é</em> la Juventus di campo ne concede spesso). </p>



<p>L’abilità della squadra nel mantenimento del possesso palla è conseguenza dell’alta qualità tecnica di molti interpreti, testimoniata anche dal dato complessivo sulla precisione dei passaggi (89%).</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="641" height="636" src="/wp-content/uploads/2021/01/Screenshot-94.png" alt="" class="wp-image-17246" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/01/Screenshot-94.png 641w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/01/Screenshot-94-595x590.png 595w" sizes="(max-width: 641px) 100vw, 641px" /></figure></div>



<p>Nella partita contro l’Inter, Gattuso ha scelto una diversa costruzione a 3 centrali, con scambio delle posizioni di Mario Rui ed Insigne che costituiva così una soluzione in più per l’uscita sul lato sinistro del campo. In questa gara Gattuso scelse di irrobustire la coppia centrale di centrocampo con Demme al posto di Ruiz e questa dovrebbe probabilmente essere anche quella che vedremo in campo</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="641" height="293" src="/wp-content/uploads/2021/01/Screenshot-95.png" alt="" class="wp-image-17247" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/01/Screenshot-95.png 641w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/01/Screenshot-95-595x272.png 595w" sizes="(max-width: 641px) 100vw, 641px" /></figure></div>



<p>La costruzione 4+2 ha il suo sbocco più comune sui terzini: qui il Napoli va a sviluppare delle combinazioni che coinvolgono l’attaccante esterno di parte, il quale può combinare con mediano di parte o con trequartista l’attacco alla profondità ed il movimento incontro qualora non sia possibile trovare una linea di passaggio verticale su trequartista o attaccante centrale.</p>



<p><strong>Rifinitura</strong></p>



<p>Conquistata la metacampo avversario, i terzini possono quindi aprirsi entrambi ad occupare l’ampiezza. In questa fase, Bakayoko ed in seconda opzione Ruiz si abbassano con la doppia funzione di appoggio per i difensori centrali e presidio della zona in copertura preventiva. Un centrocampista più dedito al contenimento come Demme dovrebbe confermare questa disposizione.</p>



<p>Come evidenziato anche dai dati precedenti, la rifinitura passa prevalentemente per i piedi di Insigne che rientra sul piede destro a ricercare l’inserimento dell’attaccante esterno opposto, giocata simbolo del Napoli di Sarri, oppure l’inserimento centrale di Zielinski. Anche Mertens, pur partendo dalla posizione di attaccante centrale, predilige per proprie caratteristiche l’uscita dalla difesa avversaria per partecipare alla rifinitura. Prevalentemente a partita in corso e soprattutto contro squadre chiuse nell’ultimo terzo di campo Gattuso ha inserito una prima punta, Petagna o in secondo ordine Llorente.</p>



<p><strong>Pressing?</strong></p>



<p>La prima pressione del Napoli sulla costruzione avversaria non ha come principale obiettivo la rapida riconquista del pallone bensì la copertura delle linee di passaggio centrali. Il dato del PPDA, ossia l&#8217;indice che misura quanti passaggi vengono concessi agli avversari prima di un&#8217;azione difensiva, si ferma a 12,60 e rispecchia questo atteggiamento, tanto che la squadra è attualmente sedicesima in Serie A. Questa tendenza caratterizza la gestione di Gattuso rispetto ai suoi predecessori, tanto che nel campionato scorso il valore crebbe da 8,73 della gestione Ancelotti fino a 12.99. Nel campionato precedente il dato generale fu 10,38 e poco inferiore a 10 nelle ultime due stagioni di Sarri.</p>



<p>La compattezza della squadra si evince anche dall’essere la squadra che ha subito meno gol (16) in campionato, dato che si accompagna al primo posto per xG concessi (15,91). Punto di forza della squadra è sicuramente la coppia di centrali difensivi, composta da Koulibaly e Manolas.</p>



<p>Il Napoli, nonostante l’alto numero di sconfitte in campionato, è tutt’ora in corsa in tutte le competizioni a cui partecipa, ed è in grado di giocare consistenti spezzoni di partita nei quali mette alle corde qualsiasi squadra della nostra Serie A. Ad onor del vero, nessuna delle sconfitte è stata conseguenza di gare nelle quali l’avversario ha avuto una migliore produzione offensiva.</p>



<p>La squadra di Gattuso ha complessivamente un buon approccio alle gare, avendo una differenza tra xG creati e concessi di +4,13. Sui 40 gol messi a segno, ben 20 sono stati segnati dopo il 60’ minuto, a dimostrazione di una squadra che in virtù del proprio possesso palla e della lunghezza della rosa tende a schiacciare l’avversario col passare dei minuti.</p>



<p><strong>Come mettere in difficoltà il Napoli?</strong></p>



<p>Nonostante i 4 punti conquistati, il Napoli in questa stagione è andato in grande sofferenza contro la Real Sociedad, affrontata in Europa League: come il Sassuolo, anche la squadra basca è riuscita ad avere nettamente maggior possesso palla in tutte e due le gare. Nella partita giocata allo stadio Diego Armando Maradona i ragazzi guidati da Manolo Alguacil hanno letteralmente dominato il primo tempo, aggredendo con successo gli azzurri sin dalla prima costruzione, senza risparmiare neanche Ospina. La capacità degli ospiti di mantenere con successo il controllo del gioco e l’efficace e fluida occupazione degli spazi, tale da mutare il 433 di base in 3142, ha costretto Zielinski ad arretrare la propria posizione in fase difensiva nella zona di centrosinistra, così da abbassare gli azzurri in un più innocuo 451. Anche grazie a questo atteggiamento, la Real Sociedad è arrivata al tiro per ben sei volte nei primi 19 minuti e, solo in virtù della straordinaria imprevedibilità del calcio, ha concluo il primo tempo in svantaggio di un gol. In questa partita, il Napoli ha avuto il peggior rapporto tra xG e xGA della stagione, -1.4.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="637" height="366" src="/wp-content/uploads/2021/01/Screenshot-96.png" alt="" class="wp-image-17248" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/01/Screenshot-96.png 637w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/01/Screenshot-96-595x342.png 595w" sizes="(max-width: 637px) 100vw, 637px" /></figure></div>



<p>In vista della finale potrebbe quindi essere determinante disturbare con un pressing ultra offensivo la costruzione dei partenopei anche perché un’ immediata riconquista taglierebbe fuori i quattro giocatori d’attacco. D’altra parte, se il Napoli salta efficacemente la prima pressione, possiede giocatori abilissimi in campo aperto. Un esempio è <a aria-label="questa azione (opens in a new tab)" href="https://streamable.com/4og9y5" target="_blank" rel="noreferrer noopener" class="rank-math-link">questa azione</a> che dopo soli 50 secondi ha liberato davanti al portiere Insigne nella gara persa in casa contro lo Spezia. </p>



