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	<title>Schede calciatori &#8211; AterAlbus</title>
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	<title>Schede calciatori &#8211; AterAlbus</title>
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		<title>La scheda di Danilo Luiz da Silva</title>
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				<pubDate>Wed, 07 Aug 2019 12:19:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Lapegna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Schede calciatori]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Danilo Luiz da Silva, meglio conosciuto semplicemente come Danilo, nasce a Bicas nello stato del Minas Gerais, il 15 luglio 1991. Nato calcisticamente nell’América Mineiro, squadra locale, viene presto ingaggiato dal Santos. Qui, in squadra con Neymar, Ganso, e il nostro Alex Sandro, si rende protagonista di un paio di annate strabilianti, culminate con la vittoria del campionato paulista e soprattutto della finale della Copa Libertadores (in cui segna peraltro il primo gol) e che dà il via al grande esodo dei migliori giocatori verso l’Europa.&#160; Nel 2012 passa al Porto, una società sempre attenta agli sviluppi del mercato sudamericano. Qui, assieme a quello che è stato definito suo “gemello” Alex Sandro, compone una delle coppie di esterni bassi più promettenti del panorama mondiale. Si guadagna in pianta stabile anche l’accesso alla nazionale verdeoro, e tre anni dopo passa al Real Madrid per 31.5 milioni di euro. Tuttavia, cede ben presto la titolarità al canterano Carvajal, che col tempo si rivelerà essere un vero e proprio pupillo del neo-tecnico Zinedine Zidane. Due anni dopo viene acquistato dal City, nella grande opera di rifacimento degli esterni portata avanti per assecondare le richieste di Guardiola. Tuttavia, e nonostante la grande duttilità tattica, non riesce mai ad entrare costantemente nelle rotazioni dei titolari, mettendo insieme appena 2.635‬ minuti in tutte le competizioni.&#160; Danilo nasce come interno di centrocampo, una posizione in cui ha dato prova di grande sicurezza nella distribuzione della sfera. Al Porto viene poi dirottato in maniera stabile sull’esterno, dove può sfruttare al meglio le ottime doti in conduzione e dar prova fino in fondo delle capacità atletiche. Capacità fisiche e atletiche Danilo è alto 184 e pesa circa 80 chili. È un atleta dalla struttura mesomorfa, armoniosa e dalla muscolatura ben sviluppata. È in grado di sprigionare molta forza con le gambe, il che gli conferisce una progressione impressionante, ma lo limita anche un po’ sugli scatti e sulle corte distanze. Ha un eccellente fondo atletico. Il fisico ben strutturato gli permette di far dei duelli individuali uno dei suoi punti di forza, sia nel corpo a corpo che nei duelli aerei (un plus per un terzino). La forza nelle gambe lo rende un avversario difficile da spostare per contendergli il pallone. Ha una buona coordinazione aerea e un ottimo stacco da terra, che lo rendono un giocatore abile nel gioco aereo.&#160; Ha una buona tecnica di corsa, poggia molto sulle punte, ma fa troppo affidamento sugli appoggi interni (in particolare sul malleolo interno) per considerarla 100% economica. Le qualità fisiche gli permettono comunque di sopperire senza problemi.&#160; La grande forza ha però un rovescio della medaglia: la velocità di reazione è spesso deficitaria, il che lo espone a dribbling o lo costringe a recuperi all’indietro.&#160; Abilità tecniche Dotato di ottima tecnica individuale, Danilo era stato frettolosamente bollato come terzino offensivo. Il passato da centrocampista, lo svezzamento in Brasile dove il dribbling è insegnato e incensato, gli permettono di eseguire un ampio spettro di gesti tecnici. È, come già accennato, un ottimo distributore sul corto, ma anche sul lungo; predilige le progressioni in conduzione (preferibile quindi associargli un esterno alto in grado di liberare spazi) ma è assolutamente in grado di associarsi su brevi distanze. È un discreto crossatore, e nel tempo è stato impiegato sia a destra (sul suo piede naturale) sia a sinistra, dove si è disimpegnato ottimamente. Sa servire i compagni in area sia da fermo che in corsa, una situazione in cui riesce a far uscire il pallone dal piede con sorprendente rapidità.&#160; Abilità rara in un terzino, Danilo è dotato di un’ottima conclusione dalla distanza. Si è reso protagonista, in passato, di conduzioni sfociate in tiri verso la porta, che mal si conciliano con la tradizione del ruolo ma che possono certamente rappresentare un’arma da non sottovalutare.&#160; Abilità cognitive Danilo è un giocatore intuitivo e poco riflessivo, ma l’interpretazione del ruolo gli conferisce una buonissima lettura situazionale. È in grado di interpretare correttamente l’azione offensiva avversaria, chiudendo le linee di passaggio o rendendosi conto di quando accorciare sul portatore. Predilige l’intercetto, il che esplicita più di ogni altra cosa le abilità cognitive.&#160; In Europa Danilo ha ulteriormente sviluppato la cura della difesa collettiva, affinando le letture con i compagni e prestando crescente attenzione alla linea. La marcatura individuale deficita ancora dello sguardo continuo sull’uomo e del contatto fisico, due caratteristiche utili soprattutto negli ultimi metri a ridosso della propria porta.&#160; In fase di possesso si rende spesso protagonista di tagli interni, con e senza palla, e se un compagno gli copre l’ampiezza non disdegna affatto l’interno del campo.&#160; Nel rapporto con finalizzazione, Danilo ha maturato un’ottima consapevolezza e capacità di farsi trovare al tempo giusto nel posto giusto, e non è inusuale vederlo concludere l’azione sviluppatasi sul lato opposto con eccellenti diagonali offensive. In definitiva, Danilo è un terzino di buon livello, che però ha fatto vedere meno di quel che si pensava potesse essere. Nello swap con Cancelo (qui la scheda del sottoscritto l’anno scorso) la Juventus perde moltissimo, specialmente nelle intuizioni e nella capacità del portoghese di uscire con il pallone da solo. Di conseguenza, a rimuginare sul suo predecessore non vedremo mai Danilo per quello che è: un terzino ordinato, funzionale, eclettico, con tanta esperienza di livello, e che alla Juventus ha l’occasione di rilanciarsi e mantenere le promesse fatte quando era al Santos e al Porto.&#160; GIUDIZIO DELL’AUTORE SULLE ABILITA’ ATTUALI(caratteristiche) 6.5 REDAZIONOMETRO(quanto la redazione vorrebbe lo acquistassimo tenendo in considerazione costi, necessità della rosa e potenzialità del giocatore) Ti suggeriamo anche Calcio proattivo vs calcio reattivo La compartimentalizzazione tra calcio proattivo e calcio reattivo è, al più, una distinzione didascalica. E I quattro anni di Dybala L’incessante narrazione di mercato attorno alle sorti di Paulo Dybala costituisce una preziosa occasione per Come pronunciare Matthijs de Ligt Al di là dell’eccitazione generale e anatomicamente generalizzata che l’acquisto del giovane olandese mi ha Avere de Ligt L'arrivo di de Ligt pone problemi di abbondanza a Maurtizio Sarri; ma il giovane oranje</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="/la-scheda-di-danilo-luiz-da-silva/">La scheda di Danilo Luiz da Silva</a> proviene da <a rel="nofollow" href="/">AterAlbus</a>.</p>
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								<content:encoded><![CDATA[
<p>Danilo Luiz da Silva, meglio conosciuto semplicemente come Danilo, nasce a Bicas nello stato del Minas Gerais, il 15 luglio 1991. Nato calcisticamente nell’América Mineiro, squadra locale, viene presto ingaggiato dal Santos. Qui, in squadra con Neymar, Ganso, e il nostro Alex Sandro, si rende protagonista di un paio di annate strabilianti, culminate con la vittoria del campionato paulista e soprattutto della finale della Copa Libertadores (in cui segna peraltro il primo gol) e che dà il via al grande esodo dei migliori giocatori verso l’Europa.&nbsp;<br></p>



<p>Nel 2012 passa al Porto, una società sempre attenta agli sviluppi del mercato sudamericano. Qui, assieme a quello che è stato definito suo “gemello” Alex Sandro, compone una delle coppie di esterni bassi più promettenti del panorama mondiale. Si guadagna in pianta stabile anche l’accesso alla nazionale verdeoro, e tre anni dopo passa al Real Madrid per 31.5 milioni di euro. Tuttavia, cede ben presto la titolarità al <em>canterano</em> Carvajal, che col tempo si rivelerà essere un vero e proprio pupillo del neo-tecnico Zinedine Zidane. Due anni dopo viene acquistato dal City, nella grande opera di rifacimento degli esterni portata avanti per assecondare le richieste di Guardiola. Tuttavia, e nonostante la grande duttilità tattica, non riesce mai ad entrare costantemente nelle rotazioni dei titolari, mettendo insieme appena 2.635‬ minuti in tutte le competizioni.&nbsp;</p>



<p>Danilo nasce come interno di centrocampo, una posizione in cui ha dato prova di grande sicurezza nella distribuzione della sfera. Al Porto viene poi dirottato in maniera stabile sull’esterno, dove può sfruttare al meglio le ottime doti in conduzione e dar prova fino in fondo delle capacità atletiche.</p>



<p><strong>Capacità fisiche e atletiche<br></strong></p>



<p>Danilo è alto 184 e pesa circa 80 chili. È un atleta dalla struttura mesomorfa, armoniosa e dalla muscolatura ben sviluppata. È in grado di sprigionare molta forza con le gambe, il che gli conferisce una progressione impressionante, ma lo limita anche un po’ sugli scatti e sulle corte distanze. Ha un eccellente fondo atletico.</p>



<p>Il fisico ben strutturato gli permette di far dei duelli individuali uno dei suoi punti di forza, sia nel corpo a corpo che nei duelli aerei (un plus per un terzino).</p>



<figure class="wp-block-video"><video controls src="/wp-content/uploads/2019/08/Danilo-take-on.mp4"></video><figcaption><em>Quando non si dispone di una velocità particolarmente elevata nei primi metri, è indispensabile saper leggere le intenzioni degli avversari</em></figcaption></figure>



<p></p>



<p><br>La forza nelle gambe lo rende un avversario difficile da spostare per contendergli il pallone. Ha una buona coordinazione aerea e un ottimo stacco da terra, che lo rendono un giocatore abile nel gioco aereo.&nbsp;</p>



<p>Ha una buona tecnica di corsa, poggia molto sulle punte, ma fa troppo affidamento sugli appoggi interni (in particolare sul malleolo interno) per considerarla 100% economica. Le qualità fisiche gli permettono comunque di sopperire senza problemi.&nbsp;</p>



<p>La grande forza ha però un rovescio della medaglia: la velocità di reazione è spesso deficitaria, il che lo espone a dribbling o lo costringe a recuperi all’indietro.&nbsp;</p>



<p><strong>Abilità tecniche</strong></p>



<p>Dotato di ottima tecnica individuale, Danilo era stato frettolosamente bollato come terzino offensivo. Il passato da centrocampista, lo svezzamento in Brasile dove il dribbling è insegnato e incensato, gli permettono di eseguire un ampio spettro di gesti tecnici. È, come già accennato, un ottimo distributore sul corto, ma anche sul lungo; predilige le progressioni in conduzione (preferibile quindi associargli un esterno alto in grado di liberare spazi) ma è assolutamente in grado di associarsi su brevi distanze. </p>



<p>È un discreto crossatore, e nel tempo è stato impiegato sia a destra (sul suo piede naturale) sia a sinistra, dove si è disimpegnato ottimamente. Sa servire i compagni in area sia da fermo che in corsa, una situazione in cui riesce a far uscire il pallone dal piede con sorprendente rapidità.&nbsp;</p>



<p>Abilità rara in un terzino, Danilo è dotato di un’ottima conclusione dalla distanza. Si è reso protagonista, in passato, di conduzioni sfociate in tiri verso la porta, che mal si conciliano con la tradizione del ruolo ma che possono certamente rappresentare un’arma da non sottovalutare.&nbsp;</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-video"><video controls src="/wp-content/uploads/2019/08/Danilo-gol-2.mp4"></video><figcaption><em>Il tiro comunque c&#8217;è</em></figcaption></figure>



<p><br><strong>Abilità cognitive</strong></p>



<p>Danilo è un giocatore intuitivo e poco riflessivo, ma l’interpretazione del ruolo gli conferisce una buonissima lettura situazionale. È in grado di interpretare correttamente l’azione offensiva avversaria, chiudendo le linee di passaggio o rendendosi conto di quando accorciare sul portatore. Predilige l’intercetto, il che esplicita più di ogni altra cosa le abilità cognitive.&nbsp;</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-video"><video controls src="/wp-content/uploads/2019/08/Danilo-recupero-e-corsa.mp4"></video><figcaption><em>Classic Danilo: stringe la posizione, rompe la linea per intercettare il pallone e si lancia in progressione</em></figcaption></figure>



<p><br>In Europa Danilo ha ulteriormente sviluppato la cura della difesa collettiva, affinando le letture con i compagni e prestando crescente attenzione alla linea. La marcatura individuale deficita ancora dello sguardo continuo sull’uomo e del contatto fisico, due caratteristiche utili soprattutto negli ultimi metri a ridosso della propria porta.&nbsp;</p>



<p>In fase di possesso si rende spesso protagonista di tagli interni, con e senza palla, e se un compagno gli copre l’ampiezza non disdegna affatto l’interno del campo.&nbsp; </p>



<p>Nel rapporto con finalizzazione, Danilo ha maturato un’ottima consapevolezza e capacità di farsi trovare al tempo giusto nel posto giusto, e non è inusuale vederlo concludere l’azione sviluppatasi sul lato opposto con eccellenti diagonali offensive.</p>



<figure class="wp-block-video"><video controls src="/wp-content/uploads/2019/08/Danilo-GOl-3.mp4"></video><figcaption><em>O in situazioni di transizione</em></figcaption></figure>



<p></p>



<p><br>In definitiva, Danilo è un terzino di buon livello, che però ha fatto vedere meno di quel che si pensava potesse essere. Nello <em>swap</em> con Cancelo (<a href="/la-scheda-di-joao-cancelo/">qui la scheda</a> del sottoscritto l’anno scorso) la Juventus perde moltissimo, specialmente nelle intuizioni e nella capacità del portoghese di uscire con il pallone da solo. Di conseguenza, a rimuginare sul suo predecessore non vedremo mai Danilo per quello che è: un terzino ordinato, funzionale, eclettico, con tanta esperienza di livello, e che alla Juventus ha l’occasione di rilanciarsi e mantenere le promesse fatte quando era al Santos e al Porto.&nbsp;<br></p>


