Omar! #1: Pilot

di Elena Chiara Mitrani


Una rubrica di opinioni e chiacchiere, ricorrente ma rigorosamente aperiodica. Questa volta parliamo di Mandzu, Evra, Sturaro, e del compleanno di Del Piero.


La maggior parte di voi mi conosce principalmente come autrice dei longform che vi proponiamo con cadenza quasi mensile; la mia idea con questa rubrica (che spero possa diventare ricorrente, ma rigorosamente aperiodica) è quella di uscire da un ruolo in cui eppure mi trovo molto a mio agio, cioè quello di editor che ama raccontare i giocatori ma resta dietro la macchina da scrivere, per entrare in una dimensione di chiacchiera e confronto, e mettere nero su bianco (abbinamento di colori più che mai congeniale a questo contesto) alcuni miei pensieri relativi alla Juventus e al mondo del calcio.

In questa intro anticipo la risposta a due domande che sicuramente sorgeranno spontanee: Omar! sicuramente nasce sulla scia del successo de La Terra dei Cachi, ma di Prof ce n’è solo uno; a lui non voglio contrappormi ma casomai ispirarmi, visto che oltre all’amore per la Juventus e per i gatti, abbiamo in comune la voglia di esprimere le nostre idee e trovare spunti di discussione.

Omar! è un nome che viene da lontano: l’ho scelto perché c’è solo un grado di separazione tra questo giocatore e le ragioni del mio essere juventina.

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In questo momento si parla tanto (persino troppo) della Juve che tutto sommato vince ma gioca male; devo ammettere che vedere le ultime partite dei bianconeri per me non è stato un piacere, e che per una volta ho accolto volentieri la pausa: mi pareva evidente che la squadra fosse in difficoltà, che alcuni giocatori avessero bisogno di rifiatare e che ad Allegri gioverà riflettere sui moduli e su quale sia il modo migliore di impiegare alcuni dei giocatori a disposizione. Vorrei però soffermarmi su tre situazioni in particolare, due positive, una negativa.

Mario Mandžukić è andato a segno due volte in campionato, ed è apparso motivato e combattivo contro il Lione. Nel longform che gli abbiamo dedicato il mese scorso, ho chiuso il mio pezzo in maniera abbastanza sconsolata: fino a circa un mese fa, Mario aveva giocato poco, era apparso appannato e nervoso, era andato spesso vicino al gol ma aveva sbagliato occasioni facili, in particolare durante la partita contro il Palermo. Sinceramente non ero per niente ottimista: tenuto conto dei precedenti, credevo che, come gli è già successo quando era al Bayern e all’Atlético, non sentendosi al centro del progetto cominciasse a dare in escandescenze, con ripercussioni in campo e nello spogliatoio. È vero, probabilmente Allegri non avrebbe ritentato l’esperimento del doppio centravanti se non si fosse trovato costretto ad ovviare al problema dell’assenza contemporanea di Dybala e Pjaca, ma per fortuna Mandžukić ha ingranato una marcia diversa. Tornare al gol e farlo con Higuain in campo era fondamentale per Mario. Mostrandosi nuovamente motivato e combattivo su tutti i palloni (penso, su tutte, alla palla recuperata contro il Lione, che ha portato ad un’importante occasione da gol), l’attaccante croato mi ha rassicurata, anche se chiaramente, quando saranno nuovamente disponibili Dybala e Pjaca, gli equilibri per una maglia da titolare cambieranno di nuovo. Allegri è chiamato a un compito molto difficile con la gestione di Mandžukić in quest’annata in cui, palesemente, il croato non può essere titolare. Se riuscisse nell’impresa di mantenere alta la motivazione e l’umore di Mario pur considerandolo un piano B rispetto a Higuain, il tecnico toscano si dimostrerebbe ancora una volta degno di stima, riuscendo dove Guardiola (per discrepanze palesi) e Simeone hanno fallito.