<p>Non è peregrino, anche in considerazione dei tanti incontri ravvicinati di questa anomala stagione, pensare che Gattuso opti per una fase difensiva attendista, magari dopo un’iniziale aggressione nei primissimi minuti, rivolta prevalentemente alla copertura degli spazi centrali ed eventualmente all’intercetto delle linee di passaggio. Se il possesso palla della squadra di Pirlo non sarà sufficientemente efficace, con pochi passaggi filtranti e non in grado di generare degli 1vs1(Chiesa contro Mario Rui <em>in primis</em>) il rischio è quello di non mettere mai in difficoltà una squadra dotata di grandissima solidità nella zona centrale (quanto successe all’Inter nella partita di San Siro).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I 20 articoli più letti del 2020 su AterAlbus</title>
		<link>https://www.ateralbus.it/i-20-articoli-piu-letti-del-2020-su-ateralbus/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=i-20-articoli-piu-letti-del-2020-su-ateralbus</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Dec 2020 10:42:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicazioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ateralbus.it/?p=16579</guid>

					<description><![CDATA[Ogni anno, noi di AterAlbus ci mettiamo davanti alla televisione per goderci il calcio e la Juventus. Ogni anno, ci e vi teniamo compagnia con centinaia di articoli, migliaia di minuti di podcast e inifiniti messaggi in&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ogni anno, noi di AterAlbus ci mettiamo davanti alla televisione per goderci il calcio e la Juventus. Ogni anno, ci e vi teniamo compagnia con centinaia di articoli, migliaia di minuti di podcast e inifiniti messaggi in <a href="/tutorial-telegram/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">chat Telegram</a>. Ogni anno, ed è bene che il nostro pubblico lo sappia, cresciamo. </p>



<p>Cresciamo negli ascolti dei podcast, cresciamo in numero su Telegram e cresciamo con le views del sito. Queste cose rappresentano per noi una grande soddisfazione, quindi la premessa a questo articolo non può che essere un sentito GRAZIE a tutti coloro che ci seguono grazie a (o nonostante) le peripezie della Juventus. Vi dobbiamo anche dire che, senza quei mesi di lockdown senza calcio (e senza contenuti AterAlbus), avremmo probabilmente tocca il milione di views nell&#8217;anno solare, un traguardo magnifico per noi che facciamo tutto questo per hobby. <br><br>Questo articolo, snello e veloce, serve a noi tutti per rivivere i momenti e gli articoli più aggreganti di questo anno nefasto; qui sotto in rigoroso ordine crescente. </p>



<p><strong>20 &#8211; <a href="/la-pressione-alta-inizia-a-funzionare/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La pressione alta inizia a funzionare?</a>, di Andrea Lapegna</strong></p>



<p>Una delle cartine tornasole per la Juventus del 2020 (Sarri o Pirlo, fa poca differenza) è la bontà del pressing e della riconquista. Quando funzionano loro, tutta la squadra gira meglio. Nella partita contro il Cagliari si intravedevano dei miglioramenti&#8230;</p>



<p><strong>19 &#8211; <a href="/lo-staff-tecnico-di-pirlo-antonio-gagliardi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lo staff tecnico di Pirlo: Antonio Gagliardi</a>, di Massimo Maccarrone</strong></p>



<p>C&#8217;era grande curiosità attorno allo staff tecnico di Andrea Pirlo, ed una delle figure più quotate è senza dubbio Antonio Gagliardi, ex match analyst della nazionale italiana. </p>



<p><strong>18 &#8211; <a href="/cinque-cose-negative-di-roma-juventus-analisi-serie-a/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cinque cose negative di Roma-Juventus</a>, di Andrea Lapegna</strong></p>



<p>Le prestazioni altalenanti della Juventus di Pirlo sono cominciate già alla seconda giornata. </p>



<p><strong>17 &#8211; <a href="/la-scheda-tecnica-di-marash-kumbulla-juventus-mercato/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La scheda tecnica di Marash Kumbulla</a>, di Francesco Federico Pagani</strong></p>



<p>Sembrava dovesse arrivare alla corte di Pirlo, invece il giovane albanese si è accasato da Fonseca. L&#8217;ex Verona sta comunque mantenando le promesse fatte. </p>



<p><strong>16 &#8211; <a href="/la-tesi-di-pirlo-coverciano-spiegata/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cosa dice la tesi di Pirlo?</a>, di Michele Tossani</strong></p>



<p>Il caso di Pirlo è più unico che raro, dato che ha cominciato ad allenare ancor prima di aver consegnato e discusso la tesi del corso UEFA Pro. Qui Michele ne analizzava il contenuto. </p>



<p><strong>15 &#8211; <a href="/bagno-di-umilta-e-asticelle/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bagno di umiltà e asticelle</a>, di Antonio Corsa</strong></p>



<p>La scelta di esonerare Sarri ed affidare la panchina a Pirlo, se non altro, ha confermato che la dirigenza ha aspettative altissime sulla Juve. E, secondo il plenipotenziario, tifosi e commentatori farebbero bene a tarare l&#8217;asticella sulle stesse aspettative. </p>



<p><strong>14 &#8211; <a href="/una-prestazione-sconcertante-lione-juventus-ottavi-champions-league/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Una prestazione sconcertante (OL-Juventus)</a>, di Andrea Lapegna</strong></p>



<p>Probabilmente la peggior partita della Juventus nel 2020, in rapporto all&#8217;importanza della stessa. Questo potete anche non rileggerlo, non fatevi del male. </p>



<p><strong>13 &#8211; <a href="/cosa-aspettarsi-dal-mercato-della-juve/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cosa aspettarsi dal mercato della Juve?</a>, di Enrico Bergianti</strong></p>



<p>Ossia di come anche quest&#8217;anno abbiamo dovuto fare le nozze con i fichi secchi</p>



<p><strong>12 &#8211; <a href="/la-scheda-di-federico-chiesa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La scheda di Federico Chiesa</a>, di Luca Rossi</strong></p>



<p>Tanto interesse attorno al nuovo acquisto promesso sposo della Juventus da tempo, e che finalmente ha raggiunto Torino. Soldi ben spesi? Troppi? Profilo che mancava? Serviva? Date una letta e giudicate voi con senno di poi. </p>



<p><strong>11 &#8211; <a href="/il-discorso-di-agnelli-in-10-punti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il discorso di Agnelli in 10 punti</a>, di Antonio Corsa</strong></p>



<p>Parlando da Presidente dell&#8217;ECA, Andrea Agnelli fece un discorso molto divisivo (?) sul futuro del calcio europeo. Mise ordine il plenipotenziario.</p>



<p><strong>TOP TEN 🏅</strong></p>



<p><strong>10 &#8211; <a href="/la-crescita-di-nicolo-fagioli/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La crescita di Nicolò Fagioli</a>, di Francesco Federico Pagani</strong></p>



<p>Quando speravamo ed auspicavamo un ruolo più importante per il talento delle giovanili. </p>



<p><strong>9 &#8211; <a href="/che-ruolo-per-kulusevski/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Qual è il ruolo preferito per Kulusevski?</a> di Francesco Federico Pagani</strong></p>