<hr>
<p><strong>GIUDIZIO DELL’AUTORE SULLE ABILITA’ ATTUALI</strong><br>(caratteristiche)</p>
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<hr>
<p><strong>REDAZIONOMETRO</strong><br>(quanto la redazione vorrebbe lo acquistassimo tenendo in considerazione costi, necessità della rosa e potenzialità del giocatore)</p>
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		<title>La mia su Romelu Lukaku</title>
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				<pubDate>Wed, 31 Jul 2019 18:22:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Corsa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Schede calciatori]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Lukaku]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Lo ricordo benissimo ai tempi dell&#8217;Everton. Ci ha giocato dal 2013 al 2017 arrivando a guadagnarsi il passaggio al Manchester United dopo un&#8217;asta con il Chelsea terminata col pagamento di 85 milioni di euro fissi, 17 milioni circa di bonus e la solita commissione a Mino Raiola, suo agente. Il Chelsea rifiutò di pagare gli &#8220;extra&#8221; e Lukaku finì allo United facendo coppia con l&#8217;altro assistito illustre dell&#8217;ex ristoratore italo-olandese: Paul Pogba. Come è andato il grande salto verso una big? Quella che vi propongo è una scheda un po&#8217; particolare, non essendo io un &#8220;tattico&#8221;. Ho seguito però l&#8217;evoluzione della carriera dell&#8217;attaccante belga e in particolare le difficoltà incontrate durante la sua esperienza a Manchester e proprio su questo vorrei concentrarmi per cercare di rispondere alla domanda iniziale e per capire se possa essere, Lukaku, un investimento intelligente per un club come la Juventus che è oggi ad un livello ancora superiore a quello dello United. Vorrei emergessero chiari alcuni concetti cercando soprattutto di superare troppi pregiudizi e inesattezze lette in giro. Iniziamo da quelli sul suo fisico. I meme sulla sua presunta panza e i confronti con il wrestler Mark Henry sono divertenti, ma inaccurati. Romelu ha un fisico sviluppato con meticolosità già da ragazzino. A 15 anni sollevava &#8211; parola sua &#8211; 100 kg dalla panca e pesava 97 kg con una massa muscolare più da velocista che da calciatore. Ha sempre lavorato tantissimo in palestra cercando di conquistarsi un vantaggio &#8220;fisico&#8221; sui difensori avversari e ha sviluppato la sua velocità e la sua progressione con esercizi specifici mostrando incredibile sacrificio e applicazione (parentesi: il belga, di origini congolesi, viene da una famiglia povera, ha conosciuto la fame e sin da bambino ha considerato il calcio un lavoro, prima che un gioco). Lukaku NON È uno di buona forchetta e non è paragonabile chessò al recente Higuaìn (ciao, Gonzalo!) o ad altri colleghi vittime come lui di meme e sfottò. Non c&#8217;è niente di più sbagliato nel considerarlo poco professionale, perennemente fuori forma o addirittura grasso. Quando è iniziata (da giovanissimo, a 18 anni) la sua carriera in Inghilterra, nel Chelsea, i preparatori atletici alla corte di Villas Boas si sono ritrovati un armadio a due ante velocissimo, con una struttura pazzesca per la sua età e hanno iniziato a lavorare anche su altri aspetti del suo fisico, cercando di trovare il giusto equilibrio tra la potenza pura e &#8211; come diceva una famosa pubblicità col Ronaldo brasiliano &#8211; il &#8220;controllo&#8221;. Hanno lavorato per evitare problemi ai polpacci e infortuni alle gambe e anche la sua dieta è cambiata. Giusto per capirci, era così (vedi la foto) già a 17 anni, perché a leggere alcuni forum pare che in due-tre mesi si sia trasformato da Peter Crouch ad Akinfenwa (googlatevelo) e no, non è vero e non è comunque mai stato quello il problema. Questo lavoro fisico è continuato dopo il suo passaggio all&#8217;Everton e lì Lukaku ha trovato un giusto equilibrio portandosi sui 100 kg di peso distribuiti su un&#8217;altezza comunque di 192 cm circa. Parlo di &#8220;giusto equilibrio&#8221; perché gli permetteva al tempo stesso di essere &#8220;potente&#8221;, ma non gli impediva di sviluppare quella che poi era anche &#8220;calcisticamente&#8221; la sua qualità migliore: correre. E per correre intendo questo. Lukaku è infatti un calciatore che rende al meglio se parte lontano dalla porta e ha la possibilità di sviluppare la sua progressione facendo a spallate con i difensori. Provo un po&#8217; a banalizzare, ma rende l&#8217;idea: è un centometrista applicato al calcio, che vede la porta ma non sa fare molto altro. È grazie alle sue falcate che ha segnato 41 gol con l’Anderlecht a 18 anni (dato che non ha alcun senso!), che ne ha segnati 17 nel primo campionato da titolare in Premier a 19 anni e 87 in 4 anni nell&#8217;Everton. E&#8217; grazie al suo movimento con e senza palla che a 22 anni si è laureato capocannoniere dell&#8217;Europa League e a 25 vice-capocannoniere dei Mondiali contribuendo a far raggiungere uno storico podio al Belgio. L&#8217;equilibrio tra muscoli e agilità è sempre stato chiave per il suo successo. L&#8217;estate scorsa, però, per prepararsi al meglio alla &#8220;fisicità&#8221; del Campionato del Mondo, si è riempito (parliamo sempre di muscoli) molto più della norma superando probabilmente i 100 kg di peso (e i 94 &#8220;dichiarati&#8221;) ed effettivamente ha perso velocità nel breve, mobilità laterale e velocità nei cambi di direzione. Ha perso anche e soprattutto resistenza. Tornato dalla &#8220;campagna di Russia&#8221;, ci ha messo 2-3 mesi per recuperare dall&#8217;affaticamento (&#8220;mi sentivo stanco&#8221;) e per &#8220;sgonfiarsi&#8221; ha dovuto rinunciare totalmente al lavoro in palestra. Nel frattempo, però, sono successe alcune vicende che lo hanno relegato ad un ruolo non più chiave, ma marginale, tanto che per lui per la prossima stagione si prospettava persino la possibilità di partire dalla panchina. Perché ha trovato difficoltà enormi dopo una stagione d&#8217;esordio comunque positiva nella quale aveva segnato 27 gol in 51 presenze guidando lo United fino al secondo posto in campionato? Per più motivazioni, dicevo. La prima è da individuarsi nella preparazione atletica. Rispetto ai predecessori Moyes e Van Gaal, Mourinho aveva abbassato di tantissimo l&#8217;asticella dell&#8217;intensità (un po&#8217; come Allegri nella Juventus, se vogliamo forzare un parallelo). Lukaku non è stato l&#8217;unico a pagare fisicamente: non era infatti raro vedere anche suoi compagni con il fiatone dopo 45&#8242;, o alle prese con costanti problemi e infortuni. Per un giocatore che vive di strappi e scatti in avanti, la resistenza nei 90&#8242; è fondamentale: fermo con le mani sui fianchi, non serve a niente. Le cose sono un po&#8217; cambiate con il subentro, a dicembre, del nuovo allenatore Solskjær che ha cercato da subito di lavorare proprio sull&#8217;intensità persa e sulla condizione, ma il suo è un lavoro solo iniziato e che sta proseguendo soprattutto quest&#8217;estate. Può Lukaku tornare in condizioni accettabili e a fare di nuovo della progressione e della velocità sviluppata nel medio la sua arma letale? Probabilmente sì, è un gran lavoratore e, specie se motivato, sono sicuro che rientrerebbe presto nei suoi stardard. La seconda motivazione, è più tattica ed è quella che credo debba interessarci di più perché Sarri è certamente bravissimo nel lavorare atleticamente sui suoi calciatori ma le caratteristiche tecniche del giocatore, quelle, difficilmente cambieranno a 26 anni. Mourinho aveva pensato ad un Manchester United molto fisico, lento, con un centravanti boa davanti (appunto, Lukaku) e pochi giocatori di fantasia. Il risultato è stato l&#8217;aver creato pochissime occasioni a partita e in generale l&#8217;aver generato una produzione offensiva davvero limitata. Lo United arrivava in area o affidandosi completamente alla creatività di Pogba palla al piede, o dopo una manovra comunque lenta che costringeva l&#8217;attaccante belga a giocare staticamente e a raccogliere i cross dei compagni più che i filtranti. È la situazione ideale per metterlo in difficoltà e farlo apparire più impacciato di quanto sia. Le sue spalle sono infatti grosse e fare a spallate con lui è sconsigliato&#8230; &#8230; ma il problema sono i piedi. Lukaku ha dei difetti che si porta dietro da 10 anni e che non è mai riuscito del tutto a risolvere. Ha un controllo di palla e un primo tocco diciamo &#8220;rivedibili&#8221;, un&#8217;elevazione di 4 cm da terra, non è assolutamente in grado di fare l&#8217;attaccante di manovra, spalle alla porta è utile come un palo dell&#8217;Enel e dà più soddisfazione dialogare con l&#8217;assistente di Google che con lui, per quanto invece in campo aperto sia uno specialista e sia in grado anche di servire i compagni. Parliamo di un &#8220;bidone&#8221;, come leggo ininterrottamente da due giorni? Assolutamente no. Anche così, è riuscito comunque ad andare per due anni di fila in doppia cifra per numero di gol (unico giocatore a farlo da 7 anni a questa parte in Premier insieme ad Aguero) e si è reso utile come ha potuto anche trasformandosi in un discreto &#8220;target man&#8221;. Capite bene però che un calciatore con queste caratteristiche mal si adattava al gioco richiesto da Mourinho, così come anche a quello del suo successore, più mirato al dialogo veloce tra gli attaccanti e alle interconnessioni. Veniamo quindi alla domanda delle domande che vi starete ponendo tutti: che c&#8217;azzecca allora uno con queste caratteristiche, tra l&#8217;altro anche da &#8220;ritarare&#8221; fisicamente e mentalmente, con il gioco di Sarri e della Juventus e con il 433 che pare sarà il modulo che andremo ad utilizzare quest&#8217;anno? Pochino. Lukaku è comunque sempre in grado di convertire in gol i cross dal fondo (ha sempre avuto un rapporto tiri/gol straordinario) &#8220;vedendo&#8221; la porta e avendo una buona tecnica nel calciare al volo sia col sinistro, il suo piede preferito, che anche col destro (meglio di quanto si possa immaginare). Sarebbe però come comprare una Ferrari e usarla sul fango: sempre una Ferrari resterebbe, e andrebbe velocissima, ma se vuoi guidare sul fango ti compri meglio una Jeep, non so se rendo l&#8217;idea. Cedere Higuain e Dybala per lui, significherebbe rinunciare quasi completamente alla creatività sulla trequarti: Gonzalo è infatti in grado di abbassarsi e far salire i compagni così come di servire Ronaldo quando attacca l&#8217;area; Dybala è in grado di creare quelle interconnessioni con i compagni necessarie a sbloccare tante situazioni di attacco &#8220;statico&#8221; o &#8220;schiacciato&#8221; sulla linea difensiva avversaria e sarebbe perfetto per e con giocatori come Ramsey. Lukaku, no. Lukaku sfrutterebbe lui il lavoro dei compagni correrendo in avanti, facendo a sportellate e chiamando palla: è quel tipo di giocatore. Non sono neanche convinto che a Ronaldo serva necessariamente un compagno con le sue caratteristiche. È vero che si porterebbe dietro almeno un difensore, sempre, e che sopratutto in situazioni di contropiede sarebbe letale. È vero che un tridente eventuale con Douglas Costa e Ronaldo in campo aperto sarebbe devastante e al sol pensiero mi batte el corazòn, ma quante volte in partita capitano queste situazioni alla Juventus, specie in Serie A? (allo United, pochissime) Il gioco di Sarri, almeno quello fatto vedere da Napoli in poi, è sì verticale, ma passa dai centrocampisti, dall&#8217;avanzamento collettivo della squadra &#8220;modello rugby&#8221;, dalla palla che va avanti e indietro con i difensori, da cambi di campo e giocate a pochi tocchi. Al contrario di Conte, le squadre di Sarri raramente accettano di abbassare il baricentro per creare spazi per gli attaccanti servendoli con palle lunghe e filtranti. Sarri ha fatto qualcosa di più o meno simile ad Empoli, lo ha fatto parzialmente al Chelsea dove la costruzione del gioco era più veloce e diretta (proprio per adattarsi alla Premier), ma si tratterebbe, nel caso di arrivo del belga, di ridisegnare la squadra e il suo modo di giocare per sfruttare al meglio le sue caratteristiche: oppure di adattarlo come già successo nelle stagioni di Manchester. In conclusione, respingo con forza l&#8217;idea che Lukaku sia &#8220;una mezza sega&#8221;, giudizio che vedo essere di moda sui social, non capisco perché, in questi giorni. Le perplessità sono soprattutto legate alle sue caratteristiche e al fatto che Sarri possa riuscire a sfruttarle al meglio, valorizzando un investimento comunque importante. 85 milioni oggi Lukaku non li vale, ma sbagliamo a valutare l&#8217;eventuale scambio con Dybala da questo punto di vista. Vale semmai il contrario: la Juventus, avendo fiutato la possibilità di fare una plusvalenza mostruosa con Dybala, accetterebbe il belga come contropartita pur di sistemare il bilancio portando a Torino un giocatore che, se rilanciato e messo (vedremo se Sarri ci riuscità) in condizioni di fare bene, renderebbe ancora più appetitosa un&#8217;operazione economicamente con i contro-fiocchi. Non ci resta perciò che aspettare e, nell&#8217;eventualità del suo arrivo, sperare nella capacità di Sarri di trovare il giusto modo di farlo rendere da top player. Ti suggeriamo anche Senzamanette 4 &#8211; Mai allenati così (Sarri &#038; co) Articolo originariamente pubblicato su Juventibus. Vi racconto un aneddoto per capire perché il gruppo Juve Senzamanette 3 &#8211; Chiacchierata con Guido Vaciago sul rapporto tra tifoso e mondo dell&#8217;informazione Caro Guido, quest'estate ha visto registrare un fenomeno del quale vorrei discutere con te ritenendoti Senzamanette 2 &#8211; Il sogno...</p>
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<p>Lo ricordo benissimo ai tempi dell&#8217;Everton. Ci ha giocato dal 2013 al 2017 arrivando a guadagnarsi il passaggio al Manchester United dopo un&#8217;asta con il Chelsea terminata col pagamento di 85 milioni di euro fissi, 17 milioni circa di bonus e la solita commissione a Mino Raiola, suo agente. Il Chelsea rifiutò di pagare gli &#8220;extra&#8221; e Lukaku finì allo United facendo coppia con l&#8217;altro assistito illustre dell&#8217;ex ristoratore italo-olandese: Paul Pogba. Come è andato il grande salto verso una big? </p>



<p>Quella che vi propongo è una scheda un po&#8217; particolare, non essendo io un &#8220;tattico&#8221;. Ho seguito però l&#8217;evoluzione della carriera dell&#8217;attaccante belga e in particolare le difficoltà incontrate durante la sua esperienza a Manchester e proprio su questo vorrei concentrarmi per cercare di rispondere alla domanda iniziale e per capire se possa essere, Lukaku, un investimento intelligente per un club come la Juventus che è oggi ad un livello ancora superiore a quello dello United.</p>



<p>Vorrei emergessero chiari alcuni concetti cercando soprattutto di superare troppi pregiudizi e inesattezze lette in giro. Iniziamo da quelli sul suo fisico. I meme sulla sua presunta panza e i confronti con il wrestler Mark Henry sono divertenti, ma inaccurati. Romelu ha un fisico sviluppato con meticolosità già da ragazzino. A 15 anni sollevava &#8211; <a href="https://www.menshealth.com/uk/fitness/a756166/romelu-lakuku-the-fittest-footballer-at-the-euros/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" aria-label="parola sua (apre in una nuova scheda)">parola sua</a> &#8211; 100 kg dalla panca e pesava 97 kg con una massa muscolare più da velocista che da calciatore. Ha sempre lavorato tantissimo in palestra cercando di conquistarsi un vantaggio &#8220;fisico&#8221; sui difensori avversari e ha sviluppato la sua velocità e la sua progressione con esercizi specifici mostrando incredibile sacrificio e applicazione (parentesi: il belga, di origini congolesi, viene da una famiglia povera, ha conosciuto la fame e sin da bambino ha considerato il calcio un lavoro, prima che un gioco).</p>



<p>Lukaku NON È uno di buona forchetta e non è paragonabile chessò al recente Higuaìn (ciao, Gonzalo!) o ad altri colleghi vittime come lui di meme e sfottò. Non c&#8217;è niente di più sbagliato nel considerarlo poco professionale, perennemente fuori forma o addirittura grasso.</p>



<p>Quando è iniziata (da giovanissimo, a 18 anni) la sua carriera in Inghilterra, nel Chelsea, i preparatori atletici alla corte di Villas Boas si sono ritrovati un armadio a due ante velocissimo, con una struttura pazzesca per la sua età e hanno iniziato a lavorare anche su altri aspetti del suo fisico, cercando di trovare il giusto equilibrio tra la potenza pura e &#8211; come diceva una famosa pubblicità col Ronaldo brasiliano &#8211; il &#8220;controllo&#8221;. Hanno lavorato per evitare problemi ai polpacci e infortuni alle gambe e anche la sua dieta è cambiata. Giusto per capirci, era così (vedi la foto) già a 17 anni, perché a leggere alcuni forum pare che in due-tre mesi si sia trasformato da Peter Crouch ad Akinfenwa (googlatevelo) e no, non è vero e non è comunque mai stato quello il problema.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img src="/wp-content/uploads/2019/07/article-0-0D16D4F500000578-43_634x514.jpg" alt="" class="wp-image-12192" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/07/article-0-0D16D4F500000578-43_634x514.jpg 634w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/07/article-0-0D16D4F500000578-43_634x514-595x482.jpg 595w" sizes="(max-width: 634px) 100vw, 634px" /></figure></div>



