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La simbiosi tra Leonardo Bonucci e la Juventus

L’acquisto di Bonucci ha scosso un po’ tutto l’ambiente juventino. Tra chi considera l’azzurro un traditore, e chi ne ha accettato il ritorno senza problemi, si percepisce un senso di disagio, causato probabilmente dall’apparente e spesso forzata indifferenza (non necessariamente una cosa negativa) generale nei confronti del numero 19. Tuttavia, in campo, la differenza tra la Juventus con e senza Bonucci si è (ri)dimostrata notevole, e l’inizio di stagione ne ha certificato l’importanza.

Nelle dodici gare disputate finora, il difensore viterbese ha mostrato in primis i noti pregi, e in secundis gli altrettanto rinomati difetti. Difetti che sono stati però ingigantiti in seguito a presunti errori, spesso giudicati più con il sentimento del tradito, che con l’imperturbabilità che simili situazioni richiederebbero. Prima di affrontare la questione, innanzittuto tracciamo il quadro generale, ossia: come Leonardo Bonucci ha cambiato la squadra di Allegri.

Bonucci il playmaker

Come accennato, le qualità palla al piede di Bonucci sono note a tutti. La sua abilità nel servire i compagni con lanci lunghi tesi e precisi è una soluzione tipica del suo gioco e la sua tecnica permette alla propria squadra di disporre di una circolazione pulita e una varietà di modi per rompere le linee avversarie e avanzare il pallone. Proprio quest’ultimo aspetto si sta rivelando fondamentale nelle trame di gioco della Juventus, ed è una delle principali differenze rispetto alla stagione 2017/18, in cui la squadra di Allegri ha palesato gravi lacune nell’uscita della palla e nella resistenza al pressing. Le cause delle difficoltà bianconere sono state più di una, dalla lentezza della circolazione palla, che percorreva perlopiù tracce orizzontali, ad una staticità dei centrocampisti e degli attaccanti, i quali aspettavano di ricevere sulla figura, ed un affidamento quasi ossessivo alle qualità tecniche di Pjanic, unico vero fulcro di gioco.

Inizialmente la Juventus non ha risentito particolarmente della mancanza di soluzioni nella prima fase, però con il passare del tempo gli avversari hanno scovato il punto debole dei campioni d’Italia ed hanno adattato le proprie strategie consequenzialmente.  Semplicemente marcando Pjanic, gli avversari potevano così mettere in crisi i piani della Juve e far ricadere gli oneri della costruzione sui centrali, Chiellini e Benatia, i quali, nonostante abbiano svolto il proprio compito con diligenza ed intelligenza (specialmente Chiellini), non hanno la tecnica e molteplicità di soluzioni di Bonucci.

Il ritorno del “figliol prodigo”, e, ad onor del vero, l’acquisto di Cancelo, hanno ristabilito gli ordini in fase di possesso e  reso più imprevedibile e ricca di sbocchi la manovra juventina.  Se Chiellini, colui che ha preso in mano le redini della costruzione la scorsa stagione, ha conservato il suo posto da titolare sul centro sinistra della difesa a 4 allegriana, Benatia è stato scavalcato nelle gerarchie dal numero 19, il che ha comportato dei cambiamenti naturali in termini di efficacia del possesso bianconero.

Il centrale marocchino è reduce da un’annata di alto livello dal punto di vista difensivo, ma senza infamia e senza lodi palla al piede, con la quale ha cercato di minimizzare i rischi giocando semplice e scaricando le responsabilità sul compagno di reparto. I dati ci restituiscono un giocatore che nell’arco della stagione ha prediletto passaggi laterali a giocate più verticali, con 21 passaggi in avanti su 59 (35%) ogni 90 minuti, in confronto ai 26 passaggi in avanti su 68 (38%) di Bonucci questa stagione. La vera differenza tra i due difensori in fase possesso si nota però nella quantità di passaggi lunghi (6.4 contro i 9 dell’azzurro) e verso l’ultimo terzo di campo (5 contro 10) effettuati per 90 minuti; l’ex Milan, dunque, tra i propri passaggi in avanti non annovera solo il classico appoggio, bensì sfoggia tutta la sua attitudine verticale e costante ricerca concettuale del giocatore più distante (una nozione fondamentale nel gioco di posizione).

Inoltre, oltre al mero miglioramento della costruzione dal basso attraverso la vasta gamma di scelte a propria disposizione, Bonucci ha anche contribuito a dare profondità ad una squadra che fin’ora durante l’attacco posizionale ha avuto qualche grattacapo di troppo in fase di rifinitura. I lanci alle spalle della linea difensiva avversaria non solo hanno assecondato la naturale tendenza di Ronaldo ad attaccare lo spazio, ma riscoperto le propensioni da attaccante puro di Dybala, il quale è stato ricevitore di diversi lanci, tra cui un assist al bacio contro lo Young Boys.

Gli highlights si aprono con lo splendindo assist di Bonucci

 

Bonucci il difensore

Se dal punto di vista difensivo la Juventus viene da una stagione in cui i due centrali sono stati protagonisti assoluti grazie a prestazioni di altissimo livello, la coppia formata da Chiellini e Benatia non è sempre sembrata il miglior assortimento possibile, in quanto avendo due marcatori dalle inclinazioni aggressive e di difesa in avanti, spesso zone alle spalle dei due venivano sguarnite, come in quel di Madrid.