<p>Dejan Kulusevski fu preso a gennaio, lasciato in parcheggio a Parma e portato a Torino a settembre. Piccolo dettaglio, nel mentre abbiamo cambiato allenatore, staff tecnico, e modo di giocare.</p>



<p><strong>8 &#8211; <a href="/troppe-critiche-o-troppi-crediti-per-pirlo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Troppe critiche o troppi crediti per Pirlo?</a></strong>,<strong> di Antonio Corsa</strong></p>



<p>Ogni tanto AterAlbus viene accusato di partigianeria (troppo critico o troppo poco critico nei confronti di Tizio/Caio/Sempronio). Però giudicare Pirlo è estremamente difficile. Quest’anno siamo stati messi dinanzi ad un pacco Amazon con dentro un articolo senza recensioni. Certo, è Amazon, tendi a fidarti. Ma magari&#8230;</p>



<p><strong>7 &#8211; <a href="/operazione-de-ligt-spalla-tempi-recupero/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">L’operazione di Matthijs de Ligt alla spalla</a>, di Francesco Saccia</strong></p>



<p>Il contributo straordinario di Francesco, chirurgo ortopedico affiliato allo J Medical, sull&#8217;operazione a Matthijs De Ligt. Un articolo di divulgazione di cui siamo particolarmente fieri. </p>



<p><strong>6 &#8211; <a href="/spero-qualcuno-mi-aiuti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8220;Spero qualcuno mi aiuti&#8221;</a>, di Antonio Corsa</strong></p>



<p>Non è successo. </p>



<p><strong>5 &#8211; <a href="/cosa-sappiamo-di-pirlo-allenatore-patentino-modulo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cosa sappiamo del Pirlo allenatore?</a></strong>,<strong> di Andrea Lapegna</strong></p>



<p>All&#8217;esordio assoluto, è stato difficile anche per noi reperire informazioni affidabili sul profilo di Andrea Pirlo. Questo è l&#8217;articolo con cui ve lo presentavamo, uscito al suo annuncio.</p>



<p><strong>4 &#8211; <a href="/il-caso-suarez-e-solo-lennesima-delusione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il caso Suarez è solo l&#8217;ennesima delusione</a>, di Antonio Corsa</strong></p>



<p>Una delusione soprattutto per la maniera in cui è stato trattato. </p>



<p><strong>PODIO 🍾</strong></p>



<p><strong>3 &#8211; <a href="/le-pene-di-sarri-errori-allenatore/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Le pene di Sarri</a>, di Michele Tossani</strong></p>



<p>Tutti i nodi che sono costati caro al tecnico toscano, in un recap attualissimo. Era un matrimonio impossibile a queste condizioni. </p>



<p><strong>2 &#8211; <a href="/la-scheda-di-weston-mckennie/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La scheda di Weston McKennie</a>, di Andrea Lapegna</strong></p>



<p>Non poteva non destare grande curiosità l&#8217;acquisto del giovane statunitense, sconosciuto al grande pubblico italiano. Dopo 4 mesi di bianconero, questa scheda rimane ancora un must read. </p>



<p><strong>1 &#8211; <a href="/cristiano-ronaldo-dybala-sconcerti-e-la-liberta-di-sarri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cristiano Ronaldo, Dybala, Sconcerti e la libertà di Sarri</a>, di Davide Terruzzi</strong></p>



<p>O anche l&#8217;articolo più letto DI SEMPRE su AterAlbus. </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il calciomercato 2020 secondo AterAlbus</title>
		<link>https://www.ateralbus.it/il-calciomercato-2020-secondo-ateralbus/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-calciomercato-2020-secondo-ateralbus</link>
					<comments>https://www.ateralbus.it/il-calciomercato-2020-secondo-ateralbus/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2020 10:08:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ateralbus.it/?p=15979</guid>

					<description><![CDATA[Una finestra di mercato più corta sulla carta, ma il cui inizio parte da prima della ripresa dello scorso campionato. Un mercato “creativo”, come aveva annunciato Paratici, vista la mancanza di liquidità nel settore. Com’è andato il&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Una finestra di mercato più corta sulla carta, ma il cui inizio parte da prima della ripresa dello scorso campionato. Un mercato “creativo”, come aveva annunciato Paratici, vista la mancanza di liquidità nel settore. Com’è andato il calciomercato della Juventus? Ha migliorato la squadra? Ha preso giocatori per Pirlo? Ha svecchiato la rosa?&nbsp;</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><strong>di Davide Terruzzi</strong></p>



<p>Di ogni sessione del mercato si dice a fine maggio “questo sarà il mercato più difficile di sempre”. Beh, a questo giro, probabilmente la frase è stata azzeccata, perché l’operato della Juventus è stato condizionato fortemente da tre elementi, due dei quali prettamente juventini. Certamente la pandemia in corso non può offrire certezze a nessun club mondiale e consiglia prudenza, e probabilmente la consiglierà anche a gennaio, perché non sappiamo quando ne usciremo e di conseguenza il fatturato delle società stesse avrà cali notevoli. In più, come accennato prima, i bilanci e la situazione economica-finanziaria della Juventus stessa consiglia, anzi obbliga, massima prudenza; inoltre, la rosa della passata stagione ha lasciato in eredità l’obbligo di uno svecchiamento e la necessità di lavorare per creare una composizione dell’organico più in linea con le volontà dell’allenatore. Come se non bastasse, a metà luglio abbiamo cambiato guida tecnica e quindi anche qualche piano. Paratici e Pirlo hanno dato una accelerata per quanto riguarda le uscite. Diciamoci apertamente la verità: la Juventus ha pochi giocatori appetibili e vendibili, ma questi sono anche i tuoi giocatori migliori (Bentancur, De Ligt e Dybala). A differenza degli altri anni, società e allenatore sono stati molto chiari sin dall’inizio e hanno accompagnato alla porta chi non rientrava più nei piani. In qualche caso registrando minusvalenza, in altri dando il là a prestiti secchi, ma altre soluzioni al problema non erano eventualmente percorribili. Mi dispiace per Douglas Costa, giocatore specialista che in questi anni non è stato ben allenato e spesso anche sfortunato, ma tutte le altre uscite (tranne Khedira che non può essere forzatamente messo fuori dalla porta) hanno un senso e preciso.</p>



<p>Concentriamoci sugli acquisti. Ci sono dei rimpianti: Hakimi, Reguillon e Dzeko. Alcuni non sono arrivati perché non possiamo permetterci grossi investimenti, altri sui quali non siamo andati, altri ancora perché ci sono stati più tavoli e più trattative.</p>