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<p>Questo lavoro fisico è continuato dopo il suo passaggio all&#8217;Everton e lì Lukaku ha trovato un giusto equilibrio portandosi sui 100 kg di peso distribuiti su un&#8217;altezza comunque di 192 cm circa.</p>



<p>Parlo di &#8220;giusto equilibrio&#8221; perché gli permetteva al tempo stesso di essere &#8220;potente&#8221;, ma non gli impediva di sviluppare quella che poi era anche &#8220;calcisticamente&#8221; la sua qualità migliore: correre. E per correre intendo questo.</p>



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<p>Lukaku è infatti un calciatore che rende al meglio se parte lontano dalla porta e ha la possibilità di sviluppare la sua progressione facendo a spallate con i difensori. Provo un po&#8217; a banalizzare, ma rende l&#8217;idea: è un centometrista applicato al calcio, che vede la porta ma non sa fare molto altro. È grazie alle sue falcate che ha segnato 41 gol con l’Anderlecht a 18 anni (dato che non ha alcun senso!), che ne ha segnati 17 nel primo campionato da titolare in Premier a 19 anni e 87 in 4 anni nell&#8217;Everton. E&#8217; grazie al suo movimento con e senza palla che a 22 anni si è laureato capocannoniere dell&#8217;Europa League e a 25 vice-capocannoniere dei Mondiali contribuendo a far raggiungere uno storico podio al Belgio.</p>



<p>L&#8217;equilibrio tra muscoli e agilità è sempre stato chiave per il suo successo. L&#8217;estate scorsa, però, per prepararsi al meglio alla &#8220;fisicità&#8221; del Campionato del Mondo, si è riempito (parliamo sempre di muscoli) molto più della norma superando probabilmente i 100 kg di peso (e i 94 &#8220;dichiarati&#8221;) ed effettivamente ha perso velocità nel breve, mobilità laterale e velocità nei cambi di direzione. Ha perso anche e soprattutto resistenza. Tornato dalla &#8220;campagna di Russia&#8221;, ci ha messo 2-3 mesi per recuperare dall&#8217;affaticamento (&#8220;mi sentivo stanco&#8221;) e per &#8220;sgonfiarsi&#8221; ha dovuto rinunciare totalmente al lavoro in palestra. Nel frattempo, però, sono successe alcune vicende che lo hanno relegato ad un ruolo non più chiave, ma marginale, tanto che per lui per la prossima stagione si prospettava persino la possibilità di partire dalla panchina.</p>



<p>Perché ha trovato difficoltà enormi dopo una stagione d&#8217;esordio comunque positiva nella quale aveva segnato 27 gol in 51 presenze guidando lo United fino al secondo posto in campionato?</p>



<p>Per più motivazioni, dicevo. La prima è da individuarsi nella preparazione atletica. Rispetto ai predecessori Moyes e Van Gaal, Mourinho aveva abbassato di tantissimo l&#8217;asticella dell&#8217;intensità (un po&#8217; come Allegri nella Juventus, se vogliamo forzare un parallelo). Lukaku non è stato l&#8217;unico a pagare fisicamente: non era infatti raro vedere anche suoi compagni con il fiatone dopo 45&#8242;, o alle prese con costanti problemi e infortuni. Per un giocatore che vive di strappi e scatti in avanti, la resistenza nei 90&#8242; è fondamentale: fermo con le mani sui fianchi, non serve a niente.</p>



<p>Le cose sono un po&#8217; cambiate con il subentro, a dicembre, del nuovo allenatore Solskjær che ha cercato da subito di lavorare proprio sull&#8217;intensità persa e sulla condizione, ma il suo è un lavoro solo iniziato e che sta proseguendo soprattutto quest&#8217;estate. Può Lukaku tornare in condizioni accettabili e a fare di nuovo della progressione e della velocità sviluppata nel medio la sua arma letale? Probabilmente sì, è un gran lavoratore e, specie se motivato, sono sicuro che rientrerebbe presto nei suoi stardard.</p>



<p>La seconda motivazione, è più tattica ed è quella che credo debba interessarci di più perché Sarri è certamente bravissimo nel lavorare atleticamente sui suoi calciatori ma le caratteristiche tecniche del giocatore, quelle, difficilmente cambieranno a 26 anni.</p>



<p>Mourinho aveva pensato ad un Manchester United molto fisico, lento, con un centravanti boa davanti (appunto, Lukaku) e pochi giocatori di fantasia. Il risultato è stato l&#8217;aver creato pochissime occasioni a partita e in generale l&#8217;aver generato una produzione offensiva davvero limitata. Lo United arrivava in area o affidandosi completamente alla creatività di Pogba palla al piede, o dopo una manovra comunque lenta che costringeva l&#8217;attaccante belga a giocare staticamente e a raccogliere i cross dei compagni più che i filtranti.</p>



<p>È la situazione ideale per metterlo in difficoltà e farlo apparire più impacciato di quanto sia. Le sue spalle sono infatti grosse e fare a spallate con lui è sconsigliato&#8230;</p>



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<p>&#8230; ma il problema sono i piedi.</p>



<p>Lukaku ha dei difetti che si porta dietro da 10 anni e che non è mai riuscito del tutto a risolvere. Ha un controllo di palla e un primo tocco diciamo &#8220;rivedibili&#8221;, un&#8217;elevazione di 4 cm da terra, non è assolutamente in grado di fare l&#8217;attaccante di manovra, spalle alla porta è utile come un palo dell&#8217;Enel e dà più soddisfazione dialogare con l&#8217;assistente di Google che con lui, per quanto invece in campo aperto sia uno specialista e sia in grado anche di servire i compagni. </p>



<p>Parliamo di un &#8220;bidone&#8221;, come leggo ininterrottamente da due giorni? Assolutamente no. Anche così, è riuscito comunque ad andare per due anni di fila in doppia cifra per numero di gol (unico giocatore a farlo da 7 anni a questa parte in Premier insieme ad Aguero) e si è reso utile come ha potuto anche trasformandosi in un discreto &#8220;target man&#8221;.</p>



<p>Capite bene però che un calciatore con queste caratteristiche mal si adattava al gioco richiesto da Mourinho, così come anche a quello del suo successore, più mirato al dialogo veloce tra gli attaccanti e alle interconnessioni.</p>



<p>Veniamo quindi alla domanda delle domande che vi starete ponendo tutti: che c&#8217;azzecca allora uno con queste caratteristiche, tra l&#8217;altro anche da &#8220;ritarare&#8221; fisicamente e mentalmente, con il gioco di Sarri e della Juventus e con il 433 che pare sarà il modulo che andremo ad utilizzare quest&#8217;anno?</p>



<p>Pochino.</p>



<p>Lukaku è comunque sempre in grado di convertire in gol i cross dal fondo (ha sempre avuto un rapporto tiri/gol straordinario) &#8220;vedendo&#8221; la porta e avendo una buona tecnica nel calciare al volo sia col sinistro, il suo piede preferito, che anche col destro (meglio di quanto si possa immaginare). Sarebbe però come comprare una Ferrari e usarla sul fango: sempre una Ferrari resterebbe, e andrebbe velocissima, ma se vuoi guidare sul fango ti compri meglio una Jeep, non so se rendo l&#8217;idea.</p>



<p>Cedere Higuain e Dybala per lui, significherebbe rinunciare quasi completamente alla creatività sulla trequarti: Gonzalo è infatti in grado di abbassarsi e far salire i compagni così come di servire Ronaldo quando attacca l&#8217;area; Dybala è in grado di creare quelle interconnessioni con i compagni necessarie a sbloccare tante situazioni di attacco &#8220;statico&#8221; o &#8220;schiacciato&#8221; sulla linea difensiva avversaria e sarebbe perfetto per e con giocatori come Ramsey. Lukaku, no. Lukaku sfrutterebbe lui il lavoro dei compagni correrendo in avanti, facendo a sportellate e chiamando palla: è quel tipo di giocatore.</p>



<p>Non sono neanche convinto che a Ronaldo serva necessariamente un compagno con le sue caratteristiche. È vero che si porterebbe dietro almeno un difensore, sempre, e che sopratutto in situazioni di contropiede sarebbe letale. È vero che un tridente eventuale con Douglas Costa e Ronaldo in campo aperto sarebbe devastante e al sol pensiero mi batte <em>el corazòn</em>, ma quante volte in partita capitano queste situazioni alla Juventus, specie in Serie A? (allo United, pochissime)</p>



<p>Il gioco di Sarri, almeno quello fatto vedere da Napoli in poi, è sì verticale, ma passa dai centrocampisti, dall&#8217;avanzamento collettivo della squadra &#8220;modello rugby&#8221;, dalla palla che va avanti e indietro con i difensori, da cambi di campo e giocate a pochi tocchi. Al contrario di Conte, le squadre di Sarri raramente accettano di abbassare il baricentro per creare spazi per gli attaccanti servendoli con palle lunghe e filtranti.</p>



<p>Sarri ha fatto qualcosa di più o meno simile ad Empoli, lo ha fatto parzialmente al Chelsea dove la costruzione del gioco era più veloce e diretta (proprio per adattarsi alla Premier), ma si tratterebbe, nel caso di arrivo del belga, di ridisegnare la squadra e il suo modo di giocare per sfruttare al meglio le sue caratteristiche: oppure di adattarlo come già successo nelle stagioni di Manchester.</p>



<p>In conclusione, respingo con forza l&#8217;idea che Lukaku sia <em>&#8220;una mezza sega&#8221;</em>, giudizio che vedo essere <em>di moda</em> sui social, non capisco perché, in questi giorni. Le perplessità sono soprattutto legate alle sue caratteristiche e al fatto che Sarri possa riuscire a sfruttarle al meglio, valorizzando un investimento comunque importante.</p>



<p>85 milioni oggi Lukaku non li vale, ma sbagliamo a valutare l&#8217;eventuale scambio con Dybala da questo punto di vista. Vale semmai il contrario: la Juventus, avendo fiutato la possibilità di fare una plusvalenza mostruosa con Dybala, accetterebbe il belga come contropartita pur di sistemare il bilancio portando a Torino un giocatore che, se rilanciato e messo (vedremo se Sarri ci riuscità) in condizioni di fare bene, renderebbe ancora più appetitosa un&#8217;operazione economicamente con i contro-fiocchi.</p>



<p>Non ci resta perciò che aspettare e, nell&#8217;eventualità del suo arrivo, sperare nella capacità di Sarri di trovare il giusto modo di farlo rendere da top player.</p>
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		<title>La scheda di Merih Demiral</title>
		<link>https://www.ateralbus.it/la-scheda-di-merih-demiral/</link>
				<comments>https://www.ateralbus.it/la-scheda-di-merih-demiral/#respond</comments>
				<pubDate>Mon, 22 Jul 2019 08:56:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Federico Pagani]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Schede calciatori]]></category>
		<category><![CDATA[demiral]]></category>
		<category><![CDATA[demiral difensore]]></category>
		<category><![CDATA[demiral juventus]]></category>
		<category><![CDATA[demiral sassuolo]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Le cronache riportano come il primo della club della carriera giovanile di Merih Demiral sia stato il Karamürsel Idmanyurduspor, da cui all&#8217;età di 13 anni venne prelevato dal Fenerbahçe. Dopo cinque stagioni passate nel distretto di Kadıköy viene notato dagli osservatori dello Sporting Lisbona, che lo prelevano e lo girano immediatamente all&#8217;Alcanenense, prima di tornare alla casa madre e giocare una trentina di gare con la “Squadra B” dei Leões. L&#8217;estate scorsa torna quindi in Turchia in prestito, anche se dopo soli sei mesi l&#8217;Alanyaspor lo preleva a titolo definitivo per 3,5 milioni di euro prima di girarlo al Sassuolo in prestito con obbligo di riscatto, operazione compiuta dagli emiliani con la regia della Juventus. Nel corso dell&#8217;attuale sessione di trasferimenti, infine, i Bianconeri hanno versato 18 milioni ai sassolesi facendo firmare al ragazzo un quinquennale da 1,8 milioni annui (cifra non ufficiale, fonti giornalistiche). Capacità coordinative e condizionali Merih Demiral è in possesso di buone doti di anticipazione motoria e discrete in reazione, un mix interessante su cui lavorare ma che già oggi rappresenta per il ragazzo una base solida per le proprie azioni difensive. Vista la mole non è invece ovviamente dotato di una capacità di trasformazione motoria di primissima qualità, ma se rapportiamo la stessa proprio alla stazza ecco che il giudizio assume tinte moderatamente positive. Se il quadro delle capacità coordinative è quindi decoroso ma non eccelso, diverso possiamo dire essere quello relativo alle capacità condizionali: il ragazzo parte da una struttura importantissima, cui aggiunge forza massimale ed esplosiva in quantità importante. Ma, soprattutto, dà la netta impressione di poter avere ancora margini di crescita importanti in questo senso. A ciò aggiunge poi una certa velocità: se infatti non è rapidissimo nei primi metri proprio per via di quel fisico imponente di cui è dotato, ha indubbiamente modo di recuperare in allungo dove grazie a leve importanti e l&#8217;esplosività di cui sopra sa dire la sua contro buona parte dei giocatori di Serie A. Qualità tecniche La scuola turca è molto cresciuta sotto il profilo della preparazione tecnica negli ultimi anni, riuscendo a costruire giocatori ben preparati da questo punto di vista. Tra questi vi è sicuramente il buon Merih, che risulta essere un centrale difensivo dalle qualità importanti. In primis quelle riguardanti il gioco difensivo. Dotato di un buon colpo di testa – che si fa forza anche delle doti strutturali ed atletiche importanti di cui dispone – è però nella tecnica di contrasto che Demiral dà il meglio di sé: spigoloso ma pulito, aggressivo ma tempista. Inoltre sono diverse le situazioni in cui nel recuperare l&#8217;avversario ha dimostrato di sapergli prendere il tempo andando in tackle scivolato: un approccio spesso molto rischioso, ma che – anche in relazione alla giovane età – il ragazzo ha per ora dimostrato di saper gestire bene. Se delle qualità tecniche in fase di non possesso abbiamo detto, due parole è bene spenderle anche in relazione alla sua capacità di gestione della palla, tanto più che questo nel calcio moderno è un aspetto sempre più importante anche per un difensore centrale. Anche in questo senso Merih mostra doti di base importanti, con una certa scioltezza nel controllare il pallone ed una buona capaacità di lancio. In questo senso lavorare con Bonucci potrebbe sicuramente aiutarlo ad alzare il proprio livello qualitativo. Qualità tattiche Dotato di discreta attitudine in accorciamento sull&#8217;avversario, Merih Demiral è eccellente dal punto di vista della tattica difensiva per quello che riguarda l&#8217;anticipo, soprattutto aereo (pur difendendosi bene anche in quello basso). Il ragazzo sa quindi giocare alto ed aggressivo, ma grazie alla velocità in allungo di cui si diceva poc&#8217;anzi non è disprezzabile nemmeno rispetto alla difesa della profondità, sapendo rinculare con buona tempistica e celerità per togliere spazio agli avversari che di tanto in tanto possono imbucarsi tra le maglie della difesa. Centrale abituato a giocare in una linea a quattro uomini, predilige il centrodestra ma può essere adattato anche sul centrosinistra. Lavorandoci sopra un po&#8217; potrebbe anche vestire i panni di laterale destro in una difesa a tre, un po&#8217; à la Barzagli. Qualità mentali Dal punto di vista cerebrale Demiral sembra essere un giocatore già abbastanza capace di mantenere la concentrazione lungo il corso del match, nonché dotato di una certa fame ed aggressività. Tutte caratteristiche peculiari per un difensore moderno, che potranno sicuramente aiutarlo ad adattarsi nel nuovo contesto. Debolezze Indubbiamente una delle pecche principali del ragazzo è la rapidità: se in allungo, come detto, sa sprigionare una certa forza esplosiva in grado di fargli guadagnare velocità, sul breve pecca indubbiamente in questo senso. Nonostante mostri un buon uso del suo piede forte, il destro, è invece piuttosto limitato con il mancino. Ritmizzazione piuttosto bassa, non ha grandissime doti di differenziazione motoria né di destrezza fine e deve crescere ancora globalmente sotto il profilo della personalità. Valutazione generale Merih Demiral è indubbiamente un giovane di buona prospettiva: già oggi mostra doti interessanti che potrebbero renderlo un possibile titolare in buona parte dei club italiani. Il suo impatto in Serie A del resto è stato favorevole ed il tragitto che deve intraprendere ora deve essere di qualità. Le doti di cui Madre Natura lo ha fornito e che lui ha saputo affinare nel suo percorso di crescita tra Turchia, Portogallo e questi pochi mesi nel Belapaese sono indubbiamente importanti e di rilievo. La valutazione che si può fare di lui è sicuramente positiva e le prospettive che mostra sono ottime. Come per tutti, oggi Demiral deve allenarsi in un contesto importante, con intensità e qualità, per poter ulteriormente alzare il proprio livello di gioco. Fondamentale, nel suo percorso di crescita, sarà lo spazio che potrà trovare in campo nelle prossime stagioni: imparare dai campioni è sempre importante, ma alla fine è in partita che ci si misura e si acquisisce quella fiducia nei propri mezzi che diventa tappa fondamentale per quelle crisalidi che vogliono diventare farfalle. Alla Juventus La Juventus è sempre molto attenta al mercato dei giovani virgulti, italiani e non solo. Nel corso degli ultimi anni ha investito su moltissimi giocatori, spesso in collaborazione con altri club di Serie A, per anticipare le concorrenti ed avere il controllo almeno virtuale delle loro sorti. La maggior parte di questi, è inevitabile, non arrivano poi a sviluppare livelli di gioco sufficienti per potersi inserire nel contesto Bianconero, ovvero quello di un top club europeo. Certi altri, come Rugani e Demiral, la rosa della Juventus arrivano invece ad integrarla. Poi sta a loro sgomitare per ritagliarsi spazio anche in campo. Nonostante abbia un anno più di Matthijs de Ligt, il buon Merih Demiral non ha oggi un livello di gioco altrettanto alto, ma questo non è di per sé un problema. Come abbiamo visto il suo impatto in Serie A è stato buono, le sue qualità sono riconosciute e riconoscibili, il suo spazio in una rosa anche iper-competitiva come quella della Vecchia Signora può essere trovato. Per altro per qualità e caratteristiche Merih può assolutamente tornare comodo a Maurizio Sarri, che potrebbe far uscire dalla panchina un marcatore aggressivo ed esplosivo, oltre che un ragazzo affamato e mentalizzato. Se quindi non ci sono molti dubbi rispetto al fatto che nonostante i suoi 21 anni Demiral possa starci nel contesto juventino, le uniche remore le ho in relazione al percorso di crescita che un giocatore che vedrebbe ragionevolmente poco il campo può compiere. Se, come detto, allenarsi con campioni come Bonucci e soprattutto – per caratteristiche – Chiellini (ma anche lo stesso De Ligt) può contribuire in maniera importante alla crescita del ragazzo, d&#8217;altro canto va considerato come i centrali difensivi ruotano poco o nulla nell&#8217;ambito di una singola gara e tendenzialmente poco (rispetto ad altri ruoli) anche sulla stagione stessa. Alla Juventus, nonostante le buone qualità di cui abbiamo parlato, Merih Demiral rischia di giocarsi il ruolo di quinto centrale con Daniele Rugani, un altro arrivato con le stimmate del predestinato in quel di Torino e che ha poi fatico ad imporsi proprio per una questione di concorrenza e spazi ridotti (oltre che un giocatore che sbocciò in A proprio sotto la guida di Maurizio Sarri, che già lo conosce e lo apprezza). Per questo chissà che la società non decida per lui un percorso differente, di valorizzazione in un contesto in cui il ragazzo possa vedere il campo con più facilità. Magari non già da quest&#8217;anno, per dargli una stagione di training nell&#8217;ambito Juve; ma con la prossima stagione una sorta di “Erasmus” calcistico in un&#8217;altra città o in un altro Paese potrebbe riconsegnare ai Bianconeri un giocatore ancora più forte – e soprattutto consapevole – di quanto Merih non possa essere oggi. Ti suggeriamo anche Metodi di allenamento e bel gioco Che approccio usano gli allenatori che praticano un calcio esteticamente appagante? Il loto metodo è Post-Allegri: istruzioni per l&#8217;uso Il tema della sostituzione di Allegri da parte della dirigenza juventina sta diventando quasi uno La scheda di Matthijs De Ligt Si parla sempre più insistentemente del possibile acquisto da parte della Juventus del baby fenomeno Leonardo Spinazzola, il terzino che sarà di Francesco Federico Pagani Leonardo Spinazzola sta giocando una grande stagione in quel di Bergamo,</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="/la-scheda-di-merih-demiral/">La scheda di Merih Demiral</a> proviene da <a rel="nofollow" href="/">AterAlbus</a>.</p>
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								<content:encoded><![CDATA[
<p>Le cronache riportano come il primo della club della carriera giovanile di Merih Demiral sia stato il Karamürsel Idmanyurduspor, da cui all&#8217;età di 13 anni venne prelevato dal Fenerbahçe. Dopo cinque stagioni passate nel distretto di Kadıköy viene notato dagli osservatori dello Sporting Lisbona, che lo prelevano e lo girano immediatamente all&#8217;Alcanenense, prima di tornare alla casa madre e giocare una trentina di gare con la “Squadra B” dei Leões.</p>