Patrice Evra la settimana scorsa è stato convocato nuovamente in Nazionale, dopo che Deschamps l’aveva lasciato a casa per i break internazionali di settembre e ottobre. Il motivo per cui il selezionatore transalpino aveva deciso di escluderlo dalle convocazioni è stato spiegato dalla stampa francese in vari modi, con termini che andavano dal “bollito” al più politicamente corretto “necessario e fisiologico ricambio internazionale”. Evra, di fatto, non è più il miglior terzino a sinistro a disposizione della squadra per cui gioca (per varie ragioni penso di poter affermare che gli juventini sono tutti più gasati quando vedono in campo Alex Sandro), eppure, nemmeno dinnanzi alle scelte di Deschamps, che negli scorsi mesi l’ha messo da parte preferendogli Kurzawa e Digne, ha annunciato ufficialmente il proprio ritiro dalla Nazionale. Per questo, il numero 33 bianconero è stato tacciato di ostinazione, ma il tempo gli ha dato ragione. Con Kurzawa indisponibile, Evra è stato convocato ed è stato schierato titolare nella partita dell’11 novembre contro la Svezia, già decisiva per la qualificazione, e giocatasi allo Stade de France a qualche giorno di distanza dall’anniversario degli attentati che hanno scosso Parigi nel 2015.

Richiamando Evra e schierandolo contro la Svezia, Deschamps non ha fatto marcia indietro, rinnegando una giusta svolta verso il futuro; semplicemente, ha voluto affidarsi ad un uomo di copertura ed esperienza in occasione di un match importante per il percorso dei Bleus. Lo “zio Pat”, a cui, per sua stessa ammissione, la Juve ha garantito una seconda giovinezza, ha preso e ringraziato, offrendo una buona prestazione sul campo, ma ben cosciente che il suo ruolo è sempre più quello di leader carismatico, mentre il suo minutaggio è inevitabilmente destinato a ridursi. Il rientro di Evra in Nazionale non può che essere positivo anche per la Juventus: il giocatore è cosciente dei limiti causati dall’età ma il ruolo di trascinatore gli calza sempre più a pennello.

 

Nei giorni post-gara con il Lione è diventata virale una gif di Sturaro che non riesce nemmeno a controllare il pallone. Al di là di questo episodio, devo dire che sono rimasta molto delusa dalla mancata evoluzione di questo giocatore. Quando Stefano è arrivato alla Juve, al di là dell’iconico salvataggio su James Rodriguez, di lui mi avevano colpito molte cose: i polmoni, la grinta, la visione di gioco, la capacità di inserirsi. Avevo, come molti, la sensazione che potesse diventare «un Gattuso con piedi migliori», ma purtroppo, sembra che il giocatore si sia involuto, anziché migliorarsi, con il passare delle stagioni. Quello che si è visto nelle ultime due partite (Lione e Chievo) non mi è piaciuto per niente: limiti tecnici evidenti, difficoltà nell’occupare gli spazi, disattenzione nel palleggio. Anche l’errore sulla palla gol che avrebbe chiuso la partita contro il Chievo è piuttosto grave, per un giocatore che in passato, se messo in condizione, ci ha abituati a vederlo centrare la porta. Nelle sue statistiche su WhoScored, il dato forse più preoccupante è il peggioramento in quanto a pass accuracy, proprio in un momento in cui la Juventus vuole fare il salto di qualità a livello tecnico.

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Normalmente, mi appassiono per i giocatori con un’indole da guerriero, e per Sturaro all’inizio è stato lo stesso. Ora però, dopo un’estate in cui il numero 27 bianconero è stato al centro di alcuni interrogativi di mercato, le sue prime apparizioni dopo l’infortunio non mi sono apparse confortanti. Se il regime resta questo, la prossima estate non sarei sorpresa di vedere Sturaro sul banco dei partenti.

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Vorrei chiudere con una nota più leggera. La settimana scorsa è stato il compleanno di Del Piero, salutato non solo dai tifosi bianconeri, ma da tutti gli appassionati di calcio. A questo proposito, vi suggerisco un mini-revival con questo video, dell’account Campeones – Canal de Futbol.  È in spagnolo, ma tanto si capisce tutto, perché in fondo la storia di Alex la conoscete già.

Stay Tuned.