<p>Detto questo, Pirlo ha una idea di gioco ben precisa, alcuni acquisti erano stati perfezionati prima della sua nomina ma si tratta di giocatori di qualità (Arthur e Kuluševski); sono poi arrivati un mediano rubapalloni, un tuttocampapista di fascia fortemente voluto, una punta. Abbiamo aumentato il livello d’intensità e d’atletismo, abbassato età media, ma la strada è ancora lunga. Personalmente ritengo ancora scoperta la fascia sinistra, in attacco ci manca un centravanti, in mezzo molto passa dalla continuità di Arthur e dal rendimento di Rabiot. Come detto prima, la rosa della Juventus necessitava di molto lavoro: in buona parte quest’anno è stato fatto, ma avrei voluto maggiore determinazione per l’attaccante, consapevoli che serviranno altre sessioni per comporre nel migliore dei modi, ovvero con un parco giocatori funzionali al calcio contemporaneo.&nbsp;</p>



<p><strong>di Andrea Lapegna&nbsp;</strong></p>



<p>Per me il mercato della Juventus non è in linea con le ambizioni societarie e a dare un voto il mio sarebbe insufficiente.&nbsp;</p>



<p>A Paratici e alla società vanno concesse tutte le attenuanti della congiuntura globale legata alla pandemia, e ci mancherebbe. Ma proprio per questa situazione, quest&#8217;anno chi era economicamente in salute è riuscito a fare il mercato migliore: la Juve non lo era. In questa finestra si sono mossi a prezzi scontati giocatori le cui caratteristiche collimavano perfettamente con i buchi da colmare nella rosa, come pezzi di puzzle. Hakimi, Dest, Van de Beek, Thiago e soprattutto Reguilón, ma anche Aouar e Depay avevano un prezzo basso.</p>



<p>Anche senza soldi, alla Juventus è mancato coraggio &#8211; manifestato solo con McKennie. Per il resto, si è buttata su nomi triti e ritriti, pagando tanto un usato che sicuro non è (Morata) e cedendo alle richieste esorbitanti della Fiorentina <a href="/la-scheda-di-federico-chiesa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">all&#8217;ultimo giorno di mercato</a> (Chiesa). Se è facile immaginare che nomi migliori non sarebbero partiti senza pagamento immediato, non si capisce perché le stesse cifre non siano state investite altrove. Dov&#8217;è finito la scouting?&nbsp;</p>



<p>Per di più, le cessioni sono state un bagno di sangue: tra Higuain, Matuidi, Costa, Caviglia, Pellegrini, De Sciglio e Rugani la Juventus è riuscita a cavare la miseria di 1.5 mlilioni da quest’ultimo. Certo, un compito difficile e ingaggi risparmiati, ma anche buchi a bilancio che abbiamo rinunciato a colmare. L’unico elemento che mi mette di buonumore è l’incontrovertibile svecchiamento della rosa, che poi era uno degli obiettivi annunciati a caldo dopo la mancata qualificazione contro il Lione. </p>



<p>Alla fine, e<a href="/il-calciomercato-secondo-ateralbus/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> come l&#8217;anno scorso</a>, per me il mercato deve rispondere a due domande: 1) La rosa è migliorata? 2) La rosa è ora più adatta alle idee dell&#8217;allenatore? Se sulla prima possiamo abbozzare un sì, mitigato dall&#8217;età che avanza per alcuni elementi chiave (Ronaldo su tutti), sulla seconda invece mi sento di dire che Pirlo dovrà fare i salti mortali per adattare chiunque al ruolo di esterno sinistro, a quello di terzo a sinistra, e quantomeno lavorare di fantasia sulla trequarti. La sostenibilità tecnica ed economica della Juventus è un grosso punto interrogativo.&nbsp;</p>



<p><strong>di Michele Tossani</strong></p>



<p>Si poteva fare di più? Forse sì o forse no. In questo momento, con l&#8217;attuale congiuntura internazionale, fare un mercato perfetto non è semplice. Capisco che i tifosi vorrebbero sempre i botti ma in generale il calcio italiano non è più quello di prima. La parte del leone ora la fa la Premier. Certamente ci sono squadre che, sulla carta, sembrano aver operato meglio dei bianconeri, in relazione ai loro obiettivi. Comunque non mi sento di criticare Paratici: casomai ci sarebbe da ragionare su chi ha prodotto in questi anni una rosa di giocatori avanti con gli anni e con stipendi alti, quindi di fatto difficilmente collocabili.&nbsp;</p>



<p><strong>di Kantor</strong></p>



<p>Tolto l’acquisto di Chiesa, che considero un errore marchiano, il mercato mi pare piuttosto buono, considerate le circostanze. Abbiamo liberato alcuni giocatori che parevano fuori dal progetto, abbiamo abbassato di molto l’età media della squadra e soprattutto abbiamo preso una serie di giocatori di gamba (Kulu, Arthur, McKennie, Morata e ahimè Chiesa) che decisamente mancavano in questa rosa. Contrariamente a molti io credo che la Juve, nonostante Chiesa, si sia rafforzata di parecchio rispetto all’anno scorso. Avevamo un centrocampo disfunzionale e adesso non lo abbiamo più; avevamo un terzo attaccante da prepensionamento e adesso non lo abbiamo più; in più abbiamo anche Kulusevski che è un giocatore che ci mancava completamente. Francamente le mie attese erano molto più contenute.&nbsp;</p>



<p><strong>di Antonio Santini</strong></p>



<p>Parola chiave di questo mercato era &#8211; ed è stata &#8211; svecchiamento, come richiesto dal presidente Andrea Agnelli. Obiettivo sicuramente centrato da parte della dirigenza bianconera, che nonostante i pochissimi soldi, la crisi globale, la non florida situazione dei propri conti, è riuscita ad assicurarsi giocatori giovani e dal grande potenziale, per di più in ruoli dove l’undici titolare necessitava un puntellamento (e questa è una novità). Penso su tutti a Kulusevski e ad Arthur, dai quali mi aspetto moltissimo per questa stagione. Solo questi due nomi permettono a mio parere di dare un voto ottimo al mercato bianconero in entrata.</p>



<p>Capitolo bomber: Morata non era l’attaccante ideale da affiancare a Ronaldo e non è il giocatore che prometteva di diventare, ma rivederlo in bianconero fa comunque piacere. Vedremo quanto durerà quest’effetto amarcord. </p>



<p>Su Chiesa che dire, avrei preferito vederlo approdare ad altri lidi calcistici. A quelle cifre poi. In ogni caso in pochi si aspettano grandi cose da lui, quindi difficilmente potrà stupire in negativo. Lo stesso discorso vale a mio parere per McKennie (lui è costato poco, però).</p>



<p>Rimane una voragine nel ruolo di quinto a sinistra, i cui candidati potrebbero essere Alex Sandro (già provato però nei 3 centrali e difficile da vedere come esterno a tutta fascia), Cuadrado (adattato, <a href="/cinque-cose-negative-di-roma-juventus-analisi-serie-a/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">a Roma non mi è sembrato proprio a suo agio</a>), Bernardeschi e Frabotta (nessuno dei quali, per motivi ovviamente diversi, dà molte garanzie tecniche).</p>