<p>L&#8217;estate scorsa torna quindi in Turchia in
prestito, anche se dopo soli sei mesi l&#8217;Alanyaspor lo preleva a titolo
definitivo per 3,5 milioni di euro prima di girarlo al Sassuolo in prestito con
obbligo di riscatto, operazione compiuta dagli emiliani con la regia della
Juventus.</p>



<p>Nel corso dell&#8217;attuale sessione di
trasferimenti, infine, i Bianconeri hanno versato 18 milioni ai sassolesi
facendo firmare al ragazzo un quinquennale da 1,8 milioni annui (cifra non
ufficiale, fonti giornalistiche).</p>



<p><strong>Capacità coordinative e condizionali</strong></p>



<p>Merih Demiral è in possesso di buone doti di
anticipazione motoria e discrete in reazione, un mix interessante su cui
lavorare ma che già oggi rappresenta per il ragazzo una base solida per le
proprie azioni difensive. Vista la mole non è invece ovviamente dotato di una
capacità di trasformazione motoria di primissima qualità, ma se rapportiamo la
stessa proprio alla stazza ecco che il giudizio assume tinte moderatamente
positive.</p>



<p>Se il quadro delle capacità coordinative è
quindi decoroso ma non eccelso, diverso possiamo dire essere quello relativo
alle capacità condizionali: il ragazzo parte da una struttura importantissima,
cui aggiunge forza massimale ed esplosiva in quantità importante. Ma,
soprattutto, dà la netta impressione di poter avere ancora margini di crescita
importanti in questo senso.</p>



<p>A ciò aggiunge poi una certa velocità: se
infatti non è rapidissimo nei primi metri proprio per via di quel fisico
imponente di cui è dotato, ha indubbiamente modo di recuperare in allungo dove
grazie a leve importanti e l&#8217;esplosività di cui sopra sa dire la sua contro
buona parte dei giocatori di Serie A.</p>



<p><strong>Qualità tecniche</strong></p>



<p>La scuola turca è molto cresciuta sotto il
profilo della preparazione tecnica negli ultimi anni, riuscendo a costruire
giocatori ben preparati da questo punto di vista. Tra questi vi è sicuramente
il buon Merih, che risulta essere un centrale difensivo dalle qualità
importanti.</p>



<p>In primis quelle riguardanti il gioco
difensivo. Dotato di un buon colpo di testa – che si fa forza anche delle doti
strutturali ed atletiche importanti di cui dispone – è però nella tecnica di
contrasto che Demiral dà il meglio di sé: spigoloso ma pulito, aggressivo ma
tempista. Inoltre sono diverse le situazioni in cui nel recuperare l&#8217;avversario
ha dimostrato di sapergli prendere il tempo andando in tackle scivolato: un
approccio spesso molto rischioso, ma che – anche in relazione alla giovane età
– il ragazzo ha per ora dimostrato di saper gestire bene.</p>



<p>Se delle qualità tecniche in fase di non
possesso abbiamo detto, due parole è bene spenderle anche in relazione alla sua
capacità di gestione della palla, tanto più che questo nel calcio moderno è un
aspetto sempre più importante anche per un difensore centrale. Anche in questo
senso Merih mostra doti di base importanti, con una certa scioltezza nel
controllare il pallone ed una buona capaacità di lancio. In questo senso
lavorare con Bonucci potrebbe sicuramente aiutarlo ad alzare il proprio livello
qualitativo.</p>



<p><strong>Qualità tattiche</strong></p>



<p>Dotato di discreta attitudine in accorciamento sull&#8217;avversario, Merih Demiral è eccellente dal punto di vista della tattica difensiva per quello che riguarda l&#8217;anticipo, soprattutto aereo (pur difendendosi bene anche in quello basso).</p>



<p>Il ragazzo sa quindi giocare alto ed
aggressivo, ma grazie alla velocità in allungo di cui si diceva poc&#8217;anzi non è
disprezzabile nemmeno rispetto alla difesa della profondità, sapendo rinculare
con buona tempistica e celerità per togliere spazio agli avversari che di tanto
in tanto possono imbucarsi tra le maglie della difesa.</p>



<p>Centrale abituato a giocare in una linea a
quattro uomini, predilige il centrodestra ma può essere adattato anche sul
centrosinistra.</p>



<p>Lavorandoci sopra un po&#8217; potrebbe anche vestire
i panni di laterale destro in una difesa a tre, un po&#8217; <em>à la</em> Barzagli.</p>



<p><strong>Qualità mentali</strong></p>



<p>Dal punto di vista cerebrale Demiral sembra
essere un giocatore già abbastanza capace di mantenere la concentrazione lungo
il corso del match, nonché dotato di una certa fame ed aggressività.</p>



<p>Tutte caratteristiche peculiari per un
difensore moderno, che potranno sicuramente aiutarlo ad adattarsi nel nuovo
contesto.</p>



<p><strong>Debolezze</strong></p>



<p>Indubbiamente una delle pecche principali del
ragazzo è la rapidità: se in allungo, come detto, sa sprigionare una certa
forza esplosiva in grado di fargli guadagnare velocità, sul breve pecca
indubbiamente in questo senso.</p>



<p>Nonostante mostri un buon uso del suo piede
forte, il destro, è invece piuttosto limitato con il mancino.</p>



<p>Ritmizzazione piuttosto bassa, non ha
grandissime doti di differenziazione motoria né di destrezza fine e deve
crescere ancora globalmente sotto il profilo della personalità.</p>



<p><strong>Valutazione generale</strong></p>



<p>Merih Demiral è indubbiamente un giovane di buona prospettiva: già oggi mostra doti interessanti che potrebbero renderlo un possibile titolare in buona parte dei club italiani. Il suo impatto in Serie A del resto è stato favorevole ed il tragitto che deve intraprendere ora deve essere di qualità.</p>



<p>Le doti di cui Madre Natura lo ha fornito e che
lui ha saputo affinare nel suo percorso di crescita tra Turchia, Portogallo e
questi pochi mesi nel Belapaese sono indubbiamente importanti e di rilievo.</p>



<p>La valutazione che si può fare di lui è
sicuramente positiva e le prospettive che mostra sono ottime.</p>



<p>Come per tutti, oggi Demiral deve allenarsi in
un contesto importante, con intensità e qualità, per poter ulteriormente alzare
il proprio livello di gioco. Fondamentale, nel suo percorso di crescita, sarà
lo spazio che potrà trovare in campo nelle prossime stagioni: imparare dai campioni
è sempre importante, ma alla fine è in partita che ci si misura e si acquisisce
quella fiducia nei propri mezzi che diventa tappa fondamentale per quelle
crisalidi che vogliono diventare farfalle.</p>



<p><strong>Alla Juventus</strong></p>



<p>La Juventus è sempre molto attenta al mercato
dei giovani virgulti, italiani e non solo. Nel corso degli ultimi anni ha
investito su moltissimi giocatori, spesso in collaborazione con altri club di
Serie A, per anticipare le concorrenti ed avere il controllo almeno virtuale
delle loro sorti. La maggior parte di questi, è inevitabile, non arrivano poi a
sviluppare livelli di gioco sufficienti per potersi inserire nel contesto
Bianconero, ovvero quello di un top club europeo.</p>



<p>Certi altri, come Rugani e Demiral, la rosa
della Juventus arrivano invece ad integrarla. Poi sta a loro sgomitare per
ritagliarsi spazio anche in campo.</p>



<p>Nonostante abbia un anno più di Matthijs de Ligt, il buon Merih Demiral non ha oggi un livello di gioco altrettanto alto, ma questo non è di per sé un problema. Come abbiamo visto il suo impatto in Serie A è stato buono, le sue qualità sono riconosciute e riconoscibili, il suo spazio in una rosa anche iper-competitiva come quella della Vecchia Signora può essere trovato. Per altro per qualità e caratteristiche Merih può assolutamente tornare comodo a Maurizio Sarri, che potrebbe far uscire dalla panchina un marcatore aggressivo ed esplosivo, oltre che un ragazzo affamato e <em>mentalizzato</em>.</p>



<p>Se quindi non ci sono molti dubbi rispetto al
fatto che nonostante i suoi 21 anni Demiral possa starci nel contesto
juventino, le uniche remore le ho in relazione al percorso di crescita che un
giocatore che vedrebbe ragionevolmente poco il campo può compiere. Se, come
detto, allenarsi con campioni come Bonucci e soprattutto – per caratteristiche
– Chiellini (ma anche lo stesso De Ligt) può contribuire in maniera importante
alla crescita del ragazzo, d&#8217;altro canto va considerato come i centrali
difensivi ruotano poco o nulla nell&#8217;ambito di una singola gara e
tendenzialmente poco (rispetto ad altri ruoli) anche sulla stagione stessa.</p>



<p>Alla Juventus, nonostante le buone qualità di
cui abbiamo parlato, Merih Demiral rischia di giocarsi il ruolo di quinto
centrale con Daniele Rugani, un altro arrivato con le stimmate del predestinato
in quel di Torino e che ha poi fatico ad imporsi proprio per una questione di
concorrenza e spazi ridotti (oltre che un giocatore che sbocciò in A proprio
sotto la guida di Maurizio Sarri, che già lo conosce e lo apprezza).</p>