Ed è qui che le caratteristiche in non possesso di Bonucci diventano imprescindibili, a completamento delle qualità di Chiellini. Le sue ottime letture e la sua interpretazione moderna del “libero” lo portano ad agire da ultimo uomo per mettere ordine ad errori o occuparsi di palle filtrate oltre la linea difensiva. Ciò nonostante, le suddette letture gli permettono di gestire ottimamente anche le uscite dalla linea difensiva al fine di anticipare l’avversario.

Lukaku cerca di smarcarsi e Bonucci attacca il cross anticipando il belga

Gli 1.6 intercetti di Bonucci e 0.95 falli per 90 minuti confermano l’abilità del centrale italiano in questo fondamentale, e, dai 2.2 anticipi e 1.5 falli di Benatia, si evince la differenza nell’interpretazione del ruolo rispetto al marocchino. Il primo è un difensore più cerebrale e meno istintivo rispetto al secondo, e fa delle sue letture e della copertura dello spazio il suo forte, mentre quest’ultimo sfrutta la sua esuberanza fisica per sfidare l’avversario corpo a corpo o cercare l’intercetto frapponendosi tra palla e giocatore, andando alla ricerca della palla in funzione dell’uomo, anziché in funzione dello spazio.

La cerebralità di Bonucci ha conferito ad Allegri la possibilità di virare definitivamente su quelli che sono i princìpi cardine del suo calcio, ovvero la fluidità posizionale e la disposizione in campo in relazione alla posizione della palla. Oltre alla qualità tecnica necessaria nella circolazione e la capacità di portare il pallone da parte dei centrali, è indispensabile tenere il baricentro costantemente alto (55,47 di altezza media quest’anno) per poter accorciare in avanti e ridurre gli spazi tra le linee. La linea difensiva svolge quindi un ruolo chiave e la corretta applicazione di questa filosofia di gioco passa innanzitutto dalla retroguardia. Bonucci, insieme a Chiellini, e in generale tutta la Juventus, ha svolto questo compito irreprensibilmente, controllando le gare imponendo il contesto con la palla e bloccando le transizioni negative sul nascere grazie ad un’impeccabile gestione delle palle coperte e scoperte.

Le posizioni media dei giocatori della Juventus contro il Manchester United. Da notare il baricentro particolarmente alto e la posizione di Bonucci, quasi sulla linea dei centrocampisti.

Le posizioni medie dei giocatori nel ritorno di campionato contro il Napoli nella stagione 2017/18. Da notare l’altezza dei centrali difensivi, quasi a ridosso dell’area di rigore.

Tuttavia, la difesa bianconera non è stata ineccepibile in tutte le azioni difensive, infatti, una delle principali problematicità della Juve in questo inizio di stagione è stata la difesa dei cross a difesa schierata, difficoltà che ha scatenato diverse reazioni da parte dei tifosi juventini, con molti di essi che hanno attribuito le cause dei gol subiti proprio a Bonucci e alla sua predilezione della palla come punto di riferimento.

Il paradosso sta nel fatto che Bonucci è un giocatore tanto abile nella difesa dello spazio in cui viaggerà la palla, quanto vittima della sua sicurezza e capacità di leggere le traiettorie.

Questa sua attitudine che lo porta a considerare la palla come principale punto di riferimento fa si che il rischio di perdere la cognizione dello spazio e dei punti circostanti (l’uomo) aumenti. Di contro, permette di avere un maggiore controllo delle proprie azioni difensive. La difesa dello spazio può fungere quindi da arma a doppio taglio, che sta al collettivo impugnare in modo tale da trarne i vantaggi limitandone i danni (una soluzione, comunque difficile da eseguire in tempo reale, potrebbe essere quella di far scalare un difensore d’area sull’uomo di Bonucci quando l’azzurro attacca la palla).

Nel calcio la colpa non ricade quasi mai su un singolo, bensì vi sono un susseguirsi di situazioni al limite interdipendenti tra loro. Nel caso di Bonucci, in molte delle azioni discusse si intravede un leitmotiv: due giocatori che si scambiano la palla al fine di liberarne uno al cross, il quale, una volta libero, effettua un traversone teso che Bonucci, alla solita ricerca dell’anticipo, non riesce a raggiungere; il pallone, poi, scavalca il difensore ed arriva sulla testa dell’attaccante alle sue spalle (prima Stepinski, poi Inglese e infine Babacar).

Giaccherini è completamente libero di crossare

Queste sono situazioni generalmente difficili da gestire per qualsiasi difensore, indipendentemente dal riferimento che ha; basti pensare all’analogo gol di Cristante nel 2-2 contro l’Atalanta della stagione precedente, in cui i due difensori a centro area erano Benatia e Chiellini. Probabilmente l’errore di partenza in tutti i gol subiti è la mancata pressione sul portatore di palla, che regala tempo all’avversario per mirare e spazio per eseguire il cross.

 

Bonucci spiegato perfettamente nel thread di Davide

 

In ogni caso, stabilire dove iniziano o finiscono le responsabilità di un giocatore è sempre complicato ed il filo tra i due estremi molto sottile.

Il sunto è che Bonucci sta migliorando la Juventus sotto diversi aspetti, come la costruzione dal basso e la difesa in avanti, mentre allo stesso tempo, la Juventus sta migliorando Bonucci, nascondendone quei pochi difetti che hanno contraddistinto la sua breve esperienza al Milan, esaltandone le qualità. Ed è così che la simbïòṡi tra Leonardo Bonucci e la Juventus continua…

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