<p><strong>di Massimo Maccarrone</strong></p>



<p>Per giudicare questo mercato, bisogna fare una premessa sul contesto generale del calcio europeo e quello particolare della Juventus. La pandemia ha arrecato un danno enorme al sistema calcio causando una scarsezza di liquidità mai avuta nella storia recente. L’esborso di denaro cash è stato fortemente limitato e i trasferimenti con cessione dei diritti a cifre notevoli sono stati notevolmente ridotti. In questo contesto generale, la situazione particolare della Juve ha influito ancor di più.</p>



<p>Questo mercato per la Juve è stato particolare, assenza di cash, rosa da ringiovanire, debito da ridurre, in quest’ottica il lavoro fatto da Paratici è da considerarsi positivo, sono arrivati giocatori giovani e funzionali, questa sì una vera novità, giocatori richiesti dallo staff tecnico. Ci sono state scelte dolorose come l’addio a Costa, ma al suo posto è arrivato un giocatore, Chiesa, fortemente voluto da Pirlo. La palla passa ora al campo, la speranza è che si continui sulla strada di giocatori presi perché funzionali al progetto tecnico.</p>



<p><strong>di Andrea Costanzo</strong></p>



<p>Quando hai lasciato il bancomat a casa e per far la spesa puoi usare solo i 20 euro che hai in tasca ti devi arrangiare. Fabio Paratici lo ha fatto bene, a mio avviso, riempiendo il carrello&nbsp; di giocatori che aiuteranno molto la Juventus.</p>



<p>Innanzitutto Alvaro Morata, che per me (se la stagione si svolgerà regolarmente) avrà un ruolo decisivo, segnando goals pesantissimi. Poi Chiesa, che avrei preso già due anni fa e che finalmente sostituisce un giocatore bello da vedere ma totalmente inaffidabile come Costa. Chiesa è un ottimo studente che viene accettato da una prestigiosa università: credo che il Maestro possa insegnargli a diventare il Di Livio del ventunesimo secolo.</p>



<p>Di Kulusevski non si può che essere soddisfatti, come di tutte le operazioni in uscita fatte: non vedere più Matuidi e Higuain in campo è già un motivo di gioia. Essersi letteralmente sbarazzati di De Sciglio, Rugani e Costa poi è una piccola vendetta, un modo per espiare le maledizioni ricevute negli anni scorsi. Molto passerà da piedi di Arthur che &#8211; a differenza di McKennie &#8211; dovrà far girare la squadra.</p>



<p>Unica vera nota negativa: non aver tenuto Hans Nicolussi Caviglia, che per me avrebbe potuto trovare spazio e con i colori bianconeri addosso avrebbe reso il suo account Instagram ancora più interessante. Speriamo di rivederlo tra un paio d’anni alla Continassa, quando tornerà a condividere lo spogliatoio con Sami Khedira.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ateralbus.it/il-calciomercato-2020-secondo-ateralbus/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Principi di allenamento: il campo e le sue zone</title>
		<link>https://www.ateralbus.it/il-campo-e-le-sue-zone-allenamento-gioco-di-posizione/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-campo-e-le-sue-zone-allenamento-gioco-di-posizione</link>
					<comments>https://www.ateralbus.it/il-campo-e-le-sue-zone-allenamento-gioco-di-posizione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2020 07:53:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ateralbus.it/?p=15786</guid>

					<description><![CDATA[Perché si divide il campo in zone? Quali vantaggi dà a calciatori e allenatore? E cosa c&#8217;entra con la Juve di Pirlo? Origine &#8211; di Kantor La figura che ha messo Davide Terruzzi nel suo articolo e&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Perché si divide il campo in zone? Quali vantaggi dà a calciatori e allenatore? E cosa c&#8217;entra con la Juve di Pirlo?</strong></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><strong>Origine</strong> &#8211; di Kantor</p>



<p>La figura che ha messo Davide Terruzzi nel <a href="/difesa-di-pirlo-modulo-per-la-juve-uscita-palla/">suo articolo</a>  e che riproduco qui sotto è la tipica cosa che crea polemiche, spesso senza senso, tra gruppi di fanatici contrapposti. Quello che tenterò di fare non è spiegare come venga usata quella suddivisione del campo; questo non rientra tra le mie competenze. Piuttosto cercherò di far capire le ragioni per cui si è pensato che fosse conveniente dividere il campo in zone e costruire degli esercizi tattici che coinvolgessero quella struttura.</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><img src="/wp-content/uploads/2020/09/i26-positional-sense-1-0-0-0-0-1504517537-960x557.jpg" alt="Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è i26-positional-sense-1-0-0-0-0-1504517537-960x557.jpg" width="654" height="379"/></figure>



<p><strong>Prima ragione: il campo è grande.</strong> E quando dico grande intendo che è un posto in cui ci si può letteralmente perdere (<a href="https://it.wikiversity.org/wiki/Il_Campo_di_Calcio" target="_blank" rel="noreferrer noopener">si parte da circa 6500 mq</a>). Le righe tradizionali furono messe non solo per delimitare zone di interesse, ma anche per fornire ai giocatori dei riferimenti spaziali. Se volete fare un tentativo provate a mettervi al limite di un&#8217;area e cercate di percepire la profondità e le distanze nell&#8217;area opposta: per noi abituati alla visione schiacciata delle riprese televisive è una impresa quasi impossibile. E sono abbastanza vecchio per ricordarmi di partite degli anni sessanta e settanta in cui a volte alcuni giocatori meno dotati davano la netta sensazione di non sapere più dove fossero.</p>



<p><strong>Seconda ragione: venti giocatori di movimento sono tanti.</strong> E la palla è una. E quindi non solo uno deve coordinare i suoi movimenti rispetto a compagni ed avversari, ma anche inserirli un uno spazio fisico abbastanza preciso e ristretto. E tutto questo in modo &#8220;istintivo&#8221;, perchè non c&#8217;è tempo di ragionare.</p>



<p><strong>Terza ragione: il calcio è uno sport multivariato</strong>. Detto in soldoni è fatto di componenti diverse tra di loro. Ragioniamo in modo spannometrico. Ovviamente c&#8217;è la componente tecnica: un giocatore deve essere in grado di controllare il pallone con i piedi, da fermo e correndo, e quindi deve avere delle doti precise di coordinazione neuromuscolare. Ma deve essere anche in grado di coordinare questi movimenti nello spazio e nel tempo, avendo una visione geometrica complessiva del terreno di gioco. E attenzione, questi due aspetti sono indipendenti: ci può essere chi fa naturalmente la foca col pallone ma non ha la più pallida idea del punto del campo in cui si trova, né dove siano i suoi compagni. Così come esistono persone con una visione spaziale perfetta, ma magari molto deboli negli aspetti di coordinazione. Quando trovi uno che ha naturalmente grande familiarità con la palla e grande visione del campo, allora trovi un Pirlo e ringrazi i tuoi dei.</p>