<p>Per questo chissà che la società non decida per
lui un percorso differente, di valorizzazione in un contesto in cui il ragazzo
possa vedere il campo con più facilità. Magari non già da quest&#8217;anno, per
dargli una stagione di training nell&#8217;ambito Juve; ma con la prossima stagione
una sorta di “<em>Erasmus</em>” calcistico in un&#8217;altra città o in un altro Paese
potrebbe riconsegnare ai Bianconeri un giocatore ancora più forte – e
soprattutto consapevole – di quanto Merih non possa essere oggi.</p>
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		<title>La scheda di Luca Pellegrini</title>
		<link>https://www.ateralbus.it/la-scheda-di-luca-pellegrini/</link>
				<comments>https://www.ateralbus.it/la-scheda-di-luca-pellegrini/#respond</comments>
				<pubDate>Sun, 30 Jun 2019 09:48:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Lapegna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Schede calciatori]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Lo scambio di mercato lampo, a ridosso della “scadenza contabile” del 30 giugno e quindi della chiusura dei bilanci, ha portato Leonardo Spinazzola alla Roma e Luca Pellegrini &#8211; più un conguaglio di 10 milioni di euro &#8211; alla Juventus. Lo scambio è stato estremamente rapido, nel senso che nessuna testata giornalistica lo aveva anticipato, ed anzi i maggiori giornalisti di calciomercato (Di Marzio e Agresti in primis) si sono mossi solo ad operazione praticamente conclusa nella serata di venerdì 28. Da qui la sorpresa generale. Tralasciando il giudizio sulla bontà o meno dell’operazione (in sé, ma anche all’interno della finestra di mercato tutta), la Juventus si ritrova in rosa un calciatore sconosciuto ai più, ma di cui gli osservatori hanno già ben presenti pregi e difetti.&#160; Luca Pellegrini nasce a Cinecittà, nel quadrante sud-est di Roma, il 7 marzo 1999; 178cm per 72 chilogrammi, presenta una struttura mesomorfa leggera ma già strutturata. Dopo una pre-adolescenza nelle diverse squadre-satelliti della Roma sparse per la capitale, arriva in giallorosso nel 2013. Comincia dai giovanissimi e arriva, completando tutta la trafila, in prima squadra.&#160; Capacità fisiche e atletiche Nella rivisitazione contemporanea del ruolo di terzino, Luca Pellegrini occupa uno slot che potremmo collocare a metà strada tra la scuola tradizionale italiana e l’evoluzione che sta segnando il calcio internazionale degli ultimi dieci anni. Pellegrini abbina una buona resistenza ad una velocità massimale alta, tale da permettergli di spiccare tra i pari ruolo e anche tra i pari età. La resistenza si manifesta in un fondo atletico notevole, che gli consente &#8211; ad esempio &#8211; recuperi non banali in situazioni potenzialmente di svantaggio. La rapidità dei primi passi è molto buona, coadiuvata anche da un buon set di riflessi, che gli permette di liberare una notevole esplosività. Per questo motivo è dotato di un buon anticipo, che &#8211; se dovesse migliorare le doti di lettura &#8211; diventerebbe certamente una delle sue qualità migliori. Il fisico nella media non lo mette in condizione di reggere duelli fisici con avversari di stazza o di peso superiore, né di contrastare efficacemente sui duelli aerei, ma ha una buona resistenza e “caparbietà” contro avversari paragonabili.&#160; Pellegrini ha una buona falcata, una corsa fluida in cui si nota però ancora qualche elemento antieconomico (la testa all’indietro negli allunghi, il movimento delle braccia molto ampio anche senza avversario accanto). Una caratteristica che gli permette di offrire costantemente sovrapposizioni (e persino sovrapposizioni interne) all’esterno o alla mezzala di riferimento, facendo progredire l&#8217;azione in maniera rapida e generosa. Tutte doti che gli consentono di interpretare il ruolo con un’ottima condizione atletica, fondamentale anche per il “tipo” di terzino che è e che vorrà diventare.&#160; Deve essere invece messo in condizione di migliorare la postura, specialmente quando gli si presenta davanti un avversario per un potenziale uno contro uno. Ancora piantato sugli appoggi e con un cattivo orientamento del busto, rischia di dover assecondare le proprie letture senza una preparazione corporea adeguata, il che può sfociare in una sanzione disciplinare. Abilità tecniche Le buone qualità atletiche si coniugano in Pellegrini con una buona tecnica di base. In lui vediamo ottime capacità di controllo della sfera, anche ricevendo (per ruolo) passaggi lunghi e non rasi al suolo. Il controllo ha una valorizzazione ancora migliore in accelerazione e soprattutto in velocità. Non eccelle nel controllo in progressione, e anzi tocca la sfera un numero mediamente basso di volte per metri percorsi, ma è in grado di superare gli avversari in scioltezza dosando bene l’allungo della palla per poi passarli in velocità.&#160; Mancino naturale, sa calibrare molto bene anche i passaggi di corto e medio raggio, che indirizza sempre abbastanza bene. Grazie al buon controllo e alla capacità di liberarsi velocemente ed efficacemente del pallone, è particolarmente adatto ad associarsi in spazi stretti, soprattutto se il ‘duetto’ gli permette conseguentemente di liberare la progressione. Va comunque messo in condizione di poter giocare a (almeno) due tocchi se in azione corale.&#160; Da terzino “di spinta” con ottima corsa, arriva spesso sul fondo dove può dar sfoggio della versatilità del suo piede sinistro. I cross si distinguono sia per qualità che per rapidità di esecuzione ed il ventaglio di scelte è davvero impressionante. È in grado di servire palle veloci e tagliate, e non disdegna soluzioni più ardite, come come un traversone più arretrato che passi tra terzino opposto e centrale. Specialità della casa sono i cross all’indietro e radenti l’erba una volta che riesce a penetrare nell’area di rigore, un’arma offensiva importantissima nel calcio moderno.&#160; Nel bagaglio tecnico del ragazzo non possiamo non citare la predilezione per alcuni numeri ad effetto, come i dribbling con il tacco o i cross con l’esterno del piede. Se imparasse a dosarne la frequenza e a focalizzarne l’utilizzo, sarebbe sicuramente una qualità dirimente in situazioni dove la tattica individuale è fondamentale.&#160;&#160; Abilità cognitive Luca Pellegrini è un terzino che fa ancora molto affidamento sul proprio istinto e sulle proprie letture immediate. Questo ovviamente comporta dei rischi, ma può anche pagare degli alti dividendi se tali scelte risultano poi azzeccate. Ad esempio, si fida molto delle sue capacità atletiche: se da un lato tale attitudine lo porta a chiamare la fuga della difesa superando l’avversario in velocità, dall’altro in non possesso ogni tanto risulta irruento e fuori luogo. È un terzino che ama uscire in anticipo sull’avversario spalle alla porta: una scelta non conservativa che può produrre buoni vantaggi se indirizzata a dovere. L’aggressività senza palla è comunque un fattore da tenere sott’occhio, soprattutto in mancanza di struttura tattica a tamponarne gli effetti negativi &#8211; per lo più disciplinari.  Con il pallone tra i piedi non ha le letture giuste per premiare un taglio profondo di un attaccante, ma un contesto tattico più promiscuo potrebbe aiutarlo in questo senso.&#160; Salute Non si può parlare di Luca Pellegrini senza citare i due brutti infortuni subiti nel 2017. A soli 18 anni infatti si procura una lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Un infortunio pesante, che a quell’età può persino pregiudicare la carriera ad alti livelli. Come se non bastasse, al rientro in campo con la Roma primavera, si infortuna di nuovo (e di nuovo gravemente): rottura della rotula sinistra, un infortunio che in molti collegheranno al precedente. Se questi due infortuni sembrano brillantemente superati, è comunque normale offrire un supplemento di attenzione all’integrità fisica di un ragazzo che ha subito due stop prolungati e di tale entità. Se dovesse continuare a dimostrare di esserseli messi alle spalle, la Juventus potrà contare su un terzino di potenziale assoluto e di orizzonte assicurato. Dovrà “solo” aiutarne la crescita. GIUDIZIO DELL’AUTORE SULLE ABILITA’ ATTUALI(caratteristiche) 7 REDAZIONOMETRO(quanto la redazione vorrebbe lo acquistassimo tenendo in considerazione costi, necessità della rosa e potenzialità del giocatore) Ti suggeriamo anche Calcio proattivo vs calcio reattivo La compartimentalizzazione tra calcio proattivo e calcio reattivo è, al più, una distinzione didascalica. E La scheda di Danilo Luiz da Silva Danilo Luiz da Silva, meglio conosciuto semplicemente come Danilo, nasce a Bicas nello stato del I quattro anni di Dybala L’incessante narrazione di mercato attorno alle sorti di Paulo Dybala costituisce una preziosa occasione per Come pronunciare Matthijs de Ligt Al di là dell’eccitazione generale e anatomicamente generalizzata che l’acquisto del giovane olandese mi ha</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="/la-scheda-di-luca-pellegrini/">La scheda di Luca Pellegrini</a> proviene da <a rel="nofollow" href="/">AterAlbus</a>.</p>
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<p>Lo scambio di mercato lampo, a ridosso della “scadenza contabile” del 30 giugno e quindi della chiusura dei bilanci, ha portato Leonardo Spinazzola alla Roma e Luca Pellegrini &#8211; più un conguaglio di 10 milioni di euro &#8211; alla Juventus. Lo scambio è stato estremamente rapido, nel senso che nessuna testata giornalistica lo aveva anticipato, ed anzi i maggiori giornalisti di calciomercato (Di Marzio e Agresti in primis) si sono mossi solo ad operazione praticamente conclusa nella serata di venerdì 28. Da qui la sorpresa generale. Tralasciando il giudizio sulla bontà o meno dell’operazione (in sé, ma anche all’interno della finestra di mercato tutta), la Juventus si ritrova in rosa un calciatore sconosciuto ai più, ma di cui gli osservatori hanno già ben presenti pregi e difetti.&nbsp;</p>



<p>Luca Pellegrini nasce a Cinecittà, nel quadrante sud-est di Roma, il 7 marzo 1999; 178cm per 72 chilogrammi, presenta una struttura mesomorfa leggera ma già strutturata. Dopo una pre-adolescenza nelle diverse squadre-satelliti della Roma sparse per la capitale, arriva in giallorosso nel 2013. Comincia dai giovanissimi e arriva, completando tutta la trafila, in prima squadra.&nbsp;</p>



<p><strong>Capacità fisiche e atletiche</strong></p>



<p>Nella rivisitazione contemporanea del ruolo di terzino, Luca Pellegrini occupa uno slot che potremmo collocare a metà strada tra la scuola tradizionale italiana e l’evoluzione che sta segnando il calcio internazionale degli ultimi dieci anni. Pellegrini abbina una buona resistenza ad una velocità massimale alta, tale da permettergli di spiccare tra i pari ruolo e anche tra i pari età. La resistenza si manifesta in un fondo atletico notevole, che gli consente &#8211; ad esempio &#8211; recuperi non banali in situazioni potenzialmente di svantaggio. La rapidità dei primi passi è molto buona, coadiuvata anche da un buon set di riflessi, che gli permette di liberare una notevole esplosività. Per questo motivo è dotato di un buon anticipo, che &#8211; se dovesse migliorare le doti di lettura &#8211; diventerebbe certamente una delle sue qualità migliori.</p>



<p>Il fisico nella media non lo mette in condizione di reggere duelli fisici con avversari di stazza o di peso superiore, né di contrastare efficacemente sui duelli aerei, ma ha una buona resistenza e “caparbietà” contro avversari paragonabili.&nbsp;</p>



<p>Pellegrini ha una buona falcata, una corsa fluida in cui si nota però ancora qualche elemento antieconomico (la testa all’indietro negli allunghi, il movimento delle braccia molto ampio anche senza avversario accanto). Una caratteristica che gli permette di offrire costantemente sovrapposizioni (e persino sovrapposizioni interne) all’esterno o alla mezzala di riferimento, facendo progredire l&#8217;azione in maniera rapida e generosa. Tutte doti che gli consentono di interpretare il ruolo con un’ottima condizione atletica, fondamentale anche per il “tipo” di terzino che è e che vorrà diventare.&nbsp;</p>



<p>Deve essere invece messo in condizione di migliorare la postura, specialmente quando gli si presenta davanti un avversario per un potenziale uno contro uno. Ancora piantato sugli appoggi e con un cattivo orientamento del busto, rischia di dover assecondare le proprie letture senza una preparazione corporea adeguata, il che può sfociare in una sanzione disciplinare. </p>



<p><strong>Abilità tecniche</strong></p>



<p>Le buone qualità atletiche si coniugano in Pellegrini con una buona tecnica di base. In lui vediamo ottime capacità di controllo della sfera, anche ricevendo (per ruolo) passaggi lunghi e non rasi al suolo. Il controllo ha una valorizzazione ancora migliore in accelerazione e soprattutto in velocità. Non eccelle nel controllo in progressione, e anzi tocca la sfera un numero mediamente basso di volte per metri percorsi, ma è in grado di superare gli avversari in scioltezza dosando bene l’allungo della palla per poi passarli in velocità.&nbsp;</p>



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<p>Mancino naturale, sa calibrare molto bene anche i passaggi di corto e medio raggio, che indirizza sempre abbastanza bene. Grazie al buon controllo e alla capacità di liberarsi velocemente ed efficacemente del pallone, è particolarmente adatto ad associarsi in spazi stretti, soprattutto se il ‘duetto’ gli permette conseguentemente di liberare la progressione. Va comunque messo in condizione di poter giocare a (almeno) due tocchi se in azione corale.&nbsp;</p>



<p>Da terzino “di spinta” con ottima corsa, arriva spesso sul fondo dove può dar sfoggio della versatilità del suo piede sinistro. I cross si distinguono sia per qualità che per rapidità di esecuzione ed il ventaglio di scelte è davvero impressionante. È in grado di servire palle veloci e tagliate, e non disdegna soluzioni più ardite, come come un traversone più arretrato che passi tra terzino opposto e centrale. Specialità della casa sono i cross all’indietro e radenti l’erba una volta che riesce a penetrare nell’area di rigore, un’arma offensiva importantissima nel calcio moderno.&nbsp;</p>



<p>Nel bagaglio tecnico del ragazzo non possiamo non citare la predilezione per alcuni numeri ad effetto, come i dribbling con il tacco o i cross con l’esterno del piede. Se imparasse a dosarne la frequenza e a focalizzarne l’utilizzo, sarebbe sicuramente una qualità dirimente in situazioni dove la tattica individuale è fondamentale.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Abilità cognitive</strong></p>



<p>Luca Pellegrini è un terzino che fa ancora molto affidamento sul proprio istinto e sulle proprie letture immediate. Questo ovviamente comporta dei rischi, ma può anche pagare degli alti dividendi se tali scelte risultano poi azzeccate. Ad esempio, si fida molto delle sue capacità atletiche: se da un lato tale attitudine lo porta a chiamare la fuga della difesa superando l’avversario in velocità, dall’altro in non possesso ogni tanto risulta irruento e fuori luogo. È un terzino che ama uscire in anticipo sull’avversario spalle alla porta: una scelta non conservativa che può produrre buoni vantaggi se indirizzata a dovere. L’aggressività senza palla è comunque un fattore da tenere sott’occhio, soprattutto in mancanza di struttura tattica a tamponarne gli effetti negativi &#8211; per lo più disciplinari. </p>



<p>Con il pallone tra i piedi non ha le letture giuste per premiare un taglio profondo di un attaccante, ma un contesto tattico più promiscuo potrebbe aiutarlo in questo senso.&nbsp;</p>



<p><strong>Salute</strong></p>



<p>Non si può parlare di Luca Pellegrini senza citare i due brutti infortuni subiti nel 2017. A soli 18 anni infatti si procura una lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Un infortunio pesante, che a quell’età può persino pregiudicare la carriera ad alti livelli. Come se non bastasse, al rientro in campo con la Roma primavera, si infortuna di nuovo (e di nuovo gravemente): rottura della rotula sinistra, un infortunio che in molti collegheranno al precedente. Se questi due infortuni sembrano brillantemente superati, è comunque normale offrire un supplemento di attenzione all’integrità fisica di un ragazzo che ha subito due stop prolungati e di tale entità.</p>



<p>Se dovesse continuare a dimostrare di esserseli messi alle spalle, la Juventus potrà contare su un terzino di potenziale assoluto e di orizzonte assicurato. Dovrà “solo” aiutarne la crescita.</p>