<p><strong>Quarta ragione: questi aspetti si possono allenare.</strong> La parte tecnica viene allenata da tempo immemorabile e con successo; per i &#8220;pane e salame&#8221; voglio ricordare le interminabili sessioni di palleggio &#8220;a muro&#8221; a cui venivano costretti i meno dotati. Ma più in generale il concetto dell&#8217;allenamento attraverso la ripetizione è un concetto storico nel calcio e in tutti gli altri sport (risale addirittura agli atleti professionisti della grecia classica). Allenare la visione spaziale è ovviamente più complesso perchè non è un gesto ripetuto; i &#8220;pane e salame&#8221; ricorderanno bene quello che succedeva prima. Se avevi un giocatore che chiaramente era una capra da questo punto di vista lo mettevi all&#8217;ala col seguente discorsetto <em>&#8220;la vedi la linea laterale? non devi allontanarti più di cinque metri da lei&#8221;</em>. Indicazione chiaramente rozza, ma a suo modo funzionava; negli anni &#8217;60 e &#8217;70 ci sono state ali che hanno fatto fortuna usando questo semplice accorgimento spaziale.</p>



<p>E veniamo a noi; la divisione del campo in zone va considerata come una sorta di aiuto visivo ai giocatori per allenare la loro visione spaziale. E&#8217; ben noto che parecchi allenatori si fanno fare le righe del campo di allenamento su misura e costruiscono allenamenti che impongono ai giocatori di giocare (quasi) solo muovendosi all&#8217;interno di quella zona (o magari passando da una zona all&#8217;altra in modo preordinato). Questo tipo di allenamento crea all&#8217;interno della testa del giocatore una serie di risposte automatiche; in altra parole dopo un po&#8217; i giocatori (chi più, chi meno ovviamente, ma tutti meglio di prima) &#8220;sapranno&#8221; in che zona si trovano <strong>anche quando le righe non ci sono più&#8217;</strong>. Quindi la divisione del campo in zone è in realtà un principio di adattamento cerebrale allo spazio concepito in un certo modo. E permette ai giocatori di crearsi delle risposte &#8220;spontanee&#8221; alle diverse situazioni di gioco; come diceva un mio vecchio professore, ci vogliono anni di allenamento per diventare spontanei.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><strong>Didattica</strong> &#8211; di Davide Terruzzi</p>



<p>Ha ragione il Prof Kantor: il campo di calcio è grande, molto grande. Quando si è piccoli è addirittura immenso. Qualche anno fa ho rivisto quello dove ho iniziato a giocare: all’epoca, vi parlo della fine degli anni &#8217;80 e inizio anni &#8217;90, le partite erano sempre 11vs11 per qualsiasi categoria (anche per i più piccoli, tra i quali c’ero io), e il campo utilizzato con le dimensioni regolare. Il risultato era quello di sentirsi dentro una puntata di Holly e Benji; vedendo quel terreno almeno due decenni dopo, mi sono reso conto di quanto fosse grande, troppo per far giocare dei bambini.</p>



<p>Il calcio quindi si basa su uno spazio ampio, delimitato dalle linee, e che deve essere occupato razionalmente. L’istinto, quello che ci domina quando iniziamo a giocare, è quello di andare sempre addosso al pallone creando degli sciami che si muovono per tutto il terreno. La razionalità, quella che si allena col tempo, ci insegna invece a occupare con criterio tali spazi, muovendoci nei tempi corretti, per correre meglio, non di meno, e per rendere più produttiva la fase in cui abbiamo il pallone e più sicura la fase in cui non lo abbiamo. </p>



<p>Occupare gli spazi in maniera razionale è quindi sempre più l’essenza del calcio. Una ragione geometrica, logica, che non a caso si sviluppa principalmente in Olanda, patria di chi deve conquistarseli gli spazi e utilizzarli in maniera produttiva (come dice WInner nel suo libro &#8216;Brilliant Orange&#8217;). Dal calcio praticato con successo in quell’epoca, cosa è cambiato?</p>



<p>Il calcio è diventato argomento di studio. Non si improvvisa. Le conoscenze che abbiamo ora non sono minimamente comparabili a quelle del passato. Abbiamo nuovi strumenti, anche tecnologici, abbiamo calciatori che non vengono più allenati come dei mezzofondisti; le caratteristiche fisiche ed atletiche degli stessi giocatori ci portano ad avere una intensità e una velocità non confrontabili con quelle di 10-15 anni fa.<br>La rivoluzione olandese, mischiata alla scuola spagnola, passata attraverso le idee di Sacchi, ha dato il via al calcio contemporaneo. Occupare gli spazi razionalmente, quindi, coi tempi giusti, con una intensità e una velocità incredibili. Come allenare tutto questo?</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="391" height="262" src="/wp-content/uploads/2020/09/Schermata-2020-09-09-alle-22.21.03.png" alt="" class="wp-image-15799"/><figcaption>4vs3. Da questa base ci si può divertire.</figcaption></figure></div>



<p><br>Coi <em>rondos</em> in primis, che non sono dei semplici torelli (il classico cazzeggio prima di una partita o di un allenamento), ma delle esercitazioni di possesso palla in campo ridotto per migliorare la velocità della circolazione della palla, la pulizia dei passaggi e del primo controllo, l’orientamento del corpo, gli smarcamenti per offrire una linea di passaggio, l’aggressione sul portatore di palla e il lavoro di oscuramento delle stesse linee di passaggio, l’immediata riaggressione una volta perso il pallone.</p>



<p>Spesso si utilizzano campetti con forme geometriche diverse rispetto al classico rettangolo – a me piaceva lavorare su dei rombi – per esercitare l’abilità dei passaggi in diagonale, fondamentale per trovare l’uomo libero e far progredire quindi l’azione. Il rombo non è altro che un doppio triangolo, e il triangolo è alla base del calcio. Il possessore del pallone deve avere la possibilità di far sviluppare il gioco con almeno due compagni scaglionati e non sovrapposti per formare appunto questa figura. Così si può occupare razionalmente lo spazio per offrire più linee di passaggio a chi ha il pallone tra i piedi.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-2 is-cropped"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="383" height="263" src="/wp-content/uploads/2020/09/Schermata-2020-09-09-alle-22.20.46.png" alt="" data-id="15800" data-link="https://www.ateralbus.it/?attachment_id=15800" class="wp-image-15800"/></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="411" height="263" src="/wp-content/uploads/2020/09/Schermata-2020-09-09-alle-22.20.34.png" alt="" data-id="15801" data-link="https://www.ateralbus.it/?attachment_id=15801" class="wp-image-15801"/></figure></li></ul><figcaption class="blocks-gallery-caption">Due diverse esercitazioni. La prima è un 8vs8 con due comodini (jolly); nel secondo un 7vs7 con 3 comodini (difensore centrale, mediano, centravanti).</figcaption></figure>



<p><br>Dai rondò si passa ai giochi di posizione. Cosa sono? Non dei possessi palla, ma esercitazioni più specifiche sempre su campi di dimensione ridotte (per allenare velocità, reattività, intensità), in cui i giocatori iniziano a dover occupare delle posizione stabilite. Ci vuole sempre un compagno che offra un retropassaggio di scarico, un appoggio in verticale per superare la linea di pressione, appoggi interni in grado di dare la possibilità di girare il gioco, un appoggio esterno per permettere una giocata in ampiezza.</p>



<p>È con queste esercitazioni che si iniziano ad allenare i principi di gioco del calcio di posizione, ossia:</p>



<p>Giocatori disposti su altezze diverse, scaglionati correttamente, per offrire più linee di passaggio; offrire ampiezza per creare corridoi interni (passare la palla al centro per ottenere vantaggi in fascia); condurre palla per attrarre avversari; passare la palla per chiamare il pressing e muoversi in base alla posizione del pallone; creare superiorità numerica e posizionale dietro la linea difensiva che andrà sul pallone; creazione di continui triangoli per giocare col terzo uomo; giocatori posizionati alle spalle delle linee difensive si muovono per poter creare spazi dietro di esse smarcandosi fuori dall’angolo di visuale avversario; superiorità numerica costruita con inserimenti da dietro, facendo uscire in maniera veloce e pulita il pallone dalla difesa; creare situazioni di 1vs1 per i giocatori di maggior talento; trovarsi uniti e compatti nel momento in cui si perde il pallone per pressare subito. Tutto questo si allena nei giochi di posizione.</p>



<p>Arriviamo così alla immagine che ho utilizzato nel <a href="/difesa-di-pirlo-modulo-per-la-juve-uscita-palla/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mio precedente articolo</a>. Perché un campo disegnato in quella maniera?</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-2 is-cropped"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="567" height="671" src="/wp-content/uploads/2020/09/city-2.png" alt="" data-id="15804" data-full-url="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2020/09/city-2.png" data-link="https://www.ateralbus.it/?attachment_id=15804" class="wp-image-15804"/></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="311" height="444" src="/wp-content/uploads/2020/09/campo-di-allenamento-guardiola-1.png" alt="" data-id="15805" data-link="https://www.ateralbus.it/?attachment_id=15805" class="wp-image-15805"/></figure></li></ul><figcaption class="blocks-gallery-caption">Esistono davvero i campi così disegnati.</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Per dare dei riferimenti visivi, precisi, ai giocatori. Qualsiasi uomo quando riesce a comprendere, metabolizzare e interiorizzare quello che gli si chiede di fare, lo svolge poi con maggiore naturalezza, senza pensarci, con l’intelligenza di leggere le situazioni di gioco che si creano. Restando valido tutto quello che si è detto sopra, un campo diviso per fasce verticali e orizzontali viene utilizzato in maniera prescrittiva per abituare i giocatori a muoversi nello spazio e coi tempi giusti nel campo regolare.</p>



<p>Guardiola, che ha popolarizzato questa suddivisione, taglia il campo per 5 fasce verticali (si delimitano le due fasce verticali, i mezzi spazi – quei corridoi appunto tra fasce e centro – e la zona centrale) e 3 orizzontali, oltre alla propria area (la costruzione nella prima fascia a ridosso della propria area, lo sviluppo nella seconda, la rifinitura e finalizzazione nella terza) per abituare e far ragionare i propri giocatori a come, dove e quando muoversi in relazione alla posizione del pallone.</p>



<p>Proprio per occupare gli spazi nella maniera più razionale possibile, si vorrebbe avere non più di 2 giocatori per fascia verticale; se un giocatore invade un corridoio altrui, il compagno deve uscire, leggendone il movimento. Per questo, come afferma lo stesso Guardiola, che piaccia o non piaccia è tra gli allenatori che hanno portato il calcio contemporaneo a essere quello che attualmente risulta essere praticato perché efficace, “la cosa fondamentale è che l’ala e il terzino non siano mai nello stesso corridoio di gioco.</p>



<p>In possesso, l’ideale è avere il difensore centrale ampio in fascia, il terzino dentro al campo e l’ala larga in fascia”. L’allenatore catalano si riferisce a un 4-3-3 di partenza, ma questi principi sono gli stessi che dovrebbero essere <a href="/cosa-sappiamo-di-pirlo-allenatore-patentino-modulo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">alla base della Juventus di Pirlo</a>. Il calcio di posizione nasce da una osservazione banale, quindi. Lo strumento è il pallone, si gioca dentro un rettangolo. Bisogna quindi saper muovere il pallone e sapersi muovere sulla base della sua posizione, cercare superiorità per trovare un uomo libero e poter avanzare lungo il campo. Come spesso succede, le soluzioni sono davanti agli occhi, ma sono troppo semplici per essere sperimentate. A differenza di quanto si creda, a mio avviso, è in precedenza che ci si complicava la vita, mentre oggi si vuole giocare a calcio semplice e razionale nella sua essenzialità.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ateralbus.it/il-campo-e-le-sue-zone-allenamento-gioco-di-posizione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I nostri voti alla conferenza di Pirlo</title>
		<link>https://www.ateralbus.it/i-nostri-voti-alla-conferenza-stampa-di-pirlo-presentazione/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=i-nostri-voti-alla-conferenza-stampa-di-pirlo-presentazione</link>
					<comments>https://www.ateralbus.it/i-nostri-voti-alla-conferenza-stampa-di-pirlo-presentazione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2020 10:25:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ateralbus.it/?p=15714</guid>

					<description><![CDATA[L&#8217;attesa conferenza di Andrea Pirlo ha dato l&#8217;occasione di vedere confermati, o meno, i discorsi preliminari sulla sua investitura. Com&#8217;è andato il neo allenatore Juventino? Andrea Lapegna &#8211; Voto 7.5 Pirlo tiene fede ai suoi principi, esposti&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>L&#8217;attesa conferenza di Andrea Pirlo ha dato l&#8217;occasione di vedere confermati, o meno, i discorsi preliminari sulla sua investitura. Com&#8217;è andato il neo allenatore Juventino?</strong></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><strong>Andrea Lapegna &#8211; Voto <span style="color:#1d8901" class="has-inline-color">7.5</span></strong></p>



<p>Pirlo tiene fede ai <a href="/cosa-sappiamo-di-pirlo-allenatore-patentino-modulo/">suoi principi</a>, esposti a più riprese. Se lato campo si dimostra ancora un po&#8217; vago, è anche vero che non potrebbe essere altrimenti dato che deve ancora visionare tutti i giocatori e capire quali incastri sono i migliori per proporre il suo calcio. Quindi frasi tipo &#8220;giochiamo a 4, o forse a 3, magari impostiamo a 3 e difendiamo a 4&#8221; sono da prendere con enormi molle, evitando di farci i castelli che invece i giornali hanno già costruito.Molto più netto è stato invece sul mercato.</p>



<p>I punti salienti secondo me riguardano però l&#8217;intensità del calcio che vuole proporre, la riscoperta del piacere e del lavoro all&#8217;unisono: una retorica che lo accomuna al primo Conte, al quale ha esplicitamente ammiccato. Questo, unito all&#8217;idea di andarsi a riprendere il pallone (vero e proprio tallone d&#8217;Achille l&#8217;anno scorso) gonfia la mia preferenza.</p>