<p><strong>GIUDIZIO DELL’AUTORE SULLE ABILITA’ ATTUALI</strong><br>(caratteristiche)</p>
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		<title>La scheda di Hamed Junior Traorè</title>
		<link>https://www.ateralbus.it/la-scheda-di-hamed-junior-traore/</link>
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				<pubDate>Sat, 22 Jun 2019 16:52:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luca Rossi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Schede calciatori]]></category>
		<category><![CDATA[Calciomercato]]></category>
		<category><![CDATA[Empoli]]></category>
		<category><![CDATA[juventus]]></category>
		<category><![CDATA[Traoré]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Tra i giovani talenti sbocciati in questa stagione di Serie A non si può non citare Hamed Junior Traorè: con la maglia dell’Empoli l’ivoriano ha trovato grande continuità sia per impiego sia per prestazioni. La Juventus ha deciso di investire 15 milioni di euro per il suo cartellino con l’intenzione di girarlo a un’altra squadra per farlo crescere. Al momento attuale si parla di una possibile sinergia con Sassuolo, Cagliari o Fiorentina, interessate alle sue prestazioni. Biografia Hamed Junior Traorè nasce il 16 Febbraio 2000 ad Abidjan, vecchia capitale nonché città più popolosa della Costa d’Avorio. È cresciuto nel suo paese d’origine fino all’età di 14 anni circa per poi cercare fortuna in Italia, a Parma nello specifico, dove si è stabilito con la sua famiglia. La prima squadra per la quale viene tesserato è il Boca Barco ma non serve chissà quanto tempo per essere notato da club più strutturati. In particolare Giovanni Galli, all’epoca dirigente della Lucchese, lo nota e rende possibile l’approdo ad Empoli. Con la squadra toscana dopo le presenze in Primavera e in Serie B arriva l’esordio in Serie A contro il Genoa alla seconda giornata del campionato appena conclusosi. La prima partita da titolare arriva contro il Milan ma è dalla decima giornata contro la Juventus che Traorè si prende definitivamente il posto da titolare nell’11 di Andreazzoli. In totale colleziona 32 presenze, 2 gol e 2 assist e si guadagna con prepotenza una titolarità alla sua prima stagione nella massima serie. Alla voce “curiosità” (ma non troppo curiosa) si segnala che Traorè è il primo classe 2000 ad aver giocato nella prima squadra dell’Empoli. Che giocatore è? Per quanto concerne la sua collocazione sul rettangolo di gioco Traorè è un centrocampista offensivo. Nella stagione appena passata è stato utilizzato prevalentemente come mezz’ala sinistra in un centrocampo a tre ma nel corso dell’azione andava ad alzare la sua posizione quasi come un trequartista-mezzapunta. Andreazzoli e Iachini hanno cercato di sfruttare la sua mobilità e tecnica lasciandogli libertà di allargarsi ed effettuare sortite offensive. Nonostante altezza e peso, 184 cm per 77 kg che lo mettono asslutamente in linea per il ruolo, Traorè è un giocatore abbastanza leggerino. Ha una discreta esplosività nelle gambe e un’alta frequenza di passi, ma paga ancora dazio nei duelli fisici. Lo testimoniano i dati sui duelli aerei: su una media di 1,7 duelli aerei tentati a partita, solo 0,5 sono quelli vinti (dati Whoscored). Organicamente offre buone garanzie fisiche per l’intera durata della partita andando a confermare la sua eccellente mobilità. Decisamente notevole è la sua progressione palla al piede che, unita alla pulizia della conduzione, velocità e a un istinto molto diretto nello scegliere la giocata, ne fa uno dei suoi punti di forza. Una caratteristica peculiare che contraddistingue Traorè è l’istinto con cui interpreta il gioco. Non tende a effettuare scelte conservative bensì opta molto spesso per giocate dirette che siano dribbling e progressioni palla al piede oppure verticalizzazioni anche non di semplice esecuzione. Quasi come ci fosse un magnete che lo attrae verso la porta avversaria. Questo istinto verticale si associa bene sia per le sue qualità in possesso del pallone in velocità sia per le qualità in trasmissione. Un altro grande pregio infatti di Traorè è la verticalizzazione sia col lancio lungo sia con la verticalizzazione bassa che sono molto efficaci, per esempio, per avviare contropiedi. Ha un piede molto educato da questo punto di vista e non a caso ad Empoli molto spesso ha preso in consegna i compiti del regista andando a impostare l’azione. Altro notevole punto a favore è che si disimpegna molto bene anche col piede sinistro, aspetto non banale per la sua età, e non è una castroneria affermare che di fatto è ambidestro. In fase di possesso un fondamentale di gioco che Traorè deve senza dubbio migliorare invece è il tiro in porta, soprattutto se, come si può desumere da quanto visto finora, verrà impiegato come centrocampista prevalentemente offensivo. La conclusione al momento non è precisa e il difetto di precisione non viene colmato da una potenza in grado di mettere in difficoltà il portiere. Sembra quasi che l’ivoriano, una volta al tiro, provi la conclusione senza pensare alla direzione ma col solo obiettivo di centrare la porta. Come detto però la potenza non bilancia. Non si tratta di un centrocampista goleador: non ha la propensione ad inserirsi senza palla in area né tantomeno la strabordanza fisica per farlo con efficacia (alla Nainggolan, per intenderci, giocatore a cui è stato paragonato da Dal Canto, suo allenatore nella primavera dell’Empoli). Preferisce agire col pallone sulla trequarti e imbeccare i compagni più che andare a cercare la conclusione in area di rigore. Un tratto ancora troppo deficitario è l’associatività sul corto: tende a effettuare molti tocchi col pallone e raramente gioca di prima. Non perché non abbia la tecnica necessaria (lavorandoci ci può arrivare) per farlo ma perché non pensa questo tipo di giocata. È molto più probabile vederlo tentare un dribbling o, spalle alla porta, un aggiramento dell’uomo che lo marca anziché provare un dai e vai nello stretto. Rientra nel suo istinto verticale con cui interpreta il gioco e che andrà smussato e completato per renderlo un centrocampista a tutto tondo. Come un buon centrocampista offensivo è più che bravo negli smarcamenti: in alcune partite è stato utilizzato da trequartista e si è disimpegnato piuttosto bene mostrando un’ottima capacità nel farsi trovare libero tra le linee. Passando alle caratteristiche in non possesso Traorè si distingue nei tackle denotando ottimo tempismo e una rapidità di gambe che senza dubbio lo aiuta. È un giocatore che difficilmente molla l’avversario nell’1vs1 e dal quale è possibile aspettarsi un recupero anche se è stato disorientato sui primi due-tre passi. Anche nell’interpretazione della fase difensiva si intravede il suo istinto verticale: tenta spesso l’anticipo ed è più incline a difendere in avanti anziché indietreggiare. Numerose transizioni positive dell’Empoli sono susseguite proprio a un recupero palla di Traorè, uno suo strappo e una successiva verticalizzazione. Se invece la squadra dovesse adottare un atteggiamento maggiormente conservativo ecco che l’ivoriano dovrebbe lavorare sul senso della posizione per evitare buchi alle sue spalle o uscite non coordinate col resto della squadra. Prospettive future Allo stato attuale delle cose è complicato dare un’identità specifica e cristallina a questo giocatore da poter dire “Traorè è X”. Non a caso è abbastanza difficile individuare giocatori a cui assomiglia e con i quali il paragone calzerebbe a pennello. Ci sono aspetti in cui si stanzia già ad alto livello ma molti altri per i quali bisognerà valutare la sua crescita nei prossimi anni. In fondo è appena passata soltanto una stagione nella massima serie. Si tratta senza ombra di dubbio però di un’ottima presa da parte della Juventus. È ancora troppo presto per capire quale dimensione e in quale categoria di giocatori Traoré andrà a inserirsi. Se sarà da Juventus oppure no, insomma. Le potenzialità, però, ci sono tutte e bisogna sperare che le prossime stagioni gli consentano di crescere sempre più in personalità e di migliorare alcuni aspetti del suo gioco. E’ un giocatore che ha bisogno di essere allenato in un contesto in cui potrà progredire nelle scelte che effettua sul campo. De Zerbi, da questo punto di vista, potrebbe rivelarsi una scelta sensata. &#160;Il tempo, in ogni caso, è dalla sua parte. GIUDIZIO DELL’AUTORE SULLE ABILITA’ ATTUALI(caratteristiche) 6,5 REDAZIONOMETRO(quanto la redazione vorrebbe lo acquistassimo tenendo in considerazione costi, necessità della rosa e potenzialità del giocatore) Ti suggeriamo anche 5 indicazioni da Atletico Madrid &#8211; Juventus Dopo le partite contro Tottenham e Inter e la sgaloppata alla Continassa contro il Novara La nuova era di De Ligt L'acquisto di De Ligt può essere inserito senza troppa titubanza sul podio degli acquisti più I 150 palloni di Pjanić “Mi devo rendere conto di quanto del mio modo di fare calcio si può portare A che punto è Bernardeschi? Pochi fronzoli: la stagione 2018-2019 doveva essere quella della definitiva consacrazione di Bernardeschi. Per i</p>
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<p>Tra i giovani talenti sbocciati in questa stagione di Serie A non si può non citare Hamed Junior Traorè: con la maglia dell’Empoli l’ivoriano ha trovato grande continuità sia per impiego sia per prestazioni. La Juventus ha deciso di investire 15 milioni di euro per il suo cartellino con l’intenzione di girarlo a un’altra squadra per farlo crescere. Al momento attuale si parla di una possibile sinergia con Sassuolo, Cagliari o Fiorentina, interessate alle sue prestazioni.</p>



<p><strong>Biografia</strong></p>



<p>Hamed Junior Traorè nasce il 16 Febbraio 2000 ad Abidjan, vecchia capitale nonché città più popolosa della Costa d’Avorio. È cresciuto nel suo paese d’origine fino all’età di 14 anni circa per poi cercare fortuna in Italia, a Parma nello specifico, dove si è stabilito con la sua famiglia. La prima squadra per la quale viene tesserato è il Boca Barco ma non serve chissà quanto tempo per essere notato da club più strutturati. In particolare Giovanni Galli, all’epoca dirigente della Lucchese, lo nota e rende possibile l’approdo ad Empoli. Con la squadra toscana dopo le presenze in Primavera e in Serie B arriva l’esordio in Serie A contro il Genoa alla seconda giornata del campionato appena conclusosi. La prima partita da titolare arriva contro il Milan ma è dalla decima giornata contro la Juventus che Traorè si prende definitivamente il posto da titolare nell’11 di Andreazzoli. In totale colleziona 32 presenze, 2 gol e 2 assist e si guadagna con prepotenza una titolarità alla sua prima stagione nella massima serie. Alla voce “curiosità” (ma non troppo curiosa) si segnala che Traorè è il primo classe 2000 ad aver giocato nella prima squadra dell’Empoli.</p>



<p><strong>Che giocatore è?</strong></p>



<p>Per quanto concerne la sua collocazione sul rettangolo di gioco Traorè è un centrocampista offensivo. Nella stagione appena passata è stato utilizzato prevalentemente come mezz’ala sinistra in un centrocampo a tre ma nel corso dell’azione andava ad alzare la sua posizione quasi come un trequartista-mezzapunta. Andreazzoli e Iachini hanno cercato di sfruttare la sua mobilità e tecnica lasciandogli libertà di allargarsi ed effettuare sortite offensive. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="/wp-content/uploads/2019/06/Screenshot-2.png" alt="" class="wp-image-11654"/><figcaption>Heatmap di Sofascore dell&#8217;ultima partita di Serie A: Inter Empoli. Si noti come Traorè non esiti ad allargarsi e a staccarsi verso la trequarti</figcaption></figure></div>



<p>Nonostante altezza e peso, 184 cm per 77 kg che lo mettono asslutamente in linea per il ruolo, Traorè è un giocatore abbastanza leggerino. Ha una discreta esplosività nelle gambe e un’alta frequenza di passi, ma paga ancora dazio nei duelli fisici. Lo testimoniano i dati sui duelli aerei: su una media di 1,7 duelli aerei tentati a partita, solo 0,5 sono quelli vinti (dati Whoscored). Organicamente offre buone garanzie fisiche per l’intera durata della partita andando a confermare la sua eccellente mobilità. Decisamente notevole è la sua progressione palla al piede che, unita alla pulizia della conduzione, velocità e a un istinto molto diretto nello scegliere la giocata, ne fa uno dei suoi punti di forza. </p>



<p>Una caratteristica peculiare che contraddistingue Traorè è l’istinto con cui interpreta il gioco. Non tende a effettuare scelte conservative bensì opta molto spesso per giocate dirette che siano dribbling e progressioni palla al piede oppure verticalizzazioni anche non di semplice esecuzione. Quasi come ci fosse un magnete che lo attrae verso la porta avversaria. </p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div><figcaption>Quest&#8217;azione (al minuto 1:07) è un condensato del Traorè giocatore visto finora: eccellente recupero palla, testa in avanti e progressione palla al piede immediata, verticalizzazione col piede debole</figcaption></figure>



<p>Questo istinto verticale si associa bene sia per le sue qualità in possesso del pallone in velocità sia per le qualità in trasmissione. Un altro grande pregio infatti di Traorè è la verticalizzazione sia col lancio lungo sia con la verticalizzazione bassa che sono molto efficaci, per esempio, per avviare contropiedi. Ha un piede molto educato da questo punto di vista e non a caso ad Empoli molto spesso ha preso in consegna i compiti del regista andando a impostare l’azione. </p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div><figcaption><em>Insomma, not bad</em></figcaption></figure>



<p>Altro notevole punto a favore è che si disimpegna molto bene anche col piede sinistro, aspetto non banale per la sua età, e non è una castroneria affermare che di fatto è ambidestro.  In fase di possesso un fondamentale di gioco che Traorè deve senza dubbio migliorare invece è il tiro in porta, soprattutto se, come si può desumere da quanto visto finora, verrà impiegato come centrocampista prevalentemente offensivo. La conclusione al momento non è precisa e il difetto di precisione non viene colmato da una potenza in grado di mettere in difficoltà il portiere. Sembra quasi che l’ivoriano, una volta al tiro, provi la conclusione senza pensare alla direzione ma col solo obiettivo di centrare la porta. Come detto però la potenza non bilancia. </p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div><figcaption>Preparazione ottima, conclusione però centrale a mezza altezza. Calcia quasi alla cieca senza pensare a quale possa essere la migliore soluzione.</figcaption></figure>



<p>Non si tratta di un centrocampista goleador: non ha la propensione ad inserirsi senza palla in area né tantomeno la strabordanza fisica per farlo con efficacia (alla Nainggolan, per intenderci, giocatore a cui è stato paragonato da <a rel="noreferrer noopener" aria-label="Dal Canto (apre in una nuova scheda)" href="https://www.fiorentinanews.com/dal-canto-a-fn-con-traore-la-fiorentina-ha-pescato-il-suo-nainggolan-e-il-colpo-lha-fatto-anche-lempoli-ma-giocare-a-firenze-non-e-da-tutti/" target="_blank">Dal Canto</a>, suo allenatore nella primavera dell’Empoli). Preferisce agire col pallone sulla trequarti e imbeccare i compagni più che andare a cercare la conclusione in area di rigore. Un tratto ancora troppo deficitario è l’associatività sul corto: tende a effettuare molti tocchi col pallone e raramente gioca di prima. Non perché non abbia la tecnica necessaria (lavorandoci ci può arrivare) per farlo ma perché non pensa questo tipo di giocata. È molto più probabile vederlo tentare un dribbling o, spalle alla porta, un aggiramento dell’uomo che lo marca anziché provare un dai e vai nello stretto. Rientra nel suo istinto verticale con cui interpreta il gioco e che andrà smussato e completato per renderlo un centrocampista a tutto tondo. Come un buon centrocampista offensivo è più che bravo negli smarcamenti: in alcune partite è stato utilizzato da trequartista e si è disimpegnato piuttosto bene mostrando un’ottima capacità nel farsi trovare libero tra le linee. </p>



<p>Passando alle caratteristiche in non possesso Traorè si distingue nei tackle denotando ottimo tempismo e una rapidità di gambe che senza dubbio lo aiuta. È un giocatore che difficilmente molla l’avversario nell’1vs1 e dal quale è possibile aspettarsi un recupero anche se è stato disorientato sui primi due-tre passi. Anche nell’interpretazione della fase difensiva si intravede il suo istinto verticale: tenta spesso l’anticipo ed è più incline a difendere in avanti anziché indietreggiare. Numerose transizioni positive dell’Empoli sono susseguite proprio a un recupero palla di Traorè, uno suo strappo e una successiva verticalizzazione. Se invece la squadra dovesse adottare un atteggiamento maggiormente conservativo ecco che l’ivoriano dovrebbe lavorare sul senso della posizione per evitare buchi alle sue spalle o uscite non coordinate col resto della squadra. </p>



<p><strong>Prospettive future</strong></p>



<p>Allo stato attuale delle cose è complicato dare un’identità specifica e cristallina a questo giocatore da poter dire “Traorè è X”. Non a caso è abbastanza difficile individuare giocatori a cui assomiglia e con i quali il paragone calzerebbe a pennello. Ci sono aspetti in cui si stanzia già ad alto livello ma molti altri per i quali bisognerà valutare la sua crescita nei prossimi anni. In fondo è appena passata soltanto una stagione nella massima serie.</p>



<p>Si tratta senza ombra di dubbio però di un’ottima presa da parte della Juventus. È ancora troppo presto per capire quale dimensione e in quale categoria di giocatori Traoré andrà a inserirsi. Se sarà da Juventus oppure no, insomma. Le potenzialità, però, ci sono tutte e bisogna sperare che le prossime stagioni gli consentano di crescere sempre più in personalità e di migliorare alcuni aspetti del suo gioco. E’ un giocatore che ha bisogno di essere allenato in un contesto in cui potrà progredire nelle scelte che effettua sul campo. De Zerbi, da questo punto di vista, potrebbe rivelarsi una scelta sensata. &nbsp;Il tempo, in ogni caso, è dalla sua parte.</p>


<p><strong>GIUDIZIO DELL’AUTORE SULLE ABILITA’ ATTUALI</strong><br>(caratteristiche)</p>
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<p><strong>REDAZIONOMETRO</strong><br>(quanto la redazione vorrebbe lo acquistassimo tenendo in considerazione costi, necessità della rosa e potenzialità del giocatore)</p>
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				<div class="skillbar-title" style="background: #eeeeee;"><span>Davide Terruzzi</span></div>
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				<div class="skillbar-title" style="background: #eeeeee;"><span>Kantor</span></div>
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				<div class="skillbar-title" style="background: #eeeeee;"><span>Michele Tossani</span></div>
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    <a class="title" class="title" href="/i-150-palloni-di-pjanic/">I 150 palloni di Pjanić</a>    </div>



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“Mi devo rendere conto di quanto del mio modo di fare calcio si può portare <a class="read-more" href="/i-150-palloni-di-pjanic/"> </a></div></div> <!-- .item --><div class="item">    <div class="title">
    
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="/la-scheda-di-hamed-junior-traore/">La scheda di Hamed Junior Traorè</a> proviene da <a rel="nofollow" href="/">AterAlbus</a>.</p>
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		<title>La scheda di Aaron Ramsey</title>
		<link>https://www.ateralbus.it/la-scheda-di-aaron-ramsey/</link>
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				<pubDate>Sat, 05 Jan 2019 15:34:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Tossani]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Schede calciatori]]></category>
		<category><![CDATA[juventus]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[ramsey]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>L’arrivo a Torino di Aaron Ramsey sembra ormai cosa fatta. La Juventus ha seguito da mesi l’evolversi della situazione contrattuale del giocatore che, a giugno prossimo, si libererà&#160;a parametro zero dall’Arsenal, permettendo così ai bianconeri di imbastire una operazione simile a quella che ha portato all’acquisizione di Emre Can dal Liverpool. Detto questo, non è da escludere che la dirigenza juventina voglia accelerare lo sbarco del gallese facendo un’offerta ai Gunners per averlo sin da gennaio. Ma che tipo di giocatore è Ramsey e come potrebbe eventualmente inserirsi all’interno della Juventus 2018/19? Classe 1990, Ramsey è il classico centrocampista box-to-box, in grado cioè di aiutare la squadra tanto in fase difensiva (1.56 intercetti di media a partita in questa stagione) quanto in quella offensiva (1.87 passaggi chiave e 3.73 tocchi nell’area di rigore avversaria ogni novanta minuti di gioco). All’interno del sistema fluido 4-3-3 impiegato in questo campionato da Allegri, il giocatore gallese sembrerebbe trovare la propria collocazione naturale come interno destro di centrocampo, disimpegnandosi comunque bene anche a sinistra. Partendo dalla posizione di mezzo destro, Ramsey garantirebbe aiuto alla fase di non possesso bianconera, andando a occupare il mezzo spazio destro ma anche collaborando con Cancelo (o De Sciglio) attraverso scivolamenti esterni per chiudere nel corridoio laterale. Ovviamente queste considerazioni non escludono affatto l&#8217;utilizzo di Ramsey come mezzala sinistra (ruolo che è certo in grado di ricoprire) ma soltanto una previsione di utilizzo nel caso in cui Allegri voglia tenerlo in campo insieme a Pjanic e Matuidi. E, vale la pena ripeterlo, il gallese rappresenterebbe anche una ideale alternativa all&#8217;interno francese. Ancora più interessante potrebbe però essere l’apporto offensivo che il giocatore dell’Arsenal sarebbe in grado di garantire al gioco della Juve. Quest’anno l’organizzazione che Allegri ha dato alla squadra si fonda più sulla fluidità e sulla necessità di occupare, in base alla partita, determinate posizioni piuttosto che sul mettere i giocatori in determinati ruoli. All’interno di questo calcio proattivo, che punta maggiormente, in possesso, sul controllo del pallone al fine di manipolare il sistema difensivo avversario, Ramsey potrebbe aiutare l’uscita palla dalla zona destra, dove stazionano solitamente Bonucci e Cancelo, cioè proprio quella parte di campo sulla quale la Juve punta maggiormente per avere una fase di costruzione bassa pulita. Ma è soprattutto in zone più avanzate di campo, in fase di consolidamento del possesso, che la presenza di Ramsey sarebbe in grado di aiutare la squadra fin da subito. Infatti, in una Juventus iper-fluida, nella quale il movimento degli attaccanti rende variabile il sistema di gioco con il quale la compagine bianconera attacca, un ruolo rilevante lo stanno sempre di più assumendo le mezzali, che vanno ad occupare l’area per raccogliere i cross, diventati arma di rifinitura sempre più utilizzata da Allegri. In questo senso, le qualità di Ramsey negli inserimenti centrali aiuterebbero la squadra ad avere una opzione in più per chiudere positivamente la propria fase di rifinitura. Sempre riguardo alla rifinitura, è da sottolineare come Ramsey sia stato spesso utilizzato da Unai Emery come trequartista. In questa posizione il gallese, oltre a garantire una buona schermatura sui play avversari, può contribuire con la sua tecnica nel produrre assist per i compagni. Si tratta invero di un profilo che anni fa avremmo facilmente assimilato al trequartista tipico di Allegri; à&#160;la Boateng o à&#160;laNocerino, per intenderci. Chiaramente, non è possibile aspettarsi da Ramsey rifiniture nello stretto come quelle che può produrre un Dybala. Tuttavia, la sua capacità nell’aggredire gli spazi potrebbe risultare determinante nell’aiutare la squadra a risalire il campo in transizione, armando poi i riferimenti offensivi con giocate nell’ultimo terzo di campo.&#160; Ti suggeriamo anche Sarri sì, Sarri no Con le insistenti voci su Maurizio Sarri nuovo allenatore della Juventus, tutto il popolo bianconero La scheda di João Cancelo Lo abbiamo visto all’opera da vicino nell’Inter, ma va calato nel contesto Juve. La scheda E se fosse Cuadrado il nuovo terzino destro della Juventus? Breve saggio delle ragioni per cui vedremmo di buon occhio un abbassamento di Cuadrado nel La nostra sul mercato &#8211; Sì, no, forse&#8230; di Davide Terruzzi [mks_dropcap style="square" size="52" bg_color="#F2F2F2" txt_color="#000000"]C[/mks_dropcap]onta il risultato finale. Mai, secondo me, si dovrebbero</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="/la-scheda-di-aaron-ramsey/">La scheda di Aaron Ramsey</a> proviene da <a rel="nofollow" href="/">AterAlbus</a>.</p>
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<p>L’arrivo a Torino di Aaron Ramsey sembra ormai cosa
fatta. La Juventus ha seguito da mesi l’evolversi della situazione contrattuale
del giocatore che, a giugno prossimo, si libererà&nbsp;a parametro zero
dall’Arsenal, permettendo così ai bianconeri di imbastire una operazione simile
a quella che ha portato all’acquisizione di Emre Can dal Liverpool.</p>



<p>Detto questo, non è da escludere che la dirigenza juventina voglia accelerare lo sbarco del gallese facendo un’offerta ai Gunners per averlo sin da gennaio. Ma che tipo di giocatore è Ramsey e come potrebbe eventualmente inserirsi all’interno della Juventus 2018/19?</p>



<p>Classe 1990, Ramsey è il classico centrocampista box-to-box, in grado cioè di aiutare la squadra tanto in fase difensiva (1.56 intercetti di media a partita in questa stagione) quanto in quella offensiva (1.87 passaggi chiave e 3.73 tocchi nell’area di rigore avversaria ogni novanta minuti di gioco). All’interno del sistema fluido 4-3-3 impiegato in questo campionato da Allegri, il giocatore gallese sembrerebbe trovare la propria collocazione naturale come interno destro di centrocampo, disimpegnandosi comunque bene anche a sinistra.</p>



<p>Partendo dalla posizione di mezzo destro, Ramsey garantirebbe aiuto alla fase di non possesso bianconera, andando a occupare il mezzo spazio destro ma anche collaborando con Cancelo (o De Sciglio) attraverso scivolamenti esterni per chiudere nel corridoio laterale. Ovviamente queste considerazioni non escludono affatto l&#8217;utilizzo di Ramsey come mezzala sinistra (ruolo che è certo in grado di ricoprire) ma soltanto una previsione di utilizzo nel caso in cui Allegri voglia tenerlo in campo insieme a Pjanic e Matuidi. E, vale la pena ripeterlo, il gallese rappresenterebbe anche una ideale alternativa all&#8217;interno francese.</p>



<figure class="wp-block-video aligncenter"><video controls src="/wp-content/uploads/2019/01/Ramsey1.webm"></video><figcaption>Ramsey aiuta l’Arsenal in un recupero esterno</figcaption></figure>



<p>Ancora più interessante potrebbe però essere l’apporto offensivo che il giocatore dell’Arsenal sarebbe in grado di garantire al gioco della Juve.  <br>Quest’anno <a href="/perche-la-juventus-dallegri-ora-gioca-cosi/">l’organizzazione che Allegri ha dato alla squadra</a> si fonda più sulla fluidità e sulla necessità di occupare, in base alla partita, determinate posizioni piuttosto che sul mettere i giocatori in determinati ruoli. All’interno di questo calcio proattivo, che punta maggiormente, in possesso, sul controllo del pallone al fine di manipolare il sistema difensivo avversario, Ramsey potrebbe aiutare l’uscita palla dalla zona destra, dove stazionano solitamente Bonucci e Cancelo, cioè proprio quella parte di campo sulla quale la Juve punta maggiormente per avere una fase di costruzione bassa pulita. </p>



<p>Ma è soprattutto in zone più avanzate di campo, in fase di consolidamento del possesso, che la presenza di Ramsey sarebbe in grado di aiutare la squadra fin da subito. Infatti, in una Juventus iper-fluida, nella quale il movimento degli attaccanti rende variabile il sistema di gioco con il quale la compagine bianconera attacca, un ruolo rilevante lo stanno sempre di più assumendo le mezzali, che vanno ad occupare l’area per <a href="/la-juventus-degli-esterni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" aria-label="raccogliere i cross (apre in una nuova scheda)">raccogliere i cross</a>, diventati arma di rifinitura <a href="https://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-A/Juventus/18-11-2018/juve-signora-mette-ali-piu-cross-cristiano-ronaldo-310544001542.shtml">sempre più utilizzata da Allegri</a>. In questo senso, le qualità di Ramsey negli
inserimenti centrali aiuterebbero la squadra ad avere una opzione in più per
chiudere positivamente la propria fase di rifinitura.</p>



<figure class="wp-block-video aligncenter"><video controls src="/wp-content/uploads/2019/01/Ramsey2.webm"></video><figcaption>Inserimento positivo di Ramsey</figcaption></figure>



<p>Sempre riguardo alla rifinitura, è da sottolineare come Ramsey sia stato spesso utilizzato da Unai Emery come trequartista. In questa posizione il gallese, oltre a garantire una buona schermatura sui play avversari, può contribuire con la sua tecnica nel produrre assist per i compagni. Si tratta invero di un profilo che anni fa avremmo facilmente assimilato al trequartista tipico di Allegri; <em>à&nbsp;la</em> Boateng o <em>à&nbsp;la</em>Nocerino, per intenderci.</p>



<p>Chiaramente, non è possibile aspettarsi da Ramsey rifiniture nello stretto come quelle che può produrre un Dybala. Tuttavia, la sua capacità nell’aggredire gli spazi potrebbe risultare determinante nell’aiutare la squadra a risalire il campo in transizione, armando poi i riferimenti offensivi con giocate nell’ultimo terzo di campo.&nbsp; </p>



<figure class="wp-block-video aligncenter"><video controls loop src="/wp-content/uploads/2019/01/Ramsey3.webm"></video><figcaption>Transizione e rifinitura del gallese nel derby con il Tottenham</figcaption></figure>
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di Davide Terruzzi [mks_dropcap style="square" size="52" bg_color="#F2F2F2" txt_color="#000000"]C[/mks_dropcap]onta il risultato finale. Mai, secondo me, si dovrebbero <a class="read-more" href="/opinioni-mercato/"> </a></div></div> <!-- .item --></div><!-- .post-list --></div><!-- .related-post -->        
        