<p>Nonostante sia uscito con frasi vaghe e un po&#8217; di mestiere dalle domande più specifiche, e nonostante alcune espressioni (&#8220;entusiasmo&#8221;) sembrassero imboccate, la conferenza di Pirlo è stata certamente un buon inizio.</p>



<p><strong>Kantor &#8211; Voto <strong><span style="color:#1d8901" class="has-inline-color">7.5</span></strong></strong></p>



<p>Questa era la prima conferenza di Pirlo da solo, come allenatore e soprattutto come allenatore della Juventus. E l&#8217;ha gestita con la tranquillita&#8217; di uno che sta in fila alla COOP, sembrando uno che ha fatto queste cose tutta la vita. E francamente questo e&#8217; quello che sposta il mio voto verso l&#8217;alto. Sulle parole in se, sono appunto parole. Sicuramente e&#8217; sembrato uno a cui hanno spiegato per filo e per segno tutto cio&#8217; che e&#8217; andato storto l&#8217;anno scorso ( vedi l&#8217;accenno al dialogo coi giocatori e alla compartecipazione delle idee). Quindi molto bene per adesso, ma del resto che Pirlo fosse freddo come il ghiaccio e con un ego di dimensioni notevoli era una cosa che si poteva intuire.</p>



<p><strong>Massimo Maccarrone &#8211; Voto <span style="color:#1d8901" class="has-inline-color">7.5</span></strong></p>



<p>Non era una conferenza di presentazione ma la prima da allenatore. Pirlo ha padroneggiato la scena con disinvoltura, in questo una vita passata nel calcio ad altissimo livello, come è stato per lui, ha aiutato molto. A primo impatto ha il fit giusto nella comunicazione, messaggi diretti e precisi, ha spaziato da temi tattici a aspetti motivazionali ed è stato piacevole ascoltarlo, dimostrando consapevolezza ed eleganza nella discussione. Da quel che si è intuito vorrà spingere molto sugli aspetti motivazionali, del resto trovare nuovi stimoli in un ambiente che vince da nove anni consecutivi diventa ogni anno più difficile, l’aspetto motivazionale è importante ma è imprescindibile da quello che il campo dirà da un punto di vista tecnico-tattico. Il grosso lavoro rimane lì. Sugli aspetti tattici ha ribadito concetti già sentiti, troppo generali per poter esprimere un giudizio, semmai va sottolineato il fatto, unicum negli ultimi anni, che abbia bisogno di giocatori specifici per mettere in pratica le sue idee, una cosa in controtendenza con il recente passato del mercato juventino, fatto di opportunità più che con una linea tracciata da un progetto tecnico da seguire.</p>



<p><strong>Davide Terruzzi &#8211; Voto <span style="color:#1d8901" class="has-inline-color">8</span></strong></p>



<p>La sintesi della prima conferenza di Pirlo: ritornare, parlare, sacrificio, entusiasmo, voglia, gioia, possesso, correre, attaccare, recuperare. Ha tenuto la scena, nessuno ha voluto rubargliela perché lui era unico e atteso protagonista, ha espresso idee chiare e con serafica e decisa personalità. Le idee ci sono, la determinazione idem. Molto chiaro, molto asciutto, molto duro. Una ottima prima conferenza.</p>



<p><strong>Francesco Federico Pagani &#8211; S.V.</strong></p>



<p>Prima uscita ufficiale da allenatore della prima squadra senza infamia né lode. Pirlo si dimostra fermo sulla questione Higuain, ha premuto molto sul tasto del sacrificio, non ha rifuggito le aspettative che ogni tecnico della Juventus inevitabilmente ha in relazione al fatto di dover vincere e, più in generale, si è dimostrato sicuro di poter guidare una squadra così importante nonostante sino a settimana scorsa non avesse mai diretto un allenamento.</p>



<p>La parte più interessante, sebbene non approfondita, è quella legata ai principi di gioco, estrinsecamente &#8220;moderni&#8221; ed &#8220;europei&#8221;, ed ai moduli, con la dichiarazione di non essere legato a qualche soluzione in particolare e l&#8217;idea di poter giocare sia con la difesa a 3 che a 4, anche a seconda delle fasi di gioco.</p>



<p>Penso che all&#8217;Italia serva un &#8220;proprio Guardiola&#8221;, ovvero un allenatore autoctono, tanto meglio se ex gloria di campo, che prenda il paese per mano e lo guidi definitivamente verso la &#8220;modernità&#8221;, scardinando un po&#8217; di vetero-resistenze che stanno tenendo il nostro calcio in mezzo al guado.</p>



<p><strong>Michele Tossani &#8211; Voto <span class="has-inline-color has-luminous-vivid-amber-color">6</span></strong></p>



<p>Una conferenza in linea con quanto ci si aspettava. Pirlo ha ribadito che la Juve proseguirà nel solco tracciato dalla gestione appena conclusa, vale a dire seguendo le linee guida di un calcio di tipo europeo. Il che conferma l&#8217;ipotesi che <a href="/le-pene-di-sarri-errori-allenatore/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sarri sia stato allontanato per questioni che esulano il terreno di gioco</a>. Da rimarcare la volontà di chiedere profili specifici. In questo troviamo un allenatore che ha idee chiare (giuste o sbagliate che siano lo vedremo più avanti) su come portare avanti la propria idea di gioco.</p>



<p><strong>Jacopo Azzolini &#8211; Voto <span style="color:#1d8901" class="has-inline-color">7</span></strong></p>



<p>I discorsi motivazionali (sulla necessità di parlare con i giocatori) sono stati l&#8217;aspetto più rilevante della conferenza. Per quanto abbia apprezzato la volontà ferrea di Pirlo di fare un calcio moderno &#8211; tutto ciò mostra come la Juve abbia bocciato più l&#8217;uomo Sarri che non le idee di Sarri &#8211; anche a me ha colpito molto il discorso che ha fatto sul mercato. Dopo anni di mercati incentrati sulle occasioni, seguendo il dettame (per me anacronistico) de &#8220;l&#8217;allenatore si adatta a quello che la società prende&#8221;, finalmente un tecnico che dice con chiarezza che c&#8217;è bisogno di giocatori specifici per fare un certo tipo di calcio. Questo mi fa ben sperare per il futuro, anche perchè è il contesto in cui operano tutti i grandi allenatori internazionali. E il fatto che Pirlo abbia elogiato, nel discorso sul &#8221; Gioco europeo&#8221;, la capacità del Bayern di aggredire continuamente gli spazi, mi fa pensare che abbia le idee chiare sui limiti attuali della Juventus: tra le varie cose, una terribile staticità che ci portiamo dietro da molti anni.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ateralbus.it/i-nostri-voti-alla-conferenza-stampa-di-pirlo-presentazione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