        
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		<title>La scheda di Lorenzo Pellegrini</title>
		<link>https://www.ateralbus.it/la-scheda-di-lorenzo-pellegrini/</link>
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				<pubDate>Mon, 25 Jun 2018 09:30:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luca Rossi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Schede calciatori]]></category>
		<category><![CDATA[Calciomercato]]></category>
		<category><![CDATA[Centrocampo]]></category>
		<category><![CDATA[Pellegrini]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Un nome più volte accostato ai bianconeri è quello del giovane centrocampista azzurro, in forza alla Roma [mks_dropcap style=&#8221;square&#8221; size=&#8221;52&#8243; bg_color=&#8221;#F2F2F2&#8243; txt_color=&#8221;#000000&#8243;]L[/mks_dropcap]orenzo Pellegrini nasce il 19 Giugno del 1996 a Roma e, come il suo luogo di nascita può ampiamente suggerire, è cresciuto calcisticamente nelle giovanili della Roma dove fondamentalmente ha compiuto tutta la trafila. È a tutti gli effetti, insomma, un prodotto di quella “cantera” giallorossa che va annoverata tra i migliori settori giovanili in Europa. La passione per il calcio gli è stata trasmessa dal padre, ex calciatore, che gli ha fatto tirare i primi calci al pallone in un paio di squadre locali dove svolgeva il ruolo di allenatore per bambini. Il ruolo durante il percorso nelle giovanili è quello di prima punta e tale scelta è dettata dalla sua statura, superiore alla media nelle varie annate. Lo spostamento a centrocampo avviene sotto la guida di Montella nella categoria giovanissimi nazionali e da quel momento in poi la collocazione in quella zona del campo è definitiva. Debutta in Serie A il 22 Marzo del 2015 e nell’Estate seguente si sposta a Sassuolo dove, sotto la guida del suo attuale tecnico, Eusebio Di Francesco, trova grande continuità e sforna in maglia neroverde due stagioni da titolarissimo (54 presenze condite da 11 gol e 8 assist). Con la squadra emiliana trova anche l’esordio su un palcoscenico europeo: i gironi di Europa League. Nella scorsa estate Di Francesco compie il salto di livello passando dal Sassuolo alla Roma e porta con sé proprio Pellegrini che deve inserirsi ovviamente in un contesto altamente competitivo. Nella stagione 2017/2018 con i giallorossi Pellegrini accumula 38 presenze esordendo anche in Champions League. La prima selezione nazionale in cui viene convocato è l’under 19 per poi proseguire con l’under 20 sotto la guida di Evani e poi l’under 21 di Biagio. L’esordio con la nazionale maggiore arriva a 20 anni contro il Lichtestein in un match di qualificazione per i mondiali e fino a questo momento le presenze con la casacca azzurra risultano 6. Cenni fisici Pellegrini è alto 186 centimetri distribuiti su 76 kg di peso che denotano una struttura fisica possente in grado di incidere positivamente sui duelli aerei (vince più del 50% dei duelli aerei). È dotato di una discreta rapidità di gambe che non lo rende un giocatore lento o compassato. La buona velocità in progressione e una resistenza aerobica di primo livello completano il quadro di un giocatore dinamico che dal punto di vista fisico-atletico è completo senza carenze evidenti. Qualità tecnico-tattiche È un destro naturale e il primo aspetto da sottolineare è l’ottima tecnica di base di cui dispone e che si concretizza principalmente nella trasmissione del pallone . Con la Roma, per esempio, a lui sono stati affidati calci di punizioni o calci d’angolo e in molte circostanze si è disimpegnato egregiamente sia in fase di regia attraverso lanci in verticale o cambi di campo sia nell’ottima gestione di transizioni positive tramite puntuali e precise imbucate verso i compagni. Nel video sottostante attende il momento giusto per  effettuare la giocata. Il dosaggio è perfetto. &#160; Tali qualità non sono relegate però al piede preferito, il destro, ma coinvolgono anche il piede sinistro con il quale non ha timore di tentare giocate anche complicate sia in fase di rifinitura sia in fase di finalizzazione. &#160; Quest’ultima gif oltre a testimoniare la bontà del suo piede sinistro e del tiro dalla distanza evidenzia una spiccata capacità coordinativa che lo aiuta nella gestione del pallone: Pellegrini non sembra quasi mai in difficoltà in conduzione e dà la sensazione di possedere sempre il controllo e il dominio della sfera. Possiede anche una sufficiente visione periferica e lettura dei movimenti dei compagni che non lo elevano a un regista di professione ma che lo rendono un ottimo profilo alternativo per partecipare alla costruzione della manovra. L’aspetto principale in cui Pellegrini eccelle sono gli inserimenti in area avversaria grazie a uno spiccato tempismo a cui si abbina la già citata capacità di calcio e la sua statura. Non a caso è un centrocampista che ha sempre avuto il vizietto per il gol: a Sassuolo in 54 presenze ha collezionato 11 gol e 8 assist mentre con la Roma in cui i compiti sono stati diversificati rispetto all’esperienza emiliana i gol segnati sono 3 e 5 gli assist. Difetta nelle doti in dribbling e pertanto non può essere considerato una mezz’ala box to box in grado di strappare palla al piede, riuscire da solo ad eludere il pressing avversario e creare superiorità numerica nella trequarti avversaria. In fase di non possesso è un giocatore che può e deve dare maggiormente in termini di grinta poiché è ancora troppo timido nell’approccio ai contrasti ma potenzialmente le sue doti fisiche lo rendono un profilo difficilmente superabile nell’1vs1 per la lunghezza e la rapidità delle gambe. Anche la concentrazione sui 90 minuti latita e sono ancora troppi i momenti di distrazione e di assenza dal gioco che si prende nel corso di un match. L’esperienza romana ha senza dubbio aiutato sotto questo punto di vista ma questo aspetto, di carattere psicologico, è lo step principale che deve compiere per potere pretendere di essere titolare in un top club. È ancora troppo ridotta la sua incisività nei big match ed è da questo miglioramento che si potrà valutare se Pellegrini diventerà un centrocampista top o un discreto profilo mai sbocciato veramente. Nel video sottostante c&#8217;è gran parte di Pellegrini al top: contrasto con ottimo posizionamento del corpo, corsa a supporto dell&#8217;azione, finalizzazione. &#160; Nella Juventus In un’ipotetica Juventus Pellegrini non è un nome spendibile in un centrocampo a due poiché verrebbero sacrificate eccessivamente le sue qualità d’inserimento e perché comunque si tratta di un centrocampista più offensivo che difensivo. La sua collocazione più naturale sarebbe la mezz’ala sinistra in un centrocampo a tre che, per quanto concerne le caratteristiche, si sposerebbe egregiamente con Can mezz’ala destra, molto più difensivo. Senza dubbio il numero 7 della Roma non potrebbe essere speso come titolare fin da subito nella Juventus poiché è un profilo che va ancora testato a certi livelli (a differenza di tutto il resto del reparto, escluso Sturaro). In prospettiva sotto una sapiente guida di Allegri potrebbe esprimere tutto il suo potenziale e diventare un giocatore davvero interessante. A opinione dello scrivente Pellegrini non è il sogno di mercato né il primo profilo su cui la Juventus deve puntare ma è un acquisto totalmente da approvare per potenziale, doti tecniche e fisiche, età e prospettiva. GIUDIZIO DELL’AUTORE SULLE ABILITA’ ATTUALI (caratteristiche) 7+ REDAZIONOMETRO (quanto la redazione vorrebbe lo acquistassimo tenendo in considerazione costi, necessità della rosa e potenzialità del giocatore) Ti suggeriamo anche La mia su Romelu Lukaku Lo ricordo benissimo ai tempi dell'Everton. Ci ha giocato dal 2013 al 2017 arrivando a La scheda di Matteo Darmian Da molte settimane si parla del possibile approdo di Darmian in bianconero. Cosa ne pensiamo? La scheda di Matthijs De Ligt Si parla sempre più insistentemente del possibile acquisto da parte della Juventus del baby fenomeno La scheda di Mattia Perin La Juventus si è assicurata le prestazioni sportive di Mattia Perin, che passa in bianconero</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: center;"></h5>
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<h4>Un nome più volte accostato ai bianconeri è quello del giovane centrocampista azzurro, in forza alla Roma</h4>
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<p style="text-align: justify;">[mks_dropcap style=&#8221;square&#8221; size=&#8221;52&#8243; bg_color=&#8221;#F2F2F2&#8243; txt_color=&#8221;#000000&#8243;]L[/mks_dropcap]orenzo Pellegrini nasce il 19 Giugno del 1996 a Roma e, come il suo luogo di nascita può ampiamente suggerire, è cresciuto calcisticamente nelle giovanili della Roma dove fondamentalmente ha compiuto tutta la trafila. È a tutti gli effetti, insomma, un prodotto di quella “cantera” giallorossa che va annoverata tra i migliori settori giovanili in Europa. La passione per il calcio gli è stata trasmessa dal padre, ex calciatore, che gli ha fatto tirare i primi calci al pallone in un paio di squadre locali dove svolgeva il ruolo di allenatore per bambini. Il ruolo durante il percorso nelle giovanili è quello di prima punta e tale scelta è dettata dalla sua statura, superiore alla media nelle varie annate. Lo spostamento a centrocampo avviene sotto la guida di Montella nella categoria giovanissimi nazionali e da quel momento in poi la collocazione in quella zona del campo è definitiva. Debutta in Serie A il 22 Marzo del 2015 e nell’Estate seguente si sposta a Sassuolo dove, sotto la guida del suo attuale tecnico, Eusebio Di Francesco, trova grande continuità e sforna in maglia neroverde due stagioni da titolarissimo (54 presenze condite da 11 gol e 8 assist). Con la squadra emiliana trova anche l’esordio su un palcoscenico europeo: i gironi di Europa League. Nella scorsa estate Di Francesco compie il salto di livello passando dal Sassuolo alla Roma e porta con sé proprio Pellegrini che deve inserirsi ovviamente in un contesto altamente competitivo. Nella stagione 2017/2018 con i giallorossi Pellegrini accumula 38 presenze esordendo anche in Champions League. La prima selezione nazionale in cui viene convocato è l’under 19 per poi proseguire con l’under 20 sotto la guida di Evani e poi l’under 21 di Biagio. L’esordio con la nazionale maggiore arriva a 20 anni contro il Lichtestein in un match di qualificazione per i mondiali e fino a questo momento le presenze con la casacca azzurra risultano 6.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cenni fisici</strong><br />
Pellegrini è alto 186 centimetri distribuiti su 76 kg di peso che denotano una struttura fisica possente in grado di incidere positivamente sui duelli aerei (vince più del 50% dei duelli aerei). È dotato di una discreta rapidità di gambe che non lo rende un giocatore lento o compassato. La buona velocità in progressione e una resistenza aerobica di primo livello completano il quadro di un giocatore dinamico che dal punto di vista fisico-atletico è completo senza carenze evidenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qualità tecnico-tattiche</strong><br />
È un destro naturale e il primo aspetto da sottolineare è l’ottima tecnica di base di cui dispone e che si concretizza principalmente nella trasmissione del pallone . Con la Roma, per esempio, a lui sono stati affidati calci di punizioni o calci d’angolo e in molte circostanze si è disimpegnato egregiamente sia in fase di regia attraverso lanci in verticale o cambi di campo sia nell’ottima gestione di transizioni positive tramite puntuali e precise imbucate verso i compagni. Nel video sottostante attende il momento giusto per  effettuare la giocata. Il dosaggio è perfetto.</p>
<p><div style="width: 720px;" class="wp-video"><!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('video');</script><![endif]-->
<video class="wp-video-shortcode" id="video-8774-1" width="720" height="400" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="/wp-content/uploads/2018/06/Imbucata.mp4?_=1" /><a href="/wp-content/uploads/2018/06/Imbucata.mp4">https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/06/Imbucata.mp4</a></video></div></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Tali qualità non sono relegate però al piede preferito, il destro, ma coinvolgono anche il piede sinistro con il quale non ha timore di tentare giocate anche complicate sia <a href="https://media.giphy.com/media/TGb1u8AHr2lrkWxor8/giphy.gif" target="_blank" rel="noopener">in fase di rifinitura</a> sia in fase di finalizzazione.</p>
<p><figure id="attachment_8781" aria-describedby="caption-attachment-8781" style="width: 480px" class="wp-caption aligncenter"><a href="/wp-content/uploads/2018/06/Gif-gol-al-volo-a-sinistro.gif"><img class="size-full wp-image-8781" src="/wp-content/uploads/2018/06/Gif-gol-al-volo-a-sinistro.gif" alt="" width="480" height="270" /></a><figcaption id="caption-attachment-8781" class="wp-caption-text">Non bad</figcaption></figure></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Quest’ultima gif oltre a testimoniare la bontà del suo piede sinistro e del tiro dalla distanza evidenzia una spiccata capacità coordinativa che lo aiuta nella gestione del pallone: Pellegrini non sembra quasi mai in difficoltà in conduzione e dà la sensazione di possedere sempre il controllo e il dominio della sfera. Possiede anche una sufficiente visione periferica e lettura dei movimenti dei compagni che non lo elevano a un regista di professione ma che lo rendono un ottimo profilo alternativo per partecipare alla costruzione della manovra. L’aspetto principale in cui Pellegrini eccelle sono gli inserimenti in area avversaria grazie a uno spiccato tempismo a cui si abbina la già citata capacità di calcio e la sua statura. Non a caso è un centrocampista che ha sempre avuto il vizietto per il gol: a Sassuolo in 54 presenze ha collezionato 11 gol e 8 assist mentre con la Roma in cui i compiti sono stati diversificati rispetto all’esperienza emiliana i gol segnati sono 3 e 5 gli assist.</p>
<p><figure id="attachment_8782" aria-describedby="caption-attachment-8782" style="width: 480px" class="wp-caption aligncenter"><a href="/wp-content/uploads/2018/06/Gif-gol-di-testa.gif"><img class="wp-image-8782 size-full" src="/wp-content/uploads/2018/06/Gif-gol-di-testa.gif" alt="" width="480" height="270" /></a><figcaption id="caption-attachment-8782" class="wp-caption-text">Marchio Pellegrini</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Difetta nelle doti in dribbling e pertanto non può essere considerato una mezz’ala box to box in grado di strappare palla al piede, riuscire da solo ad eludere il pressing avversario e creare superiorità numerica nella trequarti avversaria.</p>
<p style="text-align: justify;">In fase di non possesso è un giocatore che può e deve dare maggiormente in termini di grinta poiché è ancora troppo timido nell’approccio ai contrasti ma potenzialmente le sue doti fisiche lo rendono un profilo difficilmente superabile nell’1vs1 per la lunghezza e la rapidità delle gambe.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la concentrazione sui 90 minuti latita e sono ancora troppi i momenti di distrazione e di assenza dal gioco che si prende nel corso di un match. L’esperienza romana ha senza dubbio aiutato sotto questo punto di vista ma questo aspetto, di carattere psicologico, è lo step principale che deve compiere per potere pretendere di essere titolare in un top club. È ancora troppo ridotta la sua incisività nei big match ed è da questo miglioramento che si potrà valutare se Pellegrini diventerà un centrocampista top o un discreto profilo mai sbocciato veramente. Nel video sottostante c&#8217;è gran parte di Pellegrini al top: contrasto con ottimo posizionamento del corpo, corsa a supporto dell&#8217;azione, finalizzazione.</p>
<p><div style="width: 720px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-8774-2" width="720" height="400" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="/wp-content/uploads/2018/06/Contrasto-e-ripartenza.mp4?_=2" /><a href="/wp-content/uploads/2018/06/Contrasto-e-ripartenza.mp4">https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2018/06/Contrasto-e-ripartenza.mp4</a></video></div></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nella Juventus</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In un’ipotetica Juventus Pellegrini non è un nome spendibile in un centrocampo a due poiché verrebbero sacrificate eccessivamente le sue qualità d’inserimento e perché comunque si tratta di un centrocampista più offensivo che difensivo. La sua collocazione più naturale sarebbe la mezz’ala sinistra in un centrocampo a tre che, per quanto concerne le caratteristiche, si sposerebbe egregiamente con Can mezz’ala destra, molto più difensivo. Senza dubbio il numero 7 della Roma non potrebbe essere speso come titolare fin da subito nella Juventus poiché è un profilo che va ancora testato a certi livelli (a differenza di tutto il resto del reparto, escluso Sturaro). In prospettiva sotto una sapiente guida di Allegri potrebbe esprimere tutto il suo potenziale e diventare un giocatore davvero interessante. A opinione dello scrivente Pellegrini non è il sogno di mercato né il primo profilo su cui la Juventus deve puntare ma è un acquisto totalmente da approvare per potenziale, doti tecniche e fisiche, età e prospettiva.</p>
<hr />
<p><strong>GIUDIZIO DELL’AUTORE SULLE ABILITA’ ATTUALI</strong><br />
(caratteristiche)</p>
<p><style type="text/css">#g1, #g2, #g3, #g4, #g5, #g6{ width:200px; height:160px; display: inline-block; margin: 1em; }
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<table style="border-collapse: collapse; width: 100%;" border="1">
<tbody>
<tr>
<td style="width: 100%;">
<h1 style="text-align: center;">7+</h1>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<hr />
<p><strong>REDAZIONOMETRO</strong><br />
(quanto la redazione vorrebbe lo acquistassimo tenendo in considerazione costi, necessità della rosa e potenzialità del giocatore)</p>
<p><div id="skillbar_straight" style="padding:10px 0;">
<div style="clear:both;"></div>
</div>
<div style="clear:both; height:10px; overflow:hidden;"></div>
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				</script><br />
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				<div class="skillbar-title" style="background: #eeeeee;"><span>Andrea Lapegna</span></div>
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			</div><br />
<div class="skillbar clearfix " data-percent="80%" style="background: #eeeeee;">
				<div class="skillbar-title" style="background: #eeeeee;"><span>Luca Rossi</span></div>
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			</div><br />
<div class="skillbar clearfix " data-percent="80%" style="background: #eeeeee;">
				<div class="skillbar-title" style="background: #eeeeee;"><span>Alessandra Roversi</span></div>
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			</div><br />
<div class="skillbar clearfix " data-percent="75%" style="background: #eeeeee;">
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			</div><br />
<div class="skillbar clearfix " data-percent="75%" style="background: #eeeeee;">
				<div class="skillbar-title" style="background: #eeeeee;"><span>Davide Terruzzi</span></div>
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			</div><br />
<div class="skillbar clearfix " data-percent="70%" style="background: #eeeeee;">
				<div class="skillbar-title" style="background: #eeeeee;"><span>Prof Kantor</span></div>
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			</div><br />
<div class="skillbar clearfix " data-percent="70%" style="background: #eeeeee;">
				<div class="skillbar-title" style="background: #eeeeee;"><span>Francesco Andrianopoli</span></div>
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			</div><br />
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				<div class="skillbar-title" style="background: #eeeeee;"><span>Francesco Federico Pagani</span></div>
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			</div><br />
<div class="skillbar clearfix " data-percent="60%" style="background: #eeeeee;">
				<div class="skillbar-title" style="background: #eeeeee;"><span>Enrico Ferrari</span></div>
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			</div></p>